Avrei Voluto Scriverlo Io

Buona domenica giovini!

Allora andrò dritta al sodo, oggi niente articolo inerente al Natale, ai regali, all’atmosfera natalizia, niente di niente.

Si torna a parlare su questo blog di scrittura finalmente, dopo secoli è arrivato il momento di farci una chiacchierata tranquilla su un punto specifico che riguarda a dire il vero sia la scrittura che la lettura.

Avevo in mente questo articolo da parecchio tempo, da mesi forse anche da un annetto.

Come vi avevo scritto in uno degli scorsi articoli in questa maratona natalizia mi piacerebbe dare più spazio ad articoli come questi in cui parliamo di un argomento specifico.

E a questo proposito c’è un pensiero che mi tormenta ogni tanto, una scintilla che mi scatta nella mente quando mi capita di leggere certi libri o racconti o ancora brevi esercizi di stile o ancora battute di una sceneggiatura.

“Quanto avrei voluto scriverlo io.”

Sono incappata in una vignetta molto simpatica tempo fa in cui una ragazza leggeva un libro e la sua parte da lettrice commentava con affermazioni del tipo “oh che storia interessante” oppure “mi chiedo cosa succederà nel prossimo capitolo” mentre la sua parte da scrittrice pensava “il ritmo di questo paragrafo è magnifico” o ancora “l’autore qui sta usando gli oggetti del quotidiano e le scene per mostrarci la miseria dei personaggi senza scriverlo direttamente”.

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Ecco questa qui.

E’ questa vignetta che mi ha dato l’ispirazione per questo articolo perché rappresenta alla perfezione ciò che si pensa leggendo un libro se oltre all’essere lettori si è anche scrittori (o aspiranti tali).

Ho voluto parlarvene perché molto spesso discutendo di scrittura, pronunciando questa frase mi capita di sentire risposte di questo tipo “ognuno scrive in modo diverso, non puoi desiderare di avere uno stile uguale ad un altra persona”, e io mi ritrovo sempre a dire “non è questo il punto”.

Penso ci sia una specie di rigida credenza nel pensare che chi scrive nello specifico (dato che si parla di questo mestiere) non può prendere ispirazione o desiderare di aver scritto una frase o un paragrafo scritto da un altra persona, come se questo sminuisse la creatività che risiede dietro a questa professione.

E questo vale anche per altre professioni che ruotano attorno alla creatività.

Mi è capitato diverse volte di pensare dopo aver letto un passaggio di un autore o autrice “ah che meraviglia! Questa è poesia allo stato puro, chissà a cosa avrà pensato mentre scriveva questa frase, quanto vorrei avere la sua fantasia e il suo immenso dono nel collegare parole che risuonano come una poesia.”

Non per questo però sento di essermi sminuita come aspirante scrittrice.

Questo è un meccanismo che appartiene di più all’idea utopica che si ha nell’immaginario collettivo dello scrittore o del creatore in generale.

Come l’immagine dello scrittore che è rinchiuso nella stanza più alta della torre più alta che medita tutto il giorno su ciò che vuole scrivere o ancora quello che vive in strada o nei bar per raffigurare il volto dell’umanità che incontra, certo non escludo che qualcuno viva secondo questo stile di vita e non c’è nulla di male ma questa visione appartiene a un idealizzazione ricavata da anni e anni di stereotipi.

Insomma come questi sono stereotipi lo è anche il fatto che uno scrittore non può pronunciare la frase “avrei voluto scriverlo io”.

Questa frase apre anche le porte ad un altra discussione che coinvolge la lettura, chi scrive ogni volta deve fare un lavoro (a volte impegnativo a volte meno) per dividere il lato del lettore da quello dello scrittore.

Alla fine però sono due parti che si appartengono in un certo senso.

Io non lo faccio sempre è per questo anche che nelle recensioni mi soffermo, a volte più del dovuto, a scrivere dello stile, del ritmo di tutti questi aspetti tecnici.

E’ difficile scindere i due lati, diciamo che sono utili a volte abbinati assieme e a volte complicano il tutto.

