Incendi – Richard Ford

Buon mercoledì e ben ritrovati/e!

Come state? Procede bene la settimana? Vi sentite già pronti per la fine di gennaio?

Oggi parliamo di un libro che ho letto qualche mese fa, siamo ancora immersi nell’operazione di recupero delle recensioni arretrate, meno una, tra l’altro abbiamo parlato un poco di questo libro nell’articolo dei libri top del 2021, quindi la rivelazione del voto finale non sarà una sorpresa, ma prima di quello ci dobbiamo addentrare nei meandri di questo testo.

Iniziamo!

Incendi – Richard Ford

Casa Editrice: Feltrinelli

Genere: narrativa contemporanea

Pagine: 165

Prezzo di Copertina: € 7,50

Ebook non disponibile

P. Pubblicazione: 1990

Link all’acquisto: QUI

Incipit

Nell’autunno del 1960, quando io avevo sedici anni e mio padre era momentaneamente disoccupato, mia madre conobbe un certo Warren Miller e si innamorò di lui.

Trama

Nell’estate del I960 la città di Great Falls, Montana, fu circondata dal fuoco. Il fumo proveniente dalla foresta in fiamme coprì le montagne a sud, ovest e a est. Fu l’estate in cui il padre di Joe trasferì la famiglia nel Montana per non perdere l’occasione del boom petrolifero. Fu l’estate in cui il padre perse il lavoro al golf club e andò a combattere l’incendio. Fu l’estate in cui la madre di Joe incontrò Warren Miller e s’innamorò di lui. Fu l’estate in cui Joe si accorse che i genitori erano qualcosa di inesplicabile, come tutti. Nessuno di questi personaggi ritiene che la felicità gli sia dovuta. Tutti devono fare degli aggiustamenti nei confronti degli altri. Tutti, quando è in gioco la propria sopravvivenza, richiedono innocentemente che il proprio interesse prevalga, anche su quello delle persone che amano. Nessuno, dice Ford, conosce il perchè delle proprie azioni. Semplicemente le compiono. Sdradicano le proprie esigenze, abbandonano i figli, cambiano compagni di vita: tutto nel vago perseguimento della felicità.

Recensione

Dunque, ci tengo a dire che questa è stata la mia prima esperienza con Richard Ford, un autore che ho sicuramente intenzione di approfondire perché questo primo testo mi ha stupita e altre pubblicazioni dell’autore, se non la maggior parte, mi sembrano parecchio interessanti.

Richard Ford è un autore americano, ha pubblicato romanzi e raccolte di racconti, l’ultima è stata “Scusate il Disturbo“, raccolta di racconti edita Feltrinelli pubblicata nel 2021.

Fra i suoi testi più famosi è giusto citare: “Canada“, “Tutto Potrebbe Andare Molto Peggio” e “Sportswriter“, tutti editi Feltrinelli.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Per me lo stile di Ford è assolutamente godibile, trovo riesca a penetrare nelle emozioni dei personaggi e a farle arrivare moltiplicate al lettore, usando uno stile tutto sommato equilibrato e sempre con una punta di nostalgia.

I personaggi si guardano spesso alle spalle pensando al passato e nelle loro espressioni regna sempre una sorta di infelicità latente, il modo in cui si muovono, reagiscono, vivono, nasconde una specie di malinconica tristezza.

Il ritmo di Ford in “Incendi” è costante, medio, l’autore si prende il tempo per rappresentare al meglio i personaggi senza essere né troppo sfuggente, né troppo perso ad adagiarsi sugli allori.

La vicenda di per sé è semplice, parliamo di un ragazzo che durante l’assenza del padre vede la madre frequentare un altro uomo, va addirittura a cena a casa di questo con la madre ed è costretto ad assistere alla caduta del matrimonio fra i genitori, un’esperienza dolorosa che anche nei momenti di narrazione più innocenti, mi ha fatto soffrire non poco.

Infatti questo libro all’apparenza è innocente, lo stile dell’autore lo è perché rappresenta fatti che migliaia di persone vivono o hanno vissuto nella loro adolescenza/infanzia e lo fa con fatti semplici, eventi di tutti i giorni, racconta ciò come se non stesse succedendo qualcosa di grave, come se la famiglia del protagonista non si stesse sfasciando.

E’ un libro che fa vivere o rivivere al lettore esperienze legate all’infanzia o adolescenza, riporta il lettore stesso a quel tempo e lo fa assistere inerme a fatti che sono dolorosi per il protagonista.

L’atmosfera generale del libro mi ha ricordato quelle mattine estive in cui ci si sveglia presto e si ha il tempo di vedere l’alba, ci si perde ad ammirarla cercando di non pensare alla giornata che ci aspetta perché sappiamo di dover affrontare tanti problemi che vorremmo evitare, ecco quando ripenso ad “Incendi” penso a questa immagine.

Noi seguiamo il protagonista sedicenne e ci identifichiamo con lui, un giovane che si ritrova in un periodo delicato della propria crescita e deve fare i conti con tutto quello che sta accadendo, questo romanzo fa rivivere quelle tipiche emozioni di frustrazione mista a speranza disillusa e non che sono tipiche dell’adolescenza.

Il Crollo di un Matrimonio

Il tema principale del libro, oltre alla crescita del protagonista, è come dicevamo prima il tradimento di questa donna nei confronti del marito e il crollo di questo amore, matrimonio, famiglia.

Trovo che questa sia una tematica molto delicata che certe volte non viene rappresentata al meglio, quella del tradimento matrimoniale, c’è da dire che secondo me negli anni è stata bistrattata, dal cinema, dallo spettacolo, in generale un po’ ovunque, ho sempre avuto l’impressione di vederla rappresentata come un fatto di poco conto, viene spesso sminuita e non approfondita, mentre invece un tradimento, come quello a cui assistiamo in “Incendi“, è un evento che segna profondamente una famiglia e una coppia, ovviamente con tutte le eccezioni del caso.

In questo libro invece Ford ci fa provare il dolore e la frustrazione di un ragazzo che sente di non poter fare nulla, di un uomo, il padre, che realizza di non essere più ricambiato nel suo amore dalla moglie, di una donna, la madre, che si sente prigioniera di una vita che non vuole più.

Siamo assieme al protagonista catapultati in un clima di disagio e distacco, improvvisamente la madre diventa per lui una sconosciuta, una figura che sente di non aver forse mai capito e il padre quell’individuo lontano a cui vorrebbe urlare di tornare a casa e pregarlo di fare qualcosa.

“Avrei voluto risponderle qualcosa, anche se non stava neanche parlando con me ma solo con se stessa o con nessuno in particolare. Io non pensavo di raccontare tutto questo a mio padre e avrei voluto rassicurarla in proposito. Ma non volevo essere l’ultimo a parlare. Perché se anche avessi detto qualcosa, sapevo che la mamma sarebbe rimasta in silenzio come se non m’avesse sentito e io sarei rimasto lì con le mie parole – qualunque fossero state – a ricordarle per il resto della mia vita.”

E’ sempre Colpa dell’altro

Per Joe, il protagonista, è facile odiare l’amante della madre che viene additato per tutto il romanzo come un uomo quasi senza scrupoli, sulle prime sembra impacciato e piuttosto timido, ma successivamente viene alla luce una sua parte di personalità più ispida e viscida.

Non è un uomo cattivo, anche se noi vediamo tutto dagli occhi di Joe e ci sembra un mostro, perché in queste situazioni la colpa sembra sempre essere dell’altro, di quello/a che porta via la madre o il padre, Joe inizierà a capire piano piano che non è l’altro ad essere un mostro, ma in queste situazioni la colpa non è di nessuno e di tutti, anche qui ci sono casi e casi ovviamente.

Anche noi finiamo per odiare l’amante e per vedere il padre come una vittima, la situazione è molto più complicata così e alla fine comprendiamo meglio la vera natura dei personaggi e le loro motivazioni.

Conclusioni

Incendi” è un libro che mi ha fatto versare lacrime amare, anche se non è all’apparenza il libro più strappalacrime che esista, forse ha solo toccato, nel mio caso, delle corde particolari e per questo mi è piaciuto molto.

E’ una storia all’apparenza semplice, ma decisamente complessa, i cui non ci sono veri colpevoli, persone perse forse, è un libro che ricorda ai figli che anche i genitori sono esseri umani e come tutti sbagliano e cadono.

Anche se mi è piaciuto devo ammettere di non aver apprezzato del tutto il finale, per me unico neo del libro, mi è sembrato affrettato e sforzato.

Voto:

E voi? Avete mai letto qualcosa di Ford? Sì? No? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A presto!

Sonno Profondo – Banana Yoshimoto

Buon mercoledì!

Come vi sentite in questo mercoledì? Spero che tutto proceda nel migliore dei modi!

Oggi recuperiamo un’altra recensione, di un libro che ho letto qualche mese fa e che mi ha stupita.

Il libro di oggi è “Sonno Profondo” di Banana Yoshimoto, ed è il mio primo approccio con l’autrice, famosa soprattutto per “Kitchen“, diventato un super best seller.

Sonno Profondo” è un testo che sostava da anni nella mia libreria ed è una raccolta di tre racconti, simili soprattutto peri personaggi che incontriamo in essi e il mood generale.

Iniziamo!

Sonno Profondo – Banana Yoshimoto

Casa Editrice: Feltrinelli

Genere: racconti, narrativa contemporanea

Pagine: 134

Prezzo di Copertina: € 8,50

Prezzo ebook: € 4,99

P. Pubblicazione: 1989

Link all’acquisto (nuova edizione): QUI

Incipit (primo racconto)

Da quanto tempo sarà che quando sono da sola dormo in questo modo? Il sonno viene come l’avanzare della marea. Opporsi è impossibile. E’ un sonno così profondo che né lo squillo del telefono né il rumore delle auto che passano fuori mi arrivano all’orecchio.

Trama

“Queste tre storie, dice Banana Yoshimoto, raccontano la notte di alcuni personaggi che si trovano in una situazione di blocco, in una fase in cui il flusso regolare del tempo si è interrotto”. In questa sospensione, emergono i temi a lei più cari, i percorsi del suicidio, la decadenza dell’istituzione familiare, il ruolo della sessualità, ritratti questa volta in noir, per suscitare una forte emozione.

Recensione

Sonno Profondo” è il terzo romanzo dell’autrice giapponese ad essere tradotto in Italia, il libro raccoglie tre racconti precedentemente apparsi sulla rivista “Kaien”: “Sonno Profondo“, “Viaggiatori nella Notte” e “Un’esperienza”.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile di Banana Yoshimoto è pulito, lineare, non avendo mai letto nulla dell’autrice sono rimasta stupita dalla semplicità (dal punto di vista dei termini utilizzati) del suo stile, sa indagare nei quadri complessi delle emozioni umane e ha la grande abilità di saper utilizzare, a mio modesto pare, il grande mantra dello “Show don’t tell” magnificamente, almeno in questo testo.

Il ritmo sembra lento ad un primo acchito perché la Yoshimoto si concentra sulle sensazioni dei personaggi e il loro modo di vivere gli eventi più piccoli e normali, ma in realtà la storia avanza, quindi il ritmo è quello strano mix che sembra far rallentare a tratti il tempo mentre la vita di tutti i giorni va avanti per i nostri personaggi.

Le atmosfere dei racconti sono costellate da un senso di malinconia e solitudine generale, i tre racconti sono infatti accomunati da un senso quasi di abbandono nei confronti della vita o della vita per come era vista dai personaggi.

I personaggi vivono in uno stato di blocco che li porta ad osservare le persone e la vita attorno a loro come se fossero all’interno di una bolla, vedono quello che succede, ma a loro sembra non importare, sono concentrati su un passato che non c’è più, su un periodo della loro vita che è stato importante e che loro tendono ad idealizzare senza concentrarsi sul presente, come se non esistesse, come se avessero lasciato la loro vita in mano a delle entità uguali a loro che non sono loro.

Vivono in quello stato di apatia e distacco come se fossero in un costante sonno profondo, ogni giornata è uguale a quella precedente, non c’è interesse o voglia di fare nulla di particolare nella loro vita, questa ovviamente può essere anche una forma di depressione da non sottovalutare.

