A Casa Prima di Sera – Riley Sager

Buon venerdì e buon quasi weekend!

Come state? Come avete trascorso questa settimana, finalmente è venerdì, diciamocelo.

Oggi, parliamo di un libro che ho letto tempo fa e che attendevo da mesi, infatti il libro in questione ha avuto un grande successo negli USA e al suo arrivo qui in Italia lo aspettavo a braccia più che aperte, spalancate direi, anche se…

Non voglio rivelare nulla, nel parleremo assieme a brevissimo, iniziamo!

A Casa Prima di Sera – Riley Sager

Casa Editrice: Fanucci Editore (TimeCrime)

Genere: thriller, suspense

Pagine: 358

Prezzo di Copertina: € 16,90

Prezzo ebook: € 9,99

Anno di P. Pubblicazione: 2020 (USA) / 2021 (ITA)

Link all’Acquisto: QUI

Incipit

“Papà, devi controllare se ci sono fantasmi.” Mi fermai sulla porta della camera da letto di mia figlia, sorpreso come tutti i genitori quando il proprio figlio dice qualcosa di strambo. Dato che Maggie aveva cinque anni, avrei dovuto esserci abituato. Non lo ero. Specialmente davanti a una richiesta così inaspettatamente strana.

Trama

“Com’era vivere in quella casa?”. Maggie Holt è abituata a questa domanda. Venticinque anni fa, lei e i suoi genitori, Ewan e Jess, si trasferirono a Baneberry Hall, una sconfinata tenuta vittoriana nei boschi del Vermont. Trascorsero lì venti giorni prima di fuggire nel cuore della notte, un calvario che Ewan raccontò in seguito in un libro di saggistica intitolato “La casa degli orrori”. La sua storia di eventi spettrali e incontri con spiriti maligni diventò un fenomeno mondiale, rivaleggiando con “Orrore ad Amityville” in popolarità e scetticismo. Maggie era troppo piccola per ricordare gli eventi menzionati in quel libro e in più non crede a una parola. I fantasmi, dopotutto, non esistono. Quando Maggie, oggi una restauratrice di esterni, eredita Baneberry Hall, torna in quella casa per ristrutturarla e poi venderla. Ma il suo ritorno è tutt’altro che caloroso. Persone del passato, raccontate in “La casa degli orrori”, si nascondono nell’ombra. E la gente del posto non è entusiasta del fatto che la loro piccola città sia diventata famosa grazie al successo del libro di suo padre. Ancora più inquietante è la stessa Baneberry Hall, un luogo pieno di cimeli di un’altra epoca che suggeriscono una storia dalle tinte oscure. Mentre Maggie sperimenta strani eventi usciti direttamente da “La casa degli orrori”, inizia a credere che ciò che il padre ha scritto, fosse più vicino alla realtà che alla finzione.

Invece che ricordi, io ho estratti. E’ come guardare la fotografia di una fotografia. L’inquadratura è sfocata. I colori sbiaditi. L’immagine è leggermente scura. Torbida. Questa è la parola perfetta per descrivere il tempo trascorso a Baneberry Hall.

Recensione

Come dicevo, aspettavo con trepidazione questo libro perché sono un’accanita amante dei libri ambientanti o riguardanti le case infestate/maledette/strane per qualche motivo.

Mi entusiasmo sempre quando un libro è ambientato in un scenario simile, anche se dovesse essere la storia di Peppino l’anatroccolo io lo leggerei comunque, l’importante è che l’atmosfera sia quella di una casa infestata, ovviamente speriamo che a Peppino non capiti mai di finire in una casa simile.

Comunque, il libro di oggi è famoso in patria, negli USA, con il titolo originale ovvero “Home Before Dark” e al momento è in produzione un film, dal 2020 per la precisione, che però ha subìto dei ritardi nello sviluppo a causa della pandemia.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Quando ho letto questo libro ero in un periodo molto positivo per la lettura, prima dell’inizio del mio crollo a marzo, e l’ho divorato in due giorni. Lo stile di Riley Sager e il ritmo che riesce a mantenere sono accattivanti per il lettore, perché lo stile è senza dubbio godibile, mentre il ritmo rimbalza a causa di salti temporali frequenti.

Infatti abbiamo la storia attuale che riguarda la protagonista che torna a Baneberry Hall dopo parecchi anni, dopo averla ereditata, e si ritrova persa nel viale dei ricordi e in una specie di gara personale per scoprire cosa accadde veramente anni prima in quel luogo.

Poi abbiamo la storia passata, in cui torniamo alle origini della permanenza della nostra protagonista, Maggie, in quella casa, i capitoli infatti si alternano, un capitolo è ambientato negli anni passati mentre il seguente al tempo attuale, e così via fino alla fine.

Questo permette all’autore di gestire un ritmo e una suspense crescente, che alla fine raggiunge la sua esplosione nei twist finali.

Quindi lo stile di Sager per me è stato godibile, c’è da dire che con questo stratagemma a lungo andare il lettore potrebbe finire per annoiarsi, perché a volte entrano in gioco anche sotto trame che allungano la vicenda, ma ci sono così tante domande e misteri che il lettore rimane sempre almeno un poco interessato.

Quindi sotto questo punto di vista l’autore riesce a mantenere viva, non proprio sempre, ma quasi, la curiosità.