Tutto questo per dire una semplice cosa, è il momento di spezzare questo cliché ingiustificato ed è anche il momento di non dividere queste due personalità ma anzi di farle forse lavorare assieme, una parte si occupa delle informazioni tecniche e l’altra delle emozioni date dalla lettura, perché no?

Oltre a dire questo voglio chiedere a voi ragazzi/e, quando leggete un libro sentite emergere di più il vostro lato da lettore/lettrice o quello da scrittore/scrittrice? 

Bene!

Articolo domanda/riflessivo oggi ma ogni tanto è bello anche così dai, che ne dite?

A domani!

Elisa

 

Lo Scrivo Dopo #WritingProblems

Buon martedì ragazzi/e!

Come procede la settimana? In questo martedì freddo sentite già il calore natalizio?

Oggi sono qui per parlarvi di scrittura, non ne parliamo da tempo purtroppo anche se qui sul blog mi ero ripromessa di portare più articoli sulla scrittura che è un argomento di cui scrivo appunto e parlo sempre volentieri.

Tra l’altro potrebbe nascere anche una piccola rubrica in cui parliamo dei problemi legati alla scrittura, eh? Eh? Che ve ne pare come idea? Fatemi sapere se potrebbe interessarvi!

Comunque, oggi torniamo a parlare di scrittura e come per tutti gli articoli su questo argomento mi fa un enorme piacere avere un confronto con voi, nei commenti, in giro, anche per email se volete.

Infatti mi piace leggere opinioni diverse sul grande mondo della scrittura perché in una vastità simile ognuno ha la sua ed è questo anche che arricchisce lo scrivere.

Vorrei parlare oggi con voi di un problema che mi affligge quando scrivo, ovvero il rimandare questo processo.

Ora, non rimando solo la scrittura nella vita in generale anzi tendo a rimandare tutto ma la scrittura in particolare a volte la procrastino eccessivamente fino a quando non posso fare a meno di scrivere perché devo completare per forza il capitolo di una storia.

Mi sono chiesta più volte se questo fosse solo un problema mio, un moto quasi d’accidia personale ma concentrandomi e parlando con altre persone che scrivono di questo problema ho capito che non sono l’unica ad agire in questo modo.

A volte la mancanza di scrittura deriva da fatti diversi fra loro come la mancanza di tempo, la mancanza di creatività, oppure ancora il voler procrastinare in continuazione.

Ma c’è un terribile pensiero che affligge chi scrive quando si rende conto che rimandare e rimandare è diventata un’azione quasi naturale, un temibile pensiero “oddio, sono in fase di blocco dello scrittore”.

C’è una differenza sostanziale tra l’essere nel blocco dello scrittore e invece il continuare a procrastinare naturalmente, ovvero quello che si scrive una volta presa in mano la penna (o dopo aver iniziato a digitare sul pc).

Lo scrivo per rincuorare tutte quelle persone che come me alcune volte sono entrate in una vera crisi autodefinendosi in un “blocco”, questa fase che spaventa le persone che scrivono è caratterizzata dal non riuscire a scrivere nulla, il ritrovarsi una pagina bianca davanti agli occhi e non sapere come usarla.

E’ diverso dal procrastinare, chi ha un blocco non riesce a scrivere mentre chi procrastina riesce a scrivere come suo solito solo che rimanda in continuazione.

Di solito quando poi ritrovo davanti una pagina vuota finalmente inizio a scrivere a tutta velocità come se nulla fosse, senza nessun problema.

Una sensazione che provo spesso però quando non scrivo in un determinato giorno è il senso di colpa, se non scrivo durante la giornata quando mi ritrovo alla sera a pensare alle ore passate mi affiora il senso di colpa.

E’ anche vero però che alcune volte non si riesce a scrivere durante il giorno, per mancanza di tempo o perché si preferisce fare altro.

Questo è un altro problema di chi scrive (che se volete approfondiremo in un altro appuntamento di questa potenziale rubrica) ovvero il fatto che le persone che ti conoscono e sanno che scrivi si fanno un’idea sbagliata di te.

