2021: Obbiettivi di Lettura e Reading Challenge

Buon venerdì e buon quasi weekend!

Oggi, sono felice di essere qui per uno dei miei articoli preferiti in assoluto da scrivere durante l’anno (e durante la maratona natalizia), ovvero quello degli obbiettivi di lettura per l’anno prossimo, in questo caso il 2021.

Parleremo di Goodreads, reading challenge e testi specifici che vorrei leggere l’anno prossimo, è il momento di pensare al futuro e puntare in alto.

L’altro ieri ho completato il mio obbiettivo di lettura su Goodreads, e ne sono sono molto felice, nel dicembre del 2019 infatti avevo annunciato di voler leggere tra i 30 e i 35, ma dopo aver detto ciò ho impostato come target per il goal su Goodreads 40 libri e sono riuscita a raggiungere questo numero, anche perché questo significa l’essermi sbloccata dal blocco dello scorso anno.

Ora, veniamo dritto al sodo, dato il completamento di quest’anno, per l’anno prossimo mi sento di puntare ancora più in alto, il mio obbiettivo di lettura su Goodreads infatti sarà di 60 libri.

Per quanto riguarda invece le reading challenges, ogni anno guardo a quella di PopSugar, ma il mio problema con le challenge è quello di dimenticarmene già a febbraio, quindi che dire, la userò soprattutto per prendere spunto per alcuni punti, ma nel profondo del mio io spero ancora di riuscire a seguirla in toto, nel frattempo ora parleremo di questa challenge.

Guardiamo assieme i punti:

  1. Un libro pubblicato nel 2021
  2. Un libro afrofuturistico
  3. Un libro che ha un cuore, un diamante, un bastone/mazza o una vanga sulla copertina
  4. Un libro di un autore con il tuo stesso segno zodiacale
  5. Un libro dark academia
  6. Un libro con una gemma, un minerale o una roccia nel titolo
  7. Un libro in cui il protagonista fa il lavoro dei tuoi sogni
  8. Un libro che ha vinto il Women’s Prize per la fiction
  9. Un libro con un albero genealogico
  10. Un bestseller degli anni ’90
  11. Un libro sul dimenticare
  12. Un libro che hai visto sullo scaffale di qualcuno (nella vita reale, in una serie tv, programma tv, film, ecc.)
  13. Un mystery locked- room (sottogenere della narrativa poliziesca, in cui viene commesso un crimine in circostanze in cui sembrava impossibile per il killer uccidere o eludere il ritrovamento del cadavere, un testo del genere presenta caratteristiche tipo la simil impossibilità del killer nel lasciare o tornare sul luogo del delitto. Di solito non si hanno indicazioni sul come il killer sia potuto entrare, come se la storia fosse ambientata in un ambiente chiuso, “una locked room”)
  14. Un libro ambientato in un ristorante
  15. Un libro con una copertina in bianco e nero
  16. Un libro di un autore indigeno
  17. Un libro che ha lo stesso titolo di una canzone
  18. Un libro riguardo un argomento che ti appassiona
  19. Un libro che parla di body positivity
  20. Un libro trovato sulla lista di lettura di Black Lives Matter
  21. Un genere ibrido
  22. Un libro ambientato soprattutto o interamente all’esterno
  23. Un libro con qualcosa di rotto in copertina
  24. Un libro scritto da un autore britannico-musulmano
  25. Un libro pubblicato in forma anonima
  26. Un libro con un ossimoro nel titolo
  27. Un libro sui rifacimenti o i nuovi inizi
  28. Un libro di realismo magico
  29. Un libro ambientato in più paesi
  30. Un libro ambientato in un luogo che ti piacerebbe visitare nel 2021
  31. Un libro scritto/di un blogger, vlogger, Youtube creator, o un altra personalità del web
  32. Un libro in cui il titolo inziale per “Q”, “X” o “Z”
  33. Un libro che segue/che ha all’interno tre generazioni (nonno, genitore, figlio/a)
  34. Un libro su/con un problema di giustizia sociale
  35. Un libro di un formato diverso rispetto a quelli che leggi normalmente (audiobooks, graphic novels, ebook, ecc.)
  36. Un libro che ha meno di 1’000 recensioni su Amazon o Goodreads
  37. Un libro che pensi la tua migliore amica/o adorerebbe
  38. Un libro riguardo l’arte o un artista
  39. Un libro che tutti sembrano aver letto tranne te
  40. Il tuo punto preferito di una passata Reading Challenge di PopSugar