Penso che Banana Yoshimoto sia bravissima nel far provare queste sensazioni al lettore senza al tempo stesso appesantire il tutto, non insiste mai troppo sulle emozioni di questi personaggi, ha uno stile equilibrato, dipinge un quadro senza esagerare mai.

Sonno Profondo

Sonno Profondo” è il primo racconto della raccolta e parla di questa ragazza che dorme costantemente, vive in questo appartamento sola e frequenta un uomo sposato. Si perde spesso in ricordi riguardanti il periodo in cui lavorava o in cui studiava, ma nello stato attuale vive quasi come se fosse nella famosa bolla di cui parlavamo prima, ogni tanto si incontra con quest’uomo, ma non prova particolari interessi o slanci nella propria vita.

E’ un racconto che ha al suo interno un’aura di solitudine non indifferente, la Yoshimoto riesce a scrivere in modo decisamente evocativo, leggendo mi sono immaginata perfino il movimento di un vestito indossato dalla protagonista durante un momento di relax e alla fine dopo un buon tot di tempo dalla lettura, per qualche motivo sono queste le scene che ricordo di più, quelle legate alla vita di tutti i giorni, ma con un tocco di poesia e atmosfera in più.

Durante la lettura si può provare il desiderio di spronare quasi questa ragazza a cambiare la propria vita, ma questo desiderio non diventa mai così forte al punto da rendere la lettura fastidiosa per l’immobilità della protagonista.

Ognuno di noi dopotutto ha vissuto o vivrà io credo un periodo di limbo, un lasso di tempo in cui ci si sente bloccati e non si può tornare indietro, verso il passato magari negativo, ma sicuro e allo stesso tempo non si riesce ad andare avanti, l’importante è saper affrontare questo periodo nel migliore dei modi, come dicevo sopra alcune di queste emozioni (con ovviamente mille e più considerazioni in base al caso) possono anche essere collegate ad una malattia come la depressione.

“Credo che la forza si stesse impercettibilmente rigenerando dentro di me. Anche se era stata solo una piccola onda, una piccola storia di resurrezione vissuta dal mio cuore provato dalla perdita di un’amica e dalla quotidiana stanchezza del vivere, mi fece pensare quanto l’uomo sia fondamentalmente sano. Non ricordavo più se in passato mi fosse già accaduto, ma nell’affrontare il buio che ognuno ha dentro di sé dopo una ferita profonda, distrutta dalla stanchezza, all’improvviso un’energia sconosciuta aveva cominciato a riemergere.”

Ecco, la protagonista di questo primo racconto si perde nel sonno e lascia che i giorni passino non concentrandosi più di tanto sul futuro.

Viaggiatori nella Notte

Il secondo racconto riguarda una ragazza che trova una lettera della ex fidanzata del fratello morto un anno prima e da lì inizia la sua passeggiata nel viale dei ricordi, quelli di suo fratello, quelli di questa ragazza e quelli degli attimi vissuti assieme quando sia lei che il fratello erano più giovani.

E’ un racconto che parla di morte e mancanza, viviamo sempre nelle atmosfere della raccolta, quelle del vuoto e del distacco dalla realtà, ma qui indaghiamo nei meandri di un rapporto profondo e viscerale come quello fra fratello e sorella e ci perdiamo assieme alla protagonista nelle varie domande che la morte del giovane ha lasciato in lei.

Il ritrovamento di questa lettera scatenerà tutta una serie di ricordi ed emozioni che lei ha forse volutamente lasciato addormentate dopo la morte del giovane, per non soffrire e non essere costretta a guardare in faccia la realtà.

Abbiamo anche qui un racconto toccante, pieno di nostalgia che ci porta ad interrogarci sul passato, davvero il passato è solo passato? O è ogni giorno con noi anche se non lo vediamo e a volte lo ignoriamo? E’ vero che concentrarsi troppo su di esso può essere nocivo, ma anche ignorarlo può esserlo.

Un’esperienza

La raccolta si conclude con “Un’esperienza” che è un racconto assai amaro in cui questa ragazza ci racconta di un’esperienza passata, anni prima infatti era andata a vivere in un appartamento con un ragazzo per cui aveva perso la testa e un’altra ragazza che frequentava questo giovane, insomma era una storia a tre e tutti vivevano sotto lo stesso tetto.

La narratrice in questo racconto si perde a parlare della sua “rivale” e riscopre un sentimento di affetto nei suoi confronti, è un racconto molto interessante perché fa riflettere sulla potenza della memoria e dei ricordi, e sul concetto di rivalità e odio.

Ai tempi quando stavano assieme la protagonista non amava particolarmente questa ragazza, ma non la detestava nemmeno, forse pensava di odiarla, ma dal modo in cui parla di lei al passato scopriamo che provava quasi un senso di affetto e ammirazione che ai tempi non voleva ammettere a se stessa.

Al presente invece accetta totalmente il fatto di sentire quasi la sua mancanza e averla amata, in modo particolare diciamo.

E’ un racconto breve, il più breve della raccolta, ma è a mio avviso il più doloroso assieme a “Viaggiatori nella Notte“, qui il senso di passato perduto ci arriva totalmente, il mondo in cui ha vissuto la protagonista non esiste più, le persone con cui ha vissuto sembrano lontane anni luce e lei si ritrova a sentire la mancanza di tutto quel che è stato, che al passato non era un idillio, ma al presente sembra un mondo per cui vale la pena provare un senso di mancanza.

Conclusioni

Sono stata felice di questo primo approccio con Banana Yoshimoto e leggerò senza dubbio altro di suo, non mi sento di dare cinque stelline perché anche se la raccolta è stata di mio gradimento aspetto di leggere qualcosa di più potente.

“Sonno Profondo” è una raccolta interessante, ma non è il punto massimo della Yoshimoto e non è di certo perfetta, ma ripeto è assolutamente godibile, soprattutto può essere un bel modo per scoprire lo stile e le tematiche dell’autrice.

Voto:

E voi? Avete mai letto nulla di Banana Yoshimoto? Sì? Vi è piaciuto? No, perché? Fatemi sapere!

A presto!

CitaTime

“Fino allora egli era avanzato per la spensierata età della prima giovinezza, una strada che da bambini sembra infinita, dove gli anni scorrono lenti e con passo lieve, così che nessuno nota la loro partenza. Si cammina placidamente, guardandosi con curiosità attorno, non c’è proprio bisogno di affrettarsi, nessuno preme di dietro e nessuno ci aspetta, anche i compagni procedono senza pensieri, fermandosi spesso a scherzare. […] Poi si sente dire che il meglio è più avanti e si riprende senza affanno la strada. Così si continua il cammino in una attesa fiduciosa e le giornate sono lunghe e tranquille, il sole risplende alto nel cielo e sembra che non abbia mai voglia di calare al tramonto.”

“Gravava oramai nella sala il sentimento della notte, quando le paure escono dai decrepiti muri e l’infelicità si fa dolce, quando l’anima batte orgogliosa le ali sopra l’umanità addormentata.”

“Sembrava ieri, eppure il tempo si era consumato lo stesso con il suo immobile ritmo, identico per tutti gli uomini, né più lento per chi è felice né più veloce per gli sventurati.”

“La vita gli appariva inesauribile, ostinata illusione, benché la giovinezza fosse già cominciata a sfiorire. Ma Drogo non conosceva il tempo. […] E lui aveva invece disponibile una semplice e normale vita, una piccola giovinezza umana, avaro dono, che le dita delle mani bastavano a contare e si sarebbe dissolto prima ancora di farsi conoscere.”

Dino Buzzati

Rosso Nella Notte Bianca – Stefano Valenti

Buona domenica, buona Befana (in più che ritardo) e ben ritrovati/e sul blog!

Rieccoci a parlare di libri dopo qualche giorno di pausa, questa sarà la prima recensione di un anno che spero, sarà costellato di articoli interessanti.

Voglio cercare di recuperare con le recensioni arretrate, anche perché di vari libri di cui abbiamo parlato negli ultimi giorni del 2021 non esistono recensioni approfondite e di questo me ne dispiaccio, quindi cercherò di ovviare a tutto ciò il prima possibile.

Rosso nella Notte Bianca” è stato uno dei miei libri top del 2021 e non vedo l’ora di parlarvene, quindi iniziamo!

Rosso nella Notte Bianca – Stefano Valenti

Casa Editrice: Feltrinelli

Genere: narrativa letteraria/narrativa contemporanea

Pagine: 117

Prezzo di Copertina: € 12,00

Prezzo ebook: € 8,99

P. Pubblicazione: 2016

Link all’acquisto: QUI

Incipit

La tremenda immensità dei duemila metri. La distesa è intirizzita. E la neve di novembre ha cancellato arbusti, rocce, terreno. Ulisse ritrova l’ombra nebbiosa del primo mattino, un’onda immobile che divora i monti. La accoglie fermo, le braccia abbandonate sui fianchi. E’ arrivato in malga ieri sera. Lì, in radura, la casera bruciata. Le pareti della baita nere di fumo trascorsi ormai cinquant’anni.

Trama

Valtellina. Novembre 1994. Il settantenne Ulisse Bonfanti attende Mario Ferrari davanti al bar e lo ammazza a picconate. E, alla gente che accorre, dice di chiamare i carabinieri, che vengano a prenderlo, lui ha fatto quello che doveva. Erano quarantotto anni che Ulisse mancava da quei monti. Dopo avere lavorato tutta la vita con la madre Giuditta in una fabbrica tessile della Valsusa, è tornato e si è rifugiato nella vecchia baita di famiglia, o almeno in quel che ne è rimasto dopo un incendio appiccato nel 1944. Non un fiato, non un filo di fumo, non una presenza tutto intorno. In questo abbandono, tormentato da deliri e allucinazioni, Ulisse trascorre l’ultima notte di libertà: riposa davanti al camino, cammina nei boschi, rivive la tragedia che ha marchiato la sua esistenza. Dimenticato da tutti, si rinchiude come un animale morente in quella malga dove nessuno si è avventurato da decenni. I ricordi della povertà contadina, della guerra, della fabbrica, delle tragedie familiari, si alternano in una tormentata desolazione. Una desolazione che nasce dal trovarsi nel paese dove, nel 1946, è morta la sorella Nerina. È la stessa Nerina a narrare quanto accaduto. Uno di fronte all’altra, la neve sullo sfondo, Ulisse e la giovane sorella si raccontano le verità di sangue che rendono entrambi due fantasmi sospesi sul vuoto della Storia.

Recensione

Stefano Valenti ha scritto anche “La Fabbrica del Panico” e le vicende, i personaggi e i luoghi presenti ne “Rosso nella Notte Bianca” sono tratte da fatti realmente accaduti, ma rielaborati dall’autore, quindi il libro non ha pertanto valore documentario.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile con cui è scritto il libro può risultare di certo diverso, originale sulle prime perché ad esempio i dialoghi mancano di punteggiatura quindi ci vuole qualche secondo per capire che stiamo leggendo un dialogo e i capitoli sono composti da paragrafi piuttosto brevi di una decina di righe, rigo più rigo meno.

Lo stile di Stefano Valenti è piuttosto diretto, crudo, specialmente quando deve raccontare fatti violenti o brutali poi lo stile rimane diretto, non si prolunga in eccessive descrizioni o non usa tecniche particolari per far entrare il lettore nel mood del momento e prepararlo per quello che arriverà, rimane lineare.

“Ricordo, dice Ulisse rivolto a Nerina, che nostra madre diceva Con quello che ho vissuto nei monti non tornerei a viverci nemmeno un minuto, diceva Me ne andrei via fin da subito, trascorrerei piuttosto la vita in fabbrica, tutta la vita in fabbrica. Perché nei monti la donna vive come un animale, diceva, fradicia d’umidità e fatica, ed è preferibile per la donna vivere in fabbrica, cercare di trarre profitto dal vivere in fabbrica, piuttosto che dal vivere nei monti. Nei monti la donna ha il valore della bestia, meglio perdere la donna e non la bestia, che la bestia è tutto per il contadino, la donna niente. Ecco il valore che ha la donna nei monti, il valore di un animale, meno di un animale.”

ll ritmo generale del libro rimane piuttosto veloce, c’è da considerare che è un libro breve, di 117 pagine in cui accadono molti fatti, tanti di questi sono ricordi e altri invece sono fatti attuali (per i tempi della storia), quindi il ritmo rimane spedito senza togliere nulla della vicenda però, perché i dettagli e le parentesi varie ci vengono raccontate tutte.

