Cose Estive (2020)

Buon mercoledì!

Come state? Come è iniziata questa settimana?

Oggi finalmente tornano le cose del mese, anzi due mesi, perché come ogni anno mi ritrovo ad accorpare le cose di luglio e agosto assieme. Sarà perché questi due mesi per me sono uno solo, è tutta estate insomma.

Ci eravamo lasciati infatti con le cose di giugno e riprendiamo da lì!

Come sempre vi ricordo che questo tipo di articolo è penso il più rilassato e tranquillo del blog, parliamo in breve (come no) delle cose del/dei mesi appena terminati in totale relax.

Che dire? Iniziamo perché come in ogni “episodio” di questa rubrica mi perdo sempre…

Film Estivi

Go With Me per la regia di Daniel Alfredson è una pellicola uscita nel 2015 e punta parecchio sul cast, perché troviamo attori del calibro di Anthony Hopkins, Julia Stiles, Alexander Ludwig e Ray Liotta.

Potete trovare il film su Prime Video ad oggi, io ammetto di essermi incuriosita sia per la trama che per gli attori presenti nel cast, inoltre questo film è stato presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 72.

Parla di questa ragazza che viene presa di mira da un uomo temuto e odiato di nome Blackway, viene addirittura aggredita da questo e disperata si rivolge alla sceriffo. Ma lo sceriffo di rifiuta categoricamente di aiutarla dicendole in modo chiaro e tondo che l’unica cosa da fare è levare le tende. Lei si rifiuta giustamente di andarsene, perché quella è casa sua e si è appena ritrasferita da poco, quindi va a chiedere aiuto ad un altro uomo, suggeritole dallo sceriffo, non riesce a trovarlo, ma in compenso trova un uomo (A. Hopkins) che si offre di aiutarla e con lui un ragazzo (A. Ludwig). Così i tre iniziano il loro viaggio senza avere un piano ben definito. Tutta la città non si azzarderebbe mai nemmeno con un dito a toccare Blackway, ma loro sì, per vari motivi, vendetta, libertà e pace.

I colori di questo film sono scuri, per tutto il tempo vediamo prevalentemente il blu e il nero, non c’è mai un colore più luminoso o chiaro.

Questa pellicola somiglia ad una specie di western moderno oscuro, c’è la rivalità, c’è la voglia di uno scontro e di una vendetta finale quindi il film si carica sempre più ad arrivare all’epilogo.

E’ un film che mette in luce diverse tematiche, prima fra le tutte l’indifferenza, a nessuno sembra importare dei soprusi subiti dalla giovane per mano di Blackway, soprusi subiti tra l’altro da molte altre ragazze prima di lei, tutti conoscono quest’uomo e sanno quello che fa, ma nessuno fa nulla per impedirlo, nemmeno le forze dell’ordine.

Altra tematica è quella della vendetta, in particolare l’uomo (A. Hopkins) ha un conto in sospeso con Blackway per una vecchia faccenda tragica che riguarda sua figlia.

Insomma è un film che io ho gradito, certo in alcuni punti è piuttosto lento, ci sono scene a mio vedere abbastanza inutili che vengono prolungate per troppi minuti. La trama è semplice, ma l’atmosfera è adatta alla storia e gli attori sono strepitosi. E’ uno di quei film che poggia sugli attori soprattutto diciamocelo. Non mi ha fatta impazzire, ma ho passato una piacevole serata gurdandomelo.

Serie tv Estiva

Per l’ennesima volta AHS stagione uno, non ho visto nient’altro dal punto di vista delle serie tv, ho rivisto fino allo sfinimento (ovviamente) le prime due stagioni di Good Girls, ah e non ho ancora visto la terza perché me la voglio conservare fino almeno al quasi arrivo della quarta… sono pazza, lo so.

Non sto qua più di tanto a parlare della prima stagione di AHS perché ne avevo parlato anche qualche anno fa se non sbaglio, tra l’altro stavo dando i numeri perché avevo voglia di riguardarmi a tutti i costi AHS e pensate che ero ad un passo dal comprarmi i dvd su Amazon, per poi accorgermi del fatto che questa serie è tutta disponibile su Prime Video… vabbè meglio tardi che mai.

Comunque è una stagione storica, che dire, solo che me la ricordavo diversa e migliore, è decisamente più sessuale rispetto ai miei ricordi e non sono una fan di quelle inquadrature con lo zoom ogni due per tre.