Livello Avanzato

  1. Il libro più lungo (a livello di pagine) sulla tua TBR
  2. Il libro più corto (a livello di pagine) sulla tua TBR
  3. Il libro sulla tua TBR con la copertina più bella
  4. Il libro sulla tua TBR con la copertina più brutta
  5. Il libro che è stato per più tempo sulla tua TBR
  6. Il libro sulla tua TBR che avresti voluto leggere l’anno scorso (ma non c’è l’hai fatta)
  7. Un libro sulla tua TBR che associ con la tua persona, luogo, cosa preferita
  8. Un libro della tua TBR scelto randomicamente
  9. Un libro che non hai mai finito (DFN= did non finish)
  10. Un libro gratis preso dalla TBR (regalato, preso in prestito, preso dalla biblioteca)

Quindi, io seguirò questa challenge anche quest’anno e alla fine del 2021 vedremo un po’ se avrò concluso il tutto in modo soddisfacente o meno.

Ora, andando nello specifico, ci sono alcuni titoli che voglio leggere con tutta sicurezza nel 2021, il primo è senza dubbio “Il Conte di Montecristo” di Dumas, questo l’ho già inserito in un luogo specifico della mia libreria, pronto ad essere letto.

In più vorrei leggere i libri citati alla fine del 2019 come obbiettivi per questo 2020, ovvero “Il Priorato dell’albero delle Arance” e “L’armata dei Sonnambuli” dei Wu ming.

Mi fermo a questi tre, non perché non ho in mente altre decine di titoli, ma preferisco non andare nello specifico perché quando vado nello specifico preferisco non aggiungere troppo.

Quindi, questi saranno i miei obbiettivi per il 2021, 60 libri minimo, la reading challenge di PopSugar e gli ultimi testi citati, sono davvero carica per le prossime letture

E voi? Quali sono i vostri obbiettivi di lettura per il 2021? Parteciperete a qualche challenge? Sì? No? Fatemi sapere!

A domani!

Cambiare Idea sui Libri

Buon giovedì!

Oggi dall’alto del nostro terzo giorno di maratona, parliamo di un argomento che voglio affrontare da diverso tempo, è un discorso che mi è balzato in testa qualche tempo fa vagando per la mia libreria e scorgendo vari libri letti negli anni scorsi.

E’ da un po’ che non ci mettiamo qui ad aprire un discorso su un topic in particolare e oggi è arrivato il momento.

Il titolo rappresenta in pieno l’argomento, ovvero, il cambiare idea sui libri letti a distanza di mesi o anni.

Mi è capitato infatti di leggere libri che nel corso del tempo hanno lasciato un segno nella mia memoria, non per motivi particolari, magari questi testi sono quelli più innocenti e letti senza troppe aspettative, ma per un motivo o per l’altro mi trovo a ripensare spesso a questi, in negativo o positivo.

Ovviamente vi farò alcuni esempi, molti di questi rappresentano libri di cui abbiamo parlato assieme negli scorsi anni, libri per cui esiste una recensione qui sul blog.

Penso che ogni lettore prima o poi incappi in una situazione simile, ovvero il ritrovarsi con un opinione totalmente diversa da quella iniziale, ma alcuni non esprimono questo cambio di rotta/pensiero, forse per paura di risultare non così stabili nella propria opinione.

La mia reazione, la prima volta che mi sono resa conto di aver maturato un pensiero differente dal primo è stata di senso di colpa, ho pensato: “vorrei modificare ciò che ho detto perché ora chi leggerà la recensione penserà che non ho gradito questo libro che ora invece apprezzo”.

C’è sempre da considerare il fatto che la memoria non è così affidabile, quindi si può rischiare di idealizzare un testo a distanza di tempo, un qualcosa che sulle prime non viene fatto per la frescura del ricordo.

Ci sono altri casi invece in cui si capisce solo tempo dopo un concetto o un elemento inserito in un testo che sulle prime si è frainteso o non compreso.

Parliamo ad esempio di “Tutto il Nostro Sangue” di Sara Taylor, libro che ho letto anni fa e di cui esiste qui una recensione.

Avevo assegnato 4 stelle al romanzo, la mia recensione non era affatto negativa, ma nemmeno così entusiasta.

