Il Patto col Fantasma – Charles Dickens

Buon sabato e buon weekend!

Oggi voglio concludere un discorso iniziato l’anno scorso, sempre durante la maratona natalizia, infatti un anno fa senza pianificazioni mi sono addentrata nella lettura dei racconti natalizi di Dickens, che comprendono appunto cinque testi, anche se quello più famoso rimane “Il Canto di Natale“.

Questi cinque testi oltre al precedente sono: “Le Campane“, “Il Grillo del Focolare“, “La Battaglia della vita” e appunto “Il Patto col Fantasma“.

Purtroppo nel 2019 non sono riuscita a finire di leggere il testo rimanente, quindi oggi terminiamo questa serie di recensioni dedicate ai racconti natalizi di Dickens.

Il Patto col Fantasma – Charles Dickens

Casa editrice: Newton Compton Editori

Pagine: 110

Prezzo ebook: € 0,49

Prezzo di Copertina: € 7,89

Anno p. pubblicazione: 1848

Link all’acquisto: QUI

Trama

Il patto col fantasma (1848) è sicuramente il racconto più cupo della raccolta; nonostante l’inevitabile lieto fine infatti, il testo ruota intorno a un tema difficile e perturbante, su cui Dickens ha già scr tto e su cui tornerà a scrivere, quello dello sdoppiamento della personalità. Protagonista e motore dell’azione, accanto all’alchimista, è il suo spettro, figura vagamente demoniaca che offre all’altro se stesso la speranza fallace dell’oblio. Ma l’oblio del passato e dell’antica ferita, porta con sé non solo la morte del proprio dolore, ma anche la frigidità emotiva, la cancellazione della sensibilità e del sentimento che soli rendono la vita degna di essere vissuta. È questa la lezione che il fosco personaggio apprende nel corso del racconto, accogliendo in sé la memoria come un tesoro prezioso e irrinunciabile.

Quando queste ombre facevano nascere nella mente delle persone mature altri pensieri e mostravano loro immagini diverse. Quando uscivano dai loro nascondigli prendendo l’aspetto di forme e di facce tornate dal passato, dalla tomba, dal profondo abisso dove errano senza posa le cose che potrebbero essere state e che non furono mai.

Recensione

Dunque, “Il Patto col Fantasma” è stato stampato nel corso degli anni in diverse edizioni e da diverse case editrici, è conosciuto anche con il titolo “Lo Stregato“, è sicuramente il più cupo fra i racconti natalizi di Dickens e l’ultimo pubblicato (1848).

Lo potete trovare anche in una raccolta edita Einaudi che raccoglie tutti questi cinque racconti natalizi del buon vecchio Dickens.

Descrizioni, Atmosfera

Non parlerò più di tanto dello stile di Dickens perché ne abbiamo lungamente parlato nelle passate recensioni, vorrei anzi soffermarmi sul fatto che in questo racconto in particolare ho notato una voglia maggiore dell’autore nello scrivere descrizioni o nel perdersi fra le atmosfere cupi e lugubri.

Dickens lo fa sempre, è un autore descrittivo, che adora scrivere per paragrafi di luoghi o oggetti, o ancora soffermarsi sulle sensazioni dei personaggi e sugli stati d’animo di questi, ma in questo racconto in particolare (più degli altri 4) ho notato questo fatto.

Questo è considerato il racconto come dicevo più cupo in questa cinquina, per le tematiche, che sono anche quelle classiche di Dickens, le atmosfere, i luoghi e il fatto anche che gli eventi si svolgono quasi sempre di notte in stanze chiuse con solo un lume ad illuminare la scena.

Tematiche

Affronta le tematiche classiche Dickensiane ad esempio la povertà, il degrado, la bontà, l’umanità, la memoria in particolare e l’abbandono.

In questo racconto sono tanti i messaggi che l’autore vuole veicolare, l’importanza della memoria e l’importanza dei traumi e degli eventi negativi, questi ricordi si vogliono molte volte cancellare come se questi eventi non fossero mai accaduti, ma sono questi che ci rendono ciò che siamo e ci ricordano l’importanza della memoria, del perdono e della conoscenza.

Non c’è uomo o donna che non abbia avuto le sue pene e la parte maggiore di loro ha subìto qualche torto. L’ingratitudine, la sordida gelosia, l’interesse occupano tutti i gradi della vita. Chi non vorrebbe dimenticare le proprie pene e i propri torti?

Un altra tematica di certo importante, che viene affrontata soprattutto verso la metà e la fine del libro è l’abbandono, infatti l’autore sostiene la tesi per cui abbandono genera abbandono, un essere lasciato a sè stesso che non ha mai conosciuto l’amore, la propria famiglia, la compassione, non ha ricordi né in positivo né in negativo, perché non ha mai conosciuto gioia, quindi non può provare nostalgia verso di essa.

Egli è il prodotto dell’indifferenza umana. Tu sei il prodotto della umana presunzione.