Le atmosfere generali del libro sono piuttosto fredde e distaccate, ci troviamo in luoghi montuosi, in anni di paura e violenza, in un clima di abbandono e rinuncia.

Si avverte il dolore dei personaggi, si sente sulla pelle, le violenze perpetrate su di loro rimbombano in questi luoghi freddi, ghiacciati, stretti nella morsa dell’abbandono e della solitudine, anche se i personaggi principali infatti sono una famiglia composta da fratello, sorella e madre, tutti loro sembrano rinchiusi in una gabbia di solitudine e dolore personale, anche se non manca l’amore tra di loro e la sofferenza per le pene degli altri.

Il Vuoto della Storia

Una dei protagonisti del libro è senza dubbio la Storia con la “s” maiuscola, come dicevo siamo per la maggior parte del tempo nei ricordi di Ulisse e Nerina, protagonista e sorella del protagonista, che si muovono nel viale dei ricordi dell’anno 1944.

Un anno devastante, denominato l”annus horribilis” della guerra in Italia, l’anno in cui l’Italia era stretta tra la morsa nazista e quella della guerra, l’anno con più morti in Italia.

In questo scenario assistiamo alle vicende della famiglia Bonfanti, con Ulisse partigiano sulle montagne lombarde durante la Resistenza, e Nerina che cade vittima dei Repubblichini guidati da un traditore, Mario Ferrari, e infine la madre a cui Ulisse si unirà abbandonando i luoghi dove è cresciuto per fare l’operaio in un cotonificio in Valsusa.

Riviviamo assieme a Ulisse e Nerina quei momenti e assieme a lui arriviamo nel 1994, anno in cui Ulisse torna in quei luoghi per vendicarsi.

Il vuoto della Storia è quello delle vittime dimenticate, dei superstiti che per anni hanno cercato di andare avanti, di fare giustizia, o a volte semplicemente di sopravvivere immersi in un passato che per gli altri è difficile da capire, in un dolore che brucia sempre e non si estingue mai.

Il vuoto della Storia è quello delle persone morte a cui nessuno darà mai giustizia, sono un capitolo già letto, un sacrificio non considerato, la morte di Nerina è una ferita ancora aperta e sanguinante per Ulisse, ma per la Storia sembra solo un’altra ragazza morta prematuramente dopo anni di sofferenza.

Questo vuoto fra il dolore e la perdita e la mancanza di giustizia, di peso e di considerazione è ciò che crea il vuoto della storia, un vuoto che lascia le vittime sole, abbandonate a loro stesse, a dover fare i conti con le perdite e un domani incerto e amaro.

Quale giustizia?

Questo libro apre anche una parentesi sul significato vero di giustizia, uno dei grandi temi più complessi dell’umanità direi, cosa è giusto? Chi può dirlo con certezza? Quanto è profondo l’abisso fra giustizia personale e giustizia legale? Quanti tipi di giustizia ci possono essere?

La differenza fra quella personale o privata sta soprattutto nella soddisfazione personale a discapito delle sorti di colui su cui ci si vendica, mentre ovviamente quella legale non bada alla soddisfazione personale, ma è legata ad un giudice e alla legge. E dato che la società si è certamente evoluta ad oggi siamo coscienti del fatto che la giustizia personale non è un tipo di giustizia affidabile.

In “Rosso nella Notte Bianca” assistiamo ad un tipo di giustizia personale/privata, noi come lettori, nonostante i vari interrogativi sulla giustizia infatti ci troviamo in difficoltà perché Ulisse compie un’azione da non approvare, certo, ma non possiamo fare a meno di empatizzare con lui, se non per la sua scelta di sicuro per la sua storia.

Dobbiamo anche tenere conto del fatto che Ulisse ha delle problematiche a livello psicologico, che sono piuttosto evidenti nei pezzi in cui ci ritroviamo soli con lui, ma queste problematiche possono anche avere una diversa interpretazione.

E di quello che è accaduto conservo ricordi nitidi. E la paura, conservo anche quella, il rumore dei mitra, l’inferno in terra, il fumo che cava via il fiato, morti per la via, la linfa dei corpi e quella della natura, liquidi mescolati, la carne nella sua bruttezza, dei colori della carne e dei muscoli e dei nervi e l’odore della morte che è l’odore del sangue fresco.

Rosso nella Notte Bianca” è un libro che ci porta ad interrogarci sul significato di giustizia e vendetta, sull’eterna battaglia e fusione di queste, su ciò che può portare un individuo a compiere un atto agghiacciante come l’omicidio, a provare o tentare di provare ciò che prova quell’individuo, a farlo nostro e a provare ad andare avanti con tutto questo peso sulle spalle.

Conclusioni

E’ davvero complicato per me darmi un limite con questo libro perché potrei davvero star qui a scrivere una recensione infinita, e sento che “l’abbastanza” non sarà mai abbastanza con questo testo.

Penso sia complesso sulle prime affacciarsi ad uno stile come quello di Valenti, che lascia sorpresi all’inizio e quando si giunge a certe scene forti ci si ricorda sempre della schiettezza dell’autore anche nel suo proporre immagini crude, senza fronzoli.

E’ un libro di una forza estrema, che ci porta nelle profondità di un animo umano affaticato, provato da anni di dolore e perdite, un animo umano che sceglie la vendetta come via per lavare con il sangue altro sangue.

Questo libro mi è piaciuto molto e secondo me merita di essere esplorato, gli unici appunti più negativi che posso fare riguardano lo stile (ciò che ho scritto sopra) e il finale perché avrei gradito qualche pagina in più.

Voto:

E voi? Avete mai letto “Rosso nella Notte Bianca”? Sì? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A presto!

LiberTiAmo di Gennaio (2022)

Buon primo dell’anno, buon inizio 2022!

Come state in questo giorno di festa? Avete ancora quella bella carica di entusiasmo da inizio anno?

Oggi, come annunciato nell’articolo del 2021, quello dell’altro ieri insomma, (sembra passato chissà quanto tempo, ma era davvero l’altro giorno), parliamo del libro di gennaio per il gruppo di lettura.

Libro che è stato votato a dicembre e che sarà il primo testo di questo 2022, che speriamo ci porterà grandi soddisfazioni a livello di letture e non!

Io direi di iniziare subito a parlare del titolo, ma prima vi ricordo che ci trovate su Goodreads e Telegram, ogni mese pronti/e per una nuova lettura.

Iniziamo!

Il Giardino dei Finzi-Contini – Giorgio Bassani

Casa Editrice: Feltrinelli

Link all’acquisto: QUI

Trama

Pochi romanzi italiani del Novecento sono entrati così profondamente nel cuore dei lettori come “Il giardino dei Finzi-Contini”, un libro che è riuscito a unire emozioni private e storia pubblica, convogliandole verso un assoluto coinvolgimento narrativo. Un narratore senza nome ci guida fra i suoi ricordi d’infanzia, nei suoi primi incontri con i figli dei Finzi-Contini, Alberto e Micòl, suoi coetanei resi irraggiungibili da un profondo divario sociale. Ma le leggi razziali, che calano sull’Italia come un nubifragio improvviso, avvicinano i tre giovani rendendo i loro incontri, col crescere dell’età, sempre più frequenti. Teatro di questi incontri, spesso e volentieri, è il vasto, magnifico giardino di casa Finzi-Contini, un luogo che si imbeve di sogni, attese e delusioni. Il protagonista, giorno dopo giorno, si trova sempre più coinvolto in un sentimento di tenero, contrastato amore per Micòl. Ma ormai la storia sta precipitando e un destino infausto sembra aprirsi come un baratro sotto i piedi della famiglia Finzi-Contini.

Il Giardino dei Finzi-Contini è un romanzo del 1962.
La prima stesura avvenne a Santa Marinella, all’Hotel Le Najadi.

Il libro sarà in lettura per tutto il mese di gennaio, potete unirvi alla lettura in qualunque momento.

Vi unirete alla lettura? Sarete dei nostri? Fatemi sapere!

Rinnovo i miei auguri di inizio anno, buon 2022, noi ci leggiamo presto per dare il via a quest’anno di nuovi articoli!

La Mia Top Five Letteraria del 2021

Buon giovedì e benvenuti/e nell’ultimo articolo del 2021!

Oggi, come annunciato ieri, parleremo delle migliori letture del 2021, quindi dei libri che ho letto in questi mesi e che per un motivo o per l’altro ho voluto inserire in questa top five.

Ieri abbiamo parlato dei libri flop e oggi per chiudere in bellezza l’anno parliamo dei top, i migliori, the best of the best insomma.

Ovviamente le premesse sono le stesse di ieri quindi ci tengo a ribadire che queste sono opinioni assolutamente personali e alcuni libri che a me sono piaciuti molto potrebbero non aver incontrato ovviamente i gusti di tutti.

E come detto ieri alcuni dei libri che citerò sono presenti in altri articoli già pubblicati nel corso dell’anno sul blog, ma di altri non abbiamo ancora parlato e di questi usciranno di sicuro le recensioni nei prossimi mesi.

Tra l’altro ho dovuto (per motivi di top) ordinare questi libri dal quinto al primo, ma tutti i libri che citerò meritano per me il primo posto anche se combattendo con la mia indecisione ho dovuto pensare a questi dal più gradito in assoluto a quello meno gradito, anche se parliamo dei libri migliori dell’anno quindi anche il quinto è un libro da primo posto per me.

Sempre andando in ordine decrescente scaleremo la top fino al podio, iniziamo!

Rosso nella Notte Bianca – Stefano Valenti

Anno di Pubblicazione: 2016

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Valtellina. Novembre 1994. Il settantenne Ulisse Bonfanti attende Mario Ferrari davanti al bar e lo ammazza a picconate. E, alla gente che accorre, dice di chiamare i carabinieri, che vengano a prenderlo, lui ha fatto quello che doveva. Erano quarantotto anni che Ulisse mancava da quei monti. Dopo avere lavorato tutta la vita con la madre Giuditta in una fabbrica tessile della Valsusa, è tornato e si è rifugiato nella vecchia baita di famiglia, o almeno in quel che ne è rimasto dopo un incendio appiccato nel 1944. Non un fiato, non un filo di fumo, non una presenza tutto intorno. In questo abbandono, tormentato da deliri e allucinazioni, Ulisse trascorre l’ultima notte di libertà: riposa davanti al camino, cammina nei boschi, rivive la tragedia che ha marchiato la sua esistenza. Dimenticato da tutti, si rinchiude come un animale morente in quella malga dove nessuno si è avventurato da decenni. I ricordi della povertà contadina, della guerra, della fabbrica, delle tragedie familiari, si alternano in una tormentata desolazione. Una desolazione che nasce dal trovarsi nel paese dove, nel 1946, è morta la sorella Nerina. È la stessa Nerina a narrare quanto accaduto. Uno di fronte all’altra, la neve sullo sfondo, Ulisse e la giovane sorella si raccontano le verità di sangue che rendono entrambi due fantasmi sospesi sul vuoto della Storia.

Meraviglioso libro che volevo leggere da anni e sono felice di aver finalmente affrontato. Ricordo ancora di aver scoperto questo testo mentre facevo delle ricerche per un articolo di “News Letterarie” per il blog, lo avevo menzionato e presa dall’entusiasmo e dalla curiosità lo avevo acquistato. Lo potete trovare ad oggi anche in audiolibro su Audible e io vi consiglio spassionatamente l’ascolto o la lettura di questo. E’ un libro breve, ma intenso che ci porta nell’Italia del fascismo in un clima di estrema violenza e crudeltà, ne “Rosso nella Notte Bianca” assaggiamo una parte di ciò che è stato vivere in quegli anni in un Paese tagliato dalle leggi fasciste, leggiamo di cosa ha significato questo per una povera ragazza come Nerina, stuprata, torturata, traviata da una vita che l’aveva messa in ginocchio. La storia si divide fra gli anni 40′ e gli anni 90′, tempi più recenti in cui incontriamo Ulisse, fratello di Nerina che si macchia di un omicidio piuttosto violento. “Rosso nella Notte Bianca” è una storia umana, di ferite profonde che non si sono mai rimarginate e non si rimargineranno mai, i personaggi sono coscienti di questo e si abbandonano alla vendetta come unica via per una giustizia inesistente o debole. Un libro amaro, duro, violento, ma stupendo, traboccante di aspra umanità.

