Le Braci – Sàndor Màrai

Buon venerdì e buon quasi weekend!

Come state? Com’è andata la settimana?

Oggi parliamo finalmente de “Le Braci” di Sàndor Màrai, un libro che ho letto mesi fa, ci cui ho accennato qualcosa negli articoli di dicembre, ma di cui non abbiamo mai parlato precisamente e in modo approfondito, oggi è il momento di farlo.

“Le Braci” fu pubblicato per la prima volta in Ungheria nel 1942 senza successo e in italiano nel 1998 da Adelphi. Màrai stesso dischiarò di non amare questo romanzo in quanto “eccessivamente romantico”, iniziamo con la recensione!

Le Braci – Sàndor Màrai

Casa Editrice: Adelphi

Pagine: 181

Prezzo di Copertina: € 11,00

Prezzo ebook: € 6,99

Anno di p. Pubblicazione: 1942

Link all’acquisto: QUI

Trama

Dopo quarantun anni, due uomini, che da giovani sono stati inseparabili, tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei Carpazi. Uno ha passato quei decenni in Estremo Oriente, l’altro non si è mosso dalla sua proprietà. Ma entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento. Null’altro contava per loro. Perché? Perché condividono un segreto che possiede una forza singolare: “una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione”. Tutto converge verso un “duello senza spade” ma ben più crudele. Tra loro, nell’ombra il fantasma di una donna.

“Tutto ciò a cui giurammo fedeltà non esiste più” dice l’ospite gravemente, e solleva a sua volta il bicchiere. “Sono tutti morti, oppure se ne sono andati, hanno rinunciato a tutto quello che giurammo di difendere. Esisteva un mondo per il quale valeva la pena di vivere e di morire. Quel mondo è morto. Quello nuovo non fa più per me. E’ tutto ciò che posso dire.” “Per me quel mondo è sempre vivo, anche se non esiste più nella realtà. E’ vivo perché gli ho giurato fedeltà. E’ tutto ciò che posso dire.” “Sì, tu sei rimasto un vero soldato.”

Recensione

Le braci è diventato un classico decisamente letto e per la maggior parte apprezzato, che ha fatto esplodere la fama si Màrai, autore anche de “La donna Giusta” e “L’Eredità di Eszter“.

Il libro è un dialogo, per la maggior parte monologo in realtà del protagonista perché la controparte non si lascia andare a particolari battute (anche se sono presenti), fra due uomini, un tempo migliori amici, separati dal tempo e da un fatto che ha spezzato questo legame.

I due si incontrano di nuovo ormai in tarda età dopo anni e anni di lontananza per parlare, in particolare il protagonista sembra tenere molto a questo dialogo ed è chiara la sua insistenza per avere questo atteso confronto.

Stile, Ritmo, Atmosfere

Lo stile di Màrai indugia in determinati punti su vari aspetti, lo definirei uno stile descrittivo, non solo a livello di oggettistica o ambienti, ma anche di personalità e esperienze di vita, si lascia andare a descrizioni su concetti universali come l’amicizia, l’amore, la vendetta (che è una tematica fondamentale qui), il tradimento e l’essere umano in toto.

Di certo questo è anche uno degli aspetti migliori, secondo me, da queste descrizioni fuoriescono immagini potenti a tratti poetiche, ma anche terribili che puntano a mettere a nudo l’umanità e gli aspetti negativi, ma allo stesso tempo naturali di questa.

Le atmosfere create, la potenza con cui vengono espressi determinati concetti, le immagini vivide e vibranti sono fra le ragioni per cui, a mio vedere, questo libro è diventato un testo amato e osannato.

Il castello era un mondo a sé stante, come quei grandi e sfarzosi mausolei di pietra in cui languono le ossa di intere generazioni e si dissolvono le vesti funebri di seta grigia o panno nero di donne e uomini vissuti in altri tempi. Esso racchiudeva in sé il silenzio, come un recluso che vegeti esanime sulla paglia marcescente di un sotterraneo, con la barba lunga, vestito di stracci e coperto di muffe.

Il ritmo del testo infine è piuttosto lento, arriviamo alla scoperta del movente di questa separazione piano piano, ma questa scoperta (anche se importante) non è il vero punto del libro, il testo vuole concentrarsi soprattutto sul dialogo fra queste due figure, una che risulta più vogliosa di parlare e l’altra più restia ad esprimersi.

Inoltre vorrei utilizzare un poco di spazio per parlare brevemente delle immagini che raffigurano il personaggio femminile della storia, sono sempre frammenti intrisi di delicatezza, Màrai sembra voler creare apposta per lei fotogrammi morbidi, toccati fin da una punta di innocenza, anche se i fatti sono diversi.

Personaggi

I personaggi creati dall’autore sono umani, il modo in cui esso riesce a rappresentarli è pieno di debolezze, sfaccettature, riflessioni, sentimenti, tutto ciò che contraddistingue personaggi davvero umani, non caricature o tentativi di umanizzazione, ma umanità pura.

Henrik, il protagonista, è il personaggio che come dicevo si perde più di tutti in lunghi dialoghi, rivelazioni, chiarimenti, ha atteso per parecchio tempo il momento giusto per sfogarsi e noi siamo gli spettatori di questo lungo sfogo.

Dalle parole di Henrik traspare un senso di delusione reso più mansueto dal peso degli anni, di infinita vendetta, non un tipo di vendetta violenta e combattiva, ma un tipo di vendetta più subdola e covata in gola e nelle profondità del personaggio per molto tempo.

