A Casa Prima di Sera – Riley Sager

Buon venerdì e buon quasi weekend!

Come state? Come avete trascorso questa settimana, finalmente è venerdì, diciamocelo.

Oggi, parliamo di un libro che ho letto tempo fa e che attendevo da mesi, infatti il libro in questione ha avuto un grande successo negli USA e al suo arrivo qui in Italia lo aspettavo a braccia più che aperte, spalancate direi, anche se…

Non voglio rivelare nulla, nel parleremo assieme a brevissimo, iniziamo!

A Casa Prima di Sera – Riley Sager

Casa Editrice: Fanucci Editore (TimeCrime)

Genere: thriller, suspense

Pagine: 358

Prezzo di Copertina: € 16,90

Prezzo ebook: € 9,99

Anno di P. Pubblicazione: 2020 (USA) / 2021 (ITA)

Link all’Acquisto: QUI

Incipit

“Papà, devi controllare se ci sono fantasmi.” Mi fermai sulla porta della camera da letto di mia figlia, sorpreso come tutti i genitori quando il proprio figlio dice qualcosa di strambo. Dato che Maggie aveva cinque anni, avrei dovuto esserci abituato. Non lo ero. Specialmente davanti a una richiesta così inaspettatamente strana.

Trama

“Com’era vivere in quella casa?”. Maggie Holt è abituata a questa domanda. Venticinque anni fa, lei e i suoi genitori, Ewan e Jess, si trasferirono a Baneberry Hall, una sconfinata tenuta vittoriana nei boschi del Vermont. Trascorsero lì venti giorni prima di fuggire nel cuore della notte, un calvario che Ewan raccontò in seguito in un libro di saggistica intitolato “La casa degli orrori”. La sua storia di eventi spettrali e incontri con spiriti maligni diventò un fenomeno mondiale, rivaleggiando con “Orrore ad Amityville” in popolarità e scetticismo. Maggie era troppo piccola per ricordare gli eventi menzionati in quel libro e in più non crede a una parola. I fantasmi, dopotutto, non esistono. Quando Maggie, oggi una restauratrice di esterni, eredita Baneberry Hall, torna in quella casa per ristrutturarla e poi venderla. Ma il suo ritorno è tutt’altro che caloroso. Persone del passato, raccontate in “La casa degli orrori”, si nascondono nell’ombra. E la gente del posto non è entusiasta del fatto che la loro piccola città sia diventata famosa grazie al successo del libro di suo padre. Ancora più inquietante è la stessa Baneberry Hall, un luogo pieno di cimeli di un’altra epoca che suggeriscono una storia dalle tinte oscure. Mentre Maggie sperimenta strani eventi usciti direttamente da “La casa degli orrori”, inizia a credere che ciò che il padre ha scritto, fosse più vicino alla realtà che alla finzione.

Invece che ricordi, io ho estratti. E’ come guardare la fotografia di una fotografia. L’inquadratura è sfocata. I colori sbiaditi. L’immagine è leggermente scura. Torbida. Questa è la parola perfetta per descrivere il tempo trascorso a Baneberry Hall.

Recensione

Come dicevo, aspettavo con trepidazione questo libro perché sono un’accanita amante dei libri ambientanti o riguardanti le case infestate/maledette/strane per qualche motivo.

Mi entusiasmo sempre quando un libro è ambientato in un scenario simile, anche se dovesse essere la storia di Peppino l’anatroccolo io lo leggerei comunque, l’importante è che l’atmosfera sia quella di una casa infestata, ovviamente speriamo che a Peppino non capiti mai di finire in una casa simile.

Comunque, il libro di oggi è famoso in patria, negli USA, con il titolo originale ovvero “Home Before Dark” e al momento è in produzione un film, dal 2020 per la precisione, che però ha subìto dei ritardi nello sviluppo a causa della pandemia.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Quando ho letto questo libro ero in un periodo molto positivo per la lettura, prima dell’inizio del mio crollo a marzo, e l’ho divorato in due giorni. Lo stile di Riley Sager e il ritmo che riesce a mantenere sono accattivanti per il lettore, perché lo stile è senza dubbio godibile, mentre il ritmo rimbalza a causa di salti temporali frequenti.

Infatti abbiamo la storia attuale che riguarda la protagonista che torna a Baneberry Hall dopo parecchi anni, dopo averla ereditata, e si ritrova persa nel viale dei ricordi e in una specie di gara personale per scoprire cosa accadde veramente anni prima in quel luogo.

Poi abbiamo la storia passata, in cui torniamo alle origini della permanenza della nostra protagonista, Maggie, in quella casa, i capitoli infatti si alternano, un capitolo è ambientato negli anni passati mentre il seguente al tempo attuale, e così via fino alla fine.

Questo permette all’autore di gestire un ritmo e una suspense crescente, che alla fine raggiunge la sua esplosione nei twist finali.

Quindi lo stile di Sager per me è stato godibile, c’è da dire che con questo stratagemma a lungo andare il lettore potrebbe finire per annoiarsi, perché a volte entrano in gioco anche sotto trame che allungano la vicenda, ma ci sono così tante domande e misteri che il lettore rimane sempre almeno un poco interessato.

Quindi sotto questo punto di vista l’autore riesce a mantenere viva, non proprio sempre, ma quasi, la curiosità.

Le atmosfere non sono sempre quelle da casa infestata, ci sono capitoli anche più leggeri, in cui ad esempio la protagonista va giù in paese o si perde in riflessioni varie e anche qui il ritmo rallenta un poco.

Secondo me questo libro si sa difendere dal punto di vista delle atmosfere però, ci sono stati momenti in cui leggendo ho avuto un brividino lungo la schiena o mi si è insinuato il dubbio di presenze paranormali, queste sensazioni subentrano anche grazie a delle specie di schemi che tornano spesso nel corso della storia.

Mi riferisco a eventi inquietanti per cui non sembra esserci una spiegazione logica.

Personaggi con uno spessore…sottile?

Uno dei punti deboli di questo libro per me sono in parte i personaggi, la protagonista non mi ha del tutto convinta. Fa tutto per scoprire la verità, ma sembra non concentrarsi su certi aspetti e penso che abbia a tratti reazioni un poco esagerate rispetto alla situazione.

Parliamo di una donna che all’epoca dei drammatici fatti era una bambina, ma che per tutta la vita si è dovuta portare l’onta di aver vissuto in quella casa per il libro scritto da padre.

Si cita l’Orrore di Amytiville in questo libro e l’autore ammette di essersi ispirato alla vicenda e di aver ascoltato durante la scrittura del libro un podcast riguardante proprio la famosa vicenda di Amytiville e in effetti i riferimenti ci sono tutti.

Quindi, tornando a Maggie, quando torna nella casa sembra avere in parte un approccio oserei dire leggero, mentre nella realtà sta tornando in un luogo traumatico, anche se lei non ricorda i fatti avvenuti all’interno, comunque questa casa ha vissuto nei suoi incubi per colpa della fama.

Maggie è stata additata, derisa a scuola e nella vita di tutti i giorni dopo l’esperienza scolastica, tutto per il libro di suo padre divenuto best-seller, ma nonostante questo la vita ai tempi in quella casa lei non la ricorda ed è ammantata da un alone di oscurità e mistero.

Maggie ha provato a fare domande, ma i genitori non le hanno mai detto la verità.

Fin dall’inizio del libro è chiaro che le vicende accadute ai tempi siano fatti con tutta probabilità gravi e terribili, dal tono della storia. Ebbene, l’approccio di Maggie nella sua scoperta della verità non mi ha convinta, sembra avere reazioni infantili a tratti e non voler vedere con chiarezza lati oscuri dove invece è chiaro che ci siano questi lati oscuri.

A parte Maggie, nella vicenda ovviamente ci sono anche altri personaggi, tutti direi piuttosto secondari, tutti non così sfaccettati, ho avuto l’impressione di vederli incasellati in un tipo.

Ad esempio c’è la madre misteriosa e rigida, il padre buono, l’interesse amoroso della protagonista che le ronza attorno, l’amica che la chiama e fa battute da film, l’agente di polizia classico, il giornalista senza vergogna a cui importa solo dello scoop, tutti sono così e basta.

Non hanno una identità approfondita, alcuni più di altri.

Troppi colpi di scena… è tutto troppo

La caratteristica per me più negativa in questo libro è il finale.

Io tengo molto al finale e in questo testo c’è un colpo di scena dietro l’altro, un bombardamento di colpi di scena tutti appositamente sistemati nel finale.

Non ho amato questa idea, si dà una spiegazione ai fatti misteriosi nel finale e si risolvono tutti i misteri legati alla storia passata e alla vita di Maggie in quella casa da bambina, ma questo finto colpo di scena coperto da un altro colpo di scena… è un po’ troppo.

Vorrei anche dire che uno dei personaggi coinvolti in questi twist è un personaggio, secondo me insospettabile agli occhi dell’autore, ma in realtà si capisce fin dalle prime scene in cui compare che c’è qualcosa che non va con questo individuo, quindi si sente arrivare la sua presenza.

Tuttavia il libro è una ricerca, la ricerca della verità attuale e passata che è stata nascosta per molti anni all’interno delle mura di Baneberry Hall e attraverso elementi vari tutti i pezzi del puzzle troveranno il loro posto, anche se alcuni elementi a mio vedere sono stati inseriti solo per il colpo di scena.

Conclusioni

Sono felice di aver letto questo libro per soddisfare la mia sete di curiosità, anche nei confronti dell’autore, e soprattutto per abbeverarmi alla fonte dei libri incentrati sulle case infestate, ma in generale non ho amato questo testo.

Ne ho un’opinione positiva in generale, ma anche se la mia esperienza di lettura è iniziata nel migliore dei modi, il proseguimento non mi ha conquistata del tutto.

Alcuni momenti nella lettura sono inquietanti e vi ricordano che è un thriller su una casa misteriosa/infestata, ma in generale diversi aspetti non mi hanno convinta fra i quali i personaggi, il finale, e l’esagerazione nell’uso dei colpi di scena, alcuni decisamente forzati.

Voto:

E voi? Avete mai letto “A Casa Prima di Sera”? Vi è piaciuto? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

Cattedrale – Raymond Carver

Buon venerdì e buon quasi inizio weekend!

Come state? Come sta andando avanti il mese di ottobre? State realizzando che la fine dell’anno si avvicina? Io assolutamente no.

Oggi parliamo di “Cattedrale” di Raymond Carver, titolo che abbiamo letto assieme sul gruppo nel mese scorso, finalmente torno ad essere quasi puntale con le recensioni per il titolo del mese.

“Cattedrale” è un testo assai apprezzato e conosciuto, la raccolta più famosa e amata di Carver, autore americano pilastro della letteratura americana.

Iniziamo!

Cattedrale – Raymond Carver

Casa editrice: Einaudi

Genere: raccolta di racconti

Pagine: 226

Prezzo di Copertina: € 12,00

Prezzo ebook: € 6,99

Anno di P. Pubblicazione: 1983

Link all’Acquisto: QUI

Incipit P. Racconto “Penne”

Questo mio collega di lavoro, Bud, una volta ha invitato me e Fran a cena. Io non conoscevo sua moglie e lui non conosceva Fran. Così eravamo pari. Ma io e Bud eravamo amici. E sapevo che a casa sua c’era un bambino piccolo.

Trama

A volte anche una visita inattesa e poco gradita – quella di un amico cieco della moglie, per esempio – può smuovere emozioni dimenticate. E cosi, infatti, che il narratore del racconto che dà il titolo alla raccolta – forse il più celebre di Carver e uno dei più amati dall’autore – finisce per passare quasi senza rendersene conto dall’iniziale ostilità condita di gelosia al momento di una piccola rivelazione. È un personaggio carveriano a tutti gli effetti, l’anonimo protagonista del racconto: sottilmente alla deriva, privo di amici, inchiodato in un lavoro che detesta, con una moglie da cui forse si sente un po’ trascurato. Eppure, è proprio la presenza ingombrante del cieco Robert a costringerlo a uscire dalla sua corazza e abbozzare un rapporto umano, una condivisione che gli permetterà di recuperare, forse, una parte di sé dimenticata. Carver ne segue l’impercettibile evoluzione con naturalezza, con uno stile maturo e consapevole dei propri mezzi, da lui stesso definito “più pieno e generoso”. Se “Cattedrale” chiude la raccolta su una tenue nota positiva, nel resto del libro prevalgono i toni desolati, i fragili equilibri pronti a spezzarsi in conseguenza di eventi all’apparenza secondari: un nuovo trasloco in “La casa di Chef”, l’atto mancato di una riconciliazione impossibile in “Lo scompartimento”, l’inizio di una crisi senza apparenti vie d’uscita in “Vitamine”, in cui nella deriva personale fa irruzione la violenza della storia.

Recensione

Essendo una raccolta di racconti parleremo meglio di ogni racconto nello specifico, ma prima di ciò, parliamo un poco dell’autore. Carver nasce il 25 maggio del 1938 a Clatskanie ed è conosciuto soprattutto per i suoi racconti brevi, è l’autore di opere quali “Di Cosa Parliamo quando Parliamo d’Amore“, “Da Dove Sto Chiamando” (raccolta di racconti), appunto “Cattedrale“, ma anche varie raccolte di poesie.

Spesso Carver viene accostato al minimalismo, per il suo stile e forma, ma lui non mai andato molto d’accordo con questa definizione.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile di Carver è equilibrato secondo me, si discute molto del suo stile e per buone ragioni, molti lo definiscono minimalista appunto, altri parlando dello stile lo associano a stili semplici e secchi che riducono all’osso le descrizioni e le scene, ma dall’idea che io mi sono fatta penso che lo stile di Carver sia ben bilanciato. Fornisce al lettore i dettagli sufficienti per una lettura completa, dando un senso ad ogni parola, senza affamare il lettore.

Ci sono parecchie analisi tra l’altro in giro nel web e su vari testi in cui si analizza l’uso delle parole nei testi di Carver, specialmente nei racconti, si trovano molti significati inseriti all’interno di ogni racconto, alcuni evidenti, altri nascosti e magari non facilmente raggiungibili.

Il ritmo cambia da racconto a racconto anche se in molti ci troviamo alla fine con un sacchetto di riflessioni e lezioni che impariamo accompagnando i personaggi nelle loro disavventure.

I temi affrontati da Carver sono quelli legati alla realtà e alla normalità, il matrimonio, il lavoro, la dipendenza, l’abbandono, i figli… Insomma tematiche che costellano la vita e situazioni che si legano con il quotidiano.

Le atmosfere dei racconti di Carver infatti sono intrise di realtà, le situazioni in cui si ritrovano i personaggi le possiamo aver sperimentate noi sulla nostra pelle, o possiamo averle viste dall’esterno, o ancora sono scene in cui forse ci ritroveremo un domani.

Avvertiamo l’amarezza di un uomo lasciato dalla moglie a crescere i due bambini, la fatica di questo a lasciar andare l’amore che ancora prova per questa donna che sembra un’altra persona, sentiamo la rabbia di chi si lancia nella vita e si convince di voler essere un tipo di persona che non voleva essere fino a poco tempo prima perché mossa dal desiderio di essere come qualcun altro, il diventare qualcuno non si è, e finire con l’odiarsi e odiare gli altri.

Quando l’amarezza è Reale

Carver riesce a far provare al lettore il reale senso di amarezza legato alla realtà, i suoi racconti non hanno tocchi fantasy o fantascientifici o magici, non si va mai oltre alla pura e amara realtà. Dicendo questo non voglio assolutamente sminuire questi generi.

Ciò che ho trovato però affascinante è l’aver provato sempre una punta di amarezza in ogni racconto, ma la lettura non è mai diventata dolorosa o eccessivamente tragica, anche in questo Carver riesce ad essere equilibrato, ci fa vedere uno specchio di realtà e in ognuna uno o più personaggi riflettono su qualcosa, inviandoci messaggi all’apparenza semplici perché diretti e scritti senza troppi giri di parole, ma sempre veri e realistici.

Racconti

Iniziamo a parlare dei racconti, perché c’è molto da dire e per ognuno vi dirò quella che è stata la mia impressione, cosa ho ricavato dalla lettura di questi.

Penne

Penne” apre la strada alla raccolta, è un racconto di circa 25 pagine, su per giù, ed è la storia di una cena tra amici. In particolare tra Bud e Jack, amici che si sono conosciuti sul posto di lavoro e un giorno decidono di cenare a casa di Bud che è sposato con Olla, mentre Jack è fidanzato con Fran. I due si recano dall’amico e vengono subito salutati da un pavone, che vive nel giardino della coppia, dopodiché passeranno una serata tutto sommato tranquilla e godibile. Ma il racconto si conclude in modo assai amaro, Carver ci mostra cosa accade quando si vuole vivere con uno stile di vita che non ci appartiene o cosa succede quando per emulare gli altri arriviamo a vivere in un modo che fino a poco tempo prima ritenevamo non adatto a noi.

Senza dubbio “Penne” è forse uno dei racconti che lascia più con l’amaro in bocca dell’intera raccolta.

Per me è stata una riflessione anche su tematiche come l’invidia e il classico “l’erba del vicino è sempre più verde”.

A Casa di Chef

Questo secondo racconto ci mostra sempre una coppia che tenta di ricostruire un nuovo domani assieme, tornando a vivere sotto lo stesso tetto in una casa di proprietà di un amico. Tutto sembra andare alla perfezione, fino a quando questo amico non fa visita ai due per annunciare loro che non potrà più ospitarli perché deve aiutare la figlia e vuole dare a lei la casa.

Assistiamo quindi ad un crollo degli equilibri, colei a cui deve andare la casa diventa una presenza ostile che vuole spezzare questo legame e mentre il personaggio maschile è perso in riflessioni e visioni di un passato lontano, Carver ci porta a chiederci chi siamo veramente, qual è la natura della nostra identità, come questa viene condizionata dall’inevitabile avanzare del tempo e come non è possibile per noi distaccarsi da ciò che abbiamo vissuto, perché ci ha resi chi siamo oggi.

“Immagina. Immaginare non costa niente. Metti che niente di tutto il resto sia mai successo. Capisci che voglio dire? E a quel punto?, gli ho detto. […] Poi ha detto: A quel punto dovremmo essere altre persone. Persone che non siamo. Non ho più quel genere d’immaginazione. Siamo nati come siamo. Non capisci? […] Mi dispiace, ma non posso mica parlare come qualcuno che non sono. Non sono un’altra persona. Se fossi un’altra persona, puoi scommetterci che non sarei certo qui. Se fossi un’altra persona, non sarei io. Ma sono quello che sono. Non lo capisci?”

Conservazione

Il terzo racconto della raccolta è stato, per me, uno di quelli più ermetici per quanto riguarda l’interpretazione ed è forse quello che più di tutti costringe il lettore ad una riflessione profonda dopo la lettura.

Seguiamo sempre una coppia, in cui ad un certo punto il marito di Sandy perde il lavoro e decide di stabilirsi sul divano permanentemente, durante il giorno si sposta a malapena da quello e si distacca da tutto. Sandy si preoccupa sempre più per lui e fa caso al fatto che il marito sfoglia sempre lo stesso libro e legge sempre lo stesso paragrafo che ha a che fare con una creatura/uomo ibernato. Questo nuovo equilibrio di immobilità sembra subire una modifica quando il frigo si rompe e Sandy sprona il marito ad andare all’asta per trovare un frigo nuovo.

Il racconto si conclude con un immagine interessante che lascia il lettore alle sue riflessioni.

Senza dubbio il primo significato è quello che riguarda l’immobilità e il trovarsi in un blocco esistenziale e non solo. Il marito di Sandy viene licenziato e si sente come un uomo vecchio di millenni, un uomo vecchio e sorpassato dal progresso, dalla società, da tutto. Il senso di resa e sconfitta si avverte nei gesti ripetitivi e meccanici del marito, anche in quello che dice c’è una nota di inevitabile ripetitività.

Tra l’altro in questo racconto c’è anche un messaggio che pervade tutta la raccolta, essendo una raccolta incentrata appunto sulla realtà, ovvero il classico “la vita va avanti”. Infatti accompagnamo i personaggi, viviamo le loro disavventure e tragedie, ma li lasceremo e per loro la vita andrà avanti e anche per noi.

Lo Scompartimento

Questo quarto racconto ci mostra un padre che si sta recando a trovare il figlio in treno. L’uomo in questione non vede il figlio da tempo, dopo un forte litigio verificatosi prima della separazione dalla moglie. Durante il viaggio subisce il furto di un orologio da parte di uno, a detta sua, strano compagno di scompartimento. All’arrivo nella stazione dell’incontro con il figlio comunque l’uomo decide di non scendere, ma di proseguire senza una vera meta.

In questo racconto penso si avverta un forte senso di mancanza, di un obbiettivo, di uno stimolo, di un qualcosa che dia all’uomo la forza e la voglia di fare ciò per cui si è sorbito ore di viaggio. Si sente perso, si accorge di non avere la voglia di incontrare un figlio che non sembra nemmeno amare così tanto. In questo viaggio in treno Myers mette in discussione tutta la sua vita e perdendo i suoi oggetti, lascia e perde anche la sua di vita.