Il Grande Gatsby – F. S. Fitzgerald

Anno di Pubblicazione (italiana): 1936

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Il grande Gatsby ovvero l’età del jazz: luci, party, belle auto e vestiti da cocktail, ma dietro la tenerezza della notte si cela la sua oscurità, la sua durezza, il senso di solitudine con il quale può strangolare anche la vita più promettente. Il giovane Nick Carraway, voce narrante del romanzo, si trasferisce a New York nell’estate del 1922. Affitta una casa nella prestigiosa e sognante Long Island, brulicante di nuovi ricchi disperatamente impegnati a festeggiarsi a vicenda. Un vicino di casa colpisce Nick in modo particolare: si tratta di un misterioso Jay Gatsby, che abita in una casa smisurata e vistosa, riempiendola ogni sabato sera di invitati alle sue stravaganti feste. Eppure vive in una disperata solitudine e si innamorerà insensatamente della cugina sposata di Nick, Daisy… Il mito americano si decompone pagina dopo pagina, mantenendo tutto lo sfavillio di facciata ma mostrando anche il ventre molle della sua fragilità. Proprio come andava accadendo allo stesso Fitzgerald, ex casanova ed ex alcolizzato alle prese con il mistero di un’esistenza ormai votata alla dissoluzione finale.

“Il Grande Gatsby” è stato una rilettura che ho fatto nel 2021 con grande piacere, forse ha avuto meno impatto su di me rispetto alla prima volta in cui l’ho letto, ma è un classico che amo sempre molto. L’ho letto in questa edizione Centauria che nonostante la bellezza ha al suo interno alcuni errori e refusi, questi non aiutano del tutto nella lettura perché spezzano a tratti un poco il ritmo. Comunque, mi piace sempre immensamente immergermi nelle atmosfere del “Grande Gatsby”, questo mondo di lustrini e paillettes che nascondo segreti e verità nascoste. L’amore idealizzato di Gatsby per Daisy che ormai sembra più un cartonato di un quadro perfetto che un amore reale e tangibile. E’ un romanzo di decadenza, delle facciate, dei sentimenti, delle apparenze, un meraviglioso classico elegante e immortale.

Il museo del Mondo – Melania G. Mazzucco

Data di Uscita: 2014

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Ogni quadro, ogni opera, che sia stata vista in una chiesa, in un museo o esposta in una mostra, lascia qualcosa a chi la guarda. E ogni incontro fortuito può tramutarsi in una vera e propria passione, in un dialogo nel tempo, in una scoperta o riscoperta. In ogni caso è l’inizio di un’avventura. Create per fede o per soldi, per mestiere o per amore, le opere d’arte che Melania Mazzucco non è mai riuscita a dimenticare abbracciano cinque continenti, dall’antichità ai giorni nostri. Concepite come amuleti, preghiere o bestemmie, da uomini e donne, cacciatori e stregoni, assassini e santi, illetterati e intellettuali, nessun museo reale riuscirebbe mai a contenerle. Da Ad Parnassum di Paul Klee a Susanna e i vecchioni di Artemisia Gentileschi, da Lirica di Vasilij Kandinskij al Cane di Francisco Goya, dalla Lattaia di Vermeer alle Cattive madri di Segantini, dalle Aringhe affumicate di Vincent Van Gogh alla Madonna dei Pellegrini di Caravaggio, e via via attraverso Beato Angelico, Burne-Jones, Bacon, Monet, e altri. Fino ad arrivare ai piedi della scala, dai gradini luccicanti d’oro, della Presentazione di Maria al Tempio di Tintoretto. Una selezione «crudele» (senza seguire un ordine cronologico, né geografico, né tantomeno un inutile canone) che offre al lettore la possibilità di incontrare quelle opere che diventano presenza, specchio di un pensiero, indelebile emozione, scintilla di significato del mondo.

Ne abbiamo parlato anche nei suggerimenti per i regali di Natale e ci tengo a ribadire che questo è un libro perfetto da regalare a chi è un’amante dell’arte. Infatti vengono proposte 52 opere d’arte, arte pittorica, e per ognuna c’è il commento della Mazzucco che prende 3/4 pagine, in cui l’autrice ripercorre un poco la vita dell’artista, le opere, lo stile, il significato dell’opera scelta ecc. La selezione è appunto della Mazzucco che come scrive anche nell’introduzione, ha avuto per le mani scelte difficili perché ha dovuto fare una bella cernita. Ho adorato questo libro, è il testo perfetto che vi accompagna per qualche giorno/settimana ed è come un abbraccio tenero per la sensazione che provate nel leggerlo, se appunto vi interessa l’arte o siete degli appassionati/e, come me. Io me lo sono voluta proprio gustare, infatti ho quasi centellinato la lettura, con l’ansia di terminarlo troppo presto. Lo stile della Mazzucco è godibilissimo, accattivante, appassionante, vi tiene incollati/e alle pagine e lo leggereste tutto d’un fiato se fosse possibile. Meravigliosa scoperta dell’anno, sicuramente leggerò altro dell’autrice.

Incendi – Richard Ford

Data di Pubblicazione: 2009

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Nell’estate del I960 la città di Great Falls, Montana, fu circondata dal fuoco. Il fumo proveniente dalla foresta in fiamme coprì le montagne a sud, ovest e a est. Fu l’estate in cui il padre di Joe trasferì la famiglia nel Montana per non perdere l’occasione del boom petrolifero. Fu l’estate in cui il padre perse il lavoro al golf club e andò a combattere l’incendio. Fu l’estate in cui la madre di Joe incontrò Warren Miller e s’innamorò di lui. Fu l’estate in cui Joe si accorse che i genitori erano qualcosa di inesplicabile, come tutti. Nessuno di questi personaggi ritiene che la felicità gli sia dovuta. Tutti devono fare degli aggiustamenti nei confronti degli altri. Tutti, quando è in gioco la propria sopravvivenza, richiedono innocentemente che il proprio interesse prevalga, anche su quello delle persone che amano. Nessuno, dice Ford, conosce il perchè delle proprie azioni. Semplicemente le compiono. Sdradicano le proprie esigenze, abbandonano i figli, cambiano compagni di vita: tutto nel vago perseguimento della felicità.

Non ho fatto altro che piangere leggendo questo libro, il che non è un buon inizio forse… Comunque c’è da dire che ho questo letto questo testo anche in un momento particolare, quindi forse questo aspetto non ha fatto altro che esaltare certe reazioni. E’ stato il mio primo Ford ed è stata una piacevolissima sorpresa. E’ un romanzo sul decadimento di una famiglia, su un uomo che lascia momentaneamente la casa in cui vive con la moglie e il figlio per andare come volontario a spegnere degli incendi che divampano nella zona montuosa di Great Falls in Montana e durante la sua assenza seguiamo la vita di Joe, il figlio di questa coppia che si ritrova sotto gli occhi un rovinoso burrone in cui sta sprofondando la sua famiglia, il rapporto fra i suoi genitori e il suo incerto futuro. Mi sono sentita molto legata a Joe e pagina dopo pagina ho mandato giù boccate di profonda amarezza assieme a lui, non ho amato forse il finale, ma ho comunque voluto inserire questo libro in seconda posizione, sia per la meravigliosa scoperta di Ford, sia per l’esperienza che mi ha dato la lettura di questo libro. Mi sono sentita coinvolta, presente sulla scena, la famiglia che andava in rovina non era solo quella di Joe, ma anche la mia e questo livello di partecipazione ha fatto sì che per mesi, e ancora adesso, ripensi spesso a “Incendi”.

Diari – Sylvia Plath

Data di Pubblicazione (italiana): 2004

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Quando si comincia a leggere questi diari si ha l’impressione di seguire le febbrili annotazioni di una bella ragazza americana che scopre l’Europa: tutto vibra, tutto sprizza energia, c’è un senso di attesa che si impone su tutto. Ma presto ci accorgiamo che le cose non stanno così. O meglio, non soltanto così. E ci immergiamo in una lettura sempre più appassionante e talvolta angosciosa: il giornale di bordo di una sensibilità acutissima, lacerata e drammatica, quella di una scrittrice che per i suoi versi e per il suo tragico destino è diventata un emblema, un vero culto, per molti lettori.

Beh, che dire, non poteva che essere lui il mio libro top dell’anno, a lui la meritata corona. Ho letto questo libro se non sbaglio tra febbraio e marzo, per scrivere l’articolo riguardante Sylvia Plath che è una delle mie autrici/autori preferiti di sempre. A proposito dell’articolo, nel 2022 di certo uscirà la seconda parte, prometto, parola di coccinella, andremo anche avanti con i poeti in un nuovo articolo della rubrica #PoetProfile. Comunque non esagero se affermo che leggere i diari della Plath è stata per me un’esperienza indimenticabile, che ha di certo cambiato la mia vita da lettrice, è uno di quei libri che una volta letti non si possono più dimenticare, specialmente se amate la Plath. Mi capita molto spesso di ripensare ad alcuni episodi narrati nei diari e mi sembra di riviverli quasi come se li avessi vissuti con Sylvia, come se appartenessero anche alla mia di vita. Una lettura meravigliosa, un libro a cui di certo tornerò molte volte.

Bene, e voi? Quali sono stati i vostri libri “top” del 2021? Quale libro ha lasciato il segno? Fatemi sapere!

Io vi auguro un meraviglioso ultimo dell’anno, dato che ci rileggeremo il primo di gennaio con l’annuncio del libro per il gruppo di lettura.

Nel frattempo, buon ultimo dell’anno e buone ultime ore del 2021, buttiamoci nel 2022 con entusiasmo e una bella carica di energia!

A presto!

Le Cinque Letture Flop del 2021

Buon mercoledì!

Come state trascorrendo questa ultima settimana del 2021? Siete carichi/e per l’anno nuovo? Come avete trascorso il Natale?

Oggi parliamo dei libri flop del 2021, quei cinque libri che fra tutte le letture dell’anno non mi hanno conquistata e sul finire del 2021 ripensandoci ho deciso di inserire fra i libri più deludenti.

Questo articolo ha anche un fratello gemello, quello dei libri top che uscirà domani e vi dico la verità è stato molto più semplice per me selezionare i libri migliori rispetto ai peggiori, i libri di cui vi parlerò oggi infatti pur essendo presenti in una classifica di questo tipo sono letture che sono felice di aver fatto, nel bene e nel male.

Ci tengo sempre a ribadire che queste sono mie opinioni personali e non intendo in alcun modo offendere autori, case editrici e voi lettori/lettrici di questo articolo, se avete amato questi libri vi prego di non offendervi per la mia modestissima opinione.

Detto ciò, alcuni dei libri che citerò oggi sono libri di cui abbiamo già parlato in recensioni ad essi dedicate, ma per altri non è ancora uscita nessuna recensione, non temete, uscirà nelle prossime settimane/mesi e ne parleremo in modo più approfondito.

Come sempre andremo in ordine decrescente, quindi partiremo dal quinto classificato di questa personale top, fino al primo.

Iniziamo!

Latitudine 0° – Marco Lapenna

Anno di Pubblicazione: 2021

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Alla ricerca di Nina, la donna magnetica e incostante che non è mai riuscito a dimenticare, Gaspar Carvajal giunge in una Città del Messico anestetizzata dall’inverno. Nina si è volatilizzata mesi prima, solo una flebile traccia la lega a una psichiatra assassinata e ai vaneggiamenti del Russo, personaggio oscuro e inquietante, ossessionato da una fantomatica foresta: un continente invisibile dai confini sfuggenti, retto da un egemone sanguinario. Eppure non si tratta delle farneticazioni di un folle, la foresta esiste, è un luogo violento e primordiale dove la vita è guidata da pulsioni ancestrali e i desideri degli uomini – inappagati e inappagabili – prendono la forma concreta di demoni pronti a divorarsi l’un l’altro. Carvajal decide di inoltrarsi in questo territorio selvaggio piegandosi a una nuova esistenza dove sono saltate tutte le regole del contratto sociale e vige un’unica legge: la predazione istituzionalizzata. Ma anche in questo universo immutabile qualcosa sta cambiando. Un condottiero dal demone straordinariamente potente si è messo alla testa di un manipolo di ribelli per annientare la schiavitù del desiderio e raggiungere, muovendo di colonia in colonia, il centro pulsante della foresta: Latitudine 0°. Un romanzo visionario, avventuroso, che ammicca alla letteratura fantastica e al mito azteco, in un’America Latina onirica e misteriosa dove ogni uomo, dimentico di sé stesso, è costretto a fare i conti con il proprio cuore di tenebra.