Oggi mi ritrovo a pensare molto spesso a questo romanzo, all’epoca esordio della Taylor, e per ciò che mi ha lasciato mi sentirei persino di aumentare il mio voto ed esprimere più apprezzamento.

E’ un romanzo famigliare, certo non perfetto, essendo il primo dell’autrice, ma l’impatto che ha avuto su di me è stato forte a distanza di anni, in particolare un personaggio mi ha colpita profondamente ed è piuttosto raro per me ricordarmi nei minimi dettagli la personalità, il nome e le peripezie di un personaggio.

Tutto il Nostro Sangue” è un romanzo che ha raccolto opinioni/recensioni differenti, a molte persone è piaciuto mentre ad altrettante altre no, sta di fatto che se dovessi considerare nella recensione anche la mia reazione a distanza di anni non potrei far altro che essere più favorevole ed entusiasta nei confronti del testo.

Un altro esempio può essere il famosissimo “Abbiamo Sempre Vissuto nel Castello” di Shirley Jackson, libro letto sempre anni fa di cui trovate qui la recensione.

Tenendo conto anche del fatto che all’epoca (nel lontano 2016), le mie recensioni suonavano di certo più abbozzate ed immature rispetto a quelle odierne, avevo valutato questo testo con 4 stelle, con allegata un opinione di certo più che positiva ed entusiasta.

La mia opinione ha subìto delle modifiche nel corso degli anni e se dovessi parlarvi del libro oggi il mio voto sarebbe più basso e la mia opinione non così entusiasta.

Non fraintendetemi, è un ottimo romanzo psicologico, da molti definito il migliore dell’autrice, ed è di certo la punta di diamante, quindi per me rimane sicuramente un consiglio di lettura, ma non mi ha lasciato lo stesso impatto de “L’Incubo di Hill House“, sempre dell’autrice, testo invece amato generalmente di meno rispetto a questo che però io ho gradito maggiormente.

L’horror psicologico che c’è in questo romanzo è degno di nota e considerando la Jackson un autrice di mio gradimento, non forse fra le mie preferite, ma prima di poterlo dire con certezza vorrei leggere ciò che mi rimane di suo, non posso comunque non considerare questo libro importante per il genere, ma non mi ha colpita e non ha lasciato su di me una grande traccia.

Infine, parlando di un ultimo esempio non posso non citare “Stardust” di Neil Gaiman, uno dei miei invece autori preferiti, di lui vorrei assolutamente leggere tutto e non mi vergogno di dire che leggerei anche un post it con uno smile abbozzato da lui inserendolo in una teca, anche di questo trovate la recensione qui.

A questo invece avevo assegnato 3 stelle e con il senno di poi abbasserei di certo di un poco il voto, perché lo considero il peggiore fra quelli di Gaiman che ho letto finora.

Ovviamente, questo è sottinteso, se a voi è piaciuto vi prego di non sentitevi attaccati o offesi, è solo la mia semplice opinione.

A molte persone non è piaciuto “L’oceano in Fondo al Sentiero“, l’ultimo romanzo di Gaiman che per molti è un accozzaglia di elementi tipici dell’autore, io invece l’ho gradito maggiormente rispetto a questo.

All’epoca non ne avevo parlato in toni completamente positivi, ma non ero stata così critica come di certo vorrei essere ora.

Cosa voglio dire con questi esempi? Che può capitare di cambiare idea, questo cambio è influenzato da tanti fattori, la risonanza del libro a distanza di anni, il suo impatto a lungo termine su di noi, la memoria non così fedele che a volte ne modifica i contorni…

Insomma, questo non accade assolutamente con tutti i libri, ma con alcuni casi rari sì, e penso sia normale, perché quando si parla di un libro non si può avere la sfera di cristallo o non se ne può parlare anni dopo per una recensione, lo si fa di solito giorni, settimane o al massimo mesi dopo in casi estremi, ma non si può conoscere l’impatto che questo avrà su di noi anche comparandolo con altri testi dell’autore.

Magari si approfondisce un autore e si comprende di aver iniziato da quello meno apprezzabile per noi perché raccoglie un mix di elementi tipici di altri testi che vengono analizzati e approfonditi decisamente meglio in altri libri.