Le atmosfere non sono sempre quelle da casa infestata, ci sono capitoli anche più leggeri, in cui ad esempio la protagonista va giù in paese o si perde in riflessioni varie e anche qui il ritmo rallenta un poco.

Secondo me questo libro si sa difendere dal punto di vista delle atmosfere però, ci sono stati momenti in cui leggendo ho avuto un brividino lungo la schiena o mi si è insinuato il dubbio di presenze paranormali, queste sensazioni subentrano anche grazie a delle specie di schemi che tornano spesso nel corso della storia.

Mi riferisco a eventi inquietanti per cui non sembra esserci una spiegazione logica.

Personaggi con uno spessore…sottile?

Uno dei punti deboli di questo libro per me sono in parte i personaggi, la protagonista non mi ha del tutto convinta. Fa tutto per scoprire la verità, ma sembra non concentrarsi su certi aspetti e penso che abbia a tratti reazioni un poco esagerate rispetto alla situazione.

Parliamo di una donna che all’epoca dei drammatici fatti era una bambina, ma che per tutta la vita si è dovuta portare l’onta di aver vissuto in quella casa per il libro scritto da padre.

Si cita l’Orrore di Amytiville in questo libro e l’autore ammette di essersi ispirato alla vicenda e di aver ascoltato durante la scrittura del libro un podcast riguardante proprio la famosa vicenda di Amytiville e in effetti i riferimenti ci sono tutti.

Quindi, tornando a Maggie, quando torna nella casa sembra avere in parte un approccio oserei dire leggero, mentre nella realtà sta tornando in un luogo traumatico, anche se lei non ricorda i fatti avvenuti all’interno, comunque questa casa ha vissuto nei suoi incubi per colpa della fama.

Maggie è stata additata, derisa a scuola e nella vita di tutti i giorni dopo l’esperienza scolastica, tutto per il libro di suo padre divenuto best-seller, ma nonostante questo la vita ai tempi in quella casa lei non la ricorda ed è ammantata da un alone di oscurità e mistero.

Maggie ha provato a fare domande, ma i genitori non le hanno mai detto la verità.

Fin dall’inizio del libro è chiaro che le vicende accadute ai tempi siano fatti con tutta probabilità gravi e terribili, dal tono della storia. Ebbene, l’approccio di Maggie nella sua scoperta della verità non mi ha convinta, sembra avere reazioni infantili a tratti e non voler vedere con chiarezza lati oscuri dove invece è chiaro che ci siano questi lati oscuri.

A parte Maggie, nella vicenda ovviamente ci sono anche altri personaggi, tutti direi piuttosto secondari, tutti non così sfaccettati, ho avuto l’impressione di vederli incasellati in un tipo.

Ad esempio c’è la madre misteriosa e rigida, il padre buono, l’interesse amoroso della protagonista che le ronza attorno, l’amica che la chiama e fa battute da film, l’agente di polizia classico, il giornalista senza vergogna a cui importa solo dello scoop, tutti sono così e basta.

Non hanno una identità approfondita, alcuni più di altri.

Troppi colpi di scena… è tutto troppo

La caratteristica per me più negativa in questo libro è il finale.

Io tengo molto al finale e in questo testo c’è un colpo di scena dietro l’altro, un bombardamento di colpi di scena tutti appositamente sistemati nel finale.

Non ho amato questa idea, si dà una spiegazione ai fatti misteriosi nel finale e si risolvono tutti i misteri legati alla storia passata e alla vita di Maggie in quella casa da bambina, ma questo finto colpo di scena coperto da un altro colpo di scena… è un po’ troppo.

Vorrei anche dire che uno dei personaggi coinvolti in questi twist è un personaggio, secondo me insospettabile agli occhi dell’autore, ma in realtà si capisce fin dalle prime scene in cui compare che c’è qualcosa che non va con questo individuo, quindi si sente arrivare la sua presenza.

Tuttavia il libro è una ricerca, la ricerca della verità attuale e passata che è stata nascosta per molti anni all’interno delle mura di Baneberry Hall e attraverso elementi vari tutti i pezzi del puzzle troveranno il loro posto, anche se alcuni elementi a mio vedere sono stati inseriti solo per il colpo di scena.

Conclusioni

Sono felice di aver letto questo libro per soddisfare la mia sete di curiosità, anche nei confronti dell’autore, e soprattutto per abbeverarmi alla fonte dei libri incentrati sulle case infestate, ma in generale non ho amato questo testo.

Ne ho un’opinione positiva in generale, ma anche se la mia esperienza di lettura è iniziata nel migliore dei modi, il proseguimento non mi ha conquistata del tutto.

Alcuni momenti nella lettura sono inquietanti e vi ricordano che è un thriller su una casa misteriosa/infestata, ma in generale diversi aspetti non mi hanno convinta fra i quali i personaggi, il finale, e l’esagerazione nell’uso dei colpi di scena, alcuni decisamente forzati.

