Incendi – Richard Ford

Buon mercoledì e ben ritrovati/e!

Come state? Procede bene la settimana? Vi sentite già pronti per la fine di gennaio?

Oggi parliamo di un libro che ho letto qualche mese fa, siamo ancora immersi nell’operazione di recupero delle recensioni arretrate, meno una, tra l’altro abbiamo parlato un poco di questo libro nell’articolo dei libri top del 2021, quindi la rivelazione del voto finale non sarà una sorpresa, ma prima di quello ci dobbiamo addentrare nei meandri di questo testo.

Iniziamo!

Incendi – Richard Ford

Casa Editrice: Feltrinelli

Genere: narrativa contemporanea

Pagine: 165

Prezzo di Copertina: € 7,50

Ebook non disponibile

P. Pubblicazione: 1990

Link all’acquisto: QUI

Incipit

Nell’autunno del 1960, quando io avevo sedici anni e mio padre era momentaneamente disoccupato, mia madre conobbe un certo Warren Miller e si innamorò di lui.

Trama

Nell’estate del I960 la città di Great Falls, Montana, fu circondata dal fuoco. Il fumo proveniente dalla foresta in fiamme coprì le montagne a sud, ovest e a est. Fu l’estate in cui il padre di Joe trasferì la famiglia nel Montana per non perdere l’occasione del boom petrolifero. Fu l’estate in cui il padre perse il lavoro al golf club e andò a combattere l’incendio. Fu l’estate in cui la madre di Joe incontrò Warren Miller e s’innamorò di lui. Fu l’estate in cui Joe si accorse che i genitori erano qualcosa di inesplicabile, come tutti. Nessuno di questi personaggi ritiene che la felicità gli sia dovuta. Tutti devono fare degli aggiustamenti nei confronti degli altri. Tutti, quando è in gioco la propria sopravvivenza, richiedono innocentemente che il proprio interesse prevalga, anche su quello delle persone che amano. Nessuno, dice Ford, conosce il perchè delle proprie azioni. Semplicemente le compiono. Sdradicano le proprie esigenze, abbandonano i figli, cambiano compagni di vita: tutto nel vago perseguimento della felicità.

Recensione

Dunque, ci tengo a dire che questa è stata la mia prima esperienza con Richard Ford, un autore che ho sicuramente intenzione di approfondire perché questo primo testo mi ha stupita e altre pubblicazioni dell’autore, se non la maggior parte, mi sembrano parecchio interessanti.

Richard Ford è un autore americano, ha pubblicato romanzi e raccolte di racconti, l’ultima è stata “Scusate il Disturbo“, raccolta di racconti edita Feltrinelli pubblicata nel 2021.

Fra i suoi testi più famosi è giusto citare: “Canada“, “Tutto Potrebbe Andare Molto Peggio” e “Sportswriter“, tutti editi Feltrinelli.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Per me lo stile di Ford è assolutamente godibile, trovo riesca a penetrare nelle emozioni dei personaggi e a farle arrivare moltiplicate al lettore, usando uno stile tutto sommato equilibrato e sempre con una punta di nostalgia.

I personaggi si guardano spesso alle spalle pensando al passato e nelle loro espressioni regna sempre una sorta di infelicità latente, il modo in cui si muovono, reagiscono, vivono, nasconde una specie di malinconica tristezza.

Il ritmo di Ford in “Incendi” è costante, medio, l’autore si prende il tempo per rappresentare al meglio i personaggi senza essere né troppo sfuggente, né troppo perso ad adagiarsi sugli allori.

La vicenda di per sé è semplice, parliamo di un ragazzo che durante l’assenza del padre vede la madre frequentare un altro uomo, va addirittura a cena a casa di questo con la madre ed è costretto ad assistere alla caduta del matrimonio fra i genitori, un’esperienza dolorosa che anche nei momenti di narrazione più innocenti, mi ha fatto soffrire non poco.

Infatti questo libro all’apparenza è innocente, lo stile dell’autore lo è perché rappresenta fatti che migliaia di persone vivono o hanno vissuto nella loro adolescenza/infanzia e lo fa con fatti semplici, eventi di tutti i giorni, racconta ciò come se non stesse succedendo qualcosa di grave, come se la famiglia del protagonista non si stesse sfasciando.