Come dicevo penso che alcune persone abbiano il timore di dire “ho cambiato idea”, specialmente magari chi parla di libri, come bookblogger, booktuber, bookstagrammer ecc. ecc.

Per i motivi di sopra quindi la paura di non essere considerate figure con un opinione solida e ben fabbricata, o una figura comunque in grado di dire un qualcosa e difenderlo strenuamente, ma concludo questo mio pensiero e ragionamento, dicendo che per me non c’è da avere nessuna paura di dire: “non la penso più in questo modo”, si matura, si cambia, ci si accorge di essere stati colpiti a lungo raggio da un libro sulle prime non considerato più di tanto.

E voi? Cosa ne dite? Anche voi avete cambiato idea su alcuni libri? Quali? Fatemi sapere!

A domani!

Bookabook, Cocci di Vetro e il Crowdfunding

Buon sabato! Come state?

Spero come sempre al meglio, nonostante tutto.

Oggi, farò un qualcosa di particolare per il mio blog, un qualcosa che non ho mai fatto, infatti in questo sabato soleggiato non sarò io a raccontarvi o parlarvi di un qualcosa, ma sarà un altra persona, Valeria, una scrittrice, tempo fa avevamo parlato del suo primo libro, ovvero “La Landa delle Strane idee“.

Titolo che a me personalmente era piaciuto parecchio, ma perché oggi sarà Valeria la principale narratrice di questo articolo?

Ebbene, Valeria vi parlerà di una nuova realtà riguardante la pubblicazione di libri (una realtà incredibilmente interessante) perché lei in prima persona è fase di campagna crowdfunding per iniziare la pubblicazione.

Quindi penso sia curioso leggere la presentazione di questo nuovo progetto da lei e sapere qualcosa in più sul suo nuovo libro “Cocci di Vetro  – brevi racconti a caccia di frammenti di luce“.

Tra l’altro nei prossimi giorni uscirà la recensione del nuovo testo di Valeria, che ringrazio perché sto avendo l’opportunità di leggere il suo libro in versione non editata e di recensirlo per prima, quindi a breve conoscerete la mia opinione a riguardo.

Ora, dopo questo piccolo accenno, lascio la parola a Valeria!

Progetto senza titolo (12)

L’inizio – Storia di un libro

Buongiorno (o buonasera) a tutti i lettori! Il mio nome è Valeria e oggi sono qui per dare la mia personale risposta alla domanda “cosa si cela dietro a un libro?

Cocci di Vetro e Frammenti di Persona

Cosa si cela dietro un libro? Ma quale libro? Ognuno di essi ha una storia diversa alle spalle e io vorrei raccontarvi quella del mio libro. Posso apparire egocentrica o narcisista (e non vi darei tutti i torti)… Ma credo che il mondo della scrittura sia così vasto, così ampio, che risulta quasi impossibile indagare quello altrui. Non che esplorare il proprio sia semplice.

Quindi, se vi interessa esplorarlo assieme a me, spero apprezzerete questi frammenti autobiografici dedicati ai miei lavori, ma a uno in particolare: Cocci di vetro – Brevi racconti a caccia di frammenti di luce.

L’Inizio

Partiamo, giustamente, dal principio. Il mese scorso ho inviato Cocci di vetro a Bookabook (una casa editrice in crowdfunding). Qualche settimana più tardi (anche in anticipo rispetto alle tempistiche previste) mi ha risposto dicendomi che avevo superato la loro selezione qualitativa.

E che a breve la mia campagna crowdfunding sarebbe iniziata…

Non solo un libro…

Prima di dilungarci a spiegare cosa sia Bookabook è meglio ripassare le basi: cos’è il crowdfunding? Io lo riassumerei così: non solo un libro, ma la possibilità di crearne uno.

Lo scopo di una campagna crowdfunding è quello di riunire in un’unica community un insieme di individui isolati che in comune hanno l’obiettivo di sostenere un progetto… O un libro. Quante volte ci siamo trovati dinnanzi allo scaffale di una libreria senza trovare un titolo che ci soddisfi? O, peggio ancora, trovarci fra le mani un libro orrendo senza sapere come sia arrivato addirittura sullo scaffale di una libreria? Personalmente mi è capitato spesso…

Sebbene questa sia una realtà, non è l’unica a nostra disposizione… Perché ne esiste un’altra, un’altra dimensione dove è il lettore a scegliere cosa finisce su quello scaffale della libreria. E questa realtà è il crowdfunding.