Voto:

E voi? Avete mai letto “A Casa Prima di Sera”? Vi è piaciuto? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

PoetryTime

Noi, dinosauri

Nati così,

dentro a tutto questo

mentre facce di gesso sorridono

e la Signora Morte ride

e gli ascensori si guastano

e gli orizzonti politici si dissolvono

e il ragazzo che imbusta la spesa al supermercato ha

una laurea

e i pesci imbrattati di petrolio sputano le loro prede

imbrattate di petrolio

e il sole è mascherato

noi siamo

nati così

dentro a tutto questo

dentro a queste folli guerre calibrate

dentro quel che si vede da finestre rotte di fabbriche

desolate

dentro ai bar dove le persone non parlano più tra loro

dentro a scazzottate che finiscono a pistolettate e

coltellate

nati dentro a tutto questo

dentro a ospedali che sono così costosi che è più

conveniente morire

dentro un sistema con avvocati che costano così tanto

che è più conveniente dichiararsi colpevoli

dentro a una nazione con le prigioni piene e i manicomi

chiusi

dentro a un posto dove le masse elevano sciocchi a

ricchi eroi

nati dentro a tutto questo

camminiamo e viviamo attraverso tutto questo

moriamo a causa di questo

azzittiti a causa di questo

castrati

corrotti

diseredati

a causa di questo

coglionati da questo

usati da questo

smerdati da questo

resi pazzi e ammalati da questo

resi violenti

resi disumani

da questo

il cuore è incupito

le dita afferrano la gola

la pistola

il coltello

la bomba

le dita cercano un dio indifferente

le dita cercano la bottiglia

la pasticca

la bustina

siamo nati dentro a questa mortalità dolorosa

siamo nati dentro a un paese indebitatosi per 60 anni

che presto non sarà in grado neanche di pagare gli

interessi su quel debito

e le banche salteranno

il denaro sarà inutilizzabile

ci saranno omicidi alla luce del sole e impuniti per le

strade

ci saranno pistole e criminalità a zonzo

la terra sarà inutilizzabile

il cibo si ridurrà sempre più

l’energia nucleare sarà in mano alle masse

esplosioni faranno tremare di continuo la terra

uomini robotici radioattivi si daranno la caccia tra loro

i ricchi e gli eletti osserveranno da piattaforme spaziali

l’inferno di Dante sembrerà un parco giochi per

bambini

il sole non si vedrà più e sarà sempre notte

gli alberi moriranno

tutta la vegetazione morirà

uomini radioattivi mangeranno la carne di uomini

radioattivi

i mari saranno avvelenati

i laghi e i fiumi si estingueranno

la pioggia sarà di nuovo oro

i copri marci di uomini e animali puzzeranno nel vento funesto

i pochi ultimi sopravvissuti saranno abbattuti da nuove

e odiose

malattie

e le piattaforme spaziali saranno distrutte dall’attrito

ci sarà la fine delle scorte

l’effetto naturale del decadimento generale

e ci sarà il più bel silenzio mai udito

scaturito da tutto questo.

Il sole sempre nascosto lassù

nell’attesa del prossimo capitolo.

Charles Bukowski

Nella Casa dei Tuoi Sogni – Carmen Maria Machado

Buon venerdì e buon quasi inizio weekend!

Come state? Come avete trascorso la settimana? Spero come sempre nel migliore dei modi!

Oggi, oltre a parlare del libro citato nel titolo (anche qui sono in ritardo di circa 6/7 ere geologiche), devo fare un pubblico annuncio che riguarda l’amata maratona natalizia, che si tiene ogni anno qui sul blog dal 01/12 al 24/12.

Si sta avvicinando il periodo oramai, ma purtroppo quest’anno non ci sarà sul blog, non temete, sarò comunque più attiva il mese prossimo e come ogni fine dell’anno parleremo delle letture e di propositi futuri, insomma parleremo come sempre dei temi cari discussi solitamente ogni dicembre, ma quest’anno è stato molto complicato e devo ancora rimettermi in sesto quindi so di non riuscire nella missione di pubblicare un articolo al giorno per 24 giorni.

Quindi anche se con profondo rammarico mi sento costretta ad annunciare che questo dicembre non ci sarà la maratona, ma ripeto cercherò comunque di essere il più attiva possibile e dell’anno prossimo di tornare del tutto in pista.

Ci tengo sempre molto alla maratona e spero, l’anno prossimo, di riuscire a tornare con questa tradizione che amo molto, oppure potremmo fare un mese/maratona nel 2022 per recuperare quella saltata del mese prossimo… Vedremo, vedremo…

Piano piano mi sto mettendo in carreggiata e ad andare al gennaio 2022 mi sento già piena di entusiasmo per un anno nuovo, e si spera migliore, qui sul blog.

Quindi, scusatemi per questo cambio di programma, e come dicevo prima cercherò comunque di essere il più presente possibile a partire da dicembre e a tornare a pieno ritmo!

Ora, parliamo dell’articolo di oggi, ebbene dopo mesi dalla lettura sul gruppo di questo libro, eccomi qui con la recensione.

Avrei dovuto pubblicare prima questa recensione anche perché “Nella Casa dei tuoi Sogni” l’ho letteralmente letto nel mese di lettura e terminato il mese stesso, anche quando sono puntuale riesco ad essere in ritardo.

Iniziamo!

Nella Casa dei Tuoi Sogni – Carmen Maria Machado

Casa Editrice: Codice Edizioni

Genere: biografia, autobiografia, memoir

Pagine: 344

Prezzo di Copertina: € 17,00

Prezzo ebook: € 7,99

Anno di P. Pubblicazione: 2019 (USA)

Link all’acquisto: QUI

Incipit

Non leggo mai i prologhi. Li trovo noiosi. Se quello che l’autore ha da dire è così importante, perché relegarlo nel paratesto? Cosa si cerca di nascondere?