Documentario Estivo

Questo documentario è andato in onda su Crime Investigation, ovvero il canale 119 di Sky, canale sul quale hanno trasmesso anche altri documentari a tema, come ad esempio “Il Mostro di Firenze” ecc.

Perché cito questo? Perché sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla qualità di questo, diretto e creato da Matteo Lena e Francesco Agostini.

E’ un documentario in quattro puntate, ricostruisce tutta la vicenda del “Mostro di Udine” e sopratutto percorre varie pista, non da nulla per certo e ascolta ed esamina diverse versioni.

Questo è uno dei punti migliori di un documentario, secondo me, il non dare per vera una sola pista o versione, ma guardare la vicenda a 360°, mettendosi nei panni di tutti.

Ci si sofferma sulle vittime e sulle famiglie di queste, finalmente un documentario che si concentra anche sulle vittime e non solo sul serial killer della situazione, entriamo in ogni vita delle persone a cui questa è stata precocemente strappata, in alcuni casi parliamo con i famigliari che descrivono i loro cari perduti.

Anche dal punto di vista grafico l’ho trovato un ottimo documentario, davvero ben realizzato.

Canzoni Estive

Dancing With Your Ghost – Sasha Loan

Formation – Beyoncé

Track and Field – Running Up That Hill

Cosmetico/Prodotto Skincare Estivo

Per tutte e due i mesi estivi ho utilizzato questa crema idratante di Dr. Botanicals, alla canapa, è una crema dal colore verde, contiene olio di semi di canapa, contiene anche vitamine A, D ed E assieme a vari minerali.

La sua è un’idratazione buona, non eccessiva, dura per varie ore, se avete una pelle piuttosto secca magari è da combinare con altro.

Quadro/Artista Estivo

Albert Lynch (1860 – 1950) l’ho scoperto a luglio, è stato un pittore peruviano, nato in Germania, ma ha sempre vissuto in Francia.

Fu un pittore concentrato soprattutto sui ritratti femminili, ma anche sulle scene di vita francesi, come quella centrale “Signore che Prendono il Tè“.

Il quadro a sinistra invece è “La Bella Betty“, una delle sue rappresentazioni più famose, mentre quello a destra è “Il Broccato Rosso“.

Utilizzo poco la pittura ad olio, preferendo spesso l’acquerello, il pastello e la tempera.

Le sue opere sono pervase dallo stile della Belle Epoque, con un romanticismo quasi malinconico.

Illustrò anche vari classici come “La Signora delle Camelie”, “La Parisienne” e “Le père Goriot”.

Scoperta Estiva

Non ho fatto grandi scoperte questa estate se devo essere sincera, ho vissuto un’estate piuttosto tranquilla, ma comunque rilassante che mi ha infuso una buona dose di energia.

App Estiva

Transno è un’applicazione per prendere nota, creare liste, cartelle, file, insomma serve per l’organizzazione ed è molto simile a Notion, anzi io la preferisco a Notion.

Sono entrambe ottime, ma Transno per me è più intuitiva e semplice da utilizzare, in più è veloce rispetto a Notion che ho dovuto installare e disinstallare tre volte perché non c’era modo di farla partire.

Io uso questa app per organizzare le letture o creare delle schede appunti sui libri che sto leggendo, ora, di solito io ho un taccuino dove mi scrivo tutti gli appunti e le recensioni dei libri letti però in caso di mancanza di questo taccuino o nota veloce sfodero Transno.

Io lo uso così, ma ha svariati utilizzi, si può organizzare tutto con questa app, creare delle cartelle e inserire all’interno fogli, immagini, appunti vari, insomma la trovo molto utile.

Citazione Estiva

Vorrei quasi che fossimo farfalle e vivessimo appena tre giorni d’estate, tre giorni così con te li colmerei di tali delizie che cinquant’anni comuni non potrebbero mai contenere.

John Keats

Poesia Estiva

Come potrei trattenerla in me,
la mia anima, che la tua non sfiori;
come levarla oltre te, all’infinito?
Potessi nasconderla in un angolo
sperduto nelle tenebre;
un estraneo rifugio silenzioso
che non seguiti a vibrare
se vibra il tuo profondo.
Ma tutto quello che ci tocca, te
e me insieme
ci tende come un arco
che da due corde un suono solo rende
Su quale strumento siamo tesi,
e quale grande musicista ci tiene nella mano?
O dolce canto.

Come Potrei – R. M. Rilke

E voi? Cosa ha costellato la vostra estate? Come avete passato i mesi di luglio e agosto? Fatemi sapere!

A presto!