E’ un libro che fa vivere o rivivere al lettore esperienze legate all’infanzia o adolescenza, riporta il lettore stesso a quel tempo e lo fa assistere inerme a fatti che sono dolorosi per il protagonista.

L’atmosfera generale del libro mi ha ricordato quelle mattine estive in cui ci si sveglia presto e si ha il tempo di vedere l’alba, ci si perde ad ammirarla cercando di non pensare alla giornata che ci aspetta perché sappiamo di dover affrontare tanti problemi che vorremmo evitare, ecco quando ripenso ad “Incendi” penso a questa immagine.

Noi seguiamo il protagonista sedicenne e ci identifichiamo con lui, un giovane che si ritrova in un periodo delicato della propria crescita e deve fare i conti con tutto quello che sta accadendo, questo romanzo fa rivivere quelle tipiche emozioni di frustrazione mista a speranza disillusa e non che sono tipiche dell’adolescenza.

Il Crollo di un Matrimonio

Il tema principale del libro, oltre alla crescita del protagonista, è come dicevamo prima il tradimento di questa donna nei confronti del marito e il crollo di questo amore, matrimonio, famiglia.

Trovo che questa sia una tematica molto delicata che certe volte non viene rappresentata al meglio, quella del tradimento matrimoniale, c’è da dire che secondo me negli anni è stata bistrattata, dal cinema, dallo spettacolo, in generale un po’ ovunque, ho sempre avuto l’impressione di vederla rappresentata come un fatto di poco conto, viene spesso sminuita e non approfondita, mentre invece un tradimento, come quello a cui assistiamo in “Incendi“, è un evento che segna profondamente una famiglia e una coppia, ovviamente con tutte le eccezioni del caso.

In questo libro invece Ford ci fa provare il dolore e la frustrazione di un ragazzo che sente di non poter fare nulla, di un uomo, il padre, che realizza di non essere più ricambiato nel suo amore dalla moglie, di una donna, la madre, che si sente prigioniera di una vita che non vuole più.

Siamo assieme al protagonista catapultati in un clima di disagio e distacco, improvvisamente la madre diventa per lui una sconosciuta, una figura che sente di non aver forse mai capito e il padre quell’individuo lontano a cui vorrebbe urlare di tornare a casa e pregarlo di fare qualcosa.

“Avrei voluto risponderle qualcosa, anche se non stava neanche parlando con me ma solo con se stessa o con nessuno in particolare. Io non pensavo di raccontare tutto questo a mio padre e avrei voluto rassicurarla in proposito. Ma non volevo essere l’ultimo a parlare. Perché se anche avessi detto qualcosa, sapevo che la mamma sarebbe rimasta in silenzio come se non m’avesse sentito e io sarei rimasto lì con le mie parole – qualunque fossero state – a ricordarle per il resto della mia vita.”

E’ sempre Colpa dell’altro

Per Joe, il protagonista, è facile odiare l’amante della madre che viene additato per tutto il romanzo come un uomo quasi senza scrupoli, sulle prime sembra impacciato e piuttosto timido, ma successivamente viene alla luce una sua parte di personalità più ispida e viscida.

Non è un uomo cattivo, anche se noi vediamo tutto dagli occhi di Joe e ci sembra un mostro, perché in queste situazioni la colpa sembra sempre essere dell’altro, di quello/a che porta via la madre o il padre, Joe inizierà a capire piano piano che non è l’altro ad essere un mostro, ma in queste situazioni la colpa non è di nessuno e di tutti, anche qui ci sono casi e casi ovviamente.

Anche noi finiamo per odiare l’amante e per vedere il padre come una vittima, la situazione è molto più complicata così e alla fine comprendiamo meglio la vera natura dei personaggi e le loro motivazioni.

Conclusioni

Incendi” è un libro che mi ha fatto versare lacrime amare, anche se non è all’apparenza il libro più strappalacrime che esista, forse ha solo toccato, nel mio caso, delle corde particolari e per questo mi è piaciuto molto.

E’ una storia all’apparenza semplice, ma decisamente complessa, i cui non ci sono veri colpevoli, persone perse forse, è un libro che ricorda ai figli che anche i genitori sono esseri umani e come tutti sbagliano e cadono.

Anche se mi è piaciuto devo ammettere di non aver apprezzato del tutto il finale, per me unico neo del libro, mi è sembrato affrettato e sforzato.

Voto:

E voi? Avete mai letto qualcosa di Ford? Sì? No? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A presto!

Sonno Profondo – Banana Yoshimoto

Buon mercoledì!

Come vi sentite in questo mercoledì? Spero che tutto proceda nel migliore dei modi!

Oggi recuperiamo un’altra recensione, di un libro che ho letto qualche mese fa e che mi ha stupita.

Il libro di oggi è “Sonno Profondo” di Banana Yoshimoto, ed è il mio primo approccio con l’autrice, famosa soprattutto per “Kitchen“, diventato un super best seller.

Sonno Profondo” è un testo che sostava da anni nella mia libreria ed è una raccolta di tre racconti, simili soprattutto peri personaggi che incontriamo in essi e il mood generale.

Iniziamo!

Sonno Profondo – Banana Yoshimoto

Casa Editrice: Feltrinelli

Genere: racconti, narrativa contemporanea

Pagine: 134

Prezzo di Copertina: € 8,50

Prezzo ebook: € 4,99

P. Pubblicazione: 1989

Link all’acquisto (nuova edizione): QUI

Incipit (primo racconto)

Da quanto tempo sarà che quando sono da sola dormo in questo modo? Il sonno viene come l’avanzare della marea. Opporsi è impossibile. E’ un sonno così profondo che né lo squillo del telefono né il rumore delle auto che passano fuori mi arrivano all’orecchio.

Trama

“Queste tre storie, dice Banana Yoshimoto, raccontano la notte di alcuni personaggi che si trovano in una situazione di blocco, in una fase in cui il flusso regolare del tempo si è interrotto”. In questa sospensione, emergono i temi a lei più cari, i percorsi del suicidio, la decadenza dell’istituzione familiare, il ruolo della sessualità, ritratti questa volta in noir, per suscitare una forte emozione.

Recensione

Sonno Profondo” è il terzo romanzo dell’autrice giapponese ad essere tradotto in Italia, il libro raccoglie tre racconti precedentemente apparsi sulla rivista “Kaien”: “Sonno Profondo“, “Viaggiatori nella Notte” e “Un’esperienza”.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile di Banana Yoshimoto è pulito, lineare, non avendo mai letto nulla dell’autrice sono rimasta stupita dalla semplicità (dal punto di vista dei termini utilizzati) del suo stile, sa indagare nei quadri complessi delle emozioni umane e ha la grande abilità di saper utilizzare, a mio modesto pare, il grande mantra dello “Show don’t tell” magnificamente, almeno in questo testo.

Il ritmo sembra lento ad un primo acchito perché la Yoshimoto si concentra sulle sensazioni dei personaggi e il loro modo di vivere gli eventi più piccoli e normali, ma in realtà la storia avanza, quindi il ritmo è quello strano mix che sembra far rallentare a tratti il tempo mentre la vita di tutti i giorni va avanti per i nostri personaggi.

Le atmosfere dei racconti sono costellate da un senso di malinconia e solitudine generale, i tre racconti sono infatti accomunati da un senso quasi di abbandono nei confronti della vita o della vita per come era vista dai personaggi.

I personaggi vivono in uno stato di blocco che li porta ad osservare le persone e la vita attorno a loro come se fossero all’interno di una bolla, vedono quello che succede, ma a loro sembra non importare, sono concentrati su un passato che non c’è più, su un periodo della loro vita che è stato importante e che loro tendono ad idealizzare senza concentrarsi sul presente, come se non esistesse, come se avessero lasciato la loro vita in mano a delle entità uguali a loro che non sono loro.

Vivono in quello stato di apatia e distacco come se fossero in un costante sonno profondo, ogni giornata è uguale a quella precedente, non c’è interesse o voglia di fare nulla di particolare nella loro vita, questa ovviamente può essere anche una forma di depressione da non sottovalutare.