Cos’è Bookabook?

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Eccomi che finalmente corro a rispondere a questa domanda (dandovi anche il link del loro sito). Bookabook è una casa editrice in crowdfunding e il suo obiettivo è rendere i lettori protagonisti, tanto quanto lo sono gli scrittori. Dare a ciascuno la sua voce. È vero che le scelte del singolo consumatore influenzano i prodotti che vengono introdotti sul mercato, è una realtà già conosciuta… Ma quanta influenza ha il singolo nella massa? Quanto ci si può concretamente sentire partecipi? L’obiettivo di Bookabook è quello di abbattere questo limite.

La Storia di Bookabook

Bookabook nasce nel 2014 come una delle prime case editrice in crowdfunding, e che adesso può vantare una delle comunità di lettori più numerose in Europa. Nel 2015, il team di Bookabook si è ritrovato, ad Amsterdam, tra i finalisti per il premio internazionale per l’innovazione in editoria Renew the Book. A distanza di anni dai suoi inizi, Bookabook è rimasta salda nei suoi obiettivi e nei suoi ideali, portandosi a casa non pochi risultati… Come, ad esempio, il lancio di quello che sarebbe diventato un grande successo: Papà, Van Basten e altri supereroi.

Come funziona?

Sei un lettore? Sì? Non serve altro.

Basta iscriversi al sito e sarai, in automatico, responsabile della sorte dei libri che ti verranno proposti. E qui sorge il primo dubbio… Come faccio a sapere che quello che leggo è di qualità?

È qui la vera differenza tra Bookabook e il self-publishing; posso parlare per esperienza personale avendoli provati entrambi. Mentre nel self-publishing potenzialmente chiunque può avere accesso allo scaffale di quella famosa libreria, con Bookabook bisogna prima convincere il team e superare la loro selezione, per poi affrontare il giudizio dei lettori.

Per quanto possa sembrare ovvio, non penso sia da dare per scontato che io, lettore su Bookabook, non sto andando a caccia di qualcosa di “qualità”, ma di qualcosa che “mi piaccia”… Questo perché qualcuno ha già fatto la selezione per me.

Chiarito questi punti sorge un nuovo dubbio… E se la campagna va male? È una domanda più che lecita visto che il libro verrà pubblicato e distribuito solo se la campagna crowdfunding va a buon fine. Ma se ciò non dovesse accadere? In quel caso Bookabook si impegna a rimborsare ogni singolo preordine.

In Conclusione

Ecco che così si conclude questo mio frammento autobiografico. Sebbene mi sia dedicata agli aspetti più “tecnici” che biografici, mi sembrava corretto esporre in maniera esaustiva in cosa consiste questo mio inizio. E dare tutte li informazioni nel caso qualcuno voglia intraprendere a sua volta questa strada.

Valeria

Scrivere di Ciò che Si E’ Letto

Buongiorno, buon lunedì ma soprattutto buon inizio giugno (in ritardo) people!

Finalmente torno sul blog, non vedevo l’ora di poter scrivere questo articolo!

Oggi non parliamo di un libro in particolare, né di nuove uscite letterarie, né di poesia, parliamo però di un argomento sempre legato ai libri, una questione piuttosto importante su cui da qualche mese mi ritrovo a pensare.

Per la serie “parliamone” oggi ci facciamo quattro chiacchiere tranquille per ragionare sulla questione “scrivere di ciò che si è letto”.

Come ai vecchi tempi oggi con un bel bicchiere di té freddo ci mettiamo a parlare di svariati punti, io mi sa che ci vado piano col té però dato che il grande alleato ventilatore mi ha tradita facendomi prendere un raffreddore di quelli potenti, proprio a giugno.

Mi è capitato qualche volta, ma neanche tanto spesso, di entrare in quello che significa essere una bookblogger o una blogger più in generale.

Oggi vorrei soffermarmi su un dilemma che può attanagliare chi scrive di libri ovvero chi recensisce, chi ne parla, chi li racconta, insomma chi gestisce un blog che parla di libri.

Questo dilemma come vi dicevo mi attanagliava da qualche tempo, prima in maniera lieve poi con il passare delle settimane un grande interrogativo è cresciuto in me alimentato da quel dilemma iniziale, l’interrogativo in questione è:

Qual’è il modo migliore per scrivere di un libro che si è letto?