Ho deciso di inserire questo libro al quinto posto e non al primo perché non sono riuscita a terminarlo e non pensavo fosse corretto inserirlo al primo posto. Ho iniziato a leggere “Latitudine 0°” con le migliori premesse, è un libro che si presenta come un testo più particolare, molto vivido che catapulta il lettore in una foresta selvaggia che al suo interno nasconde un mondo pericoloso e misterioso. La trama sembra virare a tratti verso un qualcosa di onirico quasi o legato al realismo magico, purtroppo dopo aver iniziato la lettura però mi sono ritrovata in un mondo di totale confusione. Non ho amato particolarmente lo stile dell’autore, che risulta a volte troppo secco e tagliente, ci troviamo in un contesto in cui le leggi sembrano essersi capovolte e lo stile dell’autore a volte confonde ancora di più il lettore. E’ stata una lettura, come dicevo, che non sono riuscita terminare perché verso la metà mi sono sentita completamente sconfortata e bloccata. L’autore inserisce mille parentesi, ma nessuna si comprende a pieno. E’ un libro frastagliato, ben poco scorrevole, in cui tutto risulta confuso e, almeno per me, nulla si incastra del tutto. L’idea di base era ottima, purtroppo il testo in sé si perde troppo a mio avviso.

Sorelle – Daisy Johnson

Anno di Pubblicazione (Italia): 2021

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Le sorelle adolescenti Luglio e Settembre sono strette da un legame simbiotico forgiato con una promessa di sangue quando erano bambine. Vicine quanto possono esserlo due ragazze nate a dieci mesi di distanza, a volte è difficile stabilire dove finisca l’una e cominci l’altra. Abituate all’isolamento, non hanno mai avuto amici: bastano a se stesse. Ma un pomeriggio a scuola accade qualcosa di indicibile. Qualcosa da cui non si può tornare indietro. Alla disperata ricerca di un nuovo inizio, si trasferiscono con la madre dall’altra parte del paese, sul mare, in una vecchia casa di famiglia semiabbandonata: le luci tremolano, da dietro le pareti provengono strani rumori, dormire sembra impossibile. Malgrado questo inquietante scenario, a poco a poco la vita torna ad assumere una parvenza di normalità: nuove conoscenze, falò sulla spiaggia… Luglio si accorge però che qualcosa sta cambiando, e il vincolo con la sorella inizia ad assumere forme che non riesce a decifrare. Ma cos’è successo quel pomeriggio a scuola che ha cambiato per sempre le loro vite?

Abbiamo già parlato di questo libro (esattamente qui) quindi cercherò di essere breve, ma ci tengo a dire che questa è stata una lettura abbastanza recente, è stato infatti il libro di novembre per il gruppo di lettura. Questo libro mi ha delusa sotto vari aspetti, viene promosso come un testo che unisce le atmosfere di King a quelle della Jackson, ma credo sia su un’altra traiettoria. Ci sono tante tematiche in questo libro, ma nessuna viene approfondita a dovere, la vicenda prende una piega piuttosto scontata e inevitabile, senza parlare della casa in cui si svolge la storia, che dovrebbe essere un altro personaggio quasi, ma invece viene inserita ogni tanto per unire qualche punto senza dare vigore o personalità a questa.

L’Uomo Vestito di Nero – Stephen King

Data di Uscita: 2020

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«Penso che qualcuno leggerà le mie parole. Resta da chiedersi se ci crederà o no. Quasi certamente no, ma non ha importanza. Non mi interessa essere creduto, ma liberarmi. E ho scoperto che la scrittura può essere una forma di liberazione.» Gary è un uomo molto anziano. Sente il suo corpo sgretolarsi come un castello di sabbia lambito dalle onde; sente una fitta nebbia avvolgere i ricordi di oggi e di ieri. Eppure, un episodio del passato più lontano brilla nitido nella sua memoria, come una stella oscura nelle costellazioni dell’infanzia: il pomeriggio di mezza estate in cui, quando aveva nove anni, si addentrò nel bosco per andare a pescare al torrente e incontrò un uomo tutto vestito di nero. Uno sconosciuto dagli occhi di fuoco. I tratti di quel volto spaventoso e le parole terribili che uscirono da quella bocca, terrorizzandolo da bambino, hanno tormentato Gary per tutta la vita, come un lungo incubo. E proprio adesso sente l’urgenza di mettere nero su bianco ogni dettaglio. Nella speranza che la scrittura lo liberi da quell’ossessione.

Mi dispiace inserire un testo di King nei libri flop dell’anno, ma questo è un raccontino estrapolato da una raccolta che è stato inserito in un testo a sé con un racconto di D. Hawthorne e varie illustrazioni. Lo avevo trovato usato e presa dall’amore per King lo avevo acquistato, ma non mi ha convinta. E’ un racconto omaggio ad Hawthorne appunto, ma non ha quel solito mordente di King, è inquietante per poco, ma non ha un impatto a mio parare duraturo o forte sul lettore, scorre via dopo la lettura e non rimane nulla, sono affascinanti le illustrazioni che si integrano abbastanza bene con la vicenda, il problema però rimane il racconto in sé, piatto in generale.

La Casa Infestata di Place du Lion D’Or – A cura di Fabio Camilletti

Anno di Pubblicazione: 2020

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Nell’autunno del 1786 una famiglia britannica sperimentò fenomeni inquietanti in una casa delle Fiandre francesi: la storia venne pubblicata per la prima volta nel 1822 e continuò a essere narrata e rinarrata per più di un secolo, trasformandosi in una vera e propria leggenda contemporanea prima di sparire nell’oblio. Questo libro raccoglie tutte le testimonianze su questo Amityville Horror del 1786, fra resoconti di prima mano, pubblicazioni anonime e rielaborazioni narrative, fra cui la sorprendente reinterpretazione che del caso fece Charles Dickens in uno dei suoi racconti natalizi. Del resto, come si sa, anche se i fantasmi non esistono, esistono tuttavia le storie che ne parlano: le quali – specialmente nell’epoca delle fake news – hanno ancora molto da insegnarci sull’affidabilità di fonti e testimonianze, sul piacere che si prova a essere ingannati e sull’importanza dei dettagli nella ricerca della verità. Da questo punto di vista, quello del fantasma di Place du Lion d’Or è un perfetto esempio di caso ancora aperto: la cui soluzione definitiva ci sarà, forse, inevitabilmente preclusa, ma che invita in ogni caso al piacere dell’indagine.

Senza mettere in dubbio la bellezza delle edizioni ABEditore con illustrazioni, copertina e tavole meravigliose all’interno, il contenuto di questo libro non mi ha entusiasmata. Parla di una casa situata appunto a Place du Lion D’Or in Francia e delle disavventure di una famiglia che per qualche tempo ha alloggiato, ignara, all’interno delle sue mura assistendo a suo malgrado a fatti paranormali. Il libro assomiglia più ad un saggio che ad un romanzo, ripropone la stessa storia in cui si narrano gli eventi della famiglia che ha sostato in casa da diversi punti di vista, ma la base non cambia. Ci sono versioni praticamente uguali o altre che cambiano di poco, per un minuscolo dettaglio. Il libro ha un introduzione molto interessante che ripercorre anche le origini delle storie di fantasmi e lo sviluppo di queste nella letteratura, ma la vicenda di per sé diventa ripetitiva ad un certo punto, proprio perché la storia è simile, e la si legge molte volte, fino a conoscerla a memoria. Alla fine c’è un breve racconto di Dickens che cita i fantasmi, ma non ho ben capito questo inserimento, mi è sembrato forzato anche se il tema sono i fantasmi il libro riguarda una vicenda diversa.

La Banda del Cimitero – Jesse Bullington

Data di Uscita: 2010

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Nell’anno del Signore 1364, stritolata dal terribile morbo della Peste Nera, l’intera Europa appare come una landa desolata: una terra senza speranza in cui, simili agli spettri, si aggirano i corpi scheletrici di chi è sopravvissuto alla catastrofe. In questo regno di fame e paura, dove il prossimo non è altro che un nemico da tenere a bada con la forza delle armi, il terrore è alimentato da storie che parlano di streghe e di demoni, creature malvagie sempre pronte a gettarsi sui vivi per consegnare nuove anime al mondo dei dannati. Hegel e Manfried Grossbart, però, non temono nessuna maledizione. E, convinti di godere della protezione della Vergine Maria a cui sono devoti, sbarcano il lunario svaligiando cimiteri. Guai a chi, per troppo coraggio o semplice ignavia, dovesse incrociare la strada dei due ladri di tombe. Fedeli a un solo desiderio – raggiungere l’Egitto per depredare le necropoli dei faraoni – Manfried ed Hegel, oltre che ladri, sono anche assassini senza scrupoli. I protagonisti di un viaggio che, in un romanzo in bilico tra il folklore dei fratelli Grimm e la vena dissacrante di Quentin Tarantino, saprà parlare di fattucchiere passionali e di morti viventi, di crociate e di eresie, di mostri assetati di sangue e di preti reietti. Un medioevo spaventoso ma vivo, in grado di trascinare il lettore in una storia dove i colpi di scena rappresentano la regola e i lati oscuri delle antiche leggende escono dai libri per impossessarsi della realtà.

Questo libro è stata la mia prima lettura del 2021 e direi che ha donato subito un tono al mio anno perché se è qui in prima posizione nei libri flop c’è un buon motivo… Anche di questo libro potete trovare qui la recensione, uscita qualche mese fa, quindi non mi dilungherò più di tanto. E’ un libro che inizia in modo promettente, ma finisce per trascinarsi per più di 500 pagine in un’epopea straziante in cui assistiamo alle avventure di questi due fratelli Grossbart, personaggi negativi e a lungo andare ben poco sopportabili, che si muovono dalla Germania, all’Italia e infine in Egitto per andare a depredare tombe. Il libro si dilunga eccessivamente e si arriva ad un certo punto in cui si perde l’interesse per gli eventi narrati. Qui il problema per me non è stato lo stile dell’autore, alcune immagini e descrizioni sono anche suggestive, ma è il dilungarsi della vicenda che rende poco sopportabile il tutto, senza parlare del fatto che in tutto questo marasma di eventi i due personaggi non sembrano essere cresciuti per nulla, non c’è un’evoluzione, un cambiamento, nulla. Alcuni punti di questo testo li salverei, come lo stile a volte godibile dell’autore o alcune scene molto suggestive, ma è stata comunque per me una lettura piuttosto deludente.

Bene! E voi? Quali sono stati i vostri libri flop del 2021? Com’è stato il vostro anno di letture? Fatemi sapere!

A domani!

The End of The Year book tag

Buon mercoledì!

Come procede la settimana natalizia?

Ormai manca poco al Natale, ma prima di farvi i miei saluti e auguri natalizi (prima di rileggerci negli ultimi giorni del 2021) vorrei pubblicare oggi questo tag che avrei dovuto pubblicare in verità settimane fa.

Sono arrivata tardi alla festa, come mio solito, ma ci tenevo comunque a pubblicare l’aggiornamento di questo perché è un tag che mi piace molto, ha sei domande, tutte belle interessanti a cui rispondere per aggiornarci sulle letture in corso.

Infatti nello scorso articolo abbiamo parlato di obbiettivi per il 2022, ma prima di arrivare nell’anno nuovo ci sono letture da concludere, obbiettivi da completare ecc. ecc.

Quindi, anche ormai siamo già quasi nel 2022 ci tenevo a pubblicare questo tag che ovviamente è apertissimo a tutti/e e sono molto curiosa di conoscere i vostri libri in lettura o quasi lettura, che vi accompagneranno nell’arrivo al 2022.