Penso che Banana Yoshimoto sia bravissima nel far provare queste sensazioni al lettore senza al tempo stesso appesantire il tutto, non insiste mai troppo sulle emozioni di questi personaggi, ha uno stile equilibrato, dipinge un quadro senza esagerare mai.

Sonno Profondo

Sonno Profondo” è il primo racconto della raccolta e parla di questa ragazza che dorme costantemente, vive in questo appartamento sola e frequenta un uomo sposato. Si perde spesso in ricordi riguardanti il periodo in cui lavorava o in cui studiava, ma nello stato attuale vive quasi come se fosse nella famosa bolla di cui parlavamo prima, ogni tanto si incontra con quest’uomo, ma non prova particolari interessi o slanci nella propria vita.

E’ un racconto che ha al suo interno un’aura di solitudine non indifferente, la Yoshimoto riesce a scrivere in modo decisamente evocativo, leggendo mi sono immaginata perfino il movimento di un vestito indossato dalla protagonista durante un momento di relax e alla fine dopo un buon tot di tempo dalla lettura, per qualche motivo sono queste le scene che ricordo di più, quelle legate alla vita di tutti i giorni, ma con un tocco di poesia e atmosfera in più.

Durante la lettura si può provare il desiderio di spronare quasi questa ragazza a cambiare la propria vita, ma questo desiderio non diventa mai così forte al punto da rendere la lettura fastidiosa per l’immobilità della protagonista.

Ognuno di noi dopotutto ha vissuto o vivrà io credo un periodo di limbo, un lasso di tempo in cui ci si sente bloccati e non si può tornare indietro, verso il passato magari negativo, ma sicuro e allo stesso tempo non si riesce ad andare avanti, l’importante è saper affrontare questo periodo nel migliore dei modi, come dicevo sopra alcune di queste emozioni (con ovviamente mille e più considerazioni in base al caso) possono anche essere collegate ad una malattia come la depressione.

“Credo che la forza si stesse impercettibilmente rigenerando dentro di me. Anche se era stata solo una piccola onda, una piccola storia di resurrezione vissuta dal mio cuore provato dalla perdita di un’amica e dalla quotidiana stanchezza del vivere, mi fece pensare quanto l’uomo sia fondamentalmente sano. Non ricordavo più se in passato mi fosse già accaduto, ma nell’affrontare il buio che ognuno ha dentro di sé dopo una ferita profonda, distrutta dalla stanchezza, all’improvviso un’energia sconosciuta aveva cominciato a riemergere.”

Ecco, la protagonista di questo primo racconto si perde nel sonno e lascia che i giorni passino non concentrandosi più di tanto sul futuro.

Viaggiatori nella Notte

Il secondo racconto riguarda una ragazza che trova una lettera della ex fidanzata del fratello morto un anno prima e da lì inizia la sua passeggiata nel viale dei ricordi, quelli di suo fratello, quelli di questa ragazza e quelli degli attimi vissuti assieme quando sia lei che il fratello erano più giovani.

E’ un racconto che parla di morte e mancanza, viviamo sempre nelle atmosfere della raccolta, quelle del vuoto e del distacco dalla realtà, ma qui indaghiamo nei meandri di un rapporto profondo e viscerale come quello fra fratello e sorella e ci perdiamo assieme alla protagonista nelle varie domande che la morte del giovane ha lasciato in lei.

Il ritrovamento di questa lettera scatenerà tutta una serie di ricordi ed emozioni che lei ha forse volutamente lasciato addormentate dopo la morte del giovane, per non soffrire e non essere costretta a guardare in faccia la realtà.

Abbiamo anche qui un racconto toccante, pieno di nostalgia che ci porta ad interrogarci sul passato, davvero il passato è solo passato? O è ogni giorno con noi anche se non lo vediamo e a volte lo ignoriamo? E’ vero che concentrarsi troppo su di esso può essere nocivo, ma anche ignorarlo può esserlo.

Un’esperienza

La raccolta si conclude con “Un’esperienza” che è un racconto assai amaro in cui questa ragazza ci racconta di un’esperienza passata, anni prima infatti era andata a vivere in un appartamento con un ragazzo per cui aveva perso la testa e un’altra ragazza che frequentava questo giovane, insomma era una storia a tre e tutti vivevano sotto lo stesso tetto.

