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L’uomo ha addomesticato gli animali utili, distrutto quelli ostili e liberato la terra dalla vegetazione selvaggia. Poi è toccato a lui e la marea della vita primitiva è refluita spazzando la sua opera, le erbacce e la foresta hanno invaso i suoi campi, gli animali da preda hanno annientato le sue greggi e adesso sulla spiaggia di Cliff House ci sono i lupi.

Il genere umano è condannato a sprofondare sempre più nella notte primordiale prima di ridare la sua cruenta scalata alla civiltà. Quando ci saremo moltiplicati, soffriremo per la mancanza di spazio e daremo inizio ai massacri.

A colpirmi non era questo ma un senso di tremendo abbattimento. Tutto si era fermato. Per me era come la fine del mondo… del mio mondo. Ero nato nelle vicinanze dell’università. Ero predestinato a quella carriera. Mio padre ci aveva insegnato prima di me, e prima di lui suo padre. Per un secolo e mezzo l’università aveva funzionato senza interruzioni come una splendida macchina. E adesso, in un istante, si era fermata. Era come vedere la fiamma sacra estinguersi su un altare tre volte consacrato. Ero esterrefatto, indicibilmente esterrefatto.

Jack London

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Ogni volta che descrivo una città dico qualcosa di Venezia.

– Quando ti chiedo d’altre città, voglio sentirti dire di quelle. E di Venezia, quando ti chiedo di Venezia.

– Per distinguere le qualità delle altre, devo partire da una prima città che resta implicita. Per me è Venezia. […]

– Le immagini della memoria, una volta fissate con le parole, si cancellano, – disse Polo. – Forse Venezia ho paura di perderla tutta in una volta, se ne parlo. O forse parlando d’altre città, l’ho già perduta a poco a poco.

La città è ridondante: si ripete perché qualcosa arrivi a fissarsi nella mente. […] La memoria è ridondante: ripete i segni perché la città cominci a esistere.

E’ il momento disperato in cui si scopre che quest’impero che ci era sembrato la somma di tutte le meraviglie è uno sfacelo senza fine né forma, che la sua corruzione è troppo incancrenita perché il nostro scettro possa mettervi riparo, che il trionfo sui sovrani avversari ci ha fatto eredi della loro lunga rovina.

Italo Calvino

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Sembrava, ed era, l’agnello sacrificale, il bersaglio perpetuo, vittima indifesa di ogni sorta di tiri mancini, di tranelli e scherzi spietati.

Questa cosa è il fatto fondamentale: eravamo ragazzini. […] Gli adolescenti reagiscono in maniera socialmente più accettabile dei bambini, ma sono ancora portati a prendere decisioni sbagliate, ad avere reazioni eccessive, a sottovalutare le conseguenze.[…] Ho già raccontato questa storia in precedenza, come tutti sanno, anche davanti alla Commissione White, che la ascoltò con incredulità. […] è facile dimenticare una cosa: che eravamo ragazzini. Eravamo ragazzini che cercavano di fare del loro meglio…

La gente non migliora, diventa solo più furba. Quando diventi più furbo, non smetti di strappare le ali alle mosche, cerchi solo di trovare dei motivi migliori per farlo.

Stephen King

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“Sono convinto, Lucas, che ogni essere umano è nato per scrivere un libro, e per nient’altro. Un libro geniale o un libro mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia.”

“Un uomo dice:
– Tu chiudi il becco! Le donne non sanno niente della guerra.
La donna dice:
– Non sanno niente? Coglione! Abbiamo tutto il lavoro, tutte le preoccupazioni: i bambini da sfamare, i feriti da curare. Voi, una volta finita la guerra siete tutti degli eroi. Morti: eroi. Sopravvissuti: eroi. Mutilati: eroi. E’ per questo che avete inventato la guerra, voi uomini. E’ la vostra guerra. L’avete voluta voi, fatela allora, eroi dei miei stivali!”

Agota Kristof

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“Posai il piede sulla terra dei miei padri, ma su quella terra sentii di essere uno straniero.”