Una risposta a questa domanda (e un ulteriore conferma del fatto che non sono l’unica ad avere dubbi su ciò che scrivo) è arrivata nelle scorse settimane da Chiara del blog IlMioMondoInventato.

Chiara in un articolo racconta appunto quali sono i criteri utilizzati da lei per scrivere le recensioni che porta sul suo blog, io leggendo questo articolo mi sono posta la stessa domanda che si pone Chiara (oltre a quella di prima) “le mie sono buone recensioni?”

Ovviamente a questa seconda domanda io non posso rispondere, non sono io a poterlo dire.

Questo blog è aperto da un anno e mezzo quindi non da varie ere geologiche ma nemmeno da ieri insomma, le mie recensioni sono cambiate dall’inizio e questo penso sia evidente dando un’occhiata a quelle risalenti ai primi tempi, non sono cambiate solo le recensioni, è cambiato il mio stile di scrittura e la mia concezione riguardo al scrivere un buon articolo, o post.

Andando a guardare sul calendario non è passato molto tempo dal primo post ma il mio approccio è cambiato, si è evoluto.

Quindi mi è venuto spontaneo chiedermi quali sono gli ingredienti necessari per scrivere una buona recensione, le recensioni sono importanti per un blog che parla di libri, molto importanti e si cerca di descrivere un quadro a qualcuno che non lo ha ancora visto, oppure l’ha visto e vuole sentire l’opinione di qualcun’altro.

Trovo che una recensione scritta da qualcuno che si segue influenzi, positivamente o negativamente, un possibile lettore di un determinato titolo quindi una recensione ha il suo peso.

Almeno questo è quello che succede a me, mi è capitato ovviamente anche di acquistare e leggere titoli criticati che a me sono piaciuti, quindi bene o male che se ne parli le recensioni hanno una ripercussione secondo me sulla persona che ti segue e le legge.

Per quanto mi riguarda un buon 35% se non di più nelle mie recensioni rappresenta l’opinione personale, un 20% la scrittura o lo stile di scrittura che ritengo piuttosto importante e il resto la storia di per sè, quindi la trama, i fatti narrati e il resto.

La scrittura dipende sempre anche dal gusto personale, per esempio uno stile come quello di Simenon a me non entusiasma, è troppo coinciso e poco esaustivo dal punto di vista delle descrizioni, mi rendo anche conto però che a qualcun’altro una scrittura simile potrebbe piacere quindi l’opinione personale spalleggia l’intera recensione.

E’ un argomento interessante perché tutti (mi rivolgo ai bookblogger) scrivono le proprie recensioni in modo diverso ed è giusto sia così, in questo modo si ha un ritratto dello stesso titolo sotto punti di vista diversi, questo è un bene ma stando a questa considerazione non esiste un prototipo di recensione ideale ogni recensione è personale e ideale a modo suo.

Nelle mie recensioni di solito tendo a citare i punti positivi e negativi di un libro per poi analizzarli, a me sembra un buon modo per strutturare una recensione ma ci sono moltissimi altri modi per parlare di un libro.

Come scrive sempre Chiara la ricerca è molto importante, necessaria per parlare di un libro nel migliore dei modi è sempre utile sapere qualcosa dell’autore, qualche curiosità sulla pubblicazione insomma senza informazione non si può scrivere una buona recensione.

Ogni volta che mi siedo per scrivere una recensione al pc mi viene spontaneo domandarmi “sto facendo un buon lavoro?” e questo interrogativo persiste anche dopo averlo terminato “ho scritto una buona recensione?”, penso sia comune farsi queste domande.

Quando parlo di un libro non faccio mai spoiler, per il discorso di prima ovvero non importa come ne parli di un determinato titolo la persona che legge l’articolo potrà in futuro leggere quel libro quindi ritengo sia meglio non rivelare particolari che devono rimanere nascosti.

Di solito nelle recensioni non descrivo lo svolgimento della storia a causa spoiler appunto e anche perché quello che un potenziale lettore conosce della storia è scritto nella trama quindi io parlo solitamente della scrittura, dei punti salienti della storia (non tutta) senza entrare nei particolari, delle caratteristiche dell’opera, gli argomenti che tratta e ovviamente racconto le mie opinioni personali.