Ma di questo ne parleremo meglio un altra volta magari.

Comunque tornando sui miei passi, il problema del procrastinare è un problema reale per chi scrive, quello di pensare “o beh tanto posso farlo dopo” per poi sentirsi in colpa a fine giornata o sentirsi poco produttivi.

Ci sono invece quelle giornate in cui la voglia di scrivere schizza da tutti i pori e l’unica cosa che si vorrebbe fare appena svegli è afferrare un taccuino e scrivere, dipende ma in generale si tende a rimandare nella scrittura.

Capita, e penso che sia giusto ogni tanto (non sempre) porre rimedio a ciò sforzandosi di scrivere non solo quando ormai non si ha più tempo e ci si deve sbrigare.

Ma in generale, ogni giorno magari ci si potrebbe imporre di scrivere una pagina o anche duecento parole, partire poco a poco alzando sempre più l’asticella.

E’ importante tenersi allenati con la scrittura, è come un muscolo che va allenato spesso.

Bene gente, questo era il #writingproblem di cui volevo parlarvi oggi, mi raccomando ditemi se una rubrica di questo tipo potrebbe interessarvi così la inserirò con piacere fra le rubriche del blog sul tema scrittura.

Anzi, l’unica a tema scrittura, mmm dovrei proprio scrivere di più sullo scrivere, eh sì!

Noi ci leggiamo domani!

Elisa

 

Scrivere di Ciò che Si E’ Letto

Buongiorno, buon lunedì ma soprattutto buon inizio giugno (in ritardo) people!

Finalmente torno sul blog, non vedevo l’ora di poter scrivere questo articolo!

Oggi non parliamo di un libro in particolare, né di nuove uscite letterarie, né di poesia, parliamo però di un argomento sempre legato ai libri, una questione piuttosto importante su cui da qualche mese mi ritrovo a pensare.

Per la serie “parliamone” oggi ci facciamo quattro chiacchiere tranquille per ragionare sulla questione “scrivere di ciò che si è letto”.

Come ai vecchi tempi oggi con un bel bicchiere di té freddo ci mettiamo a parlare di svariati punti, io mi sa che ci vado piano col té però dato che il grande alleato ventilatore mi ha tradita facendomi prendere un raffreddore di quelli potenti, proprio a giugno.

Mi è capitato qualche volta, ma neanche tanto spesso, di entrare in quello che significa essere una bookblogger o una blogger più in generale.

Oggi vorrei soffermarmi su un dilemma che può attanagliare chi scrive di libri ovvero chi recensisce, chi ne parla, chi li racconta, insomma chi gestisce un blog che parla di libri.

Questo dilemma come vi dicevo mi attanagliava da qualche tempo, prima in maniera lieve poi con il passare delle settimane un grande interrogativo è cresciuto in me alimentato da quel dilemma iniziale, l’interrogativo in questione è:

Qual’è il modo migliore per scrivere di un libro che si è letto?

Una risposta a questa domanda (e un ulteriore conferma del fatto che non sono l’unica ad avere dubbi su ciò che scrivo) è arrivata nelle scorse settimane da Chiara del blog IlMioMondoInventato.

Chiara in un articolo racconta appunto quali sono i criteri utilizzati da lei per scrivere le recensioni che porta sul suo blog, io leggendo questo articolo mi sono posta la stessa domanda che si pone Chiara (oltre a quella di prima) “le mie sono buone recensioni?”

Ovviamente a questa seconda domanda io non posso rispondere, non sono io a poterlo dire.

Questo blog è aperto da un anno e mezzo quindi non da varie ere geologiche ma nemmeno da ieri insomma, le mie recensioni sono cambiate dall’inizio e questo penso sia evidente dando un’occhiata a quelle risalenti ai primi tempi, non sono cambiate solo le recensioni, è cambiato il mio stile di scrittura e la mia concezione riguardo al scrivere un buon articolo, o post.

Andando a guardare sul calendario non è passato molto tempo dal primo post ma il mio approccio è cambiato, si è evoluto.