Una Cosa Piccola ma Buona

Questo è di certo uno dei miei racconti preferiti che all’inizio si apre in modo pacifico e calmo, ma dopo poco si trasforma in altro. Seguiamo due genitori che stanno accanto al loro figlio ricoverato d’urgenza in ospedale dopo essere stato investito. Siamo trasportati in un clima di profondo tormento e preoccupazione ovviamente per le condizioni di questo bambino e a turno i due genitori tornano per poco a casa, per staccare anche solo per poco, mangiare qualcosa o sistemarsi. Ogni volta prima uno poi l’altro ricevono strane chiamate di un uomo che nomina il bambino e sembra voler lanciare messaggi molto criptici.

Non vi dirò il finale del racconto per non rivelare troppo anche perché questo è uno dei racconti più lunghi della raccolta, ma scopriremo chi è il losco figuro, il destino del bimbo e le rivelazioni finali.

Questo racconto a differenza del precedente è decisamente meno criptico nei suoi significati, riflettiamo sulla natura dell’umanità, su cosa significa per davvero essere umani e su come si può finire nella vita a diventare persone che noi stessi detestiamo e in cui non ci riconosciamo.

Vitamine

E’ forse l’unico racconto in cui non ho amato più di tanto i personaggi, parla di questa coppia (vedo che le dinamiche tornano) in cui Patti diventa una venditrice di vitamine e la rappresentante di un gruppetto di ragazze che per guadagnare fanno questo lavoro. Ma pian piano il business comincia ad avere dei problemi e il compagno di Patti nel frattempo si diletta ad uscire con una collega di Patti e durante una serata in un bar i due conversano e arrivano ad un punto definitivo.

Il nostro protagonista è appunto il compagno della venditrice e ci mostra come le figure che si muovono accanto a lui sembrano tutte voler migrare e lasciarlo indietro.

E’ una riflessione su ciò che non è più importante, sull’essere persi e intrappolati, ma anche sul mondo e le persone che cambiano attorno a noi (o al personaggio) e per noi tutto sembra rimanere bloccato.

Attenti

Questo racconto tratta di un uomo che decide di andare a vivere solo, senza la moglie, e un giorno durante l’unica visita della moglie gli si blocca un orecchio e chiede a Inez (la moglie appunto), di aiutarlo per sbloccare questo orecchio che lo sta facendo impazzire.

Questo è uno dei racconti con un interpretazione più ampia rispetto ad altri della raccolta, e come sempre tutti trovano diversi significati, quindi quelli che io scrivo solo solamente una mia modesta opinione, quelli che io ho sentito maggiormente durante la lettura.

C’è un senso di solitudine che pervade il racconto, ma questa solitudine sembra andare e venire per il protagonista, lo preoccupa di più non aver nessuno accanto in caso di incidente o malessere, ma l’amore per la moglie e il suo desiderio di stare assieme non sembrano più contemplati.

La moglie diventa quasi una questione da ignorare, una questione che spunta e diventa visibile (come il problema all’orecchio) quando va a trovarlo.

Da Dove Sto Chiamando

Uno fra i miei racconti preferiti e fra i più lunghi della raccolta. “Da Dove Sto Chiamando” parla di un uomo con delle dipendenze che decide di andare in cura in questo centro e lì conosce un amico, che gli racconta la sua storia e come ha conosciuto la madre dei suoi figli. Il protagonista però parla anche delle proprie esperienze amorose e non.

“Chiudere gli occhi e lasciare che passi, che magari tocchi a qualcun altro.”

Tratta appunto di dipendenze, del faticare nel lasciar andare, sia queste dipendenze che le esperienze passate. I personaggi sembrano camminare in un limbo, ripensano sempre al passato e sembrano, dopo anni e tante esperienze, dare finalmente valore alle esperienze vissute con varie persone. Riscoprono il passato e mentre cercano di lasciar andare le dipendenze, cercano anche di dire addio a eventi negativi del passato.

Il Treno

Tratta di una donna che ha appena puntato una pistola alla testa di un uomo e successivamente si accomoda in una stazione per attendere il treno. Arrivano due personaggi, che si mettono a conversare di fatti propri davanti alla donna, senza mostrare pudore o altro per la presenza di questa terza persona. I tre riescono a prendere il treno e iniziano il loro viaggio.

Il racconto evidenzia il concetto di “indifferenza”, sotto molti punti di vista. A nessuno sembra realmente importare degli altri personaggi, i due parlano con la donna, ma non sono davvero interessanti. Quando salgono sul treno tutti li guardano, ma sembrano puntare quasi lo sguardo oltre, come se fossero invisibili.

Febbre

Un racconto meraviglioso, che ci mostra le difficoltà di un uomo e un padre lasciato solo dalla moglie a crescere due figli. E’ un insegnante e ha un disperato bisogno di trovare una babysitter in grado di sapersi prendere cura la meglio dei bimbi e della casa. Dopo varie difficoltà riuscirà a trovare un’anziana signora, ma quello che si viene a costruire è un equilibrio molto fragile.

E’ forse il racconto più diretto dal punto di vista dei significati, Carver alla fine ci parla di cambiamento, del lasciar andare il passato e di come andare oltre dopo un amore finito. Soprattutto penso che l’autore riesca in modo eccellente a evidenziare la rabbia e il senso di tradimento del protagonista nei confronti della moglie, per una buona parte del racconto prova astio nei suoi confronti e verso i suoi atteggiamenti, ma dopo essersi sfogato e aver compreso cosa significa “andare avanti” anche in modo brusco, capisce che deve andare oltre, oltre questo amore finito e lontano.

La Briglia

“La briglia” è un racconto amaro, più amaro dell’amaro direi e tratta di questa famiglia che si trasferisce in un complesso di appartamenti, il marito ha deciso di comprare un cavallo e farlo correre alle corse, ma la sua idea nel pratico non ha avuto molto successo. La moglie è un personaggio che se all’inizio sembra silenzioso e mesto, diventa con le pagine la presenza più forte della famiglia. Con l’avanzare del tempo comunque accade un fatto assai tragico che coinvolge il marito.

La scena finale del racconto ci mostra l’abbandono di una parte della vita e dell’identità, che è un concetto presente anche in altri racconti, ma qui vediamo come se fosse un film, il fotogramma di una vita precedente del personaggio, una vita che non potrà più riprendere. Tratta anche di come un evento per qualcuno irrilevante, può essere assai importante per altri, lo vediamo in modo chiaro, siamo presenti nei flash di indifferenza di varie personalità che continuano con la loro vita mentre chi si trovano davanti non è più o stesso.

Un meraviglioso racconto.

Cattedrale

“Cattedrale” è l’ultimo racconto della raccolta ed è quello che dà il nome al testo.

E’ un racconto decisamente famoso che viene preso spesso in esame anche nei manuali/testi di scrittura creativa e parla di un uomo cieco che va a far visita ad un amica, dopo la morte della moglie. Il marito di questa amica non è entusiasta all’inizio all’idea di averlo in casa, ma lo svolgimento dei fatti successivi, dopo l’incontro capovolgerà la situazione.

E’ una riflessione sulla cecità, ma soprattutto su cosa vuol dire vedere davvero, chi vede nel vero senso della parola? Credere vuole dire vedere? Vediamo solo con gli occhi? La vista non è intesa solo come occhi che vedono, si va oltre, al vero significato della vista.

Conclusioni

“Cattedrale” è una raccolta in cui Carver porta scene di realtà all’apparenza normali e basiche che nascondono significati assai più profondi e vitali.

E’ un ottimo punto di partenza anche se non avete mai letto Carver, ci sono le tematiche tipiche dell’autore e vari racconti ritenuti fra i più amati della sua produzione.

E’ una raccolta che ho apprezzato molto, come sempre, alcuni racconti mi sono piaciuti più di altri, ma è normale nelle raccolte, e non posso far altro che consigliarne la lettura.

Voto:

E voi? Avete mai letto “Cattedrale”? Vi è piaciuto? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

LiberTiAmo di Ottobre (2021)

Buon venerdì e buon primo ottobre!

Come state? Come vi sentite nei confronti di questo ottobre e la fine di settembre?

Oggi annunciamo la lettura di ottobre per il gruppo di lettura, che trovate come sempre su Goodreads e Telegram.

Buttiamoci nell’annuncio, questo mese leggeremo un libro parecchio acclamato e conosciuto che ha scalato le classifiche, ovvero Circe di Madeline Miller.

Circe – Madeline Miller

Casa Editrice: Feltrinelli

Link all’Acquisto: QUI

Trama

Ci sembra di sapere tutto della storia di Circe, la maga raccontata da Omero, che ama Odisseo e trasforma i suoi compagni in maiali. Eppure esistono un prima e un dopo nella vita di questa figura, che ne fanno uno dei personaggi femminili più fascinosi e complessi della tradizione classica. Circe è figlia di Elios, dio del sole, e della ninfa Perseide, ma è tanto diversa dai genitori e dai fratelli divini: ha un aspetto fosco, un carattere difficile, un temperamento indipendente; è perfino sensibile al dolore del mondo e preferisce la compagnia dei mortali a quella degli dèi. Quando, a causa di queste sue eccentricità, finisce esiliata sull’isola di Eea, non si perde d’animo, studia le virtù delle piante, impara a addomesticare le bestie selvatiche, affina le arti magiche. Ma Circe è soprattutto una donna di passioni: amore, amicizia, rivalità, paura, rabbia, nostalgia accompagnano gli incontri che le riserva il destino – con l’ingegnoso Dedalo, con il mostruoso Minotauro, con la feroce Scilla, con la tragica Medea, con l’astuto Odisseo, naturalmente, e infine con la misteriosa Penelope. Finché – non più solo maga, ma anche amante e madre – dovrà armarsi contro le ostilità dell’Olimpo e scegliere, una volta per tutte, se appartenere al mondo degli dèi, dov’è nata, o a quello dei mortali, che ha imparato ad amare. Poggiando su una solida conoscenza delle fonti e su una profonda comprensione dello spirito greco, Madeline Miller fa rivivere una delle figure più conturbanti del mito e ci regala uno sguardo originale sulle grandi storie dell’antichità.

Circe è stato pubblicato per la prima volta in Italia nel 2019.

Ha riscosso un enorme successo, scalando tutte le classifiche, l’autrice Madaline Miller ha scritto anche La Canzone di Achille.

Il libro sarà in lettura dal 01/10 al 31/10, quindi per tutto il mese di ottobre!

Vi unirete alla lettura? Avete già letto “Circe”? Sì? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A presto!

Le Belve – Manlio Castagna, Guido Sgardoli

Buon lunedì e buon inizio settimana!

Come state? Come è iniziata la settimana, ma soprattutto, come sta andando questo movimentato settembre?

Sono tornata con una recensione, vi devo ancora parlare di parecchi titoli arretrati e voglio recuperare questo mese come scritto nello scorso articolo, tra l’altro il libro di cui parleremo oggi è un ottima lettura creepy adatta al mese di ottobre, o alle classiche atmosfere alla Halloween.