Infine è importante citare la tematica dell’umanità, infatti la trama riguarda quest’uomo “stregato” che fa un patto con un fantasma, questo gli promette di poter cancellare i suoi ricordi negativi che lo tormentano, ma il costo di tutto ciò è molto alto, l’uomo diventerà un essere senza più alcuna bontà ed umanità, contagerà in più tutti quelli con cui verrà a contatto, rendendoli esseri senza più sentimenti se non di rabbia e odio.

Da ogni seme di male in questo ragazzo nasce un campo intero di rovine che dovranno esser raccolte, immagazzinate e seminate di nuovo in molti altri luoghi del mondo, finché intere regioni saranno talmente coperte di malvagità da meritare la acque di un nuovo diluvio. Tollerare giorno per giorno un omicidio aperto e impunito nelle strade di una città è cosa meno criminosa di uno spettacolo come questo.

Quali sono i punti forti del libro?

Senza dubbio l’atmosfera, io apprezzo personalmente un mood così oscuro e cupo, in cui i personaggi si muovono quasi sempre nell’ombra, si lasciano andare alla malvagità umana, confabulano, incontrano spiriti, stringono patti con essi…

Insomma in generale il libro è perfetto per l’atmosfera che crea, può essere anche una lettura adatta all’autunno pensandoci, inoltre mi è piaciuta la concentrazione di Dickens riguardo la tematica della memoria, e in generale le tematiche citate sono affrontate in modo ben riuscito.

Se desiderate un testo in cui perdervi fra le descrizioni e le sensazioni che vi suscita, lasciandovi andare a riflessioni sull’umanità e sull’importanza della memoria non posso far altro che consigliarvelo.

Cosa non mi ha convinta?

Ho fatto fatica ad entrare in sintonia con i personaggi, tranne uno in particolare che ho apprezzato un poco più degli altri, ma sempre senza impazzire per lei, non sono riuscita ad andare d’accordo con nessuno.

Non penso sia uno dei racconti lunghi più belli di Dickens, non è nemmeno uno dei peggiori, lo preferisco di certo a “La Battaglia della Vita“, ma non ha un particolare mordente, può rimanere impresso per l’oscurità di questo, ma non vi mostra un Dickens particolare, più dark forse, ma non sconvolgente.

Voto:

Se non conoscete ancora un Dickens cupo è una lettura piacevole prima di addentrarsi di certo in altri testi più corposi e in generale i ragionamenti che porta a galla sono validi, quindi mi sento di consigliarlo come racconto.

E voi? Avete mai letto “Il Patto col Fantasma”? Sì? No? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A domani!

La Battaglia della Vita – Charles Dickens

Buon lunedì!

Il fatidico giorno si avvicina sempre più e domani termineremo questa maratona, ma non pensiamo a questo momento triste

Questa sarà con tutta probabilità l’ultima recensione del 2019, alla fine sono riuscita a rispettare il mio obbiettivo iniziale in parte, perché avevo pensato di leggere tutti i quattro racconti di Dickens natalizi rimanenti, ma sono riuscita a leggerne solo tre.

Sono comunque soddisfatta però, perché dati gli impegni di questi giorni, e tutte le questioni, e il fatto di aver iniziato a leggere (e avere avuto questa idea) in ritardo, tre su quattro è comunque un buon risultato.

Ciò significa che parleremo de “Il Patto col Fantasma” nella prossima maratona natalizia del 2020.

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La Battaglia della Vita – Charles Dickens

Casa editrice: Newton Compton

Genere: Classici

Pagine: 99

Prezzo di Copertina: € 7,89

Prezzo ebook: € 0,49

Anno di Pubblicazione: 1846

Link all’Acquisto: QUI

Trama 

Pur essendo La battaglia della vita il libro di Natale che ottenne più scarsi consensi di critica (1846), vi sono in esso elementi che lo rendono interessante a una sensibilità contemporanea: e sono proprio le falle messe a nudo dai recensori ottocenteschi (eccessi melodrammatici, assurdità psicologica) ad attrarre il lettore moderno. La scrittura cioè svela la presenza di un conflitto (la battaglia del titolo), ma non riesce ad averne ragione. La “Iove story” del sottotitolo, asessuata e scarsamente credibile, conduce a un lieto fine matrimoniale che il dipanarsi della storia non sembra giustificare: più coerente infatti sarebbe la morte della sorella “sedotta”. Ma la spiegazione e l’interesse del racconto sono altrove, nel difficile rapporto tra arte e vita che diviene il motore segreto del racconto; l’amore mai dimenticato di Dickens per la cognata morta a diciassette anni, che la scrittura può far rivivere e consente (castamente) di possedere.

“Una volta (poco importa quando) e nella forte Inghilterra (poco importa dove) si combattè un’aspra battaglia. Fu combattuta in una lunga giornata d’estate, quando l’erba che ondeggiava era verde. Più di un fiore selvatico, formato dalla mano dell’Onnipotente perché costituisse una coppa profumata per la rugiada, ebbe in quel giorno la sua tazza smaltata piena di sangue fino all’orlo e cadde con un brivido. […] Il fiume si colorò in rosso, il terreno calpestato si trasformo in una poltiglia, ove quel colore dominante nel passato rimaneva, sempre più fioco, nelle pozzanghere inerti formatesi nelle orme lasciate dai piedi degli uomini e dallo zoccolo dei cavalli e luccicava debolmente al sole.”