Quindi mi è venuto spontaneo chiedermi quali sono gli ingredienti necessari per scrivere una buona recensione, le recensioni sono importanti per un blog che parla di libri, molto importanti e si cerca di descrivere un quadro a qualcuno che non lo ha ancora visto, oppure l’ha visto e vuole sentire l’opinione di qualcun’altro.

Trovo che una recensione scritta da qualcuno che si segue influenzi, positivamente o negativamente, un possibile lettore di un determinato titolo quindi una recensione ha il suo peso.

Almeno questo è quello che succede a me, mi è capitato ovviamente anche di acquistare e leggere titoli criticati che a me sono piaciuti, quindi bene o male che se ne parli le recensioni hanno una ripercussione secondo me sulla persona che ti segue e le legge.

Per quanto mi riguarda un buon 35% se non di più nelle mie recensioni rappresenta l’opinione personale, un 20% la scrittura o lo stile di scrittura che ritengo piuttosto importante e il resto la storia di per sè, quindi la trama, i fatti narrati e il resto.

La scrittura dipende sempre anche dal gusto personale, per esempio uno stile come quello di Simenon a me non entusiasma, è troppo coinciso e poco esaustivo dal punto di vista delle descrizioni, mi rendo anche conto però che a qualcun’altro una scrittura simile potrebbe piacere quindi l’opinione personale spalleggia l’intera recensione.

E’ un argomento interessante perché tutti (mi rivolgo ai bookblogger) scrivono le proprie recensioni in modo diverso ed è giusto sia così, in questo modo si ha un ritratto dello stesso titolo sotto punti di vista diversi, questo è un bene ma stando a questa considerazione non esiste un prototipo di recensione ideale ogni recensione è personale e ideale a modo suo.

Nelle mie recensioni di solito tendo a citare i punti positivi e negativi di un libro per poi analizzarli, a me sembra un buon modo per strutturare una recensione ma ci sono moltissimi altri modi per parlare di un libro.

Come scrive sempre Chiara la ricerca è molto importante, necessaria per parlare di un libro nel migliore dei modi è sempre utile sapere qualcosa dell’autore, qualche curiosità sulla pubblicazione insomma senza informazione non si può scrivere una buona recensione.

Ogni volta che mi siedo per scrivere una recensione al pc mi viene spontaneo domandarmi “sto facendo un buon lavoro?” e questo interrogativo persiste anche dopo averlo terminato “ho scritto una buona recensione?”, penso sia comune farsi queste domande.

Quando parlo di un libro non faccio mai spoiler, per il discorso di prima ovvero non importa come ne parli di un determinato titolo la persona che legge l’articolo potrà in futuro leggere quel libro quindi ritengo sia meglio non rivelare particolari che devono rimanere nascosti.

Di solito nelle recensioni non descrivo lo svolgimento della storia a causa spoiler appunto e anche perché quello che un potenziale lettore conosce della storia è scritto nella trama quindi io parlo solitamente della scrittura, dei punti salienti della storia (non tutta) senza entrare nei particolari, delle caratteristiche dell’opera, gli argomenti che tratta e ovviamente racconto le mie opinioni personali.

Magari per un lettore che segue determinati bookblogger penso che la cosa migliore da fare sia trovare il blogger che ha i gusti più simili ai suoi, non è la scoperta della’acqua calda quello che sto dicendo ma la ritengo una considerazione maturata nel tempo.

Bene, questo è quello che è emerso dalle mie personali considerazioni sulle recensioni e sui dilemmi legati a queste.

Ci tengo a dire che ognuno sul proprio blog scrive le recensioni come vuole sempre e solo lui (o lei), non voglio assolutamente insinuare il fatto che è meglio scrivere le recensioni in un determinato modo rispetto ad un altro, non fraintendetemi.

In questo articolo voglio solo parlare sinceramente con voi e dirvi un po’ come scrivo personalmente le mie recensioni, su quali criteri mi appoggio e aprire un sereno dibattito su cosa significa scrivere una recensione.

