Cose degli Ultimi Mesi – Versione 2.0

Buon sabato e buon weekend!

Prima di tutto, come state? Come state trascorrendo queste giornate? 

Oggi torna una tipologia di articolo, o rubrica in generale, che adoro scrivere, come dico sempre infatti questo articolo è perfetto per essere letto in un momento di relax magari con un caffè o un qualcosa di fresco dato il caldo dell’ultimo periodo.

E’ tra l’altro una rubrica che non aggiorno da… beh dal dicembre del 2019, volevo rinnovare tutto di questa rubrica, ma credo di essermi persa in dubbi e domande varie.

Ma ora “le cose del mese” è di nuovo qui, versione 2.0 con nuove categorie alcune in sostituzione di altre che ho scelto di eliminare, ma da ora in poi questo tipo di articolo sarà decisamente più ricco, senza parlare dell’appuntamento di oggi che credo sarà interminabile data la mole di “cose” di cui voglio parlarvi.

Iniziamo subito perché questo sarà con tutta probabilità l’articolo più lungo di questa rubrica che abbia mai scritto.

Parleremo di tutte le cose dal gennaio del 2020 ad oggi, quindi uh! Preratevi!

Ovviamente non sarà sempre così, la rubrica verrà aggiornata da ora con più frequenza e non sarete costretti/e a sorbirvi una lista immensa perché la sottoscritta è in ritardo.

Film degli Ultimi Mesi

 

 

Ho visto vari film in questi mesi, parecchi a dire il vero, ma diversi erano revisioni e altri non mi hanno lasciato un granché quindi con tutta probabilità è per questo che il mio cervello li ha rimossi.

I due che ricordo bene ancora ora sono “We have always Lived in the Castle” o “Mistero al Castello Balckwood” per la traduzione italiana che io non comprendo del tutto e “Midsommar – Il Villaggio dei Dannati“.

Per il primo non capisco la scelta di tradurre in modo differente il titolo in italiano, ma a parte questa incomprensione come avrete intuito (quasi di certo dal titolo in inglese) questo è il film ispirato al titolo dell’omonimo romanzo di Shirley Jackson, “Abbiamo Sempre Vissuto nel Castello“.

Allora…

Ho sentito parlare pochissimo di questo film e anche facendo qualche ricerca non sono incappata in particolari video dedicati alla promozione (a parte ovviamente i trailer) o interviste varie, eppure non ho trovato “macchie” nel curriculum di questa pellicola, il film è stato presentato al Los Angeles Film Festival nel 2018 e distribuito nelle sale americane nel 2019, mentre in Italia arriva nel 2020 su Prime Video.

Fra gli attori principali troviamo Taissa Farmiga (Merricat), Alexandra Daddario (Constance), Crispin Glover (zio Julian) e Sebastian Stan (cugino Charles).

Il film segue esattamente le vicende del libro, quindi ci troviamo in questa dimora abitata dalle due sorelle e dallo zio  sopravvissuti ad un avvelenamento che ha portato alla morte ai genitori delle due, in seguito a questo i Blackwood (in particolare le due sorelle Merricat e Constance) sono diventate mal viste in paese, sono prese di mira in vari modi e vivono quasi del tutto isolate tranne nei momenti in cui Merricat è costretta a recarsi in paese per procurasi i beni di prima necessità.

C’è un sottile equilibrio che regna in casa, equilibrio che viene rovinosamente ribaltato quando arriva il cugino Charles.

Avevamo già parlato del testo di Shirley Jackson in una recensione di qualche tempo fa (che vi lascio qui) e in quell’occasione mi ero concentrata sull’aspetto psicologico della storia perché secondo me è il più importante, questo libro e film infatti appartengono al genere horror psicologico e rientrano a pieno in questa descrizione.

Come scritto prima è un film parecchio fedele al libro, nel senso che io durante la visione ho riconosciuto quasi ogni scena come presente anche nel testo (c’è anche da dire che la mia lettura risale ad anni fa quindi potrei aver tralasciato qualcosa), la regia non spicca per originalità secondo me, non ha particolarità sotto questo punto di vista, la fotografia invece è davvero buona.