Recensione

Allora, parliamo del terzo racconto che ho letto in questo periodo natalizio di Dickens, in teoria “La Battaglia della Vita” è il quarto in linea cronologica e viene dopo “Il grillo del Focolare” e prima de “Il Patto col Fantasma“.

E’ più breve rispetto agli altri racconti, ma è stato decisamente il più lungo da leggere, rispetto agli altri mi ha convinta di meno sotto quasi ogni aspetto.

Perché non mi ha convinta?

Lo stile di Dickens qui sembra meno scorrevole, non è una di quelle storie/racconti dell’autore che catturano il lettore fin dalle prime pagine, tutto mi è sembrato più debole, dai personaggi, alla trama in generale, alla successione degli eventi.

Nono sono riuscita ad affezionarmi a nessun personaggio, tranne Clemency che è un personaggio piuttosto particolare, gli altri che sono per i Dickens i veri protagonisti mi sono sembrati poco delineati.

Questo racconto viene definito quasi una “love story” ed è vero, è tutto incentrato su più storie d’amore, ma queste coppie che nel corso de racconto si svilupperanno mi sono sembrate “buttate lì”, ad un certo punto troviamo coppie sposate ovunque e fino a qualche pagina prima non si poteva nemmeno lontanamente immaginare un’affinità fra questi.

Sono comunque persone che si conoscono, ma da qui a sposarsi (nonostante il periodo)…

Accade inoltre un fatto che è il mistero dell’opera, verrà rivelato alla fine e ha un suo senso, ma non va decisamente incontro alla mie aspettative, il mistero riguarda Marion la figlia minore del dottor Jeddler che è promessa in sposa al giovane Alfred, prende una decisione improvvisa prima del ritorno di costui.

Sembra una fuga d’amore perché Marion sembra innamorata di Michael e noi scopriremo solo alla fine la natura dei sentimenti di Marion, il motivo della fuga, e il luogo in cui per anni la giovane è stata.

Non capisco se il problema è la brevità, che in questo caso può essere un problema, o è la successione degli eventi.

Non ho avvertito la solita cura e immersione di Dickens nei confronti dei personaggi, sono lasciati a loro stessi, non c’è un granché di background e a livello caratteriale li ho compresi fino ad un certo punto.

In più sembrano tutti vittima degli eventi, dopo questa partenza è quasi come se fosse accaduta una tragedia, mentre viene detto dopo che il dottor Jeddler (padre di Marion), conosce la verità e lui e la sorella della ragazza, Grace, hanno ricevuto negli anni lettere.

Non che questo riesca a tranquillizzare una famiglia, però tutti la credono praticamente morta e invece loro conoscono il suo stato di salute, c’è una corrispondenza insomma.

L’interesse poi durante la lettura si ridesta solo quando accade questo fatto della fuga di Marion e alla fine, è come se l’autore stesso volesse avvertire il lettore, forse perché cosciente del calo di interesse.

Dopo aver terminato la lettura sento di non aver assorbito nulla da questo racconto, è come leggere un libro che alla fine evapora nel cervello eliminando ogni tracci della sua esistenza.

E’ il racconto dei Dickens, fra i cinque natalizi, che ha riscosso meno successo rispetto agli altri e ne capisco il motivo.

E’ di certo diverso dagli altri anche per due elementi fondamentali, il fattore paranormale e il Natale, il testo è ambientato a Natale in una piccola parte, ma se l’autore non lo avesse specificato non avrei mai pensato a questo periodo leggendo la storia.

Il fattore paranormale qui manca, non è presente.

Un qualcosa che rende inquietante ed oscuro il racconto è il campo di battaglia, la proprietà dei protagonisti infatti si erge su questo terreno maledetto dove un tempo ci fu una terribile battaglia in cui molte vite umane furono sacrificate.

Comunque il fulcro della vicenda è Marion e suoi due pretendenti,

Cosa mi è piaciuto?

L’unico aspetto che vorrei salvare è proprio l’ambientazione, questo clima pesante dato il campo con un passato tremendo è suggestivo.

Un altro aspetto gradevole per me è stato il personaggio di Clemency, ragazza particolare e sbeffeggiata ripetutamente nel corso del racconto da altri personaggi, ha la reputazione di essere una giovane che non spicca per intelligenza.

Uno dei twist interessanti riguarda lei, ho preferito lei rispetto al personaggio di Marion o Grace.

Conclusioni

E’ di certo il racconto che ho gradito di meno fra i tre che ho letto in questo periodo, non mi è sembrato il solito Dickens, c’è da dire che il 1846 fu un anno impegnativo per l’autore e di ciò ne risente il testo.

Sembra che a volte Dickens abbia preferito perdersi in particolari non rilevanti invece di far entrare il lettore in confidenza con i personaggi, ero disinteressata nei confronti della vicenda, a tratti per delle piccole scintille l’interesse tornava ma spariva subito dopo.