La narratrice in questo racconto si perde a parlare della sua “rivale” e riscopre un sentimento di affetto nei suoi confronti, è un racconto molto interessante perché fa riflettere sulla potenza della memoria e dei ricordi, e sul concetto di rivalità e odio.

Ai tempi quando stavano assieme la protagonista non amava particolarmente questa ragazza, ma non la detestava nemmeno, forse pensava di odiarla, ma dal modo in cui parla di lei al passato scopriamo che provava quasi un senso di affetto e ammirazione che ai tempi non voleva ammettere a se stessa.

Al presente invece accetta totalmente il fatto di sentire quasi la sua mancanza e averla amata, in modo particolare diciamo.

E’ un racconto breve, il più breve della raccolta, ma è a mio avviso il più doloroso assieme a “Viaggiatori nella Notte“, qui il senso di passato perduto ci arriva totalmente, il mondo in cui ha vissuto la protagonista non esiste più, le persone con cui ha vissuto sembrano lontane anni luce e lei si ritrova a sentire la mancanza di tutto quel che è stato, che al passato non era un idillio, ma al presente sembra un mondo per cui vale la pena provare un senso di mancanza.

Conclusioni

Sono stata felice di questo primo approccio con Banana Yoshimoto e leggerò senza dubbio altro di suo, non mi sento di dare cinque stelline perché anche se la raccolta è stata di mio gradimento aspetto di leggere qualcosa di più potente.

“Sonno Profondo” è una raccolta interessante, ma non è il punto massimo della Yoshimoto e non è di certo perfetta, ma ripeto è assolutamente godibile, soprattutto può essere un bel modo per scoprire lo stile e le tematiche dell’autrice.

Voto:

E voi? Avete mai letto nulla di Banana Yoshimoto? Sì? Vi è piaciuto? No, perché? Fatemi sapere!

A presto!

CitaTime

“Fino allora egli era avanzato per la spensierata età della prima giovinezza, una strada che da bambini sembra infinita, dove gli anni scorrono lenti e con passo lieve, così che nessuno nota la loro partenza. Si cammina placidamente, guardandosi con curiosità attorno, non c’è proprio bisogno di affrettarsi, nessuno preme di dietro e nessuno ci aspetta, anche i compagni procedono senza pensieri, fermandosi spesso a scherzare. […] Poi si sente dire che il meglio è più avanti e si riprende senza affanno la strada. Così si continua il cammino in una attesa fiduciosa e le giornate sono lunghe e tranquille, il sole risplende alto nel cielo e sembra che non abbia mai voglia di calare al tramonto.”

“Gravava oramai nella sala il sentimento della notte, quando le paure escono dai decrepiti muri e l’infelicità si fa dolce, quando l’anima batte orgogliosa le ali sopra l’umanità addormentata.”

“Sembrava ieri, eppure il tempo si era consumato lo stesso con il suo immobile ritmo, identico per tutti gli uomini, né più lento per chi è felice né più veloce per gli sventurati.”

“La vita gli appariva inesauribile, ostinata illusione, benché la giovinezza fosse già cominciata a sfiorire. Ma Drogo non conosceva il tempo. […] E lui aveva invece disponibile una semplice e normale vita, una piccola giovinezza umana, avaro dono, che le dita delle mani bastavano a contare e si sarebbe dissolto prima ancora di farsi conoscere.”

Dino Buzzati

Rosso Nella Notte Bianca – Stefano Valenti

Buona domenica, buona Befana (in più che ritardo) e ben ritrovati/e sul blog!

Rieccoci a parlare di libri dopo qualche giorno di pausa, questa sarà la prima recensione di un anno che spero, sarà costellato di articoli interessanti.

Voglio cercare di recuperare con le recensioni arretrate, anche perché di vari libri di cui abbiamo parlato negli ultimi giorni del 2021 non esistono recensioni approfondite e di questo me ne dispiaccio, quindi cercherò di ovviare a tutto ciò il prima possibile.

Rosso nella Notte Bianca” è stato uno dei miei libri top del 2021 e non vedo l’ora di parlarvene, quindi iniziamo!