Trama

Carmen Maria Machado racconta lo smarrimento e la solitudine di trovarsi in una relazione segnata dall’abuso psicologico, e allo stesso tempo ci consegna, oltre a una toccante autobiografia, una profonda riflessione sulla scrittura e sulla natura stessa del memoir. Per analizzare il suo rapporto con una donna bella e carismatica, ma anche instabile e violenta, e capire come quello che le è successo l’abbia plasmata nella persona che è ora, Machado attinge a piene mani da numerosi generi letterari e dalla cultura pop. Capitolo dopo capitolo siamo trasportati dalla casa stregata al bildungsroman, dal noir alla novella picaresca, da Cechov alle fiabe, da Star Trek ai cattivi della Disney, in un tour de force sul trauma e sulla sua elaborazione che smantella lo stereotipo dell’idilliaca relazione tra donne. Al centro di tutto la casa dei sogni, il simbolo di ciò che poteva essere e non è stato.

Non possiamo smettere di vivere. Che significa dobbiamo vivere, che significa siamo vivi, che significa siamo esseri umani e quindi siamo umani: alcuni di noi sono cattivi, alcuni di noi sono confusi, alcuni di noi vanno a letto con le persone sbagliate, alcuni di noi prendono decisioni pessime e alcuni di noi sono degli assassini.

Recensione

Questo libro è stato il testo di aprile per il gruppo di lettura e sono stata decisamente felice della vincita e dell’arrivo di questo libro in Italia, dopo averlo visto per mesi da bookbloggers e booktubers americani. Infatti il testo ha riscosso un grande successo negli USA e anche in Italia è stato accolto abbastanza bene.

Nella Casa dei Tuoi Sogni” è un memoir molto particolare che non segue le regole del genere, rimane alla base un memoir, ma lo stile con cui è scritto e la suddivisione dei capitoli è senza dubbio originale.

L’autrice è arrivata qui da noi anche con la pubblicazione de “Il suo Corpo e altre Feste” nel 2017 sempre edito dalla Codice Edizioni.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile della Machado è, secondo la mia modesta opinione, piuttosto particolare, essendo questo libro originale nella sua suddivisione c’è anche un cambio di stile, non proprio da capitolo a capitolo, ma di certo ci sono capitoli in cui lo stile si “allunga e restringe” ovvero diventa sintetico e secco o più descrittivo.

Io personalmente non ho amato molto lo stile dell’autrice, e questo è per me forse il lato più negativo della mia esperienza di lettura, non sono riuscita a farmi trasportare dalla sua voce, anche se mi sono comunque sentita trasportata nelle vicende raccontate dall’autrice e ho letto di queste sue esperienze con curiosità ed estremo rispetto, ma c’è qualcosa nella voce della Machado che io (e qui mi ripeto, ma ci tengo a sottolinearlo), secondo la mia esperienza di lettura non ho del tutto gradito.

Lo stile di scrittura è uno degli aspetti su cui mi piace molto concentrarmi e qui non ho sentito il suo stile a pieno, sarà forse anche il salto da un tipo di narrazione ad un’altra, ma non mi sono sentita al 100% connessa con l’autrice.

Il ritmo è costante, essendo un memoir l’autrice ci racconta di una serie di suoi ricordi, alcuni d’infanzia, altri dell’adolescenza, altri ancora che risalgono al periodo in cui ha conosciuto una donna con cui è andata a convivere, e del momento in cui si è ritrovata intrappolata in una relazione tossica con questa donna.

Il tema principale del memoir rimane la relazione con questa e le relazioni che sono state importanti per la Machado e l’hanno segnata in un modo o nell’altro.

Le atmosfere variano molto, ci sono momenti di estrema tensione, altri di disagio, altri ancora di ritrovata pace, insomma è un testo che ti butta in episodi di vita dell’autrice parecchio sfaccettati e macchiati da molte atmosfere e emozioni diverse.

Un Amore Tossico

Come dicevamo la tematica principale di questo libro è il rapporto dell’autrice con questa donna e direi anche il voler sottoporre al lettore una realtà che viene sempre messa da parte e mai considerata, ovvero quella della violenza nei rapporti queer.

L’autrice nel libro cita anche vari esempi storici riguardanti condanne e processi inerenti a atti di violenza e omicidio fra coppie omosessuali e tra l’altro usa anche la sua grande conoscenza nel campo cinematografico per citare esempi, anche non di questo tipo.

L’amore che ci mostra con questa donna viene distrutto da un comportamento violento, dispotico e problematico di questa figura, e l’autrice parla di questa sua amata, ci fa capire che la donna in questione aveva senza dubbio la necessità di un aiuto psicologico, ma ho sempre avuto l’impressione che la Machado più che focalizzarsi su di lei volesse sempre esaltare la tematica precedente, quella della violenza in coppie queer.

Quindi noi conosciamo fino ad un certo punto la donna di cui ci parla, rimane sempre una figura secondaria e oltre al desiderio di esaltare altre tematiche, credo ci sia in questo la voglia della Machado di non rendere questa donna la protagonista, ma rimanere lei al centro della vicenda con le tematiche che vuole affrontare.

Ma quella persistente sensazione di dubbio era così profonda che alla fine le diedero un nome: nostalgia (sostantivo). La spiazzante sensazione che non si riesca mai ad accedere del tutto al passato; che una volta staccatisi da un evento, una qualità fondamentale di esso si perderà per sempre. Un promemoria per ricordare: solo perché la sofferenza causata dalla tristezza è svanita non significa che un tempo non sia stata terribile.