Posso dire che questo è stato il primo scritto di Dickens che non mi ha soddisfatta.

Il racconto a volte non sembra nemmeno avere un motivo per il suo proseguimento, la ragione di questo è appunto la rivelazione finale che comunque non mi sembra degna di sorreggere lo scritto.

Voto:

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Il mio voto vacilla tra la stellina e mezzo e le due stelline, quindi avrei anche assegnato due stelline ma ho optato per questo voto ripensando alla lettura in generale, è stato un testo che non mi ha appassionata alla lettura.

E voi? Avete mai letto questo racconto? VI è piaciuto? Sì? No?

A domani!

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Il Grillo del Focolare – Charles Dickens

Buon giovedì! 

Stiamo per arrivare al termine di questa settimana, e il Natale si avvicina sempre più, il che per me è un problema, da buona ritardataria quale sono.

Non pensiamoci, nascondiamo l’elefante nella stanza, oggi recensione, parliamo del secondo racconto di Charles Dickens che ho voluto leggere da quando mi è venuta l’idea di recensire tutti i 4 racconti rimanenti prima dl 24.

Pazza idea.

Il prossimo che sto già leggendo sarà “La Battaglia della Vita“, ma oggi parliamo de “Il Grillo del Focolare“.

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Il Grillo del Focolare – Charles Dickens

Casa Editrice: Newton Compton

Genere: Classico

Pagine: 130

Prezzo di Copertina: € 11,90

Prezzo ebook: € 0,49

Anno della Prima Pubblicazione: 1845

Link all’Acquisto: QUI

Trama

John Peerybingle vive felicemente con la moglie Piccina, chiamata affettuosamente così perché molto più giovane di lui, quando il vecchio Tackleton mette in dubbio la fedeltà della sua giovane sposa. Insinuazione che sembra trovare conferma in un’immagine fugace e inaspettata che John ha di Piccina in colloquio intimo con un bel giovane. La storia sembra volgere in tragedia, ma interviene il grillo del focolare, nume tutelare della casa, simbolo della felicità domestica. Un racconto sul perdono, sulla fiducia, sull’amore coniugale e filiale, dove anche gli inganni a fin di bene causano un oscillante e ansioso stato d’animo tanto nei protagonisti quanto nei lettori.

“Se il piccolo falciatore fosse stato armato della più tagliente delle falci, e ogni colpo di questa fosse penetrato nel cuore del procaccia, non avrebbe potuto lacerarlo e ferirlo come Dot aveva fatto. Era un cuore così pieno di amore per lei, così legato e tenuto insieme di innumerevoli fili di dolci ricordi, filati dal lavoro quotidiano delle molte qualità che la rendevano simpatica; un cuore del quale essa aveva fatto per se stessa un così gentile e così intimo tabernacolo, un cuore così onesto e così profondamente sincero, così forte nel bene e così debole nel male, da essere incapace, sulle prime, di albergare né collera né vendetta, da esser capace soltanto di conservare l’immagine infranta del suo idolo.”

Recensione

Questo è in successione il terzo racconto dei cinque di Dickens incentrati sul periodo natalizio.

Questi racconti hanno elementi in comune fra loro, nella recensione precedente (quella riguardante “Le Campane“), avevamo parlato dei vari punti in comune con “Il Canto di Natale“, qui troviamo un fulcro diverso ma alcuni elementi soprannaturali che ritornano, abbiamo le fate ad esempio che assomigliano all’elemento inserito ne “Le Campane”.

Quali sono i temi principali?

Parliamo di amore, tradimento, differenza di età, purezza dei sentimenti e vendetta. Non i soliti argomenti di Dickens quindi, il fulcro del racconto dovrebbe essere il tradimento in una coppia, ma questo elemento emerge solo verso metà racconto, viene fatto intuire un qualcosa prima, ma è tutto molto vago.

Noi seguiamo John il protagonista che è accompagnato ad una donna più giovane di lui, e dato il periodo in cui è ambientata ed è stata scritta la storia, ciò veniva visto come un tradimento quasi certo da parte della figura femminile come se due persone con età differenti non potessero stare assieme felicemente.

Dickens però è un autore piuttosto rivoluzionario e sopratutto dalla mentalità aperta nonostante appunto il periodo, per il messaggio profondo e insito nella storia e per la risoluzione finale.

E’ un racconto con cui ho fatto un tantino di fatica ad entrare in confidenza all’inizio, non avendo nemmeno letto la trama, non sapevo quasi nulla e devo ammettere che non è semplice comprendere il legame fra i personaggi per le prime venti pagine.

Forse avrei solo dovuto leggere la trama, ma ultimamente non lo faccio mai.

Comunque, è un racconto in linea con gli altri nel senso che si risolve sempre al meglio, per tutta la narrazione Dickens turba il lettore e lo riempie di preoccupazioni perché la risoluzione è incerta, per poi alla fine risolvere tutto con un twist.

Dopotutto è un racconto di Natale, dovrà pur riscaldare i cuori?

E’ un racconto interamente centrato sull’amore, quello sincero, quello che si attende per anni, quello che arriva inaspettato, quello fra persone completamente diverse, l’amore anche per la famiglia, per i propri figli, assistiamo ad un genitore protettivo che fa di tutto per nascondere la durezza del mondo alla figlia cieca.

Quest’uomo è cosciente di essere un bugiardo perché mente alla figlia raccontando scenari idilliaci mentre nella realtà le scene sono ben diverse, ma è un uomo buono che mira solo al colorare un poco l’oscurità che ha assorbito la vita della sua amata figlia.

Come dicevo il protagonista è John, un uomo buono, allegro, che ha sempre una parola positiva e un regalo per chiunque, John ama Dot, sua compagna da anni più giovane appunto di lui, la ama di quell’amore puro e sincero, è la sua spalla, la donna sulla quale può contare, sempre.

Purtroppo John farà una scoperta terribile, che lo distruggerà, ma non tutto è ciò che sembra.

Alcune considerazioni

Devo dire che in questo racconto ho trovato l’inserimento dell’elemento paranormale un poco inutile, è vero che questo elemento interviene in un momento topico in cui John sta per compiere un’atto terribile, ma non mi ha convinta del tutto.

Fra i tre racconti che ho letto fin’ora (compreso “Il Canto di Natale”) è quello che mi ha convinta di meno, non per il tema del racconto che è meraviglioso, ma più per appunto questa poca utilità dell’elemento paranormale e per questa difficoltà nell’immersione del testo all’inizio.

Non mi sento di dire nulla in merito al finale positivo che sembra piombare un po’ dal nulla perché è un racconto, quindi l’autore non ha avuto tutto il tempo e le pagine per narrare il cambiamento nei minimi dettagli e in più come ho scritto prima questi brevi testi di Dickens ambientati a Natale mirano a riportare gioia.

Dickens stesso definì il racconto “calmo e domestico…innocente e carino”, sono d’accordo con questa definizione, non lo definirei uno dei migliori racconti mai letti ma durante la lettura mi ha trasmesso un senso di profondo calore, che si parli di casa, amore, Natale, non cambia il fatto che l’autore riesca a catturare sempre il lettore, che è sempre curioso/a di scoprire la risoluzione della vicenda.

Facendo quale ricerca per scrivere questa recensione mi sono imbattuta in una frase di Stevenson su Dickens e su questi racconti di Natale:

“Hai letto i Libri di Natale di Dickens? Io ne ho letti due, e ho pianto come un bambino, ho fatto uno sforzo impossibile per smettere. Quanto è vero Dio, sono tanto belli – e mi sento così bene dopo averli letti. Voglio uscire a fare del bene a qualcuno […]. Oh, come è bello che un uomo abbia potuto scrivere libri come questi riempendo di compassione il cuore della gente!”

E’ esattamente questa la sensazione che Dickens è in grado di trasmettere, lui trasmette il senso vero e proprio del Natale, leggendo questi racconti si può sentire (in ogni senso) il calore amorevole del Natale, anche se non siete amanti di questa festività o non lo festeggiate da anni, riuscite ad assaporare tutto quello che di accogliente c’è nella parola Natale.

Voto:

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Ne consiglierei comunque sempre la lettura, sopratutto in questi giorni prima di sbarcare in senso vero e proprio nelle festività interessate.

Ora si avanza con “La Battaglia della Vita“!

E voi? Avete mai letto questi racconti? Fatemi sapere!

A domani!

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Le Campane – Charles Dickens

Buon giovedì!

Si avvicina il fine settimana, dai che tra poco raggiungiamo il weekend! Stamattina mi sono svegliata con la neve e il mio spirito natalizio si è risollevato non poco.

Ho un avuto un’idea l’altro giorno che spero possa piacervi, questa idea riguarda Dickens, uno dei miei autori preferiti, ebbene qualche anno fa avevamo parlato de “Il Canto di Natale“, uno dei suoi testi sul Natale più famosi se non il più famoso.

Questo famoso testo però non è l’unico sul tema scritto da lui, ce ne sono ben altri quattro, “Le Campane“, “Il Grillo del Focolare“, “La Battaglia della Vita” e “Il Patto col Fantasma“.

Quindi in questi giorni prima di arrivare al 24 (e quindi alla fine della maratona), mi piacerebbe leggerli tutti e dedicare ad ognuno una recensione “speciale” di Natale.

Che ne dite? Magari l’anno prossimo possiamo dedicarci a Dostoevskij e ai suoi testi sul Natale, vedremo!

Il mio obbiettivo è leggere questi tre testi rimanenti, dato che del primo ne parleremo oggi, entro il 24.

In caso non dovessi riuscirci i testi che ho nominato rimanenti li leggerò l’anno prossimo in questo periodo e ne parleremo nel Natale dell’anno prossimo, ma spero di farcela.

Spero che l’idea vi piaccia, detto ciò iniziamo!