Rosso nella Notte Bianca – Stefano Valenti

Casa Editrice: Feltrinelli

Genere: narrativa letteraria/narrativa contemporanea

Pagine: 117

Prezzo di Copertina: € 12,00

Prezzo ebook: € 8,99

P. Pubblicazione: 2016

Link all’acquisto: QUI

Incipit

La tremenda immensità dei duemila metri. La distesa è intirizzita. E la neve di novembre ha cancellato arbusti, rocce, terreno. Ulisse ritrova l’ombra nebbiosa del primo mattino, un’onda immobile che divora i monti. La accoglie fermo, le braccia abbandonate sui fianchi. E’ arrivato in malga ieri sera. Lì, in radura, la casera bruciata. Le pareti della baita nere di fumo trascorsi ormai cinquant’anni.

Trama

Valtellina. Novembre 1994. Il settantenne Ulisse Bonfanti attende Mario Ferrari davanti al bar e lo ammazza a picconate. E, alla gente che accorre, dice di chiamare i carabinieri, che vengano a prenderlo, lui ha fatto quello che doveva. Erano quarantotto anni che Ulisse mancava da quei monti. Dopo avere lavorato tutta la vita con la madre Giuditta in una fabbrica tessile della Valsusa, è tornato e si è rifugiato nella vecchia baita di famiglia, o almeno in quel che ne è rimasto dopo un incendio appiccato nel 1944. Non un fiato, non un filo di fumo, non una presenza tutto intorno. In questo abbandono, tormentato da deliri e allucinazioni, Ulisse trascorre l’ultima notte di libertà: riposa davanti al camino, cammina nei boschi, rivive la tragedia che ha marchiato la sua esistenza. Dimenticato da tutti, si rinchiude come un animale morente in quella malga dove nessuno si è avventurato da decenni. I ricordi della povertà contadina, della guerra, della fabbrica, delle tragedie familiari, si alternano in una tormentata desolazione. Una desolazione che nasce dal trovarsi nel paese dove, nel 1946, è morta la sorella Nerina. È la stessa Nerina a narrare quanto accaduto. Uno di fronte all’altra, la neve sullo sfondo, Ulisse e la giovane sorella si raccontano le verità di sangue che rendono entrambi due fantasmi sospesi sul vuoto della Storia.

Recensione

Stefano Valenti ha scritto anche “La Fabbrica del Panico” e le vicende, i personaggi e i luoghi presenti ne “Rosso nella Notte Bianca” sono tratte da fatti realmente accaduti, ma rielaborati dall’autore, quindi il libro non ha pertanto valore documentario.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile con cui è scritto il libro può risultare di certo diverso, originale sulle prime perché ad esempio i dialoghi mancano di punteggiatura quindi ci vuole qualche secondo per capire che stiamo leggendo un dialogo e i capitoli sono composti da paragrafi piuttosto brevi di una decina di righe, rigo più rigo meno.

Lo stile di Stefano Valenti è piuttosto diretto, crudo, specialmente quando deve raccontare fatti violenti o brutali poi lo stile rimane diretto, non si prolunga in eccessive descrizioni o non usa tecniche particolari per far entrare il lettore nel mood del momento e prepararlo per quello che arriverà, rimane lineare.

“Ricordo, dice Ulisse rivolto a Nerina, che nostra madre diceva Con quello che ho vissuto nei monti non tornerei a viverci nemmeno un minuto, diceva Me ne andrei via fin da subito, trascorrerei piuttosto la vita in fabbrica, tutta la vita in fabbrica. Perché nei monti la donna vive come un animale, diceva, fradicia d’umidità e fatica, ed è preferibile per la donna vivere in fabbrica, cercare di trarre profitto dal vivere in fabbrica, piuttosto che dal vivere nei monti. Nei monti la donna ha il valore della bestia, meglio perdere la donna e non la bestia, che la bestia è tutto per il contadino, la donna niente. Ecco il valore che ha la donna nei monti, il valore di un animale, meno di un animale.”

ll ritmo generale del libro rimane piuttosto veloce, c’è da considerare che è un libro breve, di 117 pagine in cui accadono molti fatti, tanti di questi sono ricordi e altri invece sono fatti attuali (per i tempi della storia), quindi il ritmo rimane spedito senza togliere nulla della vicenda però, perché i dettagli e le parentesi varie ci vengono raccontate tutte.