Forse non ha avuto così tanto successo perché il libro si concentra parecchio sulla psicologia e sui pensieri di Merricat, ma un film riesce a cogliere certe sfumature di meno rispetto ad un libro, o forse sto solo cercando un significato…

Il libro ruota tutto attorno alla spirale sempre più oscura in cui finisce la mente di Merricat e anche al suo legame a tratti morboso con la sorella, il film coglie il senso del testo, ma non riesce a renderlo profondo come il libro secondo me.

In linea di massima da persona a cui è piaciuto il libro, ho gradito il film.

Midsommar invece è uno degli horror dell’anno, ne ho sentito parlare ovunque e quasi sempre in un tono entusiasta, per la regia di Ari Aster (lo stesso de Hereditary – Le radici del Male), ha come protagonisti l’attrice Florence Pugh, l’attore Jack Reynor, William Jackson e Will Poulter.

Andiamo subito alla trama, di cosa parla Midsommar?

Di Dani una giovane ragazza che si ritrova in un momento piuttosto buio, la sorella si è suicidata e ha portato con sè anche i loro genitori, e come se non bastasse i suo fidanzato Christian vuole lasciarla, incitato anche dai suoi amici.

Questi amici ad un certo punto decidono di organizzare un viaggio in Svezia per partecipare ad un festival folkloristico, all’inizio Dani non viene invitata ma è Christian a costringere gli amici e alla fine tutti partono per la Svezia.

Qui entrano in un villaggio assai strano per loro, in cui tutti sono vestiti di bianco e sembrano all’apparenza insoliti, ma comunque gentili, e in breve tempo tutto si trasformerà in un esperienza sempre più inquietante che non lascia scampo.

In questo horror viene esaltata la fotografia che diventa un altra protagonista del film, non si può non ammirare il gran lavoro fatto in questo campo, ho adorato l’uso dei colori, si passa da un bianco limpido a colori accesi con parecchia saturazione, ad esempio i colori dei fiori sono sgargianti e attirano del tutto l’occhio.

La scenografia è quasi sempre pulita e netta, ogni oggetto o personaggio o minima sfaccettatura è al suo posto in un fotogramma costruito a tavolino.

A tratti alcune inquadrature sembrano quasi inutilmente elaborate, questo forse è uno dei pochi difetti.

E’ crudo come film, mostruoso, è quel tipo di horror che gioca sul rinchiudere la protagonista in uno scenario a lei sconosciuto circondata da personalità che non conosce, a parte il fidanzato e gli amici che man mano inizieranno e a diventare quasi estranei.

Avanzando nel film ad un certo punto si avverte quasi un senso di abbandono, Dani infatti si ritrova ad una scelta finale piuttosto importante e non fa altro che lasciarsi andare ad una nuova realtà.

E’ un film che fa leva sul sentirsi isolati in mezzo ad una società/cultura ignota e spaventosa che adotta riti crudeli che considera normalità.

Mi è piaciuto come film, sinceramente non lo rivedrei, non tanto per la crudezza delle immagini o per il senso di claustrofobia e crudeltà mascherata a normalità, ma più perché lo considero uno di quei film che si vedono una volta solo, ovviamente questo vale per me.

Serie tv degli Ultimi Mesi

Qui ragazzi/e ce ne sono parecchie, infatti ora le mostrerò tutte, ma ne parleremo pian piano, via!

Sì, sono parecchie, ma andiamo con calma.

Parliamo di quella che per me regna sovrana su tutte, la mia preferita in questa lista di ben sette serie tv, quella che ho amato e che continuo a rivedere a ripetizione.

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Ho scoperto questa serie per puro caso, infatti un giorno mi è stato suggerito su Youtube un video in cui veniva mostrato un collage di scene prese dalla serie, mi ha incuriosita e alla sera mi sono guardata la prima puntata su Netflix, è stato l’inizio della fine.

Come scritto questa serie si trova per noi in Italia su Netflix, ma viene trasmessa in America anche sulla NBC.

La serie ad oggi ha tre stagioni, anche se è stata confermato da poco il rinnovamento per una quarta stagione, le prima due sono disponibili in italiano su Netflix mentre la terza deve arrivare.

La terza stagione è stata trasmessa fino a poche settimane fa negli States ed è stata tagliata, avrebbe dovuto essere la stagione più lunga della serie (con ben 16 episodi), ma per la pandemia è stata tagliata ad 11 episodi.