Iniziamo!

Ci sono libri che hai iniziato quest’anno e che vuoi finire?

Quest’anno ho iniziato “Il Delta di Venere” di Anais Nin che è una raccolta di racconti e mi sarebbe piaciuto riuscire a terminarla entro la fine dell’anno, ma arrivata a questo punto non penso di farcela.

Volevo leggere qualcosa di Anais Nin da anni, ho deciso di approcciarmi all’autrice con questo volume perché è la sua raccolta più famosa, parliamo di racconti erotici che erano stati commissionati in origine a Henry Miller, amico all’epoca di Anais e in futuro amante.

Henry Miller decise dopo poco di mollare la scrittura di questi e offrì il lavoro all’amica che accettò, erano racconti scritti per un uomo misterioso che ne richiedeva la scrittura chiedendo anche a volte qualche modifica in base ai propri gusti.

Ebbene non ho abbandonato questa lettura per il poco gradimento, semplicemente ho iniziato a leggere questo libro in un periodo in cui gli impegni sono diventanti sempre maggiori e il mio tempo per la lettura si è ridotto sempre più.

Spero di riuscire a riprenderlo nel 2022, sono arrivata all’incirca a metà raccolta, mi piace lo stile dell’autrice anche se secondo la mia personale opinione penso sia una raccolta da integrare con altre letture, perché leggerla come unico testo senza inframmezzare ogni tanto il tutto può diventare un poco pesante e ripetitivo.

Ci sarebbe anche un altro libro che per il momento ho abbandonato in attesa di un periodo più adatto, ed è proprio il libro di dicembre per il gdl, ovvero “I Leoni di Sicilia” di Stefania Auci, che anche in questo caso spero di riprendere l’anno prossimo, ma non ho tutta questa urgenza, ho bisogno di essere nel mood giusto per questa lettura.

Hai un libro in particolare che consideri “autunnale” che ti accompagni nella transizione verso fine anno?

Mmm dunque, due anni fa avevo proposto “L’uomo di Calcutta” di Abir Mukherjee che non è più di tanto autunnale o invernale nelle atmosfere, ma a me per qualche motivo ricorda l’autunno. Oltre a questo direi tutti gli altri della saga dell’autore, quindi “Un Male Necessario” (di cui abbiamo parlato sul blog, esattamente qui), “Fumo e Cenere” e “Morte a Oriente” (l’ultimo uscito a settembre).

Direi inoltre Dickens, che torna sempre il buon vecchio Dickie, soprattutto in questo periodo dell’anno e a me ricorda sempre l’inverno e l’autunno, quel clima freddo, la stufa accesa, una bella tazza di tè fumante e la pace dei sensi.

C’è una novità che stai aspettando?

Qui parliamo già quindi di uscite del 2022 e l’anno prossimo ci saranno parecchie uscite interessanti, non aspetto nessuna di questa in modo appassionato però ne punto senza dubbio qualcuna, ad esempio:

La Custode dei Peccati – Megan Campisi (7 gennaio 2022)

Ha rubato solo un pezzo di pane, ma la giovane May avrebbe preferito essere impiccata come tutti gli altri ladri. Invece il giudice ha scelto per lei una condanna peggiore della morte: diventare una Mangiapeccati. Dopo la sentenza, May è obbligata a indossare un collare per essere subito riconoscibile e le viene tatuata la lettera S sulla lingua. Da quel momento, non potrà mai più rivolgere la parola a nessuno. Poi inizia il suo apprendistato presso la Mangiapeccati anziana che, nel silenzio più assoluto, le insegna le regole del mestiere. Un mestiere spaventoso: raccogliere le ultime confessioni dei morenti, preparare i cibi corrispondenti ai peccati commessi e infine mangiare tutto, assumendo su di sé le colpe del defunto, la cui anima sarà così libera di volare in Paradiso. Le Mangiapeccati sono esclusivamente donne, disprezzate e temute da tutti, eppure indispensabili. E infatti, un giorno, May e la sua Maestra vengono convocate addirittura a corte, dove una dama di compagnia della regina è in fin di vita. Dopo la confessione e la morte della donna, però, alle due Mangiapeccati viene portato un cuore di cervo, un cibo da loro non richiesto e che rappresenta il peccato di omicidio. Sconcertata, la Maestra di May si rifiuta di completare il pasto e viene imprigionata per tradimento. Rimasta sola, la ragazza china la testa e porta a termine il compito, ma in cuor suo giura che renderà giustizia all’unica persona che le abbia mostrato un briciolo di compassione. Quando viene chiamata ancora a prestare i suoi servigi a corte, May intuisce che una rete di menzogne e tradimenti si sta chiudendo sulla regina e che solo lei è in grado d’intervenire. Perché essere invisibile può aprire molte porte, anche quelle che dovrebbero restare chiuse per sempre… Ispirandosi alla figura realmente esistita della Mangiapeccati, questo romanzo coinvolgente e dalla straordinaria potenza narrativa ci regala un’eroina modernissima, che rifiuta il ruolo impostole da una società che la umilia in quanto donna, e che grazie alla sua forza di volontà e determinazione riuscirà a cambiare il proprio destino.

Il Cercatore di Tenebre – Femi Kayode (13 gennaio 2022)

Lo psicologo forense Philip Taiwo è considerato in Nigeria uno dei più autorevoli esperti del comportamento e della violenza delle folle. È per questo che a lui si rivolge un importante manager nigeriano per indagare su un atroce fatto di cronaca che ha visto fra le vittime suo figlio: la tortura pubblica e l’omicidio di tre studenti universitari di Okriki da parte della folla. Fin dal momento in cui Philip scende dall’aereo che da Lagos lo porta nella remota cittadina, ed è investito dalla frenesia disordinata del piccolo aeroporto, si rende conto che l’indagine sarà tutt’altro che semplice. Soprattutto perché gli anni trascorsi negli Stati Uniti gli hanno fatto dimenticare gli usi e le abitudini dei suoi conterranei, il tribalismo ancora forte che regola le relazioni. Con l’aiuto del suo fedele autista personale, Chika, Philip deve lottare contro i tanti che cercano di intralciare le indagini, e più approfondisce più si rende conto che avvicinarsi alla verità è un percorso sempre più pericoloso. Ispirato a un tragico episodio realmente accaduto, Il cercatore di tenebre è un romanzo che scava alle radici più profonde del male e che spalanca le porte alla magia senza confini del­l’Africa contemporanea, raccontando tutti i contrasti col mondo occidentale e la stupefacente ricchezza di una cultura ancestrale piena di luci e di tenebre.

Quali sono i 3 libri che vuoi leggere entro fine anno?

Dunque, dato che siamo più di là che di qua e al 2022 manca poco ne ho due e non tre, e il duo in questione è questo:

Ho iniziato a leggere “L’Esorcista” di W.P. Blatty l’altro giorno dopo aver letto “I Due Esorcisti” quindi conto di riuscire a finirlo sicuramente entro la fine del 2021 (di questi libri parleremo di certo l’anno prossimo). Quello in dubbio è “Rosemary’s Baby” di I. Levin che vorrei leggere subito dopo “L’Esorcista”, ma vedremo come andrà la situazione nei prossimi giorni. Di certo questi sono i libri che mi accompagneranno in questa parte finale del 2021.

C’è un libro che pensi ancora possa sorprenderti e diventare il tuo preferito?

Non saprei, si spera sempre che il libro del momento diventi il preferito o si riveli incredibile, quindi non voglio esprimermi. Come dicevo qualche articolo fa non è stato un anno di grandi letture, i libri che ho letto li definirei in generale nella media, nessuno ha lasciato proprio il segno… forse uno, ma ne parleremo sempre nelle classifiche di fine anno.

Hai già cominciato a fare piani per il 2022?

Yes, ne abbiamo parlato nello scorso articolo, qui, quindi ho già i miei piani per il 2022… spero di riuscire a portarne a termine almeno uno, per ora le buone intenzioni ci sono tutte.

Bene ragazzi/e!

Dato che non ci leggeremo fino a dopo Natale io ne approfitto per farmi i miei auguri, di un sereno e felice Natale, ma anche di una mangereccia e appassionata Vigilia e di un Santo Stefano di relax e ripresa, perché diciamocelo molte volte Santo Stefano serve a riprendersi dalla botta del Natale.

Noi ci leggiamo prima della fine del 2021, a presto!

2022: Obbiettivi di Lettura e Reading Challenge

Buon venerdì e buon quasi weekend!

Come state? Come avete trascorso questa settimana di dicembre? Ci avviciniamo al Natale, a che punto siete con i regali? Anche voi siete ritardatari come me e recuperate tutto all’ultimo?

Comunque, oggi parliamo degli obbiettivi di lettura per il 2022! Questo è uno dei miei articoli preferiti da scrivere (e pubblicare, certo) perché mi piace fare programmi e curiosare in quelli altrui, quindi conoscere anche i vostri di obbiettivi per l’anno prossimo, sapere se siete belli carichi/e, ottimisti/e o realisti/e nei piani.

Come ogni anno parleremo di Goodreads, challenges di lettura, obbiettivi personali vari ecc. ecc.

Quindi di titoli specifici, challenge a cui penso di aderire, cifre a cui punto di arrivare, insomma parleremo di piani vari, tenendo come sempre a mente che tutto ciò mi piace farlo anche e soprattutto per auto-motivarmi, ma sarò comunque soddisfatta per ogni risultato ottenuto, l’importante è godersi ogni lettura.

Dunque, parlando un attimo di quest’anno il mio obbiettivo su Goodreads era quello di arrivare ai 60 libri letti, ma purtroppo per come è andato il mio 2021 non sono riuscita a raggiungere il goal, ma sono ad ogni modo più che soddisfatta del risultato. Pianifico di arrivare ai 45 libri letti per la fine dell’anno, ad oggi, data in cui sto scrivendo l’articolo, sono a 43 ma ho due letture che spero di riuscire ad inserire nei libri letti quest’anno e terminati entro la fine.

Per il 2022 invece il mio obbiettivo di lettura su Goodreads sarà lo stesso del 2021, ovvero 60 libri.

Per quanto riguarda invece le reading challenges mi piace sempre provare a seguire quella di PopSugar che utilizzo più che altro come lista adatta a degli “spunti di lettura” per quando mi sento bloccata o non ho ispirazioni interessanti.

Ma come ho scritto anche l’anno scorso il mio problema con le challenges è quello di dimenticarmi della loro esistenza già a febbraio, forse vi dirò anche metà gennaio. Però come sempre qui sotto andrò a tradurre tutti i punti e come faccio ogni anno lascerò la sfida di PopSugar fra i Widget a destra sulla home del blog, provando ogni tanto a segnare qualche punto.