Voi cosa ne pensate? Ditemi la vostra ragazzi, vi aspetto!

A prestissimo!

Elisa

Manualetto Pratico a Uso Dello Scrittore Ignorante – Filippo Tuena

Buonasera a tutti/e compari!

Dunque, come procede la vostra settimana, desiderate di arrivare a sabato il prima possibile?

Oggi recensione, di un titolo che tratta un tema che a me personalmente interessa molto ovvero quello della scrittura.

Quindi che dire, siamo più o meno a metà settimana, tutto procede come sempre e già che ci siamo “rosso di sera bel tempo si spera”.

Visto che non vedo l’ora di parlarvi questo questo libro, iniziamo subito!

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Manualetto Pratico a Uso dello Scrittore Ignorante – Filippo Tuena

Editore: Mattioli 1885

Pagine: 109

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 12,00

Non è disponile un’edizione digitale

Prima Pubblicazione: 2010

Link all’acquisto: QUI

Trama

Che cosa succede nell’animo di un rispettabile professionista, di un marito affettuoso, di un padre premuroso quando travolto da un’idea apparentemente felice decide di scrivere un romanzo e cerca di pubblicarlo? Una discesa agl’inferi. Un’autoanalisi ironica sugli esordi, grotteschi e drammatici, di una passione irrefrenabile.

Verrai travolto dal desiderio irrefrenabile d’essere altrove mentre sarai perduto in queste immagini e ti sembrerà che nonostante molti siano gli autori scadenti e i libri inutili e pochi i grandi autori e i libri necessari, forse varrebbe la pena di fare un altro tentativo, di giocare la sorte ancora una volta perché senti intimamente e profondamente che potresti far parte dei pochi e dei grandi, anzi sei certo di farne parte indipendentemente dai giudizi degli altri e ancora una volta ti sveglierai un mattino bellissimo con quest’idea fissa, con quest’ossessione dannata che ti danna ma ti costringe a procedere, con questa voglia di opporti alle avversità e che ti fa sentire vivo come mai avevi creduto di poterlo essere.

Recensione

Ogni tanto sento davvero il bisogno di leggere qualcosa inerente alla scrittura, al percorso di uno scrittore, al come nasce una storia, insomma sento la necessità di leggere di scrittura.

In questo piccolo saggio/manualetto Tuena ci narra il percorso che segue un aspirante scrittore dal momento in cui viene folgorato di un idea illuminante che non può ignorare, seguono tutte le fasi quindi dal tentare la pubblicazione ad un’apparente rinuncia.

Tuena ha sempre un atteggiamento ironicamente pessimista, per tutta la durata del testo infatti l’autore sembra quasi sbeffeggiare il novello scrittore che arde dalla voglia di portare a termine il suo progetto letterario.

Questa velata critica rivolta agli scrittori “mediocri” o “ignoranti” come li chiama l’autore, è supportata dalla tesi che sono i pochi i grandi e sono troppi invece quelli che si credono grandi.

Per tutta la durata del testo Tuena sostiene questo modo di pensare per poi alla fine lasciar entrare uno spiraglio di luce, un bagliore di speranza.

Sembra quasi che dopo 100 pagine in cui un novello scrittore che legge questo libro sente di essere meno certo delle sue possibilità, alla fine avverte come se l’autore gli stesse picchiettando sulla spalla per dirgli “ok, forse sei uno dei tanti, ma non smettere di provarci comunque”.

Il testo è basato sulle difficoltà che uno scrittore incontra sul proprio cammino dal tener nascosta la propria natura ai suoi affetti, al prendere coraggio e identificarsi sotto il termine “scrittore”, ai vari tentavi (spesso fallimentari) con le case editrici, dalla delusione al “chi me l’ha fatto fare”.

Chiunque può leggere questo libro, certo se siete aspiranti scrittori vi sentirete maggiormente tirati in causa, ma nel caso voi non lo foste potete tranquillamente buttarvi in questa lettura se siete interessati a quello che accade nella testa di uno scrittore ai primi tentativi.

