Smith&Wesson – Alessandro Baricco

Buon mercoledì e buon proseguimento di settimana!

Avete trascorso un buon weekend? Come procede l’esistenza?

Per iniziare nel migliore dei modi questa settimana, eccomi qui con una nuova recensione.

Infatti oggi parliamo per bene di Smith&Wesson di Alessandro Baricco, un titolo che ho letto nel giro di 1/2 orette, quindi in un tempo davvero breve qualche sera fa.

Direi di iniziare subito perché c’è molto da dire sia sull’autore che sull’opera, quindi non perdiamoci in chiacchiere e andiamo a parlare subito di questo titolo.

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Alessandro Baricco – Smith&Wesson

Editore: Feltrinelli

Pagine: 108

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 7,00

Prezzo ebook: € 4,99

Anno della Prima Pubblicazione: 2014

Link all’Acquisto: QUI

Trama

Tom Smith e Jerry Wesson si incontrano davanti alle cascate del Niagara nel 1902. Nei loro nomi e nei loro cognomi c’è il destino di un’impresa da vivere. E l’impresa arriva insieme a Rachel, una giovanissima giornalista che vuole una storia memorabile, e che, quella storia, sa di poterla scrivere. Ha bisogno di una prodezza da raccontare, e prima di raccontarla è pronta a viverla. Per questo ci vogliono Smith e Wesson, la coppia più sgangherata di truffatori e di falliti che Rachel può legare al suo carro di immaginazione e di avventura. Ci vuole anche una botte, una botte per la birra, in cui entrare e poi farsi trascinare dalla corrente. Nessuno lo ha mai fatto. Nessuno è sceso giù dalle cascate del Niagara dentro una botte di birra. È il 21 giugno 1902. Nessuno potrà mai più dimenticare il nome di Rachel Green? E sarà veramente lei a raccontarla quella storia?

 

Ci aspettavamo un sacco di cose dalla vita, non abbiamo combinato niente, stiamo scivolando giù nel nulla e lo stiamo facendo in un buco di culo dove una splendida cascata ogni giorno ci ricorda che la miseria è un’invenzione degli uomini e la grandezza il normale andazzo del mondo. (…) una sola cosa ci può salvare (…) Il nostro talento.

Recensione

Allora, iniziamo subito con il botto parlando dell’autore, Baricco è diventato con gli anni uno scrittore in voga nel panorama editoriale italiano, per qualche motivo lo associo sempre a Benni, alla fine sono due autori italiani, piuttosto conosciuti in Italia, con uno stile a tratti simile, con titoli diversi ma particolari a volte, insomma ci sono diversi punti in comune fra questi due autori.

Baricco è un po’ come Bradbury, o ti piace oppure lo eviti categoricamente.

A me devo dire che piace tutto sommato, nonostante non abbia apprezzato tutte le sue opere, o almeno quelle che ho letto in passato, però Novecento (forse il suo scritto più famoso) è ancora ad oggi uno dei miei libri preferiti che ogni tanto rileggo ancora.

Comunque, mi piace ascoltare il suo modo di parlare di alte opere (come quell’occasione in cui ha parlato di Furore di Steinbeck) e trovo il suo stile piacevole.

Questo testo però, quello di cui parliamo oggi ovvero Smith&Wesson non mi ha convinta più di tanto.

E’ scritto a mo’ di piéce teatrale quindi è molto scorrevole e veloce da leggere, anche perché lo stile di Baricco si riconosce sempre e non è qualcosa di ostico o lento anzi è semplice.

Sullo stile quindi non posso puntare il dito e dire che non mi è piaciuto perché il solito Baricco, niente di più niente di meno e quando prosegui nel leggere le sue opere ti aspetti questo però la vicenda non mi ha convinta.

E’ un libro che inizia bene, in modo interessante e con tanti punti che spingono il lettore a continuare ma si esaurisce piano piano, pagina dopo pagina.

Non mi aspettavo un epilogo come questo ma non mi ha suscitato una gran sorpresa a dire il vero, forse perché avevo già perso interesse o forse perché il finale può andare a parare da una precisa parte o dall’altra, ci sono due finali possibili non di più.

Ovviamente i cognomi dei personaggi (che compaiono nel titolo) sono un largo riferimento ad una famosissima marca americana di armi da fuoco ma si fa una battuta nelle prime pagine riguardo questa coincidenza e nulla di più, ho fatto anche diverse ricerche ma non ho compreso al 100% la scelta di dare questi cognomi ai personaggi.

Il terzo personaggio è una donna, nel libro si chiama Rachel Green (come quella di Friends, sì) ma in realtà è ispirata ad una donna realmente esistita ovvero Annie Taylor Edson che nel lontano 1901 si buttò giù dalle cascate del Niagara dentro una botte con il suo gatto, uscendone illesa, tranne per una ferita alla testa.

Ora, non facendo spoiler, non posso dirvi nulla sul destino della cara Rachel ma forse il suo personaggio è quello che mi ha suscitato più simpatia.

E’ una giovane giornalista che vuole scrivere ad ogni costo e una notizia simile è proprio ciò di cui ha un grande bisogno, quindi assieme a Smith un meteorologo quasi a tempo perso e Wesson un signore che conosce a memoria le cascate e “ciò che c’è sotto” tenterà in questa impresa, i due lo fanno per soldi, lei per diventare una giornalista famosa.

Il concept è interessante ma tutto va avanti troppo, troppo, velocemente, quindi non si riesce dal punto di vista del lettore a conoscere per bene i personaggi e ci sono troppe battute d’effetto per quanto mi riguarda che servono a dire che ci sono belle frasi in questo libro ma che non sono realistiche.

In più credo che alcune scene siano state inserite apposta per far commuovere il lettore e fargli forse pensare di aver gradito questo libro, alcuni risvolti sono troppo scontati, è come se non ci fosse molta invettiva baricchiana in questo libro.

Le idee brillanti, le frasi che significano davvero qualcosa di profondo tipiche di Baricco che trovai ai tempi in Novecento, qui mancano.

Nonostante sia un libro corto, alcuni pezzetti sono inutili ai fini della trama, altri personaggi che meritano almeno una descrizione vengono ignorati, insomma per quanto mi riguarda ci sono troppi punti ai quali l’autore è venuto meno inaspettatamente.

Durante la lettura non avvertivo quella passione tipica dell’autore nei confronti di una vicenda o di un personaggio, è una storia tiepida, a tratti perfino fredda.

Il punto finale come vi dicevo è stato inserito come manovra per far credere al lettore di essersi innamorato del libro in questione ma è trucco narrativo davvero scontato che si sarebbe potuto evitare.

Insomma, qui non ho per nulla riconosciuto lo stesso Baricco di Novecento e me ne dispiaccio, un’opera minore rispetto alle altre può sempre esserci non dico di no, ma con un concept così interessante è un vero peccato arrivare a risultati simili.

 

Voto:

Progetto senza titolo (49)

 

Tra l’altro con questo titolo rispondo ad un punto (finalmente) della Read Harder Challenge del 2018 a cui ho deciso di partecipare, per essere precisa il punto numero 15, un libro che si legge tutto in una volta.

Insomma, questo titolo non mi è piaciuto, penso che due stelle siano più che giuste, ho riflettuto a lungo sul contenuto che questo titolo mi ha lasciato e qualche giorno dopo la lettura mi sono resa conto che non mi era rimasto quasi nulla di ciò che avevo letto.

E voi? Avete letto Smith&Wesson? Vi piace Baricco? Fatemi sapere!

A prestissimo!

Elisa