L’autrice rivive la sua storia di amore tossico e violenza con questa donna concentrandosi sulle sue riflessioni, reazioni, emozioni e sentimenti, guardando in faccia ciò che è stato, come forse non riuscì a fare all’epoca della violenza per la forza degli eventi vissuti e la distruzione di un amore.

Con la tematica della violenza arriva anche quella dell’omertà e del desiderio di nascondere la crescente violenza con l’impressione che, se questa non viene nominata non avrà lo stesso potere.

La Machado, nel suo racconto, sembra non riconoscere i campanelli d’allarme e tende a sminuirli, liquidandoli all’inizio come fatti di poco conto, con la speranza che il giorno dopo tutto andrà meglio e ciò che è accaduto, in un pensiero irrealistico e basato sui sentimenti che prova per questa donna, non avrà importanza.

Ma ha importanza, parecchia, e man mano che il tempo avanza ai suoi occhi questi campanelli diventano enormi e non più ignorabili, campanelli che messi tutti assieme presentano ai suoi occhi una relazione in disfatta totale.

Ci sono capitoli di estrema forza, la Machado prende per esempio anche la fiaba di Barbablù e ci mostra come il modus operandi di chi esercita violenza (psicologica e non) sia sempre lo stesso in fin dei conti.

Si isola la vittima, togliendole una fonte esterna alla relazione, un punto di riferimento, si porta in un contesto nuovo che la disorienta e si inizia a mettere in dubbio e minare la consapevolezza mentale e il suo equilibrio mentale, fino a quando questa inizia a mettere in dubbio tutta sé stessa affidandosi a chi esercita questa violenza.

Ciò accade anche grazie all’amore e alla fiducia che la vittima nutre nei confronti del suo aguzzino, nel caso della Machado sicuramente ha influito anche il contesto sociale e il fatto che nessuno (a parte qualche eccezione) ha mai dedicato più di tanta attenzione alla violenza nelle coppie queer, come dicevamo anche prima.

Cinema e Influenze Pop

Vorrei, prima delle conclusioni, dedicare un piccolo spazio ad una caratteristica del libro che ho gradito molto, ovvero le continue citazioni a cinema o serie tv, libri, insomma contenuti più contemporanei e pop.

La Machado dopo i suoi studi cinematografici è in grado di citare esempi, riportare alla luce pellicole, scene, dinamiche nel mondo del cinema per portarci esempi affascinanti che smuovono sempre il ritmo.

E’ un libro che oltre alla sue tematiche ci può insegnare qualcosa della cultura pop.

Conclusioni

Il testo della Machado è senza dubbio innovativo e originale per il modo in cui è scritto e per il focus su varie tematiche molto spesso oscurate, mi hanno colpito anche alcuni ricordi della Machado riguardanti la sua infanzia che si vanno ad incastrare alla perfezione con gli episodi della sua vita più recente, narrati nel libro.

Tutto ci aiuta a costruire un background, a comprendere il suo carattere e la sua psiche, ricostruendo anche il passato delle sue relazioni.

Mi è piaciuta questa lettura e di certo leggerò altro dell’autrice, il mio voto è il risultato del non aver apprezzato del tutto lo stile, ma per quanto riguarda il contenuto e la tecnica sperimentale instillata nel genere memoir dalla Machado, non posso che essere affascinata e toccata da questa lettura.

Voto:

E voi? Avete mai letto nulla della Machado? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

Pillole Letterarie #23

“Forse nella mente di tutti vi è un piccolo compartimento in cui il futuro esiste qui e adesso, dove sono contenuti gli archivi degli eventi che devono accadere, dove l’archivista (che in fin dei conti siamo noi) fa scivolare un avvertimento sotto la porta chiusa.”

“Era come assistere a una propagazione di disarmonia, all’affermazione di influenze maligne piuttosto che al naturale piacere della natura, perché adesso avevo capito che c’erano due aspetti, in Gramarye1, due climi o latitudini, comunque vogliate chiamare queste atmosfere opposte. Forse due zone diverse: positiva e negativa. Avevamo sperimentato il bene, il positivo, quando eravamo arrivati lì. Adesso qualche cosa stava spingendolo da parte. Secondo le parole di Bob Dylan, “i tempi stavano cambiando”. E, tornando indietro col pensiero, i cambiamenti erano cominciati con la comparsa dei sinergisti.”

1 Il nome della casa protagonista della vicenda.

#libriconsigliati#

#piccolistralciletterari#

Sto Pensando di Finirla Qui – Film e Libro

Buon martedì e buon inizio settimana (in ritardo)!

Come state? Come procede questo freddo novembre?

Oggi sono finalmente tornata, dopo settimane e mesi di mezzi ritorni, forse siamo arrivati ad un ritorno definitivo.

Comunque, oggi parliamo di un libro di cui voglio parlarvi da tempo immemore, ma non parleremo solo del libro in questione, affronteremo anche il film tratto da esso, uscito mesi e mesi fa su Netflix.

Come avrete letto dal titolo, parliamo di “Sto Pensando di Finirla Qui“, libro scritto da Iain Reid e film Netflix diretto da Charlie Kaufman.