Magari per un lettore che segue determinati bookblogger penso che la cosa migliore da fare sia trovare il blogger che ha i gusti più simili ai suoi, non è la scoperta della’acqua calda quello che sto dicendo ma la ritengo una considerazione maturata nel tempo.

Bene, questo è quello che è emerso dalle mie personali considerazioni sulle recensioni e sui dilemmi legati a queste.

Ci tengo a dire che ognuno sul proprio blog scrive le recensioni come vuole sempre e solo lui (o lei), non voglio assolutamente insinuare il fatto che è meglio scrivere le recensioni in un determinato modo rispetto ad un altro, non fraintendetemi.

In questo articolo voglio solo parlare sinceramente con voi e dirvi un po’ come scrivo personalmente le mie recensioni, su quali criteri mi appoggio e aprire un sereno dibattito su cosa significa scrivere una recensione.

Voi cosa ne pensate? Ditemi la vostra ragazzi, vi aspetto!

A prestissimo!

Elisa

Stranger Things – Dobbiamo Parlarne!

Weiii bentornati!

Oggi, vi avviso, andremo a parlare di un argomento un tantino diverso da quelli che sono abituata a trattare e che voi siete abituati a vedere sul blog.

Tanto ormai su questo blog si parla di tutto ed è bello così, mixiamo argomenti!

Chiariamo subito che come sempre io NON farò spoiler.

Infatti oggi parleremo di una serie tv molto, molto famosa in questo periodo ovvero Stranger Things.

Ve ne avrei dovuto parlare settimane fa oramai ma volevo prendermi tutto il tempo per farmi qualche ricerca sulla serie e farmi la mia vera opinione con il passare del tempo.

Vi dirò come mi sono avvicinata a questa serie tv.

Dunque, in un caldo e noioso pomeriggio domenicale in cui il mio unico hobby era infastidire quel buon compare che abita con me (si parla del mio cane) di nome Adelmo, mi venne l’idea di farmi un giro su Netflix.

Io non sono quel classico tipo di persona che passerebbe tutto il giorno (a anche la notte) a vedere in continuazione serie tv e film, forse una volta lo sono stata ma con il passare del tempo  quella parte di me si è assopita.

Quindi non ho sempre voglia di vedere “cose” nuove, anzi preferisco passare il tempo scrivendo, ascoltando musica o leggendo.

Ma quella domenica addocchiando una nuova serie così interessante e con Winona Ryder (attrice che io amo), mi sono lasciata andare alla visione di questa serie.

Inutile dirvi che mi sono guardata tutte le puntate una dietro all’altra e ora sono già in astinenza.

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Episodi: 8

Stagioni: 1

Ambientazione: anni ’80

Genere: Fantascienza, Soprannaturale

Cast: Winona Ryder, Millie Bobby Brown, Gaten Matarazzo, Caleb McLaughlin, Natalia Dyer, David Harbour, Noah Schnapp, Charlie Heaton e Finn Wolfhard.

Ideata da: Matt e Ross Duffer

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Trama

Il 6 novembre 1983 a Hawkins, una remota e tranquilla cittadina dell’Indiana, il dodicenne Will Byers, membro di un ristretto gruppo di quattro amici fraterni, sparisce in circostanze misteriose; allo stesso tempo in un laboratorio segreto nei dintorni della stessa cittadina un ricercatore è vittima di un’inquietante creatura. Dallo stesso laboratorio Hawkins, una stramba ragazzina approfitta della confusione generata dall’incidente per fuggire. Dopo aver trovato rifugio in un ristorante, inseguita da agenti del laboratorio, continua la sua fuga imbattendosi nei tre migliori amici di Will: Mike, Dustin e Lucas, che si erano messi sulle tracce del fidato compagno svanito nel nulla. La ragazza, che si identifica con il numero tatuato sul suo braccio, “Undici”, crea un legame in particolare con Mike, il quale accetta di nasconderla nella sua abitazione.

Si scoprirà poi che i piani degli agenti del laboratorio sono più subdoli e malefici di quello che si possa pensare.

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Recensione

Sono sicura che almeno qualcuno di voi abbia sentito parlare di questa serie prima di oggi e credo ve ne abbiano parlato in modo positivo.

Se così non è, ne parlo io.

Partiamo subito da uno di quelli che sono (a mio vedere) uno dei punti di forza di questa serie, ovvero il punto di vista e la caratterizzazione dei giovani.