“Lo spirito che più di tutti tormenta questa regione incantata, e sembra essere il comandante in capo di tutte le forze dell’aria, è il fantasma di un cavaliere con il capo mozzato. Si dice sia lo spettro di un soldato della cavalleria assiana, che finì decapitato da una palla di cannone durante una delle tante battaglie della guerra di indipendenza, e che i contadini vedono spesso galoppare a spron battuto nel buio della notte come trasportato sulle ali del vento.”

Washington Irving

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“Egli sapeva quello che sua madre pensava, e che lei lo amava in quel momento. Ma sapeva, inoltre, che non è gran cosa amare una creatura o almeno che un amore non è mai sì forte da trovare la propria espressione. Di modo che sua madre e lui si sarebbero sempre amati in silenzio. E lei sarebbe morta – o lui – senza che, durante la loro vita, fossero potuti andar oltre, nella confessione del loro affetto. Nello stesso modo egli era vissuto accanto a Tarrou e questi era morto, quella sera, senza che la loro amicizia avesse avuto il tempo di essere veramente vissuta.”

Ecco: lei è capace di morire per un’idea, è visibile a occhio nudo. Ebbene, io ne ho abbastanza delle persone che muoiono per un’idea. Non credo all’eroismo, so che è facile e ho imparato ch’era omicida. Quello che m’interessa è che si viva e che si muoia di quello che si ama.

Albert Camus

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Davvero l’uomo sapeva essere forte, vigoroso, magnifico e nel contempo crudele e vile? Qualche volta appariva come il puro frutto del principio del male; altre volte incarnava tutto ciò che ci può essere di nobile e di divino.

(…)

Per lungo tempo non riuscii a spiegarmi come un uomo potesse amarsi e uccidere un suo simile, né il perché delle leggi e dei governi; ma davanti ai dettagli sul male, sugli spargimenti di sangue, cessai di meravigliarmi e mi ritrassi pieno di disgusto e imbarazzo.

Mary Shelley 

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“Soprattutto, non gli parve mai giustificato che la vita si servisse di tante casualità proibite alla letteratura, perché si compisse senza ostacoli una morte tanto annunciata.”

“Datemi un pregiudizio e solleverò il mondo.”

“I galli dell’alba ci sorprendevano mentre cercavamo di riordinare le numerose casualità incatenate che avevano reso possibile l’assurdo, ed era evidente che non lo facevamo per una semplice ansia di chiarire misteri, ma piuttosto perché nessuno di noi poteva continuare a vivere senza sapere con esattezza qual era il posto e la missione che ci aveva assegnato la fatalità.”

Gabriel Garcìa Marquez

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“Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà; perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni. Hill House, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio; si ergeva così da ottant’anni e avrebbe potuto continuare per altri ottanta. Dentro, i muri salivano dritti, i mattoni si univano con precisione, i pavimenti erano solidi, e le porte diligentemente chiuse; il silenzio si stendeva uniforme contro il legno e la pietra di Hill House, e qualunque cosa si muovesse lì dentro, si muoveva sola.”

Shirley Jackson

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“Dunque, pare che alle anime viventi possano toccare due sorti: c’è chi nasce ape, e chi nasce rosa…
Che fa lo sciame delle api, con la sua regina? Va, e ruba a tutte le rose un poco di miele, per portarselo nell’arnia, nelle sue stanzette. E la rosa? La rosa l’ha in se stessa, il proprio miele: miele di rose, il più adorato, il più prezioso! La cosa più dolce che innamora essa l’ha già in se stessa: non le serve cercarla altrove. Ma qualche volta sospirano di solitudine, le rose, questi esseri divini! Le rose ignoranti non capiscono i propri misteri.

La prima di tutte le rose è Dio.

Fra le due: la rosa e l’ape, secondo me, la più fortunata è l’ape. E l’Ape Regina, poi, ha una fortuna sovrana! Io, per esempio, sono nato Ape Regina. E tu, Wilhelm? Secondo me, tu, Wilhelm mio, sei nato col destino più dolce e col destino più amaro:

tu sei l’ape e sei la rosa.” 

Elsa Morante