Misery: Libro e Film, Parliamone

Buona domenica!

Come state? Come è andata questa settimana?

Partiamo dal presupposto che per scrivere questo articolo, il primo articolo dopo l’introduzione del nuovo editor di WordPress sono quasi impazzita, quindi perdonatemi per eventuali errori grafici o dimensioni delle immagini sballate. Che bella idea introdurre un nuovo editor eh, bravo WordPress!

Oggi finalmente parliamo di un film e un libro di cui volevo parlarvi da parecchio tempo, mesi direi ormai.

Parliamo di Misery, il successo di Stephen King e il film “Misery non Deve Morire” del 1990 diretto da Rob Reiner.

Era ora, lo so.

Dunque, ci tengo a dire che il mio non è un confronto fra le due opere, certo vorrei parlarvi di alcune differenze e cambi, ma per me non è “valido” mettere a confronto stile sfida un film e un libro, in quanto opere decisamente diverse, quindi non dirò ad esempio che una scelta nel film o nel libro è migliore rispetto ad un altra, mi limiterò a sottoporvi alcune differenze a cui ho fatto inevitabilmente caso.

Dopo questa premessa iniziamo parlando del libro.

Misery – Stephen King

Casa Editrice: PickWick

Pagine: 383

Genere: thriller/horror

Prezzo di Copertina: € 9,90

Prezzo ebook: € 7,99

Anno di Pubblicazione: 1987

Link all’acquisto: QUI

Trama

Paul Sheldon, un celebre scrittore, viene sequestrato in una casa isolata del Colorado da una sua fanatica ammiratrice. Affetta da gravi turbe psichiche, la donna non gli perdona di aver “eliminato” Misery, il suo personaggio preferito, e gli impone tra terribili sevizie di “resuscitarla” in un nuovo romanzo. Paul non ha scelta, pur rendendosi conto che in certi casi la salvezza può essere peggio della morte…

Notò che lei quasi non lo ascoltava. Per la seconda volta non manifestava il minimo interesse per un trucco del mestiere che avrebbe tenuto con il fiato sospeso un’intera scolaresca di aspiranti scrittori. E la ragione era fin troppo semplice. Annie Wilkies era il paradigma del pubblico, un’appassionata di storie assolutamente disinteressata alle tecniche narrative. Era la personificazione del Lettore Assiduo, l’archetipo vittoriano.

Misery è stato il mio primo King in assoluto, fino ad ora ho letto solo racconti di King e penso di non aver sbagliato iniziando da questo.

Parlando strettamente del libro, lo stile all’inizio non manca di descrizioni e (se non avete mai letto nulla dell’autore) vi darà forse l’impressione di essere un libro che punta parecchio sull’aspetto descrittivo.

Lo stile di scrittura è quasi sensoriale, si avvertono i sapori, gli odori, i suoni, le forme degli oggetti, tutto questo rende l’esperienza di Paul, il protagonista, condivisa con noi lettori al massimo.

Ad esempio qui c’è la prima differenza con il film piuttosto evidente, ovvero l’introspezione nei pensieri di Paul e nelle sue intenzioni, nel libro noi siamo per tutto il tempo nella testa di Paul, conosciamo la ragione dietro ad ogni sua azione, anche quelle che ad un occhio esterno sembrano poco sensate.

Nella pellicola del 1990 diretta da Rob Reiner con la sceneggiatura di Stephen King e William Goldman invece non siamo direttamente nella testa di Paul, anzi la vicenda viene vista da punti di vista completamente differenti.

Nel libro siamo sempre nella stanza in cui il protagonista è relegato e vediamo solo questo lato della storia, nel film invece abbiamo una visione più ampia.

Parlando di Paul Sheldon, il nostro scrittore, nel film è interpretato da James Caan, candidato agli Oscar come miglior attore non protagonista nel 73′ per “Il Padrino“.

Nella pellicola secondo me risulta più complesso e chiuso il personaggio di Paul, non è più un libro aperto come lo è nel testo di King, alcuni suoi silenzi nascondono pensieri a volte misteriosi per lo spettatore. Anche le sue espressioni sono più moderate e statiche, mentre nel libro ci si immagina un uomo più espressivo e ribelle a tratti.

Sopratutto nel libro scendiamo nell’oblio assieme a Paul, assistiamo ad un inizio di pazzia, proprio per la condizione in cui è costretto a vivere da tempo e per le torture psicologiche e non inflitte da Annie, ad esempio ad un certo punto Paul nei suoi pensieri pensa ad Annie come ad una dea, o inizia a ridere in momenti in cui regna il silenzio, degenera piano piano il suo stato mentale.