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Le Campane – Charles Dickens

Casa Editrice: Newton Compton

Genere: Classico

Pagine: 166

Prezzo di Copertina: € 7,90

Prezzo ebook: € 0,49

Anno della Prima Pubblicazione: 1844

Link all’Acquisto: QUI*

 

Trama

Il messaggio di amore e di fiducia nell’uomo viene affidato in questo racconto (1844) alla voce delle campane, vecchie compagne dello sparuto, affamato Trotty Veck, perennemente in attesa di messaggi o pacchi da recapitare. Divenute immense spettrali figure, lo guidano attraverso il difficile cammino dell’apprendimento, additando nella sfiducia verso l’umanità la sua colpa. Gli scorrono davanti agli occhi le immagini di un futuro amaro e senza riscatto, in cui gli esseri amati si degradano nella miseria, nella prostituzione, nel crimine. In un incerto equilibrio tra la vita e la morte il racconto consente, sin quasi alla fine, una doppia lettura: visione d’incubo di un futuro possibile; oppure “realtà” di cui Trotty, ormai spettro, viene messo al corrente. Il finale serve al personaggio e allo scrittore, per prefigurare una marea del Tempo che spazzi via come foglie i sopraffattori.

Dateci per pietà case migliori quando siamo ancora in culla; dateci un cibo migliore quando stiamo lavorando per guadagnarci la vita; dateci leggi più miti per riportarci sulla buona strada quando abbiamo preso quella sbagliata, e non ci mettete davanti agli occhi la prigione, la prigione, la prigione, da qualsiasi parte ci voltiamo. Qualsiasi condiscendenza che potete mostrare verso il lavoratore, questi la riceverà con tutta la prontezza e la gratitudine di cui un essere umano è capace, perché ha un cuore paziente, pacifico e volenteroso. Ma dovete cominciare con l’instillare in lui lo spirito giusto; perchè, tanto se è un rottame e una rovina come me, quanto se è, invece, come uno di coloro che stanno qui adesso, il suo spirito ora è separato da voi, Portatelo indietro, signori, portatelo indietro!

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Recensione

Questo titolo era stato anche proposto come libro di dicembre sul gruppo, non ha vinto nel sondaggio, ma era il testo ” a tema” scelto per quest’anno.

Ed è il secondo racconto sul Natale (e festività annesse) di Dickens perché quello che lo precede è l’amato “Canto di Natale“.

Quali sono i temi proposti?

Ci sono vari aspetti ne “Le Campane” che fanno pensare parecchio al più famoso “A Christmas Carol“, come i fantasmi/spiriti, una specie di viaggio fatto con questi, la povertà (tema veramente che si trova di solito nei testi di Dickens), la vecchiaia del protagonista e altri minori.

Qui il nostro protagonista è un uomo appunto anziano soprannominato Trotty per il suo trottare, il suo lavoro è consegnare lettere essenzialmente, è molto povero e lo è sempre stato come la figlia “Meg“.

Purtroppo ha perso la moglie anni prima e si trova solo con la ragazza, Meg non vede l’ora di sposarsi  con Richard il suo fidanzato, nonostante la povertà, infatti si trova a fare un ragionamento che vari personaggi faranno nel corso del testo e direi che questo è un tema portante del racconto, ovvero “siamo nati poveri, viviamo da poveri e moriremo poveri, fine, quindi è inutile aspettare per qualcosa di meglio, la vita è così per noi“.

Nel racconto incontriamo diverse figure, molte presenze ricche e influenti che non si fanno remore nello sbattere in faccia al povero Toby l’inutilità della sua esistenza, perché secondo loro nascere in povertà è peggio della morte, il nome e l’aspetto materiale è più importante di tutto.

E Dickens così mette in luce la mentalità corrotta e cieca dei potenti, che sembrano non vedere la realtà, ma vivere in un’idea che assieme ad altre persone del loro “rango” si sono creati, affrontano questo tipo di popolazione come se parlassero a dei delinquenti, un povero è automaticamente un ladro che merita di trascorrere la propria esistenza in prigione, e si prendono gioco di Toby e di tutti gli altri.

Il punto è che le persone come Toby si sono a loro volta convinti di ciò, di essere cattivi, nati cattivi e di non meritare nulla di buono.

Sembrano dare ragione a chi li bistratta, li usa, li maltratta e li deride, non tutti, certo.

Ad un certo punto del racconto subentra prepotentemente l’aspetto paranormale, costituito dalle campane appunto, che parlano, sono le protagoniste del racconto assieme a Toby, lui ne comprende le parole e le ascolta.

Da qui inizia il viaggio stile “Canto di Natale”, Toby viene proiettato in un’ipotetico futuro (che per lui dovrebbe essere passato) in cui chi conosceva e ciò che conosceva sembra essere crollata miseramente e dei suoi cari come se li ricordava rimane poco.

Il testo si conclude con un messaggio di speranza e amore adatto forse a questo periodo dell’anno, c’è anche un concetto interessante della fine dell’anno e dell’anno nuovo, in questa storia siamo a Capodanno, non a Natale.

Questo è un racconto perfetto per quei giorni dopo Natale prima però del 31, in quei giorni di semi-attesa prima dell’anno nuovo, se volete leggerlo vi consiglio quel periodo.