Ho imparato un’importante lezione da questo manualetto che è “hai comunque il diritto e il dovere di tentare se senti il feroce morso della scrittura”.

Il punto di forza di questo libro oltre alla forte critica che smuove è  l’altrettanto forte realismo che esprime, non c’è trucco ne’ finzione l’autore ti sbatte in faccia il fatto che la vera scrittura non è per tutti e tu non puoi inutilmente puntare troppo in alto.

Mi sarebbe piaciuto che questo libricino avesse 50 o 60 pagine in più, come vi dicevo prima il lume della speranza che infonde questo libro è minimo ma è proprio per quel lume che io me lo ricorderò, in queste pagine mancanti mi sarebbe piaciuto leggere l’arte della pazienza e della perseveranza.

Perché Tuena fa rifermento al “tentare comunque” solo in due paginette scarse quindi a fine lettura ci si ricorderà sopratutto della critica fatta all’autore.

Io forse è per colpa del mia stramba positività che mi ricordo maggiormente quelle due paginette, ma un altra persona è più facile che si ricordi il realismo e la critica di Tuena.

E’ un libro difficile da descrivere, uno di quei casi in cui bisogna leggerlo effettivamente per capire di cosa parla e di come è strutturato.

A me tutto sommato è piaciuto, è stata una lettura simpatica, che mi ha fatto tenere i piedi ben saldi al terreno e mi ha ricordato la regola del provarci.

Voto

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Piacevole, non perfetto ma comunque non mi pento di averlo letto e consiglio a tutti di dargli una possibilità.

Bene gente, e voi?

Avete mai letto questo libro? Anche voi amate leggere di scrittura?

A presto!!

Elisa

On Writing Tag! – Il Tag degli Scrittori

Salve ragazzi!

Come state? In questi giorni sono stata poco presente e mi dispiace, ma è proprio vero, o le cose non succedono o succedono tutte assieme e in questi giorni i miei impegni si sono accavallati impedendomi di scrivere anche solo una parola.

Comunque finalmente sono riuscita ad uscire da questo tornado di cose da fare e la situazione si è tranquillizzata quindi posso tornare attivamente sul blog, yuppi, yuppi ye.

E cosa non da meno, sono riuscita a sopravvivere al diluvio universale che in questi giorni sta colpendo in modo piuttosto rude il mio territorio.

Ho deciso di tornare con un tag molto carino che ho visto da un canale Youtube che apprezzo particolarmente.

Il tag si chiama On Writing, (come l’omonimo libro di Stephen King) e la creatrice di questo tag si chiama Paola e ha un canale su Youtube di nome Inchiostro e Vinile.

Io ho avuto modo di vedere però questo tag da Giulia di M’hanno detto di Fare un blog, canale/blog che seguo con molto affetto.

Dopo questa introduzione direi che possiamo iniziare!

Io ringrazio Paola per aver inventato questo tag davvero carino e invito tutti quelli che hanno la passione della scrittura, sia che lo facciate per lavoro o per passione a partecipare!

Il tag è aperto a tutti!

Iniziamo!

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1

Quando hai cominciato a scrivere?

Dunque, ho iniziato a scrivere per passione all’età di 15 anni. Era un momento particolare e sinceramente non è che la mia vita sociale all’epoca andasse particolarmente bene, quindi un giorno ho preso in mano un vecchio quaderno e ho iniziato a scrivere, semplicemente.

Ho sempre tenuto vari diari personali su cui scrivevo con frequenza ma quel giorno non ho scritto le mi vicende personali, ho creato per la prima volta una storia.

Prima di quell’età ho sempre provato un senso di ammirazione per le persone che scrivevano, le consideravo quasi irraggiungibili, come se grazie alle parole riuscissero a creare qualcosa di unico, qualcosa di mai esistito.

Penso ancora che lo scrittore abbia il potere di andare oltre, di creare “la meraviglia”.

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2

Lo fai per lavoro o per hobby?

Ad ora per hobby, ma spero di trasformarlo in un lavoro in un ipotetico futuro prossimo.