Come ogni anno i punti sono 40 più 10 aggiuntivi che rappresentano un livello “avanzato”:

Guardiamo assieme i punti:

  1. Un libro pubblicato nel 2022
  2. Un libro ambientato su un aereo, treno o nave da crociera
  3. Un libro su o ambientato in una società non patriarcale
  4. Un libro con una tigre in copertina o la parola “tigre” nel titolo
  5. Un libro saffico
  6. Un libro di un autore/autrice Latinx (autore che vive negli USA, ma la famiglia o lui/lei stesso/a proviene dall’America Latina)
  7. Un libro con un’onomatopea nel titolo
  8. Un libro con un protagonista che usa un ausilio per la mobilità
  9. Un libro su una “famiglia trovata”
  10. Un libro vincitore del Anisfield-Wolf Book Award
  11. Un libro raccomandato su #BookTok
  12. Un libro sull’aldilà
  13. Un libro ambientato negli anni 80′
  14. Un libro con delle posate in copertina o nel titolo
  15. Un libro di un autore delle Isole del Pacifico (proveniente da una di queste)
  16. Un libro sulle streghe
  17. Un libro che diventerà una serie tv o un film nel 2022
  18. Un romanzo rosa di un autore/autrice BIPOC (termine che sta letteralmente per “black, indigenous and people of color”, quindi un autore/autrice “nero/a, indeigeno/a o di colore”)
  19. Un libro che si svolge durante la tua stagione preferita
  20. Un libro il cui titolo inizia con l’ultima lettera della tua lettura precedente
  21. Un libro su una band o gruppo musicale
  22. Un libro con un personaggio asessuale/asessualità grigia (il punto in inglese dice “ace spectrum” che si traduce in italiano con asessualità grigia ed è lo spettro tra asessualità e allosessualità)
  23. Un libro con una ricetta dentro
  24. Un libro che puoi leggere tutto d’un fiato
  25. Un libro su un segreto
  26. Un libro con un titolo fuorviante
  27. Un libro vincitore del Premio Hugo
  28. Un libro ambientato durante una vacanza
  29. Un libro diverso di un autore che hai letto nel 2021
  30. Un libro con il nome di un gioco da tavolo nel titolo
  31. Un libro su un disastro causato dall’uomo (non è specificato se realmente accaduto oppure no)
  32. Un libro con una citazione del tuo autore preferito in copertina o sulla pagina di Amazon (frase promozionale o citazione)
  33. Un social horror (horror che ha a che fare con i social)
  34. Un libro ambientato in epoca vittoriana
  35. Un libro con una costellazione in copertina o nel titolo
  36. Un libro di cui non sai nulla
  37. Un libro sull’identità di genere
  38. Un libro con una festa
  39. Un libro #OwnVoices SFF (fantascienza e fantasy) (#ownvoices è un movimento hashtag nato su Twitter, tramite cui vengono consigliati libri, utilizzato per consigliare libri su personaggi diversi scritti da autori di quello stesso gruppo eterogeneo. Ora #ownvoices viene utilizzato su tutta la linea nelle recensioni, nei contenuti editoriali e nei materiali di marketing per evidenziare quando un autore scrive delle proprie esperienze personali in un gruppo emarginato. Vi lascio qui il link a questa pagina che parla di questo movimento in modo più specifico.)
  40. Un libro che soddisfa il tuo punto preferito di una precedente challenge di PopSugar

Livello Avanzato

  1. Un libro con un’immagine riflessa sulla copertina o il termine “specchio” nel titolo
  2. Un libro che ha due lingue
  3. Un libro dal titolo palindromo
  4. Una duologia (vol. 1)
  5. Una duologia (vol. 2)
  6. Un libro su qualcuno che conduce una doppia vita
  7. Un libro con una realtà parallela
  8. Un libro con due POVs
  9. Due libri ambientati in città gemelle, “citta sorelle” (vol. 1)
  10. Due libri ambientati in città gemelle, “citta sorelle” (vol. 2)

Quindi proverò a seguire questa challenge in un modo o nell’altro e alla fine del 2022 vedremo com’è andata l’avventura!

Ottimo, ora andando un pochino nello specifico quest’anno mi sono voluta fare un elenco di 30 libri, prendendo ispirazione dalla famosa “Sfida dello Scaffale Strabordante” ideata da sbarbine_che_leggono che trovate su Instagram, se non sbaglio questa challenge era presente anche su Anobii parecchi anni fa.

Ora, io ho preso ispirazione, non ho propriamente partecipato alla sfida perché quando mi è venuto in mente di partecipare ero già in ritardo e sono stata indecisa fino all’ultimo se stilare questa lista di libri da leggere oppure no. Alla fine l’ho fatto, ma non la vedo come una vera e propria sfida, sono 30 libri che pianifico di leggere ad andare alla fine del 2022 e molti di questi sostano nella mia libreria da parecchio tempo.

Questa è la ragione principale per cui ho deciso di farmi questa lista, affrontare libri che mi attendono da anni, due di questi 30 li ho già letti e ne parleremo assieme nelle prossime settimane, quindi via con la lista:

  1. Revolutionary Road – R. Yates
  2. Dracula – B. Stoker
  3. Il Grande Divorzio. Un Sogno – C.S. Lewis
  4. Abarat – C. Barker
  5. Loney – A. M. Hurley
  6. Un Inverno da Lupi – C. Ekback
  7. Pomodori Verdi Fritti al Caffè di Whistle Stop – F. Flagg
  8. Bunker Diary – K. Brooks
  9. La Notte è un Luogo Solitario – B. Erskine
  10. La Rabbia e L’Orgoglio – O. Fallaci
  11. Il Bastardo – E. Caldwell
  12. Il Violino Nero – M. Fermine
  13. L’uomo che Voleva essere Colpevole – H. Stangerup
  14. Red Dragon – T. Harris
  15. L’incantatrice di Firenze – S. Rushdie
  16. Il Deserto dei Tartari – D. Buzzati
  17. Ognuno per Sè – B. Bainbridge
  18. I Cavalieri – T. Winton
  19. Sandman vol. 2 – scritto da N. Gaiman
  20. L’ultima Lacrima – S. Benni
  21. La Psichiatra – W. Dorn
  22. Mentre Morivo – W. Faulkner
  23. Jack lo Squartatore, l’autobiografia – J. Carnac
  24. Dieci Giorni in Manicomio – N. Bly
  25. La Luna è dei Lupi – G. Festa
  26. La vita è un’altra Cosa – J. Barth
  27. Hap e Leonard vol. 1 – J.R. Lansdale
  28. Al Faro – V. Woolf
  29. Le Sette Morti di Evelyn Hardcastle – S. Turton
  30. La Figlia del Boia – O. Potzsch

Infine, il mio ultimo obbiettivo per il 2022 è leggere almeno una decina di raccolte di poesie dato che nel 2021 mi sono riavvicinata al mondo della poesia a cui sono molto affezionata e che voglio esplorare sempre di più dato che lo avevo messo un poco da parte nel 2020.

Questi sono tutti i miei obbiettivi per il 2022, non sono pochi è vero, ma l’importante è partire motivati e come ho scritto prima, qualunque risultato sarà soddisfacente, ma meglio partire puntando in alto!

E voi? Quali sono i vostri obbiettivi di lettura per il 2022? Parteciperete a qualche challenge? Sì? No? Avete già dei titoli precisi da leggere nel 2022? Fatemi sapere!

A presto!

10 Libri da Regalare a Natale – A Chi Legge e Non

Buon venerdì e ben tornati/e sul blog!

Buona Immacolata tra l’altro, e come sempre rigorosamente in ritardo, bene.

Diamo il via a queste feste natalizie dopo l’8, si sentono arrivare da lontano ormai e infatti nell’articolo di oggi parleremo di dieci libri che vi consiglio per qualche regalo natalizio.

Questa è una tipologia di articolo che ci tengo a riportare ogni anno sul blog, cambiandola magari a tratti, e mi piace anche sempre pensare a chi non legge, perché non so voi, ma io sono piena di parenti e amici che non leggono e come sempre io ci provo, non mollo, nel regalare qualche libro che potrebbe risvegliare o accendere la passione per la lettura.

Ci tengo a specificare che questi libri possono essere ovviamente adatti come regali natalizi, ma anche no, non sono libri sul Natale o specifici ambientati a Natale (a parte uno), possono essere adatti come regali o auto-regali per tutto l’anno.

Ho cercato di trovare libri adatti a vari gusti, ripensando anche a quelli che ho letto io quest’anno o negli anni scorsi.

Quindi oggi parleremo di dieci libri che spaziano tra vari generi, adatti a varie tipologie di lettori e non lettori.

Iniziamo!

Racconti di Natale – Charles Dickens

Link all’acquisto: QUI

Scritti tra il 1843 e il 1848, i “Racconti di Natale” costituiscono uno straordinario spettacolo narrativo metafisico e magico. Con le sue storie animate da fantasmi, folletti e fate, Dickens affida alla scrittura il compito di rappresentare la qualità mutevole e fluttuante del reale, dimostrando la labilità del confine tra vero e apparente, la difficoltà di definire ciò che gli occhi vedono, di comprendere ciò che le parole dicono. Come nei romanzi, anche qui l’autore svela l’altra faccia del mito del progresso, ritraendo l’Inghilterra della disoccupazione e del malessere sociale, Londra con le sue case fatiscenti e le sue strade degradate; la vita raffigurata non è però mai talmente cupa e disperata da non consentire spazi al sorriso o alla risata liberatoria, al comico e al grottesco. Dickens progetta le sue utopie natalizie, facendo ravvedere gli indifferenti e i malvagi e, grazie all’intervento di spiriti benevoli, agli umili è consentito il lieto fine, in stanze rallegrate dall’agrifoglio, davanti a tavole finalmente stracolme di cibo.

Questo libro raccoglie la cinquina di racconti natalizi di Dickens, un regalo perfetto per chi ama i classici o ha amato magari “Il Canto di Natale”, ma non ha mai letto gli altri quattro racconti dell’autore, facenti parte della cinquina di racconti scritti da Dickens sul Natale. Un regalo di certo perfetto e d’atmosfera, forse questo è uno dei libri più soddisfacenti da regalare, perché non si sbaglia con Dickens e molti appunto conoscono il più famoso dei suoi racconti, ma gli altri sono più in ombra e non è detto che la persona a cui farete il regalo abbia letto gli altri quattro. Purtroppo non è disponibile in commercio un’edizione illustrata o più “scenica” di questa edita Newton, ma qui appunto potete trovare tutti i racconti in edizione integrale. Un altro regalo interessante potrebbe essere l’edizione in copertina rigida e illustrata de “Il Canto di Natale” (questa), che non ho voluto inserire in uno spazio dedicato perché ho già citato questo testo 13’000 volte e forse rischierei di essere un poco ripetitiva.

Storie Di Fantasmi del Giappone – Lafcadio Hearn, Benjamin Lacombe

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Illustrando il celebre compendio del folklore giapponese, Benjamin Lacombe offre un tributo al lavoro di Lafcadio Hearn. All’inizio del Novecento, lo scrittore irlandese fu uno dei primi occidentali a ottenere la cittadinanza giapponese: l’amore per la cultura della sua nuova patria lo portò a percorrere le varie province del Paese, al fine di trascrivere le storie di fantasmi e le leggende tramandate di generazione in generazione. In “Storie di fantasmi del Giappone” Benjamin Lacombe sceglie lo stile adatto a ogni racconto, reinterpretando l’ampia gamma del bestiario tradizionale con la sua inimitabile arte. In appendice al volume, alcuni giochi ispirati a quelli tradizionali permettono d’inventare la propria leggenda di yokai. La presente edizione, a cura di Ottavio Fatica, riprende parte dei testi da lui tradotti per Adelphi nella raccolta Ombre giapponesi, completandola con altri, qui proposti per la prima volta al pubblico italiano.

Titolo adatto da regalare agli amanti del Giappone, dei fantasmi, delle illustrazioni più che stupende e dei libri gioiello come questo. Questo testo edito Ippocampo, come il suo recente fratello (Spiriti e Creature del Giappone), sono regali perfetti. Ho letto questo libro a novembre e a parte aver amato le magnifiche illustrazioni di Benjamin Lacombe, mi sono innamorata dello stile di Lafcadio Hearn, ipnotico, poetico, profondo. Il libro è suddiviso in racconti/storie/leggende che variano dalle 4-5 pagine alla decina circa, massimo. E’ un libro adatto anche a chi non legge solitamente perché queste storie si possono gustare ogni tanto, sono storie slegate l’una dall’altra che si leggono individualmente. Inoltre è un libro anche stupendo da esporre in libreria per chi ci tiene ad avere una libreria di bell’aspetto diciamo e in più le storie all’interno sono emblematiche della cultura giapponese e tutte affascinanti.

Il Museo del Mondo – Melania G. Mazzucco

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Ogni quadro, ogni opera, che sia stata vista in una chiesa, in un museo o esposta in una mostra, lascia qualcosa a chi la guarda. E ogni incontro fortuito può tramutarsi in una vera e propria passione, in un dialogo nel tempo, in una scoperta o riscoperta. In ogni caso è l’inizio di un’avventura. Create per fede o per soldi, per mestiere o per amore, le opere d’arte che Melania Mazzucco non è mai riuscita a dimenticare abbracciano cinque continenti, dall’antichità ai giorni nostri. Concepite come amuleti, preghiere o bestemmie, da uomini e donne, cacciatori e stregoni, assassini e santi, illetterati e intellettuali, nessun museo reale riuscirebbe mai a contenerle. Da Ad Parnassum di Paul Klee a Susanna e i vecchioni di Artemisia Gentileschi, da Lirica di Vasilij Kandinskij al Cane di Francisco Goya, dalla Lattaia di Vermeer alle Cattive madri di Segantini, dalle Aringhe affumicate di Vincent Van Gogh alla Madonna dei Pellegrini di Caravaggio, e via via attraverso Beato Angelico, Burne-Jones, Bacon, Monet, e altri. Fino ad arrivare ai piedi della scala, dai gradini luccicanti d’oro, della Presentazione di Maria al Tempio di Tintoretto. Una selezione «crudele» (senza seguire un ordine cronologico, né geografico, né tantomeno un inutile canone) che offre al lettore la possibilità di incontrare quelle opere che diventano presenza, specchio di un pensiero, indelebile emozione, scintilla di significato del mondo.