Iniziamo subito, perché questo articolo ha già aspettato troppo!

Libro

Sto Pensando di Finirla Qui – Iain Reid

Casa Editrice: Rizzoli / Genere: Thriller, Suspense

Pagine: 252 / Prezzo di Copertina: € 18,00

Prezzo ebook: € 9,99 / Anno di P. Pubblicazione: 2016 (USA)

Link all’Acquisto: QUI

Incipit

“Sto pensando di finirla qui. Una volta che arriva, il pensiero rimane. Si trattiene. Si mette comodo. Spadroneggia. Non è che possa farci granché. Credetemi. Non se ne va. E’ qui, che mi piaccia oppure no. E’ qui quando mangio. Quando vado a letto. Quando dormo. E’ qui quando mi sveglio. E’ sempre qui. Sempre.”

Trama

Interno degli Stati Uniti. Una statale silenziosa e vuota, solo profili piatti che si ripetono, un’altalena, un granaio, pecore ferme nella luce del pomeriggio, fienili e campi. Seduta in macchina, sotto la musica country trasmessa dalla radio, la ragazza di Jake guarda la campagna e continua a pensare che deve farla finita con lui; anche se Jake, con quella sua aria svagata e le conversazioni interessanti, in fondo le piace. Ora sono di ritorno dalla casa dei genitori di lui, una fattoria sperduta dove lei ha incontrato per la prima volta quella coppia singolare e visto i recinti lugubri degli animali, un incontro che le ha lasciato addosso una sensazione inafferrabile, come di chi avesse varcato, per il tempo di una sera, la scena di un’allucinazione altrui. Un disagio che peggiora quando Jake, nel mezzo di quel luogo desolato mosso solamente dalla neve in aumento, si ferma in una gelateria, un edificio che emerge, fluorescente, dal buio, le vetrine sbiancate dai neon, e un attimo dopo imbocca una stradina secondaria, parcheggia davanti al suo vecchio liceo chiuso e sparisce all’interno della scuola. Per la sua ragazza, lasciata sola in macchina, ha inizio allora un altro percorso, vertiginoso, nel versante più oscuro della realtà, dove scoprire che fine ha fatto Jake fornirà finalmente la risposta, del tutto imprevedibile, a cosa sia accaduto davvero in questo silenzioso viaggio a due.

Film

Regia: Charlie Kaufman / Sceneggiatura: Charlie Kaufman

Piattaforma: Netflix / Data di Uscita: 04/09/2020

Attori principali: Jesse Plemons (Jake), Jessie Buckley (Luisa/Lucy/giovane donna), Toni Collette (Suzie), David Thewlis (Dean), Guy Boyd (bidello), Colby Minifie (Yvonne)

Ho letto il libro di Iain Reid qualche mese fa e con il senno di poi penso sia uno di quei casi in cui la lettura del libro o la visione del film combinata con l’altra sia ottima per comprendere al meglio l’opera.

L’opera in sé infatti è piuttosto complessa nel modo in cui viene presentata, anche se il nocciolo della vicenda e le varie tematiche presentate sono semplici, ma sia il film che il libro presentano queste tematiche in un modo che può sembrare a tratti onirico e stravagante.

Nel film in particolare ci sono continui riferimenti a musical famosi e non, inoltre l’opera sembra strizzare l’occhio al teatro. Il film per come è stato reso, soprattutto in alcune scene, e il libro per come è stato scritto, direi quasi stile copione teatrale, portano il telespettatore e il lettore in ambienti che ricordano il teatro.

Ma andiamo con ordine, so che questo è stato definito il film più complesso (dal punto di vista della comprensione) uscito nel 2020 e di certo può essere un film che necessita di una buona dose di riflessione e attenzione, come il libro.

La vicenda si apre con una ragazza, che nel libro non ha nome, mentre nel film si chiama Lucy o Luisa (il suo nome viene spesso storpiato come se non avesse una gran importanza), che attende il fidanzato, Jake.

Jake la vuole portare in visita dai genitori, che abitano in una fattoria e anche se Lucy ha dei dubbi sulla sua relazione con il ragazzo e vorrebbe appunto “finirla qui”, accetta l’invito e parte in macchina con il giovane.

I due affrontano un viaggio piuttosto lungo, che nel libro si avverte come interminabile, non direi noioso, perché viene riempito dai discorsi dei due che sono individui di certo intelligenti che non si lasciano andare a discorsi banali o ripetitivi.

Nel film la lunghezza del viaggio viene mitigata e questo viene avvertito come più breve, a mio avviso. Comunque dopo un viaggio tortuoso in scenari pieni di fienili, i due arrivano alla casa dei genitori di Jake e qui si iniziano a manifestare i primi segnali di una stranezza latente che aumenterà minuto dopo minuto.

I genitori del giovane vengono avvertiti come “strani”, sono figure per cui Jake prova molto imbarazzo e questo è evidente da diverse reazioni che lui avrà nel corso delle ore in cui rimarranno nella casa.

Una differenza del film rispetto al libro è che nella pellicola vediamo le scene dei nostri personaggi e ogni tanto qualche scena di un uomo, un bidello, che non sembra c’entrare nulla con la vicenda, diversamente dal libro, in cui queste scene non sono presenti, o meglio ci sono dei brevi capitoli in cui si parla di un uomo, ma non viene presentato come nel film, e nel libro si gioca maggiormente con l’uomo misterioso che chiama la nostra protagonista.