Sento però che ora sono troppo poco “maturata” per farlo diventare un lavoro, amo scrivere ma se mi dovessero dire, in questo momento, di scrivere un libro che poi verrebbe pubblicato direi “no, non sono pronta, non ho ancora tutte le abilità e le esperienze necessarie”.

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3

Hai mai pubblicato qualcosa?

A livello editoriale no, non ancora anche per il discorso che ho fatto nel precedente punto.

Ho scritto una storia che tempo fa decisi di pubblicare online ma ora ho deciso di ritirarla perché avevo scritto quella storia in un momento delicato e avevo bisogno di condividerla con il mondo ma qualche tempo fa mi sono resa conto che non aveva più senso tenere online una storia che non mi rappresentava più.

(Era autobiografica, anche se lo sapevo solo io…)

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4

Hai mai pubblicato a pagamento?

No.

Ho scritto e scrivo tutt’ora online ma per blog e non sono mai stata retribuita.

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5

Scrivi a mano o al computer?

A mano…

So cosa stanno pensando quelli più tecnologici di voi ma gente, io ovviamente per i blogs scrivo a pc (sono costretta) ma scrivere al computer non mi soddisfa, è come se le mie parole, la mia scrittura non esistesse.

Non prendetemi per pazza, scrivendo a mano sento che la mia scrittura è qualcosa di tangibile qualcosa di mio, esiste, mentre scrivendo in digitale la sento quasi estranea.

Quando scrivo storie, scritti personali li scrivo a mano poi se mi aggradano li copio sul pc, questa ricopia mi serve anche a correggere eventuali errori quindi alla fine i tremila passaggi che faccio non sono inutili.

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6

In che momento della giornata preferisci scrivere?

Alla mattina presto, molto presto, verso le cinque o le sei, se non ho gli occhi iniettati di sangue e riesco a tenere in mano la penna.

Anche nel tardo pomeriggio però, verso il tramonto, magari fuori in giardino con una bella tazza di tè fumante una coperta di pile sulle e spalle e uno spray per le zanzare.

L’importante quando scrivo è che ci sia silenzio, io non ascolto nemmeno la musica a volume uno quando scrivo perchè ho bisogno di molto silenzio altrimenti mi distraggo.

Mi piace scrivere anche alla notte (a meno che non crolli appena toccato il letto), per qualche strano motivo le mie storie scritte di notte convergono in finali cupi e inquietanti.

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7

Scrivi su “ispirazione” o commissione?

Generalmente su ispirazione ma mi è capitato di dover scrivere su commissione, non per lavoro perché non vengo retribuita come ho detto prima, ma scrivendo per un altro blog non mio scrivo articoli (in questo caso) su commissione.

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8

Che genere scrivi?

Bhe scrivo un po’ di tutto, racconti thriller, storie sentimentali, storie introspettive ( uno dei miei generi preferiti), storie d’avventura, un po’ di tutto ma devo essere ispirata per scrivere un determinato genere.

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9

Ultimo lavoro terminato e quello a cui stai lavorando.

Ultimamente non scrivo molto, mi sono presa una pausa dal mondo della scrittura, ho deciso di focalizzarmi per ora di più sull’apprendere leggendo opere altrui.

Quindi ho sospeso i miei lavori, l’ultimo testo terminato risale a qualche mese fa ed è un racconto del mistero.

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10

Scrivi anche più cose contemporaneamente?

E’ capitato, ma generalmente mi concentro su un solo lavoro per potermi dedicare solo a quello e scriverlo in meglio possibile evitando errori di distrazione o errori di confusione.

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11

Cosa fai quando le idee vengono meno?

Mi pare di avervene parlato in una chiacchierata un bel po’ di articoli fa ormai.

Io sono una di quelle persone fortemente convinte che le idee siano ovunque, si può prendere spunto da tutto, da una foglia che cade, da un sogno fatto, da una goccia di pioggia che vi cade sul naso, da qualsiasi cosa anche aprendo a caso un libro e puntando un dito su una parola.