Inoltre tenta in vari momenti di ribellarsi o di lanciare qualche battuta sagace o irriverente, subendone poi le conseguenze, quindi prova ad avere un atteggiamento ribelle. Mentre nel film è un Paul più mansueto quello che abbiamo davanti.

Certo in entrambe le versioni con cambia il lato interessante del personaggio, Paul è uno scrittore di successo, ma di un successo che lui non apprezza, perché è riconosciuto per la saga di Misery, saga che lui definisce quasi come spazzatura, nonostante sia nata dalla sua penna.

In quello che per lui è l’ultimo volume della saga Paul infatti da morire Misery, la protagonista, ed è felice di ciò perché pensa di potersi impegnare in una scrittura più “impegnata”. Ma l’incontro con Annie metterà tutto in discussione costringendolo al ritorno da Misery, questo è Paul, uno scrittore obbligato a scrivere di un personaggio e di una storia che detesta, a battere ogni parola a macchina per costruire la vicenda di un personaggio che vorrebbe solo vedere morto, anche se, suo malgrado, durante il processo di scrittura si trova sempre più connesso a Misery e torna da lei quasi con piacere.

Parlando di Annie invece, ci ritroviamo di fronte ad un personaggio fortemente instabile sia nel libro che nel film, nella pellicola è interpretata da Kathy Barnes, vincitrice di un premio Oscar nel 1991 per questa interpretazione per l’appunto.

Non ho nessun dubbio sulla bravura di Kathy Barnes, la sua interpretazione è magistrale, in ogni scena sembra trasparire la follia di Annie, anche in quelle in cui appare più mansueta e controllata, c’è sempre l’impressione di vedere una personalità problematica.

Conoscendo già il volto della Barnes nella sua interpretazione prima di leggere il libro, mi immaginavo sempre lei durante la lettura in automatico nel ruolo di Annie e funziona alla perfezione.

Annie è un personaggio come dicevo disturbato a livello psicologico, durante la storia scopriremo anche vari fatti macabri che concernano il suo passato, penso che nel libro King abbia dedicato maggiore tempo e attenzione a questi fatti, mentre nel film sembrano essere elencati in modo più sbrigativo, in ogni caso arriva bene il concetto.

Annie salva Paul da un incidente stradale per poi tenerlo legato al letto e costringerlo a scrivere il libro seguente a quello appena uscito della saga di Misery, in cui questa appunto muore, “Il Ritorno di Misery”.

Il suo comportamento però è senza dubbio imprevedibile e preoccupante, ciò che è fonte di estrema suspance e tensione nel testo è proprio questo, ovvero il non sapere mai cosa farà Annie, cosa ne sarà di Paul, cosa accadrà nella scena successiva…

Annie è una donna che vive isolata, ha dei vicini che vengono menzionati (più nel libro rispetto al film) e vai in paese ogni tanto, non ha problemi con le persone perché indossa una maschera, sembra sempre una personalità cordiale ed innocente agli altri.

Sembra indossare sempre maschere diverse in realtà, anche con Paul, a volte queste maschere cadono in modo imprevedibile mostrando una personalità spaventosa e violenta, senza scrupoli.

Un aspetto importante nel libro che è stato modificato nel film è l’uso delle parolacce, nel libro Annie si mostra inorridita dall’uso di queste e quando viene il momento, in un impeto di rabbia o altro, di utilizzarle sceglie vocaboli non esistenti, come ad esempio “caccolicchio”. Nel film invece non c’è questa parentesi, ovvero le parole inventate.

Un altra scelta fatta è quella riguardante le immagini forti, nel libro ne vediamo di diverse, descritte con un buon numero di particolari, mentre nel film queste sono state rese più delicate, non si vede il sangue o la violenza del libro, è presente la violenza, ma è stata “alleggerita” in un certo senso.

Altra parentesi interessante è la storia all’interno della storia, nel libro di King infatti noi leggiamo quasi due storie, perché abbiamo modo di leggere il libro a cui sta lavorando Paul da recluso, “Il Ritorno di Misery“, quindi sappiamo esattamente cosa accade.

Penso che ciò riesca a dare profondità alla parentesi Misery, a come Paul lavora a questa saga e al suo rapporto con l’odiata eroina che lo ha portato al successo.