Nel libro questo uomo che chiama ad ogni ora della notte e a volte anche del giorno è una presenza fissa, angosciante, nel film c’è questa parentesi, ma lo spazio dedicatogli è ridotto rispetto al libro.

Comunque, i nostri si ritrovano a cena dopo una lunga attesa per i genitori di Jake che si presentano, ed è evidente fin da subito che soffrano di qualche disturbo, ad esempio il padre di Alzheimer e la madre di un problema di udito, ma non c’è solo questo, l’intera sequenza che si svolge nella casa ed è forse il cuore dell’opera risulta cosparsa di scene a primo acchito assurde e messaggi nascosti o riferimenti ad altre scene.

Una caratteristica di questa opera, e mi riferisco a film e libro, è il dialogo. Ci sono scene in cui dal punto di vista degli eventi non accade nulla, ma assistiamo a dialoghi su dialoghi che con l’andare avanti diventano a tratti inquietanti ed estranianti.

Tornando ai genitori, ho notato che nel film, sempre a mio avviso, viene accentuata la loro stranezza, non che non sia presente nel libro, ma nel film si può scambiare per pazzia a tratti.

Come dicevo la scena della casa è il cuore dell’opera ed è forse la sequenza in cui per la prima volta ci dedichiamo a collegare parecchi fatti, mettiamo assieme vari puntini e ci vengono sottoposte tematiche di vario tipo.

Una fra queste è senza dubbio la vecchiaia, lo scorrere inesorabile del tempo che non lascia scampo a nessuno.

Siamo trasportati in un viaggio in cui conosciamo i genitori di Jake e ci facciamo un’idea della sua infanzia, visitando la sua cameretta, ascoltando le conversazioni fra i suoi, visitando la cantina, ogni stanza è una parentesi che confonde, ma allo stesso tempo delinea un quadro del passato di Jake.

In particolare la scena della cantina nel libro viene trattata in modo un poco diverso e anche qui ho avuto l’impressione di leggere una scena più “lunga” rispetto a quella del film.

Quando la protagonista risale al piano superiore prega Jake di andare a casa, ma il tutto viene dilungato perché deve prendersi cura dei suoi genitori che nel frattempo hanno subìto un cambiamento e qui ci viene ripresentata la tematica del tempo, del concetto per cui la vita va avanti ed è un cerchio e noi non possiamo farci nulla.

Ovviamente la tematica del tempo porta con sé anche quella della morte, che è una presenza costante in quest’opera, ma non in modo sempre evidente.

Ci viene presentata sotto vari aspetti, in varie scene, è presentata come se fosse l’ultimo atto di una recita teatrale e i personaggi che assistono a questa morte non possono far altro che raccogliere i cocci e cercare di andare avanti con la propria vita.

Comunque, i due riescono a rimettersi in viaggio per tornare a casa della protagonista, ma nel viaggio di ritorno decidono di fermarsi a prendere un gelato in questo locale appartenente ad una catena di gelaterie.

Qui i nostri fanno degli incontri particolari, infatti oltre alle due ragazze bionde e piuttosto irrispettose (che saranno importanti per un discorso della protagonista nel film), incontreranno anche una ragazza che ha uno sfogo su un braccio e che a differenza delle due sarà molto gentile e disponibile e si lascerà scappare delle frasi inquietanti e strane.

Dopo la fermata in gelateria il viaggio riprende, ma ad un certo punto, sempre in mezzo alla tormenta che infuria, i due si fermano in un altro luogo che sarà vitale per la conclusione della vicenda, ma io mi fermo qui perché non voglio rischiare di spoilerare tutto.

Ci tengo però a dire che il finale è differente tra il libro e il film e qui risiede forse la differenza maggiore, perché il film in generale (a parte qualche modifica che è senza dubbio presente, ma non intacca mai l’essenza del libro) rimane piuttosto fedele all’opera originale.

Il finale del libro è decisamente più negativo e pessimistico, non lascia aperti molti spiragli, mentre quello del film è più positivo e legato al mondo dei musical, forma che viene citata spesso nella pellicola, ma usata nella sua vera forma solo nel finale appunto.

Sto Pensando di Finirla Qui” è un opera decisamente particolare e originale, in cui l’angoscia prende il sopravvento senza sapere bene il perché nei primi momenti, ci ritroviamo vittime di una atmosfera pressante, asfissiante, che ci spinge ad interrogarci su temi inevitabili e con la stessa forza con cui ci spinge, ci stacca poco dopo e ci riallontana.

La stranezza dei fatti e delle immagini danno un tono onirico alla vicenda, dettagli presentanti che vengono a mancare, frasi ambigue, intrecci di trama che si allacciano e donano un senso nuovo ad un concetto, il tutto rende questa storia diversa, ma allo stesso tempo comune per le tematiche.

Come dicevo sopra, c’è la morte, il tempo, il diventare adulti ed essere costretti a lasciar indietro la giovinezza ed essere guardati in modo diverso, l’essere figli e genitori, i sogni di gloria spezzati, il ritrovarsi molte volte nella vita in situazioni in cui siamo arrivati senza rendercene bene conto, solo per non deludere qualcuno o non sapere dire di “no”.

Parlando un poco del film, questo ha atmosfere piuttosto cupe, scure, anche se sopra a tutto regna un certo calore, un qualcosa di intimo nella freddezza generale del tutto.

A Kaufman piacciono le sceneggiature con parecchi dialoghi e di certo qui l’opera primaria non viene meno nel soddisfare questa sua peculiarità.

Il film l’ho trovato allungato rispetto al libro, ma non è quel tipo di allungamento che ti fa rimpiangere il libro perché non ha senso o è un semplice “allungare il brodo” senza scopo, qui c’è un senso e un significato dietro ad ogni scena aggiunta o ad ogni modifica.

Così come il libro il film potrebbe aver bisogno di una seconda visione o lettura perché può anche non essere di facile comprensione.

Mesi fa il libro non mi aveva conquistata a pieno, ma credo che la visione del film mi abbia aiutata a vedere con una luce diversa certi aspetti della storia e ad ampliare alcuni concetti.

Di certo “Sto Pensando di Finirla Qui” non è un thriller semplice e richiede un buon livello di attenzione, ma una volta compreso il meccanismo del film e le tematiche penso che la visione diventi più comprensibile.

Come dicevo prima è una storia che lascia il lettore e lo spettatore con una buona dose di angoscia, indipendentemente dal finale e dalla differenza fra film e libro, proprio per i temi e le atmosfere che si annodano assieme e arrivano al twist finale che aggiunge un ulteriore livello di comprensione e angoscia.

Nel libro è complesso arrivare dal soli alla comprensione del colpo di scena finale, mentre nel film è più intuibile e con un buon livello di attenzione si arriva a capire il mistero dietro all’uomo sconosciuto e al legame con i protagonisti.

Detto ciò, credo che “Sto Pensando di Finirla qui” sia un’opera che merita di essere scoperta e rappresenta un punto originale, diverso, certo prende ispirazione dal teatro, dai musical, fa riferimento al tetro dell’assurdo, sciorina tematiche che vediamo varie volte, ma ha un occhio di attenzione maggiore nei confronti di temi o sentimenti umani che molte volte vengono gettati in un angolo o non analizzati con la dovuta cura, come ad esempio il diventare vecchi.

Lo fa in modo diverso, strano forse, ma è una stranezza che ha un suo significato.

Voto (del film e del libro):

Se devo essere sincera è difficile per me dare un voto certo a quest’opera, al libro dopo la lettura avevo assegnato quasi quattro stelle, ma al film ne assegnerei quasi quattro e mezzo anche se il finale non mi ha conquistata a pieno, forse ho preferito quello del libro.

Penso che la presenza di scene con dialoghi molti lunghi e poca azione possa essere un qualcosa di negativo o noioso per alcuni spettatori o lettori, a me personalmente non ha annoiato, ma ho avuto varie volte l’impressione che nel libro diventi tutto più allungato e lento, non tanto per la differenza di forma ovviamente fra libro e film, c’è qualcosa in più, una sensazione in più nel libro che dilata il tempo.

Ci sarebbero ancora paragrafi e paragrafi da scrivere su questa storia, ma io non posso cadere nello spoiler e non vorrei finire per caderci con le mie mani.

Detto ciò, avete letto o visto “Sto Pensando di Finirla Qui”? Sì? No? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A prestissimo!

LiberTiAmo di Novembre (2021)

Buon lunedì e buon inizio novembre!

Come state? Come avete trascorso il mese di ottobre?

Oggi parliamo assieme del libro del mese di novembre, libro vincitore del sondaggio che sarà in lettura per tutto il corso del mese sul gruppo che trovate su Goodreads e Telegram!

Io direi di buttarci subito e andare a scoprire la nuova lettura assieme!

Sorelle – Daisy Johnson

Casa Editrice: Fazi

Link all’acquisto: QUI

Trama

Le sorelle adolescenti Luglio e Settembre sono strette da un legame simbiotico forgiato con una promessa di sangue quando erano bambine. Vicine quanto possono esserlo due ragazze nate a dieci mesi di distanza, a volte è difficile stabilire dove finisca l’una e cominci l’altra. Abituate all’isolamento, non hanno mai avuto amici: bastano a se stesse. Ma un pomeriggio a scuola accade qualcosa di indicibile. Qualcosa da cui non si può tornare indietro. Alla disperata ricerca di un nuovo inizio, si trasferiscono con la madre dall’altra parte del paese, sul mare, in una vecchia casa di famiglia semiabbandonata: le luci tremolano, da dietro le pareti provengono strani rumori, dormire sembra impossibile. Malgrado questo inquietante scenario, a poco a poco la vita torna ad assumere una parvenza di normalità: nuove conoscenze, falò sulla spiaggia… Luglio si accorge però che qualcosa sta cambiando, e il vincolo con la sorella inizia ad assumere forme che non riesce a decifrare. Ma cos’è successo quel pomeriggio a scuola che ha cambiato per sempre le loro vite? Ricco di tensione e profondamente commovente, il secondo romanzo della talentuosa Daisy Johnson penetra a fondo nelle zone più oscure dei legami affettivi, raccontando una conturbante storia d’amore e invidia tra sorelle che i fan di Shirley Jackson e Stephen King divoreranno.

Sorelle è stato pubblicato per la prima volta in Italia a Luglio 2021.

Il libro sarà in lettura da oggi fino al 30/11, quindi per tutto il mese di novembre.

Vi unirete alla lettura? Sarete dei nostri? Fatemi sapere!

A prestissimo!