Le atmosfere generali del libro sono piuttosto fredde e distaccate, ci troviamo in luoghi montuosi, in anni di paura e violenza, in un clima di abbandono e rinuncia.

Si avverte il dolore dei personaggi, si sente sulla pelle, le violenze perpetrate su di loro rimbombano in questi luoghi freddi, ghiacciati, stretti nella morsa dell’abbandono e della solitudine, anche se i personaggi principali infatti sono una famiglia composta da fratello, sorella e madre, tutti loro sembrano rinchiusi in una gabbia di solitudine e dolore personale, anche se non manca l’amore tra di loro e la sofferenza per le pene degli altri.

Il Vuoto della Storia

Una dei protagonisti del libro è senza dubbio la Storia con la “s” maiuscola, come dicevo siamo per la maggior parte del tempo nei ricordi di Ulisse e Nerina, protagonista e sorella del protagonista, che si muovono nel viale dei ricordi dell’anno 1944.

Un anno devastante, denominato l”annus horribilis” della guerra in Italia, l’anno in cui l’Italia era stretta tra la morsa nazista e quella della guerra, l’anno con più morti in Italia.

In questo scenario assistiamo alle vicende della famiglia Bonfanti, con Ulisse partigiano sulle montagne lombarde durante la Resistenza, e Nerina che cade vittima dei Repubblichini guidati da un traditore, Mario Ferrari, e infine la madre a cui Ulisse si unirà abbandonando i luoghi dove è cresciuto per fare l’operaio in un cotonificio in Valsusa.

Riviviamo assieme a Ulisse e Nerina quei momenti e assieme a lui arriviamo nel 1994, anno in cui Ulisse torna in quei luoghi per vendicarsi.

Il vuoto della Storia è quello delle vittime dimenticate, dei superstiti che per anni hanno cercato di andare avanti, di fare giustizia, o a volte semplicemente di sopravvivere immersi in un passato che per gli altri è difficile da capire, in un dolore che brucia sempre e non si estingue mai.

Il vuoto della Storia è quello delle persone morte a cui nessuno darà mai giustizia, sono un capitolo già letto, un sacrificio non considerato, la morte di Nerina è una ferita ancora aperta e sanguinante per Ulisse, ma per la Storia sembra solo un’altra ragazza morta prematuramente dopo anni di sofferenza.

Questo vuoto fra il dolore e la perdita e la mancanza di giustizia, di peso e di considerazione è ciò che crea il vuoto della storia, un vuoto che lascia le vittime sole, abbandonate a loro stesse, a dover fare i conti con le perdite e un domani incerto e amaro.

Quale giustizia?

Questo libro apre anche una parentesi sul significato vero di giustizia, uno dei grandi temi più complessi dell’umanità direi, cosa è giusto? Chi può dirlo con certezza? Quanto è profondo l’abisso fra giustizia personale e giustizia legale? Quanti tipi di giustizia ci possono essere?

La differenza fra quella personale o privata sta soprattutto nella soddisfazione personale a discapito delle sorti di colui su cui ci si vendica, mentre ovviamente quella legale non bada alla soddisfazione personale, ma è legata ad un giudice e alla legge. E dato che la società si è certamente evoluta ad oggi siamo coscienti del fatto che la giustizia personale non è un tipo di giustizia affidabile.

In “Rosso nella Notte Bianca” assistiamo ad un tipo di giustizia personale/privata, noi come lettori, nonostante i vari interrogativi sulla giustizia infatti ci troviamo in difficoltà perché Ulisse compie un’azione da non approvare, certo, ma non possiamo fare a meno di empatizzare con lui, se non per la sua scelta di sicuro per la sua storia.

Dobbiamo anche tenere conto del fatto che Ulisse ha delle problematiche a livello psicologico, che sono piuttosto evidenti nei pezzi in cui ci ritroviamo soli con lui, ma queste problematiche possono anche avere una diversa interpretazione.