Penso sia interessante parlare del fatto che Henrik risulta un personaggio intelligente, saggio (saggezza data anche dagli anni), ormai più che maturo, che analizza le situazioni accadute mostrandole al suo interlocutore con chiarezza e oggettività, ma nonostante questo in certi punti sembra perdersi, soffocato dalla morsa di una voglia ardente di vendette più violenta invece e non misurata.

Vuole prendersi delle piccole soddisfazioni spezzando a tratti quell’immagine di uomo pacato e saggio, traspare il suo lato più velenoso, più immaturo anche, che stuzzica l’interlocutore per il puro piacere di farlo, c’è una battuta molto importante che voglio prendere come esempio, ad un tratto Henrik punta a girare il coltello nella piaga dicendo a Konrad che “ha detto il mio nome prima di morire, non il tuo”.

Questa battuta è in contrapposizione con l’atteggiamento disteso e pacatamente vendicativo che si vanta di poter assumere, oltre a questa battuta si lascia andare spesso a piccole ripicche, frecciatine, battutine, come se non riuscisse a farne a meno.

Konrad, il suo interlocutore e amico di una vita che incontra dopo anni di separazione, non parla molto, lascia la palla per la maggior parte del tempo al vecchio amico, lo corregge di tanto di in tanto, ma è un caso raro, e alle domande di lui non risponde mai costruendo un quadro vero e proprio del suo comportamento, a volte non risponde nemmeno.

Di Konrad viene fuori il quadro di un personaggio più misterioso, silenzioso, che non racconta del tutto la sua verità e i suoi perché, rimane un’individuo non compreso del tutto, con molti lati oscuri.

Viene accusato dal vecchio amico nel corso del loro lungo dialogo e sembra confermare sempre le teorie di questo che gli svuota addosso tutti i suoi sospetti e dubbi sul loro passato rapporto, non chiarendo del tutto viene spontaneo pensare che dia ragione a questo anche quando lo accusa di averlo sempre odiato e di essere sempre stato invidioso di lui.

Krisztina invece è la donna di mezzo, la causa della separazione, il fantasma che tormenta entrambi, una presenza che ai tempi della narrazione non c’è, ma si avverte, viene data la vita a questa grazie ai racconti dei due.

Come dicevo lei viene ritratta con delicatezza, sembra che agli occhi dei due lei sia innocente, che non abbia una parte di colpa, ma che sia questa entità lontana dotata di grazia ed eleganza che non potrai mai andarsene del tutto.

I personaggi sono un altro aspetto decisamente importante del libro, le loro sfaccettature e le loro analisi che assieme al loro passato aprono anche il vaso di Pandora che è l’essere umano.

Finale ed Espediente del Dialogo

Il finale è nebuloso, alla fine di questo enorme discorso ci ritroviamo davanti due contenitori, due uomini svuotati dei loro ricordi e delle loro impressioni su ciò che è accaduto e torna il concetto di vendetta, Màrai sembra voler far intendere che la vendetta non se ne va mai davvero, diventa più silenziosa, si nasconde aspettando il momento giusto per colpire e una volta attaccata la preda si accascia e guarda ciò che ne rimane.

L’autore utilizza l’espediente del dialogo per sviscerare varie tematiche, come dicevo prima si toccano i temi base dell’umanità come l’amicizia e l’amore, ma anche la gelosia, il tradimento e soprattutto quei temi sottili, nascosti, quei sentimenti che sono difficili da riconoscere, le gelosie sotterranee, i brevi tic che annunciano l’inizio o la fine di qualcosa ecc. ecc.

Conclusioni

E’ difficile descrivere “Le Braci”, lo definirei un libro che ci proietta all’interno di una discussione infinita fra due personaggi, perché ad un certo punto questa termina, ma sappiamo che non terminerà mai davvero.

E’ un libro che si proietta sempre nel passato, si concentra su questo senza vedere il presente o il futuro, si lascia andare ai ricordi, alla nostalgia, a ciò che è perduto.

La consiglio vivamente come lettura per le tematiche affrontate e per il modo in cui l’autore riesce ad affrontarle, alcuni ragionamenti possono sembrare già visti (ma sono rari questi casi), per la maggior parte ci si ritrova persi in divagazioni che donano spunti importanti di riflessione.

Voto:

Di certo leggerò altro di Màrai, assegno quattro stelle perché nonostante faccia parte del quadro che l’autore vuole creare, avrei gradito qualche battuta/riscontro in più da parte del personaggio di Konrad.

E voi? Avete mai letto Màrai o “Le Braci”? Sì? Vi è piaciuto? No? Perchè? Fatemi sapere!

A presto!

5 pensieri riguardo “Le Braci – Sàndor Màrai

  1. Era tra i libri da leggere, ma non l’ho ancora fatto perché influenzata da recensioni le quali lo definivano un romanzo sopravvalutato. Ho letto tuttavia “La donna giusta” e mi è piaciuto molto, di meno soltanto l’ultima parte che secondo me poteva anche risparmiarsela… e non a caso pare che lo scrittore l’abbia aggiunta diverso tempo dopo.

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    1. Ciao! Anche io ho letto varie recensioni che tendevano a definire questo romanzo decisamente sopravvalutato, e ho sentito anche recensioni davvero iper positive ed entusiaste… Per me è stata un ottima lettura, non perfetta, ma lo è stata anche perché mi sono buttata senza troppe aspettative, questo penso mi abbia aiutata. Adorerei leggere “La Donna Giusta”! E’ il testo che più mi aspira dell’autore, mi ha fatto tornare la voglia di recuperarmelo il prima possibile!

      Piace a 1 persona

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