Libro perfetto da regalare a chi è appassionato/a di arte o vuole avvicinarsi a questa. E’ un libro edito Einaudi in cui l’autrice ha selezionato 52 opere d’arte, concentrandosi sulla pittura, quindi quadri, tavole, affreschi, graffiti ecc. Per ogni opera, che potete trovare sempre riportata a colori in una pagina, con un’ottima qualità, ci saranno tre massimo quattro pagine di commento della Mazzucco, in cui l’autrice racconterà dell’autore, dell’opera e del suo significato, della storia dietro ad essa e altro, sempre mantenendo uno stile più che piacevole e scorrevole. Sto leggendo ora questo libro lo sto davvero adorando!

Poesie d’Amore – Nazim Himket

Link all’acquisto: QUI

Una poesia d’amore è, per Nâzim Hikmet, un nucleo di emotività e di pensiero in cui occorre fondere tutti gli aspetti della vita. Poeta d’amore e contemporaneamente poeta di battaglie, la forza dei suoi versi, lontanissimi dal cliché del lirismo erotico, risiede proprio in un’inesausta partecipazione a tutto ciò che accade nel mondo. È così che, in un dettato poetico incandescente, nato dall’incontro tra dolcezza orientale e moderna asprezza dei ritmi occidentali, due culture e due modi di vivere si uniscono, in composizioni d’amore che sono sintesi magnifiche di due facce – quella lirica e quella epica – della personalità di Hikmet e di ogni uomo.

Volete regalare un libro a qualcuno che aspira ad avvicinarsi alla poesia o ad una persona speciale per voi? Questa raccolta di poesie di Hikmet è il regalo perfetto. C’è anche un’edizione Mondadori che raccoglie altre poesie di Hikmet (Poesie d’amore e di Lotta) e ha una grafica assolutamente meravigliosa, ma se la persona a cui volete regalarlo non ha mai letto nulla di Hikmet io vi consiglio prima questa edizione mostrata in alto. Hikmet è struggente, profondo, diretto, le sue poesie d’amore sono intense e possono attrarre anche chi non ha familiarità con la poesia.

Rosso nella Notte Bianca – Stefano Valenti

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Valtellina. Novembre 1994. Il settantenne Ulisse Bonfanti attende Mario Ferrari davanti al bar e lo ammazza a picconate. E, alla gente che accorre, dice di chiamare i carabinieri, che vengano a prenderlo, lui ha fatto quello che doveva. Erano quarantotto anni che Ulisse mancava da quei monti. Dopo avere lavorato tutta la vita con la madre Giuditta in una fabbrica tessile della Valsusa, è tornato e si è rifugiato nella vecchia baita di famiglia, o almeno in quel che ne è rimasto dopo un incendio appiccato nel 1944. Non un fiato, non un filo di fumo, non una presenza tutto intorno. In questo abbandono, tormentato da deliri e allucinazioni, Ulisse trascorre l’ultima notte di libertà: riposa davanti al camino, cammina nei boschi, rivive la tragedia che ha marchiato la sua esistenza. Dimenticato da tutti, si rinchiude come un animale morente in quella malga dove nessuno si è avventurato da decenni. I ricordi della povertà contadina, della guerra, della fabbrica, delle tragedie familiari, si alternano in una tormentata desolazione. Una desolazione che nasce dal trovarsi nel paese dove, nel 1946, è morta la sorella Nerina. È la stessa Nerina a narrare quanto accaduto. Uno di fronte all’altra, la neve sullo sfondo, Ulisse e la giovane sorella si raccontano le verità di sangue che rendono entrambi due fantasmi sospesi sul vuoto della Storia.

“Rosso nella Notte Bianca” è un libro adatto a chi vuole leggere un romanzo che tratti di eventi storici realmente accaduti in Italia, è un libro ambientato per la maggior parte nel 1944 che a tratti torna ad un passato più recente, quello del 1994. E’ un libro breve, ma decisamente forte e d’impatto che ci riporta in un paese, il nostro, l’Italia, sconvolto dal fascismo e Valenti mostra il lato più violento, crudo, amaro, rabbioso di questo. Ho amato questa lettura, ne parleremo nei prossimi mesi in una recensione approfondita, ma nonostante lo stile particolare a tratti con cui è scritto io non posso far altro che consigliarlo vivamente.

La Trilogia dei Colori – Maxence Fermine

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Tre colori, tre favole piene di poesia e di emozioni. La prima storia, “Neve”, è bianca e riposante, come la neve e l’Asia che la ispirano. Yuko è un giovane poeta giapponese. Nei suoi haiku sa cantare solo lo splendore e la bianchezza della neve. Soseki è un anziano pittore divenuto cieco che vive nel ricordo di un amore perduto. Neve è una ragazza bellissima. Il suo corpo giace per sempre tra i ghiacci. A legare i loro destini, un filo, disperatamente teso tra le cime di due montagne, come simbolo di un esercizio funambolico impossibile da eseguire. “Il violino nero” è la seconda storia, nera come le note del pentagramma, inquietante come l’atmosfera di una Venezia silenziosa ma percorsa da echi della coscienza e dei desideri. Un giovane genio coltiva l’ambizione di “mutare in musica la propria vita”. Una donna misteriosa esprime in un canto dalle divine sonorità la profonda innocenza della sua anima. Un anziano liutaio ha creato uno splendido violino, nero come gli occhi e la chioma di quella donna. “L’apicoltore”, la terza storia, ha il colore dell’oro come il sogno folle di un giovane che dal Sud della Francia parte per l’Africa. Aurélien cerca in ogni cosa l’oro della vita, ossia la bellezza, la magia, il colore caldo del sole, ed è incantato dalle api, “che possono morire d’amore per un fiore”. Dopo infinite avventure farà ritorno a casa per scoprire dentro di sé il seme di un puro amore per l’unica donna che lo ha da sempre aspettato, piena di fiducia e speranza.

All’inizio volevo parlare solo del secondo volume della trilogia, “Il Violino Nero”, libro che potrebbe essere perfetto da regalare a chi ama la musica o suona il violino perché parla proprio di un violino e dell’amore per la musica, ma alla fine ho pensato “perché non portare il volume che contiene tutta la trilogia dei colori?”. Maxence Fermine è uno scrittore dallo stile piuttosto vivido e pulito, io ho letto i primi due della trilogia e mi sono piaciuti, manca solo il terzo, “l’Apicoltore”, ma anche se questi libri sono stati collegati in una trilogia possono anche essere letti in modo individuale. E’ piuttosto conosciuta come trilogia, ma io credo sia sempre un ottimo regalo, c’è la musica, l’arte, la poesia, l’amore, la giovinezza… insomma tutto.

Mary e il Mostro – Lita Judge

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Questa è la storia di come un’adolescente incinta e fuggita da casa sia diventata una delle più famose scrittrici di tutti i tempi. Mary Shelley aveva solo sedici anni quando ha lasciato la sua famiglia per seguire il proprio cuore e l’uomo che amava. Credeva nel “libero amore” e nel diritto di ogni donna di vivere la vita che desidera. Ma era una mossa azzardata per una donna del suo tempo. Osteggiata dalla società e rinnegata dalla sua stessa famiglia, ha dovuto affrontare da sola la perdita della sua bambina, morta a pochi giorni dalla nascita. Ma Mary non si è arresa. Ha riversato tutto il suo dolore, la sua angoscia e la sua passione nella creazione del suo capolavoro, “Frankenstein”, un romanzo di una forza straordinaria, letto e amato ancora oggi, a due secoli di distanza. Con la narrazione in versi liberi e le oltre trecento pagine di splendide illustrazioni ad acquerello, “Mary e il mostro” è un incredibile tributo a una donna forte e appassionata e all’incancellabile segno che ha lasciato nel mondo.

Bellissimo libro illustrato perfetto anche da regalare ai/alle ragazzi/e. In questo libro magistralmente illustrato Lita Judge racconta la storia di Mary Shelley, autrice dell’amato “Frankenstein”. L’autrice non risparmia gli spazi dedicati agli eventi tragici della vita dell’autrice, che sono stati parecchi, molti legati alla morte. Un libro drammatico e vivido che ci riporta un quadro umano di un’autrice immortale.

Il Richiamo di Cthulhu – H. P. Lovecraft

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Il maestro Gou Tanabe torna a rileggere l’opera lovecraftiana cimentandosi con uno dei racconti più celebri e iconici del maestro dell’orrore di Providence: Il richiamo di Cthulhu. Francis Wayland Thurston rinviene i diari e i documenti del suo defunto prozio, morto in quello che in apparenza fu un incidente. È l’inizio di un viaggio che condurrà Thurston verso un’avventura inquietante che sconvolgerà per sempre la sua esistenza e la sua cognizione dell’universo.

Per i fan di Lovecraft un’edizione stupenda de “Il Richiamo di Cthulhu” con una copertina effetto pelle delle tavole stupende. E’ la versione del capolavoro di Lovecraft disegnata dal famoso disegnatore giapponese Gou Tanabe. Si trovano molte edizioni meravigliose dei capolavori dell’autore, ma questa sarà senza dubbio un regalo vincente.

Cattedrale – R. Carver

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A volte anche una visita inattesa e poco gradita – quella di un amico cieco della moglie, per esempio – può smuovere emozioni dimenticate. E cosi, infatti, che il narratore del racconto che dà il titolo alla raccolta – forse il più celebre di Carver e uno dei più amati dall’autore – finisce per passare quasi senza rendersene conto dall’iniziale ostilità condita di gelosia al momento di una piccola rivelazione. È un personaggio carveriano a tutti gli effetti, l’anonimo protagonista del racconto: sottilmente alla deriva, privo di amici, inchiodato in un lavoro che detesta, con una moglie da cui forse si sente un po’ trascurato. Eppure, è proprio la presenza ingombrante del cieco Robert a costringerlo a uscire dalla sua corazza e abbozzare un rapporto umano, una condivisione che gli permetterà di recuperare, forse, una parte di sé dimenticata. Carver ne segue l’impercettibile evoluzione con naturalezza, con uno stile maturo e consapevole dei propri mezzi, da lui stesso definito “più pieno e generoso”. Se “Cattedrale” chiude la raccolta su una tenue nota positiva, nel resto del libro prevalgono i toni desolati, i fragili equilibri pronti a spezzarsi in conseguenza di eventi all’apparenza secondari: un nuovo trasloco in “La casa di Chef”, l’atto mancato di una riconciliazione impossibile in “Lo scompartimento”, l’inizio di una crisi senza apparenti vie d’uscita in “Vitamine”, in cui nella deriva personale fa irruzione la violenza della storia.

Abbiamo parlato di questa raccolta di racconti qualche mese fa, in questa recensione. E’ una meravigliosa raccolta, emblematica dello stile di Carver e della letteratura americana per un autore simbolo di questa e dell’arte del racconto. Ottimo regalo per un’appassionato/a di letteratura americana e racconti, ma Carver è sempre Carver.

E’ come ultimo consiglio vi suggerisco di dare un occhio alla collana BUR Deluxe dedicata ai classici. Forse ne avevamo parlato anche in passato, ma i classici di questa collana sono illustrati e tradotti meravigliosamente, sono sempre edizioni graditissime secondo me. Abbiamo Frankenstein, I Fiori del Male, Cime Tempestose, Il Libro della Giungla e molti altri!

Bene! E voi? Quali libri vorreste ricevere per Natale? Fatemi sapere!

A presto!