E di quello che è accaduto conservo ricordi nitidi. E la paura, conservo anche quella, il rumore dei mitra, l’inferno in terra, il fumo che cava via il fiato, morti per la via, la linfa dei corpi e quella della natura, liquidi mescolati, la carne nella sua bruttezza, dei colori della carne e dei muscoli e dei nervi e l’odore della morte che è l’odore del sangue fresco.

Rosso nella Notte Bianca” è un libro che ci porta ad interrogarci sul significato di giustizia e vendetta, sull’eterna battaglia e fusione di queste, su ciò che può portare un individuo a compiere un atto agghiacciante come l’omicidio, a provare o tentare di provare ciò che prova quell’individuo, a farlo nostro e a provare ad andare avanti con tutto questo peso sulle spalle.

Conclusioni

E’ davvero complicato per me darmi un limite con questo libro perché potrei davvero star qui a scrivere una recensione infinita, e sento che “l’abbastanza” non sarà mai abbastanza con questo testo.

Penso sia complesso sulle prime affacciarsi ad uno stile come quello di Valenti, che lascia sorpresi all’inizio e quando si giunge a certe scene forti ci si ricorda sempre della schiettezza dell’autore anche nel suo proporre immagini crude, senza fronzoli.

E’ un libro di una forza estrema, che ci porta nelle profondità di un animo umano affaticato, provato da anni di dolore e perdite, un animo umano che sceglie la vendetta come via per lavare con il sangue altro sangue.

Questo libro mi è piaciuto molto e secondo me merita di essere esplorato, gli unici appunti più negativi che posso fare riguardano lo stile (ciò che ho scritto sopra) e il finale perché avrei gradito qualche pagina in più.

Voto:

E voi? Avete mai letto “Rosso nella Notte Bianca”? Sì? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A presto!

LiberTiAmo di Gennaio (2022)

Buon primo dell’anno, buon inizio 2022!

Come state in questo giorno di festa? Avete ancora quella bella carica di entusiasmo da inizio anno?

Oggi, come annunciato nell’articolo del 2021, quello dell’altro ieri insomma, (sembra passato chissà quanto tempo, ma era davvero l’altro giorno), parliamo del libro di gennaio per il gruppo di lettura.

Libro che è stato votato a dicembre e che sarà il primo testo di questo 2022, che speriamo ci porterà grandi soddisfazioni a livello di letture e non!

Io direi di iniziare subito a parlare del titolo, ma prima vi ricordo che ci trovate su Goodreads e Telegram, ogni mese pronti/e per una nuova lettura.

Iniziamo!

Il Giardino dei Finzi-Contini – Giorgio Bassani

Casa Editrice: Feltrinelli

Link all’acquisto: QUI

Trama

Pochi romanzi italiani del Novecento sono entrati così profondamente nel cuore dei lettori come “Il giardino dei Finzi-Contini”, un libro che è riuscito a unire emozioni private e storia pubblica, convogliandole verso un assoluto coinvolgimento narrativo. Un narratore senza nome ci guida fra i suoi ricordi d’infanzia, nei suoi primi incontri con i figli dei Finzi-Contini, Alberto e Micòl, suoi coetanei resi irraggiungibili da un profondo divario sociale. Ma le leggi razziali, che calano sull’Italia come un nubifragio improvviso, avvicinano i tre giovani rendendo i loro incontri, col crescere dell’età, sempre più frequenti. Teatro di questi incontri, spesso e volentieri, è il vasto, magnifico giardino di casa Finzi-Contini, un luogo che si imbeve di sogni, attese e delusioni. Il protagonista, giorno dopo giorno, si trova sempre più coinvolto in un sentimento di tenero, contrastato amore per Micòl. Ma ormai la storia sta precipitando e un destino infausto sembra aprirsi come un baratro sotto i piedi della famiglia Finzi-Contini.

Il Giardino dei Finzi-Contini è un romanzo del 1962.
La prima stesura avvenne a Santa Marinella, all’Hotel Le Najadi.

Il libro sarà in lettura per tutto il mese di gennaio, potete unirvi alla lettura in qualunque momento.

Vi unirete alla lettura? Sarete dei nostri? Fatemi sapere!

Rinnovo i miei auguri di inizio anno, buon 2022, noi ci leggiamo presto per dare il via a quest’anno di nuovi articoli!