Stile

Parliamo un attimo dello stile, classico Dickens insomma, io l’ho letto in ebook in questa edizione Newton, la traduzione è buona, alcuni termini avranno deciso di lasciarli come nelle precedenti pubblicazioni, ad esempio “colla” invece di “con la” o “all’amore” invece di “l’amore”.

Dickens si perde spesso in descrizioni e metafore, ma io lo apprezzo sempre, capisco però che non a tutti possa piacere uno stile come il suo.

Nonostante sia un racconto del 1844 alcuni piccoli concetti sembrano moderni rispetto a quel periodo.

Conclusioni

Concludo dicendo che la consiglio come lettura, ma se è la vostra prima esperienza con Dickens magari non iniziate proprio con “Le Campane” perché non è al suo meglio qui e potrebbe esserci il rischio di non convincere del tutto un lettore che si approccia.

Meraviglioso messaggio comunque, ho gioito con i personaggi alla fine e mi sentivo pervasa da un’amore forte per le piccole soddisfazioni, la famiglia, e questo periodo caloroso.

Voto:

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Sono tre stelline piene perché è una lettura soddisfacente, che riscalda anche in giornate fredde come questa.

E voi? Avete mai letto “Le Campane”? Sì? No? Fatemi sapere!

A domani!

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Canto di Natale – Charles Dickens + LiberTiAmo Gennaio 2017

Salve!

Come state? E’ la prima volta che ci leggiamo nel 2017, tutto ciò merita un applauso.

Ancora auguri, vi auguro felici aspettative per quest’anno (visto che ancora se ne sa poco).

Nel caso siate disorientati ritrovandomi sotto un altro nome, ebbene sì, come avevo precedentemente annunciato anche se ero parecchio titubante, il blog ha cambiato di nuovo nome.

Come avrete letto infatti il nome attuale del blog è WriThings.

Sono quasi sicura del fatto che questo nome sarà quello definitivo, scusatemi per tutti questi cambi ma non mi piace conservare qualcosa che non mi convince più.

Comunque passiamo avanti, oggi torna sui nostri blog ovvero il mio e quello di Tiziana un articolo inerente al gruppo di lettura.

E’ da qualche settimana che il gruppo non compare fra gli argomenti del blog ma non temete, LiberTiamo sta procedendo alla grande.

Infatti è tempo di recensioni, nel mese di dicembre o per meglio dire dal 16 al 31 dicembre sul gruppo ci siamo dedicati/e alla lettura di un vero classico.

Canto di Natale di Charles Dickens.

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Editore: Giunti

Pagine: 141

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 6,00

Prezzo ebook: € 0,49

Anno di Pubblicazione: 1843

Mi sarebbe piaciuto godere delle licenze concesse ai bimbi, e allo stesso tempo essere abbastanza cresciuto da apprezzarne pienamente il valore.

Trama

Nella gelida notte della vigilia di Natale il vecchio Scrooge, che ha passato tutta la sua vita ad accumulare denaro, riceve la visita terrificante del fantasma del suo socio. Ma è solo l’inizio: ben presto appariranno altri tre spiriti, per
trasportarlo in un vorticoso viaggio attraverso il Natale passato, presente e futuro. Un viaggio che metterà Scrooge di fronte a quello che è realmente diventato: un vecchio tirchio, insensibile e odiato da tutti, che ama solo la compagnia della sua cassaforte. Riuscirà la magia del Natale a operare un miracolo sul suo cuore inaridito?

Recensione

Vorrei iniziare dicendo che per me il Canto di Natale è il classico natalizio per eccellenza e inoltre adoro Dickens, quindi farò di tutto per non essere di parte.

Facendo tesoro di questo buon proposito direi che possiamo andare avanti.

Non mi soffermerò più di tanto sulla trama essendo già comunque ampiamente conosciuta, sicuramente infatti nell’ultimo periodo l’avrete vista o sentita ovunque.

Io non mi stanco mai di rileggere questo libro, il significato in se continua ad affascinarmi ancora adesso.

Direi di parlare un po’ dei personaggi, ognuno unico e con le proprie distinte caratteristiche.

Il personaggio principale Ebenezeer Scrooge è un uomo freddo, cupo, con un cuore di pietra all’apparenza impenetrabile.

Il talento di Dickens nello scegliere i nomi è qualcosa di magico, infatti il significato di Ebenezeer è proprio cuore di pietra così come Scrooge significa villano, dai modi villani.

Un altro personaggio importante è Bob, Bob Cratchit l’impiegato di Scrooge, un uomo ricompensato miseramente per il lavoro che svolge anche alla Vigilia di Natale per un vecchio e avaro finanziere.

Bob possiede una famiglia numerosa e una modesta abitazione, fra i figli di Bob nel corso della storia possiamo arrivare a conoscere Tim, un bambino malato che senza i farmaci adatti a lui potrebbe non sopravvivere.

La figura di Tim ha un qualcosa di mistico, quasi soprannaturale, infatti questo bambino avrà un ruolo importante nel pentimento e nella redenzione di Scrooge.