Lo so, è un po’ presto, ma meglio mettersi avanti!

Il libro di cui parleremo oggi è un testo scritto da due autori italiani, conosciuti soprattutto per i loro testi per ragazzi, ad esempio Manlio Castagna è apprezzato e chiacchierato per la sua serie “Petrademone“.

Ma iniziamo a parlare meglio del libro!

Le Belve – Manlio Castagna, Guido Sgardoli

Casa Editrice: Piemme

Genere: Thriller

Pagine: 247

Prezzo di Copertina: € 16,50

Prezzo ebook: € 7,99

Anno di P. Pubblicazione: 2020

Link all’acquisto: QUI

Incipit

I colpi risuonavano contro la massiccia porta di legno come rintocchi di campana. “Fatemi uscire!” La stanza era spoglia, dimessa, cupa: un letto in ferro, sotto il quale era acquattato un pitale arrugginito, e un possente armadio, scuro, al centro di una parete ricoperta da carta da parati a motivi floreali, stracciata in più punti. Due finestre sprangate, un camino. Nient’altro.

Trama

Ci sono luoghi che diventano malvagi perché malvagie sono state le persone che ci hanno vissuto… In una sonnolenta provincia italiana. Tre banditi senza un piano. Ventuno ostaggi senza scampo. Ventiquattro ore di orrore puro. Questa è la storia di Lince, Poiana e Rospo, tre criminali dilettanti che fuggono da una rapina andata male. Di una classe di liceali di Ferrara sequestrati durante una gita in un ex ospedale abbandonato. Dell’ex sanatorio Boeri, che nasconde strati di storie maledette, sepolte nei suoi muri fatiscenti e nelle sue viscere oscure. Di una ragazza con un potere extrasensoriale che le permette di percepire il Male. Di un paese di provincia, Tresigallo, sospeso in una terra nebbiosa e silenziosa, e dei fatti occulti che brulicano sotto la sua superficie all’apparenza pacifica. Di animali e di uomini che certi fantasmi della mente e la ferocia dei loro aguzzini trasformano in belve.

Recensione

Come dicevamo Manlio Castagna è l’autore della serie “Petrademone“, libri per ragazzi che hanno riscosso un bel successo. Mentre Guido Sgardoli è anche lui un autore di libri per ragazzi apprezzato nel panorama italiano, ed è lo scrittore di “The Stone. La Settima Pietra“.

Si sono uniti per la scrittura di questo testo uscito un anno fa che promette di essere il primo volume di una duologia? Trilogia? Di sicuro dalle parole degli autori e dal finali questo apre le porte ad un seguito.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile del libro fa pensare al tipico stile di un titolo per ragazzi, è decisamente scorrevole, le descrizioni sono ben equilibrate, anche quando sono presenti non rallentano troppo il ritmo, e il testo è costellato di colpi di scena.

Questa caratteristica in particolare fa sì che il lettore rimanga incollato fino ala fine alle pagine, ma dall’altro lato diventa prevedibile ad un certo punto. Soprattutto verso il finale infatti assistiamo a scene molto veloci, in cui facciamo una scoperta dietro all’altra o in cui i personaggi agiscono velocemente, tutto fa entrare il lettore in un vortice che sembra non finire mai. Se all’inizio è adrenalinico e interessante come effetto, dopo può diventare un poco banale/prevedibile.

Il ritmo è veloce, è un testo di neanche 250 pagine che si prefigge di raccontare il dramma di un rapimento in un luogo così spaventoso come un ospedale abbandonato, direi addirittura che il ritmo lascia senza fiato per la velocità in alcuni punti.

L’atmosfera come è prevedibile dall’ambientazione è decisamente creepy, siamo a Tresigallo, Ferrara nel 2020 e una scolaresca visita l’ospedale abbandonato, l’ex sanatorio Boeri, che esiste davvero tra l’altro.

Per tutto il testo viviamo in un clima di tensione, per il luogo e per i personaggi, infatti le minacce presenti all’interno de “Le Belve” sono parecchie, dalle presenze fuse nelle mura dell’edificio ai tre ladri che decidono di prendere in ostaggio i ragazzi.

Ci addentriamo in luoghi oscuri, edifici abbandonati, incontriamo personaggi tetri, ascoltiamo voci che sussurrano nell’ombra e ci immedesimiamo nei panni di ragazzi delle superiori che non sanno come comportarsi di fronte a tutto ciò.

Vorrei dire che con tutta probabilità l’atmosfera rappresenta proprio il punto forte di questo libro, diciamocelo, i luoghi abbandonati sono sempre pieni di fascino e attirano il lettore, “Le belve” non fa eccezione.

Il Pericolo è Ovunque

Quando dico che le minacce sono varie, lo intendo davvero, pienamente. Infatti dalla copertina del libro ci si può lasciar andare a varie supposizioni e teorie, ma quando lo si inizia a leggere si capisce che il pericolo è sia materiale che immateriale.

Abbiamo i villan rappresentati dai tre rapitori, uomini in fuga dalla polizia dopo un furto che si nascondono all’interno del sanatorio senza sapere dell’arrivo della scolaresca. Il capo di questo trio ha un’idea geniale (si fa per dire) ovvero quella di sequestrare tutti appunto, ma non ha fatto i conti con molti misteri presenti all’interno delle mura e ben presto la situazione prenderà una piega spiacevole.

Tra l’altro ho apprezzato parecchio l’introspezione dei tre ladri, non sono cattivi casuali sistemati nel posto giusto al momento giusto per far scattare una sequenza di azioni, hanno le loro motivazioni, il loro background e soprattutto si differenziano bene l’uno dall’altro, hanno una loro personalità ben distinta.

Oltre alla minaccia materiale, c’è quella immateriale appunto che è molto più complessa da analizzare ed è costruita da vari livelli. Il passato del sanatorio si mischia al presente e risveglia antichi ricordi, ci sono presenze minacciose che vivono nei piani più bassi della struttura.

In questo testo non si smette mai di temere per qualcuno o qualcosa, risulta semplice affezionarsi a certi personaggi.

Un mix a volte troppo mix

Da ciò che si sarà intuito fino ad ora questo libro mi è piaciuto molto, più del previsto, ma c’è un aspetto negativo che verso la parte finale appesantisce un poco la lettura, ovvero il sovraccarico di elementi, plot twist e scenari vari.

Questi pericoli, o presunti tali, si ammassano e si arriva ad un punto in cui non si sa più in cosa credere, il lettore si sente smarrito per la sequenza di fatti che accadono uno dietro l’altro, a volte alcuni risultano forzati.

Ho notato questo aspetto soprattutto dalla metà in poi ed è un crescendo, capisco il voler far comprendere al lettore che nulla è sicuro e il luogo dove siamo è cosparso di pericoli, ha un passato nero e non si fa problemi a divorare i nostri personaggi, ma diventa tutto troppo.

Conclusioni

Penso sia un ottimo libro per ragazzi (e no volendo), adatto soprattutto alle atmosfere tipiche di ottobre se vogliamo essere personcine in tema, ma è sempre una lettura coinvolgente.

Ci sono personaggi giovani ovviamente e non so voi (starò invecchiando sicuramente), ma in genere non sempre riesco più ad empatizzare con personaggi giovani o non sempre apprezzo il modo in cui vengono resi, il linguaggio che viene affibbiato loro e in generale il loro modo di fare nei libri. Molte volte penso siano eccessivamente stereotipati, ma questi personaggi mi sono piaciuti.

Ho tifato per loro, li ho apprezzati e li ho compresi, penso sia interessante anche affacciarsi a personaggi così giovani anche se si è adulti perché tutti sono stati giovani ovviamente e possiamo provare a comprenderli, alcuni sono più facili da capire, altri no, ma è interessante guardare a quei tempi e quell’età anche dopo anni.

Voto:

Bene! E voi? Avete mai letto “Le Belve”? Sì? No? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A presto!

LiberTiAmo di Settembre (2021)

Buon mercoledì e buon primo settembre!

Come state? Come procede la settimana?

Oggi torniamo con una nuova lettura del gruppo, ovvero il libro di settembre che è stato eletto nel mese di agosto. Come ogni anno non c’è stata nessuna lettura nella pausa estiva, ma ora ci riprenderemo al massimo.

Vi ricordo come sempre che potete trovare il gruppo su Goodreads e Telegram!

Scopriamo il libro di settembre!

Cattedrale – Raymond Carver

Casa editrice: Einaudi

Link all’Acquisto: QUI

Trama

A volte anche una visita inattesa e poco gradita – quella di un amico cieco della moglie, per esempio – può smuovere emozioni dimenticate. E cosi, infatti, che il narratore del racconto che dà il titolo alla raccolta – forse il più celebre di Carver e uno dei più amati dall’autore – finisce per passare quasi senza rendersene conto dall’iniziale ostilità condita di gelosia al momento di una piccola rivelazione. È un personaggio carveriano a tutti gli effetti, l’anonimo protagonista del racconto: sottilmente alla deriva, privo di amici, inchiodato in un lavoro che detesta, con una moglie da cui forse si sente un po’ trascurato. Eppure, è proprio la presenza ingombrante del cieco Robert a costringerlo a uscire dalla sua corazza e abbozzare un rapporto umano, una condivisione che gli permetterà di recuperare, forse, una parte di sé dimenticata.

Cattedrale è stato pubblicato nel 1983.

Carver è l’autore di testi quali Di cosa Parliamo quando Parliamo d’amoreDa dove sto chiamando e America Oggi.

E’ un autore amato e osannato soprattutto per le sue raccolte di racconti, divenute piedistallo della letteratura americana.

Leggeremo assieme Cattedrale dal 01/09 al 30/09, quindi per tutto il mese di settembre, potete unirvi alla lettura in qualunque momento.

E voi? Avete mai letto “Cattedrale? Sì? No? Vi unirete a noi nella lettura? Fatemi sapere!

A presto!

La Bambina che Amava Troppo i Fiammiferi – Gaétan Soucy

Buon mercoledì e ben ritrovati!

Come sta andando la settimana? Come prosegue questo giugno?

Oggi, dato che avanzo nel mio obbiettivo e speranza di recuperare negli articoli e nelle recensioni, parliamo di un libro letto mesi fa di cui avrei dovuto parlarvi tempo addietro… non mi smentisco mai.

Il libro di cui parliamo oggi è “La Bambina che Amava troppo i Fiammiferi” di Gaétan Soucy, libri di cui avevamo parlato in parte in uno degli ultimi articoli del 2020, più precisamente quello dei libri peggiori, quindi beh questo non è di buon auspicio, ma andiamo con calma.

Parliamone!

La Bambina che Amava Troppo i Fiammiferi – Gaétan Soucy

Casa Editrice: Marcos Y Marcos

Genere: Narrativa

Pagine: 191

Prezzo di Copertina: € 14,00

Prezzo ebook: € 11,99

Anno di P. Pubblicazione: 1998

Link all’Acquisto: QUI

Incipit

Mio fratello e io abbiamo dovuto prendere l’universo in mano una mattina poco prima dell’alba perché papà era spirato all’improvviso. La sua spoglia contratta in un dolore di cui restava soltanto la scorza, i suoi decreti finiti di colpo in polvere, tutto ciò giaceva nella stanza al piano di sopra da cui papà, ancora soltanto il giorno prima, ci comandava in tutto e per tutto.

Trama

Un castello in rovina in mezzo al bosco. Due fratelli vittime di un padre folle, cresciuti isolati, in un mondo fittizio. Un mondo di ossessioni, violenze, angherie. Un mattino, al risveglio, i fratelli si accorgono che il padre si è impiccato in camera sua. Ora, per la prima volta, sono liberi: attraversano il bosco, raggiungono il villaggio, affrontano la realtà. Dove si scopre che chi si credeva un uomo è invece una donna; chi si credeva povero è invece ricco sfondato; due fratelli sono in realtà due sorelle e un fratello. Fino alla rivelazione di un segreto morboso, cruento, ripugnante. E l’origine di tutto, la tragedia che ha condotto il padre alla follia. Tutta colpa di una bambina che non la smetteva di giocare con i fiammiferi.

Recensione

Come dicevo, ho letto questo libro qualche mesetto fa, ma dato che prendo sempre nota dei libri che leggo (non ripeterò gli errori del passato) in dettagli piuttosto precisi, ogni volta rileggendo gli appunti scritti non ho problemi nel tornare con la memoria al libro in questione e vi dirò, a distanza di tempo mi rimangono impressi sempre dettagli specifici dei libri letti.

In questo caso, a breve distanza dalla lettura questo testo mi è passato davanti agli occhi non lasciandomi particolari di notevole importanza, ma ad oggi ho un quadro più preciso e delineato.

Parlando un poco dell’autore Gaétan Soucy era un autore e professore di origine canadese, venuto a mancare nel 2013. Fra gli altri testi dell’autore vorrei citare “L’Assoluzione” e “Music-Hall!” sempre editi in Italia dalla casa editrice Elliot.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile è decisamente particolare, il libro infatti è scritto dalla penna di una ragazza che non ha mai ricevuto una vera e propria istruzione, una ragazza che non sembra nemmeno avere la sua età anagrafica (che verrà rivelata ad un certo punto del libro, ma rimarrà comunque non certa) e soprattutto una giovane che ha sempre vissuto isolata solo con il fratello e il padre, senza incontrare altro essere umano, tranne per incontri più che brevi.

Il testo quindi è costellato di errori voluti e termini che non esistono, totalmente inventati da questa giovane che molto spesso utilizza termini sbagliati per indicare un determinato evento, oggetto, emozione, ricordo…

Ho trovato questa tattica decisamente originale e interessante sulle prime, ma a lungo andare rischia di rendere complessa e granulosa la lettura, questa richiede infatti un livello di attenzione costante e a volte ho avuto bisogno di rileggere determinate frasi più volte per capirne meglio il senso, che non rimane comunque chiaro.

Verso la fine ciò che non era ben specificato o lasciato all’immaginazione anche per l’uso di termini “bizzarri” viene spiegato e la vicenda assume un significato più chiaro.

L’atmosfera rimane costantemente ambigua, ci sono momenti in cui questa ragazza scrive di vicende assai gravi e drammatiche con toni bambineschi, normali, come se fossero vicende che accadono tutti i giorni. Ci sono invece altri momenti, in particolare verso la fine, in cui tratta con orrore ciò che accade, ma alcuni aspetti terribili non vengono mai trattati come dovrebbero essere trattati.

Si ha spesso l’impressione di camminare sulle uova leggendo il libro, si sa che ciò di cui sta parlando la protagonista, con il suo gergo impreciso, è un qualcosa di probabilmente molto grave, ma non si capisce fino in fondo la vicenda.

Aspetto Psicologico e Personaggi

Ci sono vari elementi importanti legati ai personaggi che vengono rivelati solo alla fine, quindi non andrò nei dettagli per evitare di incappare in pesanti spoiler, ma la protagonista vive senza dubbio in una bolla tossica, fra il fratello e il padre si ritrova ad un certo punto a guardare il mondo in una prospettiva diversa rispetto alla solita appunto a causa della morte della figura paterna.

Il libro vuole parlare di vari argomenti legati all’infanzia tossica, all’abuso. all’isolamento dal mondo e alla violenza. Non è un libro facile da leggere soprattutto quando si realizza a cosa fa riferimento la protagonista.

C’è qualche spiraglio di speranza nel testo, che però viene spazzata via dopo poco o vengono rivelati altri aspetti del tutto che gettano altra oscurità sul passato e il presente di questa ragazza.

E’ una lettura inoltre commovente e dolorosa a tratti, è presente anche una parentesi “amorosa” che però può essere interpretata in vari modi dato il tono della storia, ho trovato questa parentesi un poco esagerata.

La figura paterna è quella di un uomo probabilmente molto traviato a livello psicologico, che costringe i figli a vivere secondo le sue regole, i suoi tempi. entro determinati confini e ritmi. E’ un uomo violento, ciò che sappiamo di lui proviene dalla narratrice perché lui muore ad inizio libro, quindi non abbiamo modo di “incontrarlo”.

Il fratello invece non risulta un personaggio “forte”, esercita violenza sulla sorella e ha un comportamento in generale dittatoriale, ma non sento di averlo capito del tutto, potrebbe però essere una volontà dell’autore per far provare al lettore il senso di estraniazione e distacco che prova anche la narratrice nei confronti del fratello.

Conclusioni

E’ un libro complesso da descrivere, anche perché lo spoiler è sempre dietro l’angolo, ed è anche complesso da leggere. Mi sono approcciata alla lettura all’inizio non con leggerezza, ma non aspettandomi di certo un libro simile.

L’idea principale legata allo stile è interessante e funziona in parte per esprimere il tutto come se stesse parlando una bambina, che parla di violenze in modo innocente , ma a lungo andare rende la lettura pesante e a tratti ripetitiva.

Avrei gradito più introspezione dal punto di vista psicologico dei personaggi e una finale diverso, infatti, purtroppo non ho apprezzato l’epilogo.

L’idea base è interessante, ma il testo non mi ha convinta del tutto.

Voto:

E voi? Avete mai letto “La Bambina che Amava Troppo i Fiammiferi”? Sì? No? Vi è piacito? Fatemi sapere!

A presto, davvero!

Altri Libri che Voglio Leggere prima di Vedere i Film/Serie tv

Buon giovedì!

Oggi voglio riproporre una tipologia di articolo che ho adorato scrivere l’anno scorso, sempre durante la maratona, ovvero quella dei libri che vorrei leggere prima di vedere il rispettivo film o serie tv tratti/o da esso.

Diciamo che è una specie di “obbiettivi di lettura parte 2” perché vorrei leggere questi libri nel 2020 se tutto va secondo i piani, per poi buttarmi nella visione dell’adattamento tratto, vorrei infatti portare più spesso sul blog le tipologie di articolo che ho portato quest’anno, ovvero l’articolo “film e libro”, in cui parliamo appunto sia del testo che del film tratto, ampliando il tutto magari alle serie/miniserie.

Ovviamente a questa lista vengono inseriti anche i libri che avrei voluto leggere prima del film dello scorso articolo.

The Terror (2018)

Parliamo in questo caso di una serie tv, che potete trovare su Amazon Prime Video e di cui io ho voluto rimandarne la visione convinta sempre di voler leggere prima il libro di Dan Simmons.

Ho ancora questa convinzione e sono certa del fatto che il 2021 sarà l’anno giusto per la lettura e la visione.

La storia è tratta da un fatto realmente accaduto, una nave della Marina Britannica intraprende un viaggio molto pericoloso alla ricerca del passaggio a Nord Ovest, ma incontrerà parecchie sventure sul cammino e la situazione metterà alla prova tutti i componenti dell’equipaggio.

Nel cast della serie tv troviamo Jared Harris, Tobias Menzies, Paul Ready, Adam Negaitis e molti altri, la serie al momento è alla seconda stagione, è una serie americana.

Rebecca (1940)

Ci tengo particolarmente a vedere la versione del ’40 di Hitchcock, perché non l’ho mai vista per intero, ma ultimamente è uscito un nuovo adattamento su Netflix con Lily James, anche se ho sentito in giro pareri non troppo entusiasmi.

Avevo iniziato a leggere il libro a novembre, dato che a vinto il sondaggio per il gdl, ma è stato spodestato da altre letture purtroppo, anche se il tutto è solo rimandato, quindi vorrei riprendere la lettura l’anno prossimo.

Ho scoperto la Du Maurier quest’anno e me ne sono innamorata, quindi voglio assolutamente approfondire con questo che è uno dei suoi più grandi successi.

La trama è incentrata su questa donna che si sposa con Maxim de Winter, un ambito vedovo, ma la giovane si ritrova a vivere in una casa che riporta in ogni angolo il ricordo della precedente moglie del signor de Winter, il romanzo vira molto sull’aspetto psicologico e giallo.

Dune (1984/2021)

Ho accennato a Dune in qualche articolo fa, non ho mai visto il film dell’84 e so che nel 2021 uscirà un nuovo film tratto dalla saga di Herbert con Timothée Chalamet diretto da Denis Villeneuve.

Devo dire anche che fra me e la fantascienza c’è un universo che ci separa, non per mia scelta, non evito la fantascienza perché non mi piace, semplicemente non mi sono mai avvicinata del tutto al genere e vorrei rimediare.

Questa saga parla in particolare (la trama è parecchio vasta quindi cerco di riassumerla al meglio delle mie possibilità) di un pianeta inospitale che sembra in ogni modo cercare di uccidere chiunque metta piede sulla sua superficie, ma su questo pianeta cresce il melange, una sostanza molto potente. In seguito ad ardue scelte l’equilibrio fra i mondi si sflalderà dando il via ad un tempo di battaglie, conflitti, giochi di potere scontri cosmici in cui il pianeta più inospitale giocherà un ruolo fondamentale.

Vorrei vedere di certo prima quello dell’84 e successivamente quello del 2021 che era in realtà atteso per quest’anno, ma a causa della pandemia è stato rimandato.

Apocalypse Now (1979)

Sì, non ho mai visto “Apocalypse Now“, lo so, e non ho vissuto in una grotta giuro. Il film è stato liberamente ispirato al classico di Conrad, “Cuore di Tenebra“.

Il film è diretto da Francis Ford Coppola, con Martin Sheen, Marlon Brando, Robert Duvall, Frederic Forrest, Harrison Ford, e altri.

E’ considerato il film più famoso sulla guerra del Vietnam, è una rappresentazione vivida del dramma della guerra, in cui personalità molto diverse fra loro si scontrano rappresentando anche le due fazioni delle personalità presenti in un conflitto simile. E’ una pellicola incentrata su tematiche quali la scelta fra il bene e il male, la follia, ovviamente la violenza, la ribellione e la ragione.

Come dicevo il film è “liberamente” ispirato a “Cuore di Tenebra” quindi prende spunto per alcuni analisi e tematiche, ma non è un fedele adattamento.

Devo dire che in generale vorrei approfondire Conrad da anni, ho sempre rimandato, ma direi che è il momento.

Pastorale Americana (2016)

Pastorale Americana di Roth è ormai diventato un classico contemporaneo, pubblicato nel ’97, il film è uscito nel 2016 per la regia di Ewan McGregor che è anche l’attore principale assieme a Jennifer Connelly e Dakota Fannig.

Anche qui abbiamo la tematica del Vietnam, siamo di fronte ad una normale famiglia americana che vuole in un certo modo vivere secondo la visione del sogno americano sognando di appartenere ad una società piena di pace, prosperità, ordine rifiutando di vedere quello che è quel sogno in verità, eliminando l’ipocrisia e la falsità nascoste dietro.

Ho in libreria questo testo da leggere da parecchi anni e penso che il 2021 sarà l’anno giusto anche per buttarmi alla scoperta di Roth.

E voi? Quali libri volete leggere prima di vedere il film o la serie tv tratti da esso? Fatemi sapere!

A domani!

50 Domande Scomode sui Libri

Buon venerdì e buon quasi inizio weekend!

Oggi voglio pubblicare una tipologia di articolo che ormai compare solo durante la maratona, un tipo di articolo frizzantino, leggerino, ovvero i book tag, questo tag in particolare sta riscuotendo molto successo al momento soprattutto su Youtube e dopo averlo visto per settimane mi sono appuntata di portarlo anche qui.

L’ho visto in particolare da Matteo Fumagalli, anche se il tag proviene da una booktuber americana (The Curly Reader).

Il tag consiste in 50 domande appunto riguardanti aspetti della lettura o dei libri, mi piace leggere le risposte altrui perché sono curiosità piacevoli da conoscere quindi ho deciso di farlo anche io, come sempre sono curiosa di conoscere le vostre di risposte a queste “domande scomode”.

Iniziamo perché le domande sono tante!

1

Cartonato o brossura?

Direi brossura, per la comodità della lettura soprattutto, anche se non mi baso su questo fattore per acquistare un libro. Se devo scegliere un libro da collezione o un testo a cui sono particolarmente affezionata, o se voglio recuperare un libro letto in ebook che ho amato allora opto per il cartonato, altrimenti preferisco in generale le edizioni in brossura, meno resistenti, ma più comode.

2

Sovraccoperta su o giù? (togli la sovraccoperta?)

Durante la lettura giù, a volte mi dimentico la sovraccoperta su devo essere sincera e a volte leggo anche senza toglierla, ma il più delle volte direi giù.

3

Libri di seconda mano o nuovi?

Mi piacciano entrambi, ma in generale preferisco recuperarli usati, mi capita anche di recuperare libri nuovi, perché magari voglio leggere quel libro subito e non lo trovo usato, o è una nuova uscita che attendevo da tempo, o ancora vado in libreria e quel giorno mi voglio comprare un libro ecc ecc. Ma un generale opto la maggior parte delle volte per libri usati, o su Libraccio (che quest’anno è diventato il mio sito per eccellenza praticamente), o su Ebay o altri siti che vendono libri usati.

4

Audiolibri o no?

Io credo di avere un problema con gli audiolibri, nel senso che ne ho ascoltati vari, sono iscritta ad Audible e ogni tanto mi scarico qualche audiolibro o podcast da ascoltare, ma alla fine rimando sempre. Quando faccio qualcosa non mi viene naturale mettere un audiolibro in sottofondo, perché non riesco a seguirlo in pieno e rischio di non capire qualcosa o di non riuscire a godermi il libro. Direi comunque sì, per rispondere alla domanda, ma non ne ascolto così tanti di audiolibri perché opto sempre per la lettura in cartaceo o digitale. Anche se al momento sto ascoltando l’audiolibro di Sandman su Audible che è una vera perla!

5

Compri in base alla copertina?

Allora, in generale direi di no, mi baso sull’autore, sul titolo e a volte sulla trama (perché ormai non leggo quasi più le trame). Ovvio che una copertina bella piace a tutti, ma in generale non è quella che mi fa comprare un libro. Se invece parliamo dello stesso libro edito in edizioni diverse allora mi baso sì, sulla copertina e sulla traduzione/note/commenti o altro, se è diversa. Io mi faccio fregare sorpatutto dal titolo.

6

Un bel libro con una brutta copertina?

Allora, il primo che mi viene in mente è “Di notte Sotto il Ponte di Pietra” di Leo Perutz nell’edizione che ho io, che è quella vecchia, così a bruciapelo.

Questo mio commento è dedicato solamente all’edizione, ora lo trovate con una copertina decisamente più bella dal punto di vista estetico, io questa l’avevo recuperata su Libraccio e già non adoro il giallo, in più il font, la cornice e in generale questa palette accecante (che dal vivo è più un ocra) non mi fanno impazzire.

7

Un brutto libro con una bella copertina?

Qui me ne vengono in mente varie a dire la verità, ma voglio citare un libro di cui abbiamo parlato qualche settimana fa, ovvero “I cieli” di Sandra Newman.

Bellissima copertina, con il giallo/oro dei palazzi in effetto foil dal vivo, ma contenuto non altrettanto bello. Salvo le atmosfere di questo libro e poco altro.

8

Primo libro mai letto?

Sinceramente non me lo ricordo, da bambina/ragazzina mi è capitato di leggere libri non proprio adatti all’età, come ad esempio “Il Vecchio e il Mare” di Hemingway, ecco questo lo ricordo come uno dei primi libri “seri” mai letti, ma non saprei dire se è stato il primo.

9

L’ultimo libro che hai terminato?

Il Panettone non Bastò” di Dino Buzzati, che è una raccolta di scritti e racconti, dedicati al Natale, che ho letto appositamente per la maratona Natalizia e di cui parleremo nei prossimi giorni.

10

L’ultima serie che hai finito?

Non sono brava con le serie, sono riuscita a leggere trilogie, pentalogie, duologie, ma serie con parecchi volumi mai credo. Quindi non saprei rispondere purtroppo.

11

L’ultimo libro che hai acquistato?

Allora, sono precisa al 101% e vi dico che per il Black Friday ho acquistato qualche ebook, èerché vorrei tornare a leggere di più in digitale e perché c’erano degli ottimi sconti sugli ebook, quindi ho comprato “Fiori per Algernon” di Daniel Keyes, l’autore de “Una Stanza Piena di Gente“.

12

Qual’è il tuo genere preferito?

Ne ho vari, direi il giallo, l’horror, il romanzo famigliare, lo storico, distopico, il gotico, il noir, psicologico, ma direi in generale narrativa e saggistica, insomma leggo testi di generi molto diversi.

13

Qual’è il tuo libro preferito di quel genere?

Dato che non mi sono decisa e ho sparato una lista di generi, vado con il primo che ho inserito nella lista, ovvero il giallo, sono molto affezionata a “Dieci Piccoli Indiani” della Christie, uno dei primi gialli che abbia mai letto e uno dei miei favoriti del genere.

14

Quale genere non leggi mai?

Direi il genere rosa, erotico, young adult, sono generi che non vanno più incontro ai miei gusti ad oggi, anche se in passato, durante l’adolescenza ho letto qualcosa per curiosità.

15

Leggi poesia?

Assolutamente sì, non voglio spoilerarvi nulla tra l’altro, ma a gennaio ci saranno grandi novità per quanto riguarda la poesia sul blog.

16

Leggi saggistica scientifica?

Vorrei leggerla assolutamente e vorrei approfondire, ho diversi testi in libreria di saggistica scientifica che attendono di essere letti, ma ultimamente non mi sono dedicata molto al genere, voglio recuperare, però sì.

17

Leggi libri per ragazzi?

Ultimamente, e con ultimamente intendo negli ultimi mesi/anni, non più di tanto, però li ho letti in passato e vorrei tornare a leggerne qualcuno ogni tanto, devo essere nel mood giusto.

18

Sei iscritta a qualche subscription box di libri?

No, tempo fa ho dato una sbirciata a vari abbonamenti di questo tipo nel nostro paese, ma non ho trovato nulla di così eccitante da farmi venire voglia di iscrivermi. So che in America c’è la Book of the Month se non sbaglio, che è un servizio molto interessante, ma non è disponibile in Italia.

19

Qual’è il tuo articolo libroso preferito?

Mah, uso tanti segnapagina e mi piacciono i segnalibri, ma non ho cose particolari librose da inserire. Certo, punto ad una lucina da lettura bellissima, che ho visto tempo fa su Amazon ed è il boccino di Harry Potter.

20

Qual’è il tuo segnalibro del momento?

Dunque, ora sto leggendo un libro in digitale e uno in cartaceo, e il mio segnalibro per quello in cartaceo è molto semplice, mi piacciono i segnalibri con pattern di francobolli o scritte a mano, comunque è questo qui:

21

Qual’è l’oggetto più strano che hai usato come segnalibro?

Penso il codice fiscale, l’ho anche perso una volta finita la lettura, dimenticandomi di averlo lasciato denro al libro.

22

Sovraccoperta o no?

Qui non capisco se si intendono ancora le sovraccoperte o quegli astucci per proteggere i libri, fatti a mano molte volte. Comunque interpretando la domanda, sì sono d’accordo con le sovraccoperte e anche con queste “custodie” per libri, ne ho una anche io che uso soprattutto all’esterno per proteggere i libri.

23

Chi è il tuo ragazzo immaginario?

Mmm credo di non averne mai avuto uno, non mi prendo di solito delle cotte per personaggi dei libri, non ci penso in quel modo diciamo.

24

Coppia preferita nei libri?

Allora, sicuramente ne ho avuta una, ma non la ricordo, non mi rimangono così impresse le coppie di solito, più i personaggi individuali di solito.

25

Cattivo dei libri preferito?

Dunque, di sicuro me ne verranno in mente altri, ma direi Annie Wilkes di Misery (quella del libro), ma anche i personaggi de “L’incubo di Hill House” che a turno diventano tutti i cattivi, io amo in particolare quei cattivi sfaccettati o pazzi, quindi o quelli che un po’ sono buoni, un po’ cattivi, un po’ non si sa o quelli completamente fuori di testa, ma geniali.

26

La migliore avventura libresca?

Ma avventura tipo “vai regaz, andiamo in giro per il mondo” vero? Allora, non è proprio un avventura felice quella che mi viene in mente, io la intendo tipo grande epopea di viaggio o disavventure, in quel caso mi viene in mente “Furore” di Steinbeck, che ho letto qualche tempo fa e di cui parleremo prossimamente.

27

Serie, trilogie o standalones?

Di sicuro standalones, al massimo duologie o trilogie, anche quadrilogie, al massimo massimo arrivo alle pentalogie.

28

Mixed media book o paragrafi? (questa non l’ho sinceramente capita, la interpreto come “libri con media tipo foto o altro oppure con solo testo?”)

Mi piacciono i libri con foto, stralci di illustrazioni o altro all’intero, ma anche i testi con solo scrittura quindi direi entrambi, non ho preferenze.

29

Qual’è il tuo adattamento di libri preferito?

Rispondo con uno recente, “L’isola della Paura” o Shutter Island di Scorsese tratto dal testo di Dennis Lehane, ne abbiamo parlato qualche mese fa e io sono in difficoltà nello scegliere fra film e libro.

30

Adattamenti cinematografici o televisivi?

Non saprei, pensando a quelli televisivi mi viene in mente subito Poldark che secondo me è un buon adattamento televisivo, mentre molti adattamenti cinematografici che ho visto non mi hanno soddisfatta così tanto, quindi direi televisivi, ma non ho preferenze fisse.

31

Quale libro necessita di un adattamento?

I libri di Abir Mukherjee, perché li ho adorati e perché sono immersi in atmosfere indiane con tagli secondo me adatti per un adattamento.

32

Mondo libresco preferito?

Ecco leggendo libri con eventi tragici o drammatici non mi viene spesso voglia di vivere dentro quei mondi, insomma bello ma non ci abiterei. Però se devo rispondere dico “Il Circo della Notte” di Erin Morgenstern, non è il preferito, ma vorrei farci una visita di sicuro.

33

Stile di scrittura preferito?

Non amo uno stile particolarmente asciutto, alla Simenon per dire, apprezzo di più uno stile immersivo, magari più descritto e simil poetico anche a tratti, il classico stile da realismo magico anche.

34

Quale libro ami che è poco conosciuto?

Non me ne viene in mente nessuno di sconosciuto, direi “Tinder” di Sally Gardner, ma è piuttosto conosciuto quindi… nope.

35

Qual’è un libro popolare che hai odiato?

Cari mora che è stata una lettura recente, di cui parleremo sempre a breve, di Thomas Harris penso sia uno dei libri peggiori mai letti e di certo uno dei peggiori del 2020.

36

Letture d’infanzia preferite?

A parte i libri di Geronimo Stilton, direi “L’Isola del Giorno Prima”, la trilogia del mondo di inchiostro (ma lì siamo già di un poco verso l’adolescenza), e in generale i classici libri d’infanzia.

37

Qual’è un libro che ti ha cambiato la vita?

Il buio Oltre la Siepe” di certo, ma anche “Il Diario di Anna Frank“, e ancora “Le Cronache di Narnia“, insomma ce ne sono vari.

38

Che libro odiavi a scuola?

Non mi stava particolarmente simpatico Verga, devo essere sincera, e Goethe, infatti ora vorrei riprovare con questi due massimi autori a distanza di anni, ora che la mia antipatia sta svanendo.

39

Compri per collezionare?

Per alcuni libri sì, anche se è un caso per ora abbastanza raro, o lo faccio per alcune edizioni speciali, o di classici o dei miei libri preferiti.

40

Doni libri?

Sì, in generale cerco sempre di donare libri per avvicinare alla lettura e ci ragiono non poco sopra, sono sempre quella persona fastidiosa che regala libri con speranza.

41

Qual’è il tuo snack preferito da mangiare durante la lettura?

Non ho snack particolari da mangiare mentre leggo, più che altro bevo litrate di tè, detto con finezza.

42

Qual’è la tua posizione preferita per la lettura?

In generale seduta spaparanzata sulla poltrona o sul letto, se mi sdraio (specialmente verso sera) rischio di addormentarmi con il libro in faccia o di farmi uscire un ematoma prendendo una librata in faccia.

43

Luce naturale o luce di una lampada?

Leggo soprattutto alla sera o al pomeriggio quindi direi luce di una lampada in generale.

44

Fuori o dentro?

Adesso di sicuro dentro, ma in estate o primavera fuori con un bel tè freddo magari.

45

Rompere la copertina o mantenerla liscia/perfetta?

Quando un libro è usato e presenta magari già segni o rotture mi sento quasi più libera di non mantenere il libro in condizioni ottimali, ma di mio ho sempre molta cura per i libri, non a livello maniacale, perché se mi va di sottolineare o scrivere note lo faccio senza problemi.

46

Leggi in altre lingue?

Sì, in inglese, anche se l’anno prossimo vorrei puntare a leggere più in lingua.

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Quale serie di libri vuoi finire quest’anno?

Nessuna, ho iniziato il 2020 con il goal di leggere la saga di Geralt di Rivia, ma non ci riuscirei mai entro la fine dell’annoe penso di aver cambiato idea su questo obbiettivo.

48

Di quale nuova uscita sei più entusiasta?

La trilogia de “I bastardi Gentiluomini” di Scott Lynch, ne abbiamo anche parlato l’altro ieri nelle News Letterarie. Questa la puntavo da tempo e mi ispira molto.

49

Hai un book influencer preferito?

Su instagram la prima che mi viene in mente è tortamagica, soprattutto per i suggerimenti per titoli fuori catalogo che io inserisco in wishlist nella inutile speranza di trovare copie usate o vedere il testo in una nuova edizione. Apprezzo molto anche Pennylaneonyoutube, sia su Instagram che Youtube, mi trovo molto d’accordo su varie idee e opinioni, ed infine per citare una booktuber straniera cito Sunbeamjess, una booktuber inglese che mi incanta sempre per il modo in cui parla di libri.

50

Hai un canale, blog o feed di social media?

Chi io? Sì, il blog, beh è questo… mentre questa è la mia pagina di Instagram.

E voi? Conoscete questo tag? Lo farete? Fatemi sapere!

A domani!

I Cieli – Sandra Newman

Buon venerdì e buon quasi inizio weekend!

Come state? Come vi sentite nei confronti di queste vacanze estive? Siete già in vacanza?

Io dalla prossima settimana metto in pausa in lavoro, anche se per poco.

Una cosa che vorrei dire per quanto riguarda le vacanze è che quest’anno il blog non andrà in vacanza, come la sottoscritta, ogni anno di solito a quest’ora dedico un’articolo all’annuncio della pausa estiva, ma quest’anno il blog non sarà in pausa.

Infatti, voglio utilizzare il tempo delle vacanze per la pubblicazione di tutti gli articoli arretrati che ho (e credetemi sono tanti).

Quindi andiamo avanti, quest’anno niente pausa estiva!

Dopo questa grande notizia parliamo dell’articolo di oggi, infatti oggi recensione de “I Cieli” di Sandra Newman.

Ho letto questo libro mesi fa, il tempo è passato e io non sono riuscita, per impegni vari, a lavorare per bene alla recensione, ma tranquilli/e ricordo benissimo questo testo e come faccio per ogni lettura mi sono appuntata ogni cosa.

Quindi che dire, parliamone!

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I Cieli – Sandra Newman

Casa Editrice: Ponte alle Grazie

Pagine: 246

Genere: fantasy

Prezzo ebook: € 9,99

Prezzo di Copertina: € 16,80

Anno di Pubblicazione: 2019

Link all’Acquisto: QUI

 

Trama

New York, 2000. Kate e Ben si incontrano a una festa e s’innamorano subito. È l’alba di un nuovo millennio, il primo senza una guerra in nessuna parte del mondo. L’ONU ha appena piantato la sua bandiera su Marte. Una senatrice del partito dei verdi sta per diventare la prima presidente degli Stati Uniti. Kate si addormenta, consapevole di essere amata. Londra, 1593. Da sempre, ogni notte, Kate sogna di essere Emilia, musicista e poetessa italiana nell’Inghilterra della fine del Cinquecento. Tormentata dal presagio di una città bruciata e distrutta, decide di salvare il mondo. Ogni decisione che prenderà, influenzerà la vita di un giovane e sconosciuto poeta, William Shakespeare, quella di Kate e di Ben, il mondo del Duemila. Una storia d’amore, di universi alternativi, di follia, di poesia e di viaggi nel tempo. Un sogno annidato in un bizzarro risveglio; un romanzo su quel che abbiamo perduto e quel che ancora possiamo salvare.

Senza lenzuola, il vento passava direttamente sul suo corpo, sulle sue braccia nude. Lontano, laggiù, il rumore del traffico, silenzioso come un pensiero. Di quando in quando si sentiva una sirena, come una flebile linea rossa che si srotolava nel cielo per poi sparire. Kate parlottava e scalciava nel sonno. Ogni volta era una sensazione adorabile e lui ne era rapito. Si addormentò all’alba, ancora intento a pensare a come tenerla per sè.

 

Recensione

Dunque, sono stata attratta immediatamente da questo libro, infatti ricordo di averlo acquistato vicino all’uscita, attorno al febbraio/marzo del 2019 in libreria, non so da cosa è nata questa attrazione, forse dall’argomento principale del testo ovvero i sogni.

Questo libro si vende come un fantasy che viaggia nel mondo dei sogni, in parte è vero, ma c’è molto di più, c’è una storia d’amore all’interno, c’è la volontà di sventare una tragedia immane e infine c’è la nostra protagonista, Kate, una giovane che viene additata da tutti come pazza.

Stile, Ritmo e Atmosfere

L’atmosfera è la caratteristica migliore di questo testo per me, sembra quasi di ritrovarsi in un mondo a tinte pastello ad un certo punto, nel presente del testo siamo nella New York del 2000 e il clima di quegli anni arriva dritto in faccia al lettore.

Siamo nell’America prima del drastico cambiamento dato dall’11 settembre 2001 e siamo persi quasi in un clima di attesa nel libro, Kate sa che accadrà qualcosa, ma non sa cosa e pensa di dover essere lei ad impedire tutto ciò, per quello che apprende nei suoi sogni.

Lo stile è piuttosto descrittivo e simil poetico in alcuni tratti, all’inizio ho avuto qualche difficoltà con lo stile appunto che mi sembrava fintamente poetico, ma avanzando nella lettura ho finito per apprezzarlo sempre più, riesce a far proiettare il lettore tra le righe del libro e nel tempo della storia concentrandosi sui dettagli e rendendoli pezzi importanti della storia.