La serie è stata creata da Jenna Bans e Jeannine Renshaw, con co-produttrice esecutiva Dean Parisot che ha diretto l’episodio pilota.

Come attori/attrici principali abbiamo Christina Hendricks (nei panni di Beth), Mae Whitman (nei panni di Annie, la sorella di Beth), Retta (nei panni di Ruby), Matthew Lillard (nei panni di Dean, il marito di Beth) e Manny Montana (nei panni di Rio).

La trama base della serie è questa:

Tre donne (Beth, Annie e Ruby) in una situazione economica assai complessa (nel momento in cui le conosciamo noi) scelgono di rapinare un supermercato con l’obbiettivo di prendere trentamila dollari, il supermercato è quello in cui lavora Annie, la sorella minore di Beth.

Riescono nel loro intento e sono in preda all’euforia per il successo, ma scoprono ben presto di non aver preso la cifra desiderata bensì molto di più, mezzo milione di dollari.

E si insospettiscono, come può un supermercato non così grande avere in cassaforte una cifra simile? E i loro sospetti sono fondati perché ad un certo punto ricevono una visita da un individuo parecchio minaccioso, il capo di una gang, Rio.

Dopo l’arrivo di Rio la loro vita non sarà più quella di prima.

La serie verte su vari punti, ma secondo la mia particolare analisi nel secondo episodio della prima stagione c’è un monologo che introduce il significato profondo della serie, è un monologo di Beth, lei parla mentre rischia la vita, ha una pistola puntata alla testa e parla della sua normalità, del fatto che loro tre sono persone normali e un evento come l’omicidio di una o più sconvolgerebbe tutti (per vari motivi).

Questo monologo all’apparenza inserito per far capire allo spettatore che Beth vuole salvarsi e salvare le altre ha decisamente più significati, è la serie stessa, donne normali (e buone come da titolo) che finiscono per mantenere una facciata tale diventando tutt’altro.

La serie appartiene al genere drama-comedy e ci rientra a pieno, ha momenti divertenti seguiti da momenti drammatici, in cui le protagoniste si ritrovano davanti a scelte difficili e tragiche, tradimenti e ferite difficili da chiudere.

Ma il tutto è sempre presentato in modo non tragico, mantiene quasi sempre un’alone di simpatia.

La regia è buona, ho adorato le musiche, sempre perfette, è una serie che risulta in toto davvero godibile.

Ho adorato il rapporto fra le tre donne, c’è molta chimica e si vede, ogni volta che mi capita di arrivare ad una scena in cui parlano e complottano fra di loro mi sembra di ritrovare quella sensazione che si prova quando si è in compagnia di amiche fidate con cui puoi parlare di tutto, queste trasmettono un forte senso di amicizia e lealtà.

Insomma, adesso mi fermo perché se fosse per me starei qui a parlare solo di “Good Girls” ma abbiamo altre 6 serie di cui parlare.

Voglio però dire solo una cosa, Good Girls è una serie iper sottovalutata, molte persone a cui ho nominato la serie non ne conoscevano nemmeno l’esistenza e nemmeno io prima di incorrere in un fortuito video su internet, tutto ciò per dire, date una possibilità a questa serie, se una sera (o una mattina, un mezzogiorno, un pomeriggio quando volete gustarvi qualcosa in tv) non sapete cosa guardare e avete voglia di una serie frizzante, divertente con protagoniste forti e “normali”, guardate Good Girls.

Sembra tanto un appello questo e forse lo è, merita di essere conosciuta e apprezzata questa serie.

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Locke & Key è una serie piuttosto di successo, si trova sempre su Netflix e dal momento del lancio è andata incontro a un buon numero di consensi.

So che non a tutti è piaciuta, si basa su una serie di graphic novel (che io non ho letto, ma che voglio recuperare, figurarsi se sto ferma) di Joe Hill e Gabriel Rodriguez.

Tra gli attori/attrici principali troviamo: Darby Stanchfield (Nina Locke), Connor Jessup (Tyler Locke), Emilia Jones (Kinsey Locke), Jackson Robert Scott (Bode Locke) e Laysla De Oliveira (Dodge/Eco).

La serie parla di questa famiglia, la famiglia Locke che decide, dopo la morte del padre e marito, di trasferirsi nella loro casa ancestrale in Massachussets, questa casa però è speciale, magica, infatti all’interno di questa casa si trovano delle chiavi particolari che donano abilità e poteri. Un demone però, che all’inizio abita sul fondo di un pozzo, vuole tutte le chiavi e non si fermerà di fronte a nulla.

La parte migliore della serie per me è l’atmosfera, è quasi sempre oscura, anche nei momenti di “tranquillità” o presunta tale, si ha sempre il sentore che qualcosa di maligno stia per accadere.

Ci tengo a dire che non ho terminato la prima stagione, mi mancano pochi episodi alla fine, voglio specificarlo perché ho letto varie opinioni in giro in cui si criticava il finale di stagione e la piega generale della serie verso la fine.

E’ una serie che affronta un’infinità di temi, dai traumi infantili, alla morte di un genitore, dall’impotenza a quel delicato periodo che è l’adolescenza, dai legami famigliari alla fiducia, insomma c’è molto di cui parlare.

La regia è anche qui buona, non è un qualcosa di sconvolgente, la scenografia mi è piaciuta sopratutto per il punto di prima, per il creare scene che incutono sempre un po’ timore.

Uno degli altri punti forti della serie è il concept di base, ovvero l’idea delle chiavi e il fatto che la casa è la protagonista della serie, forse sono un poco di parte perché le storie in cui si da vita ad un edificio sono fra le mie preferite.

E’ un sarei in completo stile Netflix, quindi adatta da guardare per intrattenimento, ma come dicevo tratta anche tematiche forti, che riportano un po’ tutti noi all’infanzia.

Mi è piaciuta.

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The Office è una serie piuttosto famosa, sopratutto in America, io l’ho vista su Prime Video, lì trovate tutte le 9 stagioni.

Ci sono varie serie comedy in questa lista, sono stati mesi difficili per tutti, una risata era necessaria.

Allora The Office, è una sitcom americana appunto creata da Ricky Gervais e Stephen Merchant, insieme con Greg Daniels.

La serie è realizzata con la tecnica del falso documentario, narra le disavventure di un gruppo di colleghi che lavora in una sede della Dunder Mifflin, un’azienda che si occupa della distribuzione della carta.

La trama è questa quindi noi seguiamo le varie gag che accompagnano i personaggi i ogni episodio mentre sono costretti a sopportare l’umorismo imbarazzante del loro capo Michael.

Fra gli attori principali troviamo: Steve Carell (Michael Scott), Rainn Wilson (Dwight Schrute), John Krasinski (Jim), Jenna Fischer (Pam), B.J. Novak (Ryan), Ed Helms (Andy), Brian Baumgarner (Kevin), Leslie David Baker (Stanley), Kate Flannery (Meredith), Angela Kinsey (Angela), Oscar Nunez (Oscar), Phyllis Smith (Phyllis), David Danman (Roy), Melora Hardin (Jan), Mindy Kaling (Kelly) e Paul Lieberstein (Toby).

Non è quel tipo di serie che ti fa ridere a crepapelle dall’inizio alla fine, ma le gag sono quasi sempre di alto livello, alcune invece sono volutamente imbarazzanti sopratutto quelle che riguardano Michael e il suo umorismo appositamente sbagliato.

All’inizio la serie non ha ricevuto un gran feedback (dalla critica sopratutto) ma con il tempo e le stagioni successive man mano è diventato un vero fenomeno, è entrata nella cultura americana.

Ho adorato l’evoluzione dei personaggi nel corso delle puntate, seguire le loro vite, i loro legami con gli altri colleghi e non solo è affascinante, è come stare accanto a dei buoni amici per anni.

Vorrei inoltre dire che la scelta degli attori è stata perfetta secondo me, ognuno è al posto giusto.

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Abbiamo un altra serie comica, questa volta italiana, ovvero Boris, ideata da Luca Manzi.

Ho visto questa serie su Netflix, lì trovate tutte e tre le stagioni.

Tra gli attori/attrici principali troviamo: Francesco Pannofino (René), Alessandro Tiberi (Alessandro), Caterina Guzzanti (Arianna), Carolina Crescentini (Corinna), Pietro Sermonti (Stanis), Eugenia Costantini (Cristina), Karin (Karin), Angