Il Punto di Rottura – Daphne du Maurier

Buon martedì!

Come state? Come state trascorrendo questo luglio? Ma soprattutto, come vi state difendendo dal caldo?

Oggi parliamo di un libro che ho letto qualche tempo fa, è una raccolta di racconti nonché il primo testo che ho avuto il piacere di leggere di questa amata e osannata, ovvero Daphne du Maurier.

Il Punto di Rottura è un testo del 1959 e contiene al suo interno otto racconti e fra questi c’è quello che è diventato uno dei miei racconti preferiti di… sempre direi, per ora.

Iniziamo!

Il punto di Rottura – Daphne du Maurier

Casa Editrice: Il Saggiatore

Genere: Raccolta di racconti

Pagine: 302

Prezzo di Copertina: € 10,00

Ebook non disponibile

Anno di P. Pubblicazione: 1959

Link all’acquisto: QUI

Incipit primo racconto “L’Alibi”

I Fenton stavano facendo la loro passeggiata domenicale nel lungo fiume. Arrivati all’Albert Bridge si fermarono, come al solito, per decidere se attraversarlo per andare ai giardini, o se proseguire costeggiando le case galleggianti.

Trama

Maestra del racconto, Daphne du Maurier coglie i personaggi nel momento in cui il legame tra ragione ed emozione è sul punto di spezzarsi: in una tranquilla domenica mattina, James Fenton capisce all’improvviso di essere in grado di uccidere senza il minimo senso di colpa. Dopo un’operazione chirurgica agli occhi la signora West è in grado di distinguere la vera personalità di chi la circonda. Durante le vacanze estive nella campagna inglese, la giovane Deborah scopre un mondo magico accessibile solo a lei. Crudeli, emozionanti, cariche di suspense e mistero, queste storie mostrano al loro meglio le capacità di scrittura e di indagine psicologica dell’autrice.

Recensione

Daphne du Maurier è stata un’autrice amata e ad oggi ancora decisamente apprezzata e citata, autrice di libri come “Mia Cugina Rachele” e “Rebecca la Prima Moglie“.

Nata il 13 maggio 1907 e venuta a mancare il 19 aprile 1989, ha vissuto una vita più che interessante anche se ad oggi rimangono dubbi e indiscrezioni varie su alcuni eventi della sua vita e non si ha un quadro del tutto dettagliato, ciò dalle ricerche che ho fatto.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Il Punto di Rottura” come dicevamo è una raccolta contenente 8 racconti di circa 30/40 pagine l’uno, facendo una veloce media, leggendoli tra l’altro ho avuto l’impressione di leggere un romanzo breve, ognuno di questi racconti infatti ha al suo interno un suo universo ben costruito e che si prende il suo tempo per dare il benvenuto al lettore.

Lo stile della Du Maurier lo definirei “equilibrato”, di certo si concentra a tratti su dettagli o immagini che hanno il loro significato, senza risultare però eccessivamente prolissa, tutto serve per la costruzione dell’atmosfera che andrà a contornare il racconto.

Il ritmo direi tra l’altro che rimane sempre equilibrato anche nei vari racconti, seppur diversi in alcuni casi per tematiche, c’è sempre un livello ottimo di base che serve per la costruzione del racconto per poi man mano salire verso l’apice finale.

In questo caso l’atmosfera cambia da racconto a racconto, in alcuni si avverte più tensione, in altri in senso di pericolo e rottura arriva solo verso la fine.

Tematiche e Personaggi

Le tematiche variano, ritroviamo quella della cacciagione, quella dei giochi di potere e dell’importanza delle intenzioni, quella dell’egoismo e delle ripercussioni di questo, del vero “volto” delle persone, dei vantaggi della ricchezza e di molto altri di cui parleremo meglio tra poco andando nel dettaglio di ogni racconto.

I personaggi sono particolareggiati e originali in alcuni casi e li ho trovati ben costruiti anche a livello psicologico, le loro azioni, nella maggior parte dei casi, sono in equilibro con il loro aspetto caratteriale.

Racconti

L’alibi

Nel primo racconto assistiamo alle vicende di un uomo che preso da quella che sembra noia, decide di chiedere in affitto la cantina di una donna con la scusa di lavorare alla sua arte. All’inizio questa motivazione è una pura scusa, ma nel corso delle settimane l’uomo inizierà davvero ad esplorare la sua arte e inizierà a definirsi un artista.

La sua motivazione iniziale era quella di voler uccidere la donna proprietaria della casa e il figlio, ma per farlo sceglie un corso più lento ed elaborato.

Il racconto si concentra soprattutto sul tema del doppio, infatti quest’uomo vive una vita normale e tranquilla, forse troppo per lui che decide all’improvviso di voler uccidere qualcuno, ed è visto da tutti come un marito e un lavoratore quasi modello.

L’uomo si ritrova ad avere quindi una doppia vita, da una parte la moglie, il lavoro, le cene con gli amici, dall’altra la buia cantina in affitto con la proprietaria e il figlio che desidera uccidere, ma soprattutto la sua arte che inizierà a considerare vitale.

Il finale è a doppia interpretazione, in questo racconto è importante l’aspetto psicologico anche perché a livello di azioni, sì ci sono degli eventi, ma la battaglia interna di quest’uomo è il vero fulcro, il continuare a prendere tempo, rimandare nell’assecondare i propri desideri per ritrovarsi bloccato e forzato nel fare qualcosa.

Per me non è il racconto migliore della raccolta, ma rimane comunque interessante ed originale soprattutto per quando riguarda lo svolgimento.

Le Lenti Azzurre

Ne “Le Lenti Azzurre” seguiamo le giornate di una donna che si è sottoposta ad un intervento agli occhi, per questo trascorre ore in cui sembra essere vittima di allucinazioni visive date da queste lenti temporanee.

In attesa di poter tornare alla vista ottimale, armata di pazienza per queste lenti e bloccata ad un letto di ospedale, incontra vari personaggi tra cui le infermiere, i medici e il marito.

Questa donna tramite questo “filtro” vede ogni personaggio con la testa/muso di un animale diverso, volpi, serpenti, e creature notoriamente infide diciamo.

La tematica del racconto è proprio questa, nonostante anche qui il finale abbia una doppia interpretazione, perché da una parte possono essere solo visioni date dalle lenti (anche se queste visioni possono sembrare decisamente strane) oppure questa visione può essere l’opportunità della protagonista di vedere la vera natura delle persone.

C’è anche da dire che la du Maurier lascia uno spiraglio per questa duplice interpretazione, ma la seconda ipotesi è senza dubbio la più accreditata.

La tematica quindi rimane quella della “doppia faccia”, del male che si nasconde dietro il bene e del classico “quanto conosciamo le persone che vivono con noi?”.

Ganimede

Racconto ambientato a Venezia, in cui un uomo in visita nella città si innamora di un ragazzo che lui vede/idealizza come Ganimede. L’uomo in questione è colto e si approccia al giovane quasi con una tattica “istruttiva”, sembra voler corteggiare il giovane con la cultura e la bellezza, ma il protagonista è anche un uomo profondamente egoista.

Sicuramente il racconto ruota attorno al concetto del “ricco e potente a cui è concesso tutto”, mi ricorda la trama e i personaggi di un altro romanzo dell’autrice “I Parassiti”, in cui si seguono personaggi abituati a vivere nell’oro e convinti di poter comprare tutto, anche la vita.

Mi è piaciuta la sovrapposizione/idealizzazione del giovane a Ganimede, personaggio della mitologia greca descritto da Omero come il più bel mortale del suo tempo, Ganimede divenne un simbolo in poesia del desiderio omosessuale e della bellezza giovanile legata all’adolescenza.

Le descrizioni di Venezia, amata dall’autrice, sono tra le parti migliori del racconto, d’altronde come si può non amare ed esaltare la bellezza di una città come l’incantevole Venezia?

Il racconto mi è piaciuto, non è tra i miei preferiti della raccolta, ma rientra fra i racconti piacevoli e interessanti sia per il concetto che per il modo in cui viene trattato. Anche qui è presente la vena di tensione che spunta quasi in ogni racconto, si avverte infatti anche qui, nascosta, ma pronta ad emergere.

Lo Stagno

Questo è il racconto che ho gradito di meno in tutta la raccolta, è più lento e descrittivo rispetto agli altri.

Si concentra sull’immaginazione dei bambini e ampliando il suo significato apre il mondo fantastico che ha costellato l’infanzia di tutti noi e il mondo interno che abbiamo sviluppato nel corso dell’infanzia.

Parla di questa bambina che torna sempre allo stagno situato nelle zone vicine alla casa dei nonni dove va con il fratello ogni anno, esplora, ricorda, scopre questo luogo perdendosi anche in un mondo nuovo, una specie di realtà alternativa, è un racconto con tratti anche fantasy.

Qui ci sono significati più legati all’infanzia e alla scoperta, ma non ho apprezzato del tutto lo svolgimento e in generale non lo trovo un racconto in tono con l raccolta.

L’Arciduchessa

Ecco qui il mio racconto preferito dell’intera raccolta e in generale di sempre, rientra nella mia top ten dei racconti più sorprendenti e amati.

E’ un racconto sui giochi di potere, la forza della ribellione, la caduta di un impero e in generale della potenza delle voci che una volta diffusasi macchiano e distruggono.

Il tono del racconto è quasi fiabesco e storico, reso nel migliore dei modi.

Parla dell’inizio di una rivoluzione, c’è un paesino in cui da sempre non esistono leggi perché hanno sempre governato i reali e il popolo non ha mai avuto bisogno di regole ferree perché non ha mai espresso violenza o diffidenza nei confronti dei reali.

In questo clima, due personaggi iniziano ad aizzare il popolo contro la famiglia reale che pian piano iniziare a sentire il fiato sul collo e viene circondata da tutti, insomma la vicenda si spinge sempre più verso il golpe e la tensione cresce fino alla fine.

Come dicevo la vicenda ha un che di fiabesco, anche il finale rispecchia questi toni ed è fortemente poetico.

Meraviglioso, duro, ma delicato al tempo stesso, dalla lettura non sono più riuscita a togliermelo dalla testa.

Il Duro

E’ un racconto anche qui interessante per i concetti esposti, la cara Daphne ci sa sempre fare, abbiamo un divo del cinema, la classica star bella, famosa, amata, che sembra non aver mai fatto nulla di sbagliato, ha avuto successo e basta nella vita insomma.

Dopo anni e anni di cinema sembra essere diventato una specie di manichino, non prova emozioni, si fa comandare in tutto e per tutto, sembra quasi non avere una personalità, è stato assorbito e della sua vera personalità non è rimasto nulla, e inoltre sembra non essere nessuno senza gli altri.

Una sera incontra una vecchia amica/ex fidanzata e inizia a parlare e ricordare, con questa sembra tornare a scoprire se stesso.

E’ un racconto sulla fama, le conseguenze di questa, il vivere sempre sotto un occhio di bue, essere assorbito dagli altri e dimenticare se stesso.

Anche qui il ritmo è abbastanza lento, ma non mi è dispiaciuto.

Il Camoscio

E anche qui abbiamo un meraviglioso significato e una doppia inerpretazione.

Seguiamo una coppia che si reca in un alloggio sperduto in mezzo al bosco per cacciare un camoscio, perché il personaggio maschile è ossessionato dalla caccia e in particolare dalla caccia al camoscio.

La moglie è stanca di questa fissazione e non è esaltata all’idea di partire, ma alla fine cede, e in questo alloggio incontrano un uomo molto misterioso, quasi animalesco anche nei modi.

Lì, l’uomo parte alla caccia e qui si apre una parentesi drammatica e si snocciola anche il senso del racconto che porta il lettore a riflettere sulla cacciagione, sulla natura degli animali e degli essere umani e su tutto il concetto che ruota attorno all’uccidere gli animali.

E’ un racconto affascinante per il messaggio, ma un poco scomposto per il ritmo, a volte sembra perdere la retta via, ci si sofferma troppo su certe scene e troppo poco su altre, ci si perde insomma.

Quegli essere Alteri

Questo potrebbe essere il racconto più enigmatico della raccolta, parla di un bimbo con problemi alla parola che viene sempre trattato in malo modo dai genitori anche in seguito al trasferimento in una casa nuova.

Lì, una notte inizia a seguire degli esseri anormali e fugge con loro pregandoli quasi di tenerlo con loro.

Può essere un racconto che parla di un infanzia travagliata, di genitori abusivi, di voglia di fuggire e affidarsi a sconosciuti al costo di partire, in generale di fuga e libertà.

Assieme a “Lo Stagno” è uno dei racconti che ho apprezzato di meno.

Conclusioni

Mi è piaciuta molto questa prima raccolta che ho letto dell’autrice e ho trovato uno dei miei racconti preferiti di sempre, quindi due piccioni con una fava. So che vari lettori non hanno amato questa raccolta, io penso abbia delle vere perle all’interno e penso lanci messaggi profondi e degli di esplorazione, è anche un ottimo veicolo per scoprire lo stile dell’autrice se non avete mai letto nulla di suo.

Voto:

E voi? Avete mai letto nulla della Du Maurier? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!