Un ultima differenza che vorrei menzionare è quella che riguarda quasi tutta la parte finale, ma non andrò nel dei dettagli per non cadere nello spoiler, sappiate solo che nella parte finale il film è stato piuttosto modificato comparandolo al libro.

Io definirei Misery un’opera ad alta tensione, in cui ogni capitolo si divora per la curiosità di scoprire il destino del protagonista e l’evoluzione degli eventi, in particolare anche la parentesi riguardante la psicologia di Annie e quella di Paul è degna di nota.

Misery è un libro che conquista il lettore fin da subito, si entra nei panni di Paul e si diventa terrorizzati da Annie che ad ogni comparsa fa sobbalzare il lettore per la tensione.

Più che essere un horror io definirei Misery un thriller psicologico per il modo in cui tiene incollato il lettore alle pagine grazie alla tensione psicologica costante.

Voto libro:

Parlando infine del film, ho apprezzato senza dubbio la recitazione di Kathy Barnes che spaventa lo spettatore e rappresenta a pieno la psicologia instabile di Annie, non ho altrettanto apprezzato invece alcuni cambiamento come ad esempio il voler enfatizzare una specie di “love story tossica” fra Annie e Paul, tramite alcune battute si sente quasi il forzato inserimento di questa sottospecie di love story, che è più un idea diciamo.

Considero comunque il film una visione che intrattiene, è piacevole da vedere, vi consiglio magari di gustarvelo dopo la lettura del libro, semplicemente perché in questo modo avrete prima un quadro completo anche della psicologia dei personaggi, un quadro più dettagliato rispetto a quello del film.

Detto ciò, voi avete mai letto Misery? Siete dei fan di King? Avete mai visto il film? Fatemi sapere!

A presto!

CitaTime

Ogni volta che descrivo una città dico qualcosa di Venezia.

– Quando ti chiedo d’altre città, voglio sentirti dire di quelle. E di Venezia, quando ti chiedo di Venezia.

– Per distinguere le qualità delle altre, devo partire da una prima città che resta implicita. Per me è Venezia. […]

– Le immagini della memoria, una volta fissate con le parole, si cancellano, – disse Polo. – Forse Venezia ho paura di perderla tutta in una volta, se ne parlo. O forse parlando d’altre città, l’ho già perduta a poco a poco.

La città è ridondante: si ripete perché qualcosa arrivi a fissarsi nella mente. […] La memoria è ridondante: ripete i segni perché la città cominci a esistere.

E’ il momento disperato in cui si scopre che quest’impero che ci era sembrato la somma di tutte le meraviglie è uno sfacelo senza fine né forma, che la sua corruzione è troppo incancrenita perché il nostro scettro possa mettervi riparo, che il trionfo sui sovrani avversari ci ha fatto eredi della loro lunga rovina.

Italo Calvino

LiberTiAmo di Settembre (2020)

Buon martedì!

Come è iniziata la settimana? Come state?

Oggi torniamo a parlare del gruppo di lettura, LiberTiAmo, evviva!

Dopo la pausa di agosto in cui non abbiamo scelto nessuna lettura per il gruppo, finalmente da oggi riprendono le letture, abbiamo infatti un testo per settembre, e che testo!

Andiamo a scoprirlo!

9788804668022_0_221_0_75

Le Città Invisibili – Italo Calvino

Casa Editrice: Mondadori

Link all’Acquisto: QUI

 

Trama

«A un imperatore melanconico, un viaggiatore visionario racconta di città impossibili. Quello che sta a cuore al mio Marco Polo è scoprire le ragioni segrete che hanno portato gli uomini a vivere nelle città, ragioni che possono valere al di là di tutte le crisi. Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio; le città sono luoghi di scambio, ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi.»

Italo Calvino

Le città Invisibili è stato pubblicato per la prima volta nel 1972.

L’autore qui ricorre alla tecnica della letteratura combinatoria (letteratura in cui in uno scritto lo scrittore gioca quasi con il lettore, e tenta di trovare combinazioni nascoste nel linguaggio e nell’opera stessa).

Questo testo fa parte del periodo appunto combinatorio dell’autore, dove è evidente l’influenza della semiotica e dello strutturalismo.

Il libro è in lettura sul gruppo da oggi (01/09) al 30/09, quindi per tutto il mese di settembre.

Vi ricordo che potete trovarci su Goodreads e potete unirvi alla lettura in qualunque momento!

E voi? Vi unirete a noi? Avete mai letto “Le Città Invisibili”? Sì? Cosa ne pensate?

A presto,

notes_190131_143522_b6d_1-e1548941801294 (1)