In Stranger Things molti dei personaggi sono ragazzini o adolescenti ed è affascinante vedere in che modo affrontano alcune vicende come la scomparsa di alcuni loro amici ed è interessante vedere come gli adolescenti possano essere davvero cattivi.

L’ambientazione anni ’80 è curata nei minimi dettagli, io non sono cresciuta in quell’epoca però ho potuto vedere film ambientati e creati in quegli anni quando ero piccola e in un certo senso mentre guardavo questa serie mi sentivo sul divano di casa assieme ai miei genitori.

La recitazione è sicuramente un altro punto di forza perché da quello che ho potuto vedere ogni attore è riuscito a caratterizzare il proprio personaggio in modo convincente e fermo.

Uno dei miei personaggi preferiti è stato Hopper (David Harbour) che è il capo della polizia di Hawkins ed è un uomo ferito dentro dalla scomparsa della figlia, ci viene presentato come un “latin lover” vista la sua propensione ad intrattenersi (e ho voluto fare l’elegante) con molte donne.

Un altro dei miei personaggi preferiti è senza dubbio Jonathan (Charlie Heaton) che è il classico ragazzo preso di mira e non accettato perché considerato strano, insomma un outsider è il figlio Joyce (Winona Ryder) e il fratello di Will (Noah Schnapp).

Per quanto riguarda il mio personaggio preferito nella cerchia dei giovinotti molto giovani, ho amato Mike (Finn Wolfhard), anche se mi è piaciuto molto anche Will che a differenza degli altri però si è visto poco nella serie (non vi dirò cosa intendo con poco altrimenti sarebbe spoiler).

Ultimo personaggio preferito Undici (Millie Bobby Brown), adorabile, meravigliosa.

Direi, parlando di personaggi, di chiudere la parentesi con quello che forse mi è piaciuto meno di tutti non per il fatto che fosse poco caratterizzato o mal interpretato semplicemente non mi ha convinto come personaggio forse per il fatto che a volte fa delle scelte poco coerenti, sto parlando di Nancy (Natalia Dyer).

L’attrice è molto brava ma purtroppo il personaggio di Nancy non riesco proprio a farmelo piacere del tutto.

Stiamo parlando di una serie soprannaturale quindi, sempre senza fare spoiler, ci ritroveremo a vedere degli effetti ad un certo punto.

Questi effetti non hanno niente a che fare con quelli che conosciamo oggi, sono vecchio stampo, sono quegli effetti che riguardandoli oggi ti rendi conto di quanti progressi sono stati fatti in questo campo.

E’ una serie che io invito tutti a guardare, anche se non siete fan del genere fantascientifico o soprannaturale, perché trovo che una serie così non si possa catalogare sotto determinati generi.

Io guardando tutti gli episodi ho visto davvero molto, ci sono storie d’amore, ci sono rapporti d’infanzia molto affascinanti, ci sono rapporti genitori/figli, note di nostalgia e sopratutto sempre tanti colpi di scena e un crescente desiderio nello spettatore di vedere sempre altro senza fermarsi.

Su Stranger Things ci sarebbero da dire così tante cose ma ahimè rischierei di spoilerare tutti gli otto episodi, quindi non entrerò nel dettaglio.

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Quello che vi posso dire però è che non tutti gli eventi accaduti nella prima stagione sono stati chiari quindi spero che nella seconda stagione questi eventi “senza risposta” si chiariscano.

Sto parlando ad esempio del personaggio di Barb (personaggio adorabile) o della vicenda Nancy, Jonathan e Steve.

Parliamo un attimo dell’aspetto musicale, ci sono ovviamente tracce appartenenti agli ’80 e una delle tracce più citate è Should I Stay Or Should I Go dei The Clash (una delle mie canzoni preferite tra l’altro).

Insomma una serie imperdibile per gli amanti degli anni ’80 e delle classiche atmosfere Sci-fi anche se io sinceramente la consiglio veramente a tutti, che siate giovani o adulti non importa.

Voto (prima stagione):

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Guarderò senz’altro la seconda stagione, anzi sono in trepidante attesa e non vedo l’ora di gustarmela.

Detto ciò, correte a guardarla e noi ci leggiamo presto gente!

Rimanete connessi perché sta per arrivare una grande, grande, grande novità qui!!

A presto!

Elisa