Altri tre personaggi molto importanti sono gli spiriti, quello del Natale passato, quello del Natale presente e quello del Natale futuro.

Lo spirito del Natale passato è rappresentato quasi come una candela, è un misto fra un bambino ed un anziano.

Ha una voce suadente e in entrambe le mani stringe qualcosa, in una un rametto di agrifoglio e nell’altra una specie di cappello a stoppino.

L’agrifoglio è una pianta Natalizia, sembra che avesse proprietà magiche, che scacciasse i demoni e donasse fortuna.

Lo spirito del Natale presente è un omone con una lunga veste verde che gli lascia scoperti i piedi ed il petto. Anche lui ha un rametto di agrifoglio in testa, ha in mano un cono magico che sembra doni la felicità e il candore natalizio al passaggio.

E’ un uomo con una profonda risata, un uomo allegro con una vita breve che termina alla mezzanotte di Natale.

L’ultimo spirito, quello del Natale futuro è circondato da un alone di mistero.

E’ raffigurato con le stesse sembianze della morte, ha una lunga veste nera e un corpo scheletrico.

La rappresentazione dello spirito del Natale futuro è la più affascinante secondo me.

Terrorizza Scrooge, come terrorizzerebbe tutti noi.

Forse io mi ostino a dare troppi significati a questo libro ma è un opera da analizzare sotto tutti i punti di vista per quanto è affascinante.

La critica che Dickens fa alla società londinese dell’epoca che toglie ai poveri per dare ai ricchi, ignorando i bisogni di un ceto sprofondato nella miseria è illuminante.

La redenzione di Scrooge arriva come una cosa certa ma d’altronde non poteva essere altrimenti dopo un’esperienza simile, è interessante vedere il modo in cui il suo personaggio cambia, dialogo dopo dialogo, si risveglia e riscopre il suo lato umano.

Gli era tanto vicino quanto lo sono io a voi in questo momento.

Rimarrei qui ore ad analizzare le parole di Dickens, durante il corso dell’anno ogni tanto sento che mi ronzano nel cervello e mi riportano al Natale.

C’è anche un altra critica che Dickens smuove verso la società, una critica abbastanza evidente contro l’ignoranza e l’avarizia.

Un opera da leggere assolutamente anche più di una volta, una storia affascinate che fa riflettere, intelligente, a volte inquietante, disarmante, un vero classico.

Voto:

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Non potrebbe essere altrimenti per quanto mi riguarda.

Ho sentito smuovere spesso a Dickens una critica piuttosto schietta ovvero la “pecca” dei finali, il fatto che il finale nella maggior parte delle volte è felice al pari di una favola, io sono suscettibile quando si parla di finali ma secondo la mia modesta opinione questa storia non avrebbe potuto avere un altro finale.

Bene ragazzi questa era la mia opinione per quanto riguarda il Canto di Natale, uno dei miei libri preferiti in assoluto.

Ora parliamo di altro.

Infatti parliamo del libro di gennaio del gruppo di lettura, come ogni mese sul gruppo abbiamo votato e il titolo vincitore per quanto riguarda il primo mese del 2017 è:

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Tutto il Nostro Sangue – Sara Taylor

Trama

In un arcipelago al largo delle coste della Virginia, lungo un arco di tempo che va dal 1855 a un postapocalittico e distopico 3143, si intrecciano le storie di due famiglie. Queste isole – per alcuni un santuario, per altri una terra di incubi – avvolgono le esistenze dei personaggi in una rete di miserie e piccoli miracoli. La determinazione di due sorelle che si stringono l’una all’altra in una famiglia devastata dalle metanfetamine; una ragazza che lotta per emanciparsi da un padre alcolizzato; una donna che decide di fuggire da una famiglia violenta per ritrovarsi tra le braccia di un uomo forse peggiore: relazioni tumultuose che scorrono lungo i rami di un albero genealogico, sullo sfondo di un paesaggio pericoloso e ammaliante. Un turbinio di vicende che trascina il lettore in un’esperienza estrema di nascita e morte, di giuramenti e di istinti primitivi e vili. La voce di Sara Taylor, avvicinata dalla critica a quella di Flannery O’Connor, è intrigante e selvaggia. “Tutto il nostro sangue” è un romanzo abitato da storie e personaggi ambigui, colmo di situazioni grottesche e pervaso dal soffio della letteratura gotica del sud degli Stati Uniti.

Questo libro è in lettura sul gruppo dal 01/01/2017 al 31/01/2017.

 E’ stato pubblicato nel settembre 2016 da Minimum Fax.

Se volete leggerlo assieme a noi vi ricordo che non dovete fare altro che cliccare QUI e sarete reindirizzati al gruppo su Goodreads, lì dovrete cliccare sulla dicitura Join  Group ed il gioco è fatto, sarete dei nostri!

Vi ricordo che al termine del periodo di lettura troverete le nostre recensioni sul libro letto nei rispettivi blog.

Detto questo, gente io vi saluto!

Ci vediamo presto perché nei prossimi giorni ci leggeremo spesso!

Elisa