C’è qualche rarissimo errore nell’edizione, nulla di grave, ho notato ad esempio un “gli” errato.

Personaggi

Il personaggio principale è Kate, una ragazza che dall’infanzia ha esperienze inspiegabili legate ad i sogni, in pratica riesce a viaggiare tramite questi in epoche passate.

Nella storia viaggia dal 2000 al 1593, il tempo della peste a Londra e qui incontrerà un pilastro della letteratura ovvero William Shakespeare.

Vi racconto questo particolare che in realtà secondo me dovrebbe essere uno spoiler, ma nel libro viene scritto ovunque, nell’aletta, nel retro, insomma è piuttosto spoilerato questo plot twist.

Comunque Kate in questi sogni si reincarna letteralmente in un’altra persona, prende altre sembianze e vive la vita di un’altra donna, incontra figure del passato e cerca di scoprire il perché di tutto ciò e di prevedere la tragedia dell’11 settembre.

Ben è il fidanzato di Kate, il libro inizia proprio con questo incontro, assistiamo allo sviluppo della loro storia d’amore.

Ben è uno dei punti negativi del libro per me, è quel classico personaggio difficile da sopportare ad ogni comparsa, dice di amare Kate, ma le sue azioni sono in netto contrasto con le sue affermazioni.

Rinfaccia a Kate qualunque cosa, è lui a insistere sul testo convivenza ed anche se Kate non ha un lavoro continua ripeterle che non fa nulla, penserà lui a tutto all’inizio, eppure dopo pochi giorni si lascia andare ad una sfuriata parecchio offensiva.

Senza parlare del fatto che ad un certo punto del libro (evito di fare spoiler, ma è parecchio complicato qui) Kate si troverà in una situazione assai problematica e verrà rigettata da tutti, amici, parenti, e Ben la tratterà in un modo orrendo, sempre per un ragazzo che dice di amarla ripeto.

Il fatto che lui a differenza di Kate abbia avuto un’infanzia problematica (che non viene mai approfondita) sembra giustificare tutto, lui diventa aspro, cattivo, malvagio in alcuni punti del testo eppure l’autrice sembra sempre giustificarlo.

E’ un personaggio superficiale, egoista, a cui sembra non importare dei sentimenti o dello stato mentale di Kate, non prova nemmeno una volta ad ascoltarla davvero o a provare a comprenderla.

Sabine, Josè e altri vari personaggi invece sono quelli di contorno, i due citati in particolare sono amici di Kate, che diventano anche amici di Ben con il passare del tempo.

Sabine è un altro personaggio fastidioso da ascoltare e di cui leggere, è una ragazza iper superficiale, si vanta all’inizio di essere amica di Kate, ma in realtà non fa altro che sparlare di lei e abbandonarla nel momento del bisogno proprio come Ben.

Josè si rivelerà una figura molto importante all’interno del testo, è un ragazzo alla mano, simpatico, il classico belloccio della situazione, dietro cui sbavano tutte le ragazze del gruppo, l’ho trovato stereotipato.

Non mi sento di salvare nessun personaggio, a parte Kate che in alcuni tratti risulta comunque una specie di ameba, sembra sostare lì, non reagisce.

Confusione e Intrecci Strani

La caratteristica peggiore di questo libro però non sono i personaggi, che comunque disturbano non poca la lettura, ma l’intreccio principale che ad un certo punto diventa una matassa ingarbugliata impossibile da districare.

Gli eventi che accadono nel sogno (quindi nel passato) influiscono sul presente anche se ciò si riversa su piccoli dettagli all’inizio, come la carta da parati diversa se Kate nel sogno fa qualcosa di diverso, ma andando avanti con la narrazione i cambiamenti sono sempre più importanti ed evidenti.

Però si perde la correlazione, non c’è un senso dietro certi cambiamenti, perché accade questo fatto? E perché il 1593 ha influito su questo evento del 2001 e su questa circostanza nella vita di Kate? Non è chiaro.

E’ come se ad un certo punto il treno uscisse dai binari o la macchina dalla carreggiata, si perde completamente, la storia è sempre più confusa, alcuni eventi non si capisce se stiano accadendo davvero oppure no.

Non so se questo è un effetto voluto, sta di fatto che dopo metà testo mi sono ritrovata nella confusione più totale.

Si trattano temi come la follia e la “schizofrenia” con leggerezza, Kate viene abbandonata da tutti come un sacco dell’immondizia e lei stessa si trova persa, per poi essere ripresa come se nulla fosse.

Conclusioni

Ho gradito lo stile dell’autrice che è in grado di proiettare pienamente il lettore nell’atmosfera desiderata, ma per nulla lo svolgimento dopo un certo tratto della storia.

Il finale è deludente e lascia il lettore con troppi punti interrogativi, l’idea di base è ottima e l’elemento dei sogni è sempre interessante, ma tutto si perde quasi auto-cancellandosi.

Voto:

Progetto senza titolo (14)

Sicuramente leggerò altro dell’autrice, in caso di futura pubblicazione, perché lo stile è gradevole e le sue idee sono originali e scoppiettanti.

Peccato per lo svolgimento e l’enorme garbuglio che si viene a creare.

E voi? Avete mai letto nulla di Sandra Newman? Sì? No? Fatemi sapere!

A prestissimo!

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Libri che Voglio Leggere Prima di Vedere le Serie Tv/Film

Buon sabato e buon inizio weekend!

Oggi parliamo di un tema interessante, c’è una serie tv infatti uscita ieri che mi ha fatta pensare a questo argomento ovvero il leggere determinati libri prima di vedere le rispettive serie tv o film ad esso ispirati.

La serie tv di cui parlo è The Witcher, uscita ieri su Netflix, attendevo questa serie dall’annuncio praticamente, conoscevo infatti questa saga non per i libri ma per il videogioco che è diverso dalla storia originale, quindi l’idea che ho di tutto il regno, il background dei personaggi e le fondamenta della serie non sono del tutto veritiere essendo basate sul videogioco.

Prima di guardare la serie però vorrei leggere la saga e questa voglia mi ha fatto pensare a questo articolo, anche perché ci saranno varie serie in uscita nel 2020 ispirate a libri, parecchie inerenti a titoli di Stephen King e mi piacerebbe assieme a voi parlare dei libri da leggere/recuperare prima di vedere la serie o film.

Non tutte quelle di cui parleremo saranno in uscita nel 2020, alcune sono già uscite.

The Witcher (2019)

 

La serie tv è disponibile da ieri (20 dicembre) su Netflix, se ne è parlato parecchio nelle scorse settimane, io non mi sento però di dire nulla prima di aver letto la saga o aver visto la serie. I libri sono in totale sette, due raccolte di racconti e cinque romanzi veri e propri che costituiscono la saga.

Ne vedete otto nella foto perché ad oggi sono in effetti otto, ma i libri originari sono sette, l’ultimo “La Stagione delle Tempeste” è stato pubblicato nel 2013 e fa parte della saga, ma non è un continuo delle vicende narrate nei testi precedenti.

Vorrei a breve dedicarmi a pieno a questa saga.

The Stand (2020)

Nel 2020 uscirà una serie tv di 10 puntate prodotta da CBS sul famoso romanzo post-apocalittico di Stephen King, “L’ombra dello Scorpione“.

Non sappiamo quando arriverà in Italia, ma possiedo da anni questo titolo e non mi sono ancora buttata nella lettura, quindi ci sono varie ragioni per le quali vorrei leggere questo libro, la serie tv, l’importanza di questo romanzo fra le pubblicazioni di King, e semplicemente la voglia di levarlo dai libri “in attesa”.

Queste Oscure Materie (2019)

Serie tv del 2019, già uscita che si basa sulla famosa trilogia di Philip Pullman e prende alcuni elementi anche da “Il Libro della Polvere“.

Trasmessa dalla BBC in questo momento, probabilmente arriverà in Italia nel 2020.

E’ un trilogia famosissima per ragazzi che io non ho mai letto (che vergogna), punto a recuperarlo prima di vedere la serie tv, a dire il vero ho sempre voluto leggere questa trilogia, ma ho sempre rimandato e questo è il momento giusto per recuperare.

E’ un trilogia fantasy, pubblicata tra il 1995 e il 2000.

The Dark Tower (2020)

Sempre proveniente da un’opera/e di Stephen King (caro Stephen che non si ferma mai), la serie tv della Torre Nera nasce dalla saga omonima, composta da otto libri.

La serie sarà disponibile nel 2020 su Amazon Prime Video, è al momento in produzione.

E’ una saga di genere western, fantasy e horror, molti dei romanzi di King sono collegati a tratti a questa serie, è di sicuro una fetta importante della produzione di King.

Ho sentito varie opinioni a riguardo, mi piacerebbe iniziare a leggere il primo volume e farmi un’idea sul continuare oppure no.

Good Omens (2019)

Serie disponibile su Amazon Prime Video, ha riscosso un gran successo, ed è tratta dal romanzo “Buona Apocalisse a Tutti!” di Terry Pratchett e Neil Gaiman.

Conosco Neil Gaiman per varie opere che ho letto durante gli anni e lo apprezzo come autore, conosco meno Terry Pratchett perché sto leggendo il primo volume di MondoDisco ma non in modo continuo.

Comunque, è di genere umoristico, fantastico e apocalittico, è un romanzo del 1990.

L’Altra Grace (2017)

Serie di qualche anno fa disponibile su Netflix, tratta dal romanzo omonimo di Margaret Atwood.

La serie è composta da sei episodi, lessi uno o due anni fa “Il Racconto dell’Ancella” della stessa autrice e mi piacque decisamente.

E’ una serie tv che desidero vedere dall’uscita, ma non senza aver prima letto il libro, è di genere drammatico, biografico e storico.

Mia Cugina Rachele (2017)

Qui parliamo di un film del 2017, diretto da Roger Michell, un adattamento appunto dell’omonimo romanzo scritto da Daphne Du Murier.

Non ho mai letto nulla di questa autrice, vorrei recuperare il prima possibile, c’è anche un altro adattamento cinematografico del testo del 1952.

Il Silenzio degli Innocenti (1991)

Pilastro del cinema, e pienamente nel mio genere dovrebbe già essere fra i miei libri letti, ma non è così.

E’ legato alla serie di Hannibal Lecter, il film è del 1991 mentre il libro è del 1988, il film è vincitore di diversi premi Oscar ed è ricordato come uno dei picchi nella recitazione di Jodi Foster e Anthony Hopkins.

 

Ci sono parecchi testi che hanno ispirato riadattamenti che vorrei leggere ma questi sono forse i più “urgenti”, quelli che desidero recuperare il prima possibile.

E voi? Quali libri che hanno ispirato serie o film vorreste leggere a breve? Fatemi sapere!

A domani!

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