Quindi è questo quello che faccio, mi guardo attorno e per esempio trascrivo una discussione fra due persone e da li ci costruisco una storia accendendo la fantasia.

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12

Il momento più bello dell’iter di un libro?

Secondo me l’inizio e la fine, l’inizio quando l’autore fa un recap dei personaggi cercando di buttare giù le descrizioni iniziali e la prima parte del libro e la parte finale del lavoro, quando ti senti soddisfatto della tua opera e guardandola tra le mani dici “Oh sì, ho fatto proprio un bel lavoro” *pacca sulla spalla*.

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13

Il libro che vorresti aver scritto tu.

Ce ne sono parecchi, per esempio Dieci Piccoli Indiani della Christie uno dei gialli più belli di sempre, Notti Bianche di Dostoevskij e in generale più o meno tutte le opere di Poe.

Mi fermo qui altrimenti non la finisco più.

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14

Hai qualche mania/rito/abitudine mentre scrivi?

In generale devo avere sempre qualcosa da bere, che sia acqua o tè o latte ma qualcosa ci deve sempre essere.

Un ‘altra cosa che faccio spesso mentre scrivo e cambiare continuamente posizione, che io sia su una sedia, su una poltrona o un divano, non riesco a stare ferma e ogni due minuti devo mettermi seduta in un modo diverso.

Come ho detto anche su, quando scrivo ho bisogno di concentrazione quindi non devo avere nessuno che mi parla, può anche esserci qualcun’altro nella stanza, l’importante è che non mi parli e non mi guardi possibilmente.

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15

Il look ideale per scrivere.

Vestiti comodi, cose di casa.

In autunno e in inverno pigiami in pile inguardabili tra l’altro, il massimo dell’antisesso proprio e d’estate pantaloncini o pantaloni leggeri e t-shirt/top.

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16

Ti dai degli orari di lavoro o scrivi quando ne hai voglia?

Ho provato a darmi degli orari ma il piano è fallito miseramente, sono una persona che vive nel ritardo quindi scrivo quando ne ho voglia o quando sento l’urgente bisogno di farlo.

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17

Qual’è la tua posizione preferita per scrivere?

Seduta su una sedia o una poltrona con una gamba inserita sotto l’altra fino a quando non mi si addormenta e passo 5 minuti di dolore acuto per poi rimetterla sotto.

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18

Leggi manuali di scrittura?

Yes, ora ne sto leggendo uno che s’intitola Lezioni di Scrittura Creativa della Gotham Writer’s Workshop, una scuola molto famosa e importante americana di scrittura creativa.

E’ un manuale con esercizi e consigli molto utili, in futuro vorrei fare un corso di scrittura creativa.

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19

La casa editrice con cui vorresti pubblicare?

Mi piacerebbe l’Einaudi ma sinceramente non se mai ci arriverò a pubblicare con questa casa editrice, mai dire mai nella vita no? Fa bene sognare in grande!

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20

Il tuo sogno nel cassetto?

Mi piacerebbe scrivere un libro che voglia dire qualcosa, sembra una considerazione stupida forse ma secondo me non lo è.

Ho letto libri che una volta terminati invece che lasciarmi qualcosa mi hanno tolto qualcosa (a parte i soldi in tasca), quindi già scrivere un libro che abbia un significato per qualcuno, che faccia capire qualcosa a qualcuno sarebbe un traguardo per me.

Non punto a scrivere un bestseller di quelli che stanno in classifica al primo posto due settimane e poi nessuno se li ricorda, vorrei scrivere qualcosa che rimanga alle persone.

Sia chiaro che con questo non voglio svelare il segreto dell’universo o altro, semplicemente vorrei che una volta terminato il mio libro il lettore dica “questo lo rimetto in libreria e lo lascerò a lungo lì perchè mi è rimasto dentro”.

Bene gente!

Spero che vi abbia fatto piacere leggere le mie abitudini e le mie idee per quanto riguarda la scrittura, se anche voi amate scrivere sarei interessata a leggere le vostre risposte!

A presto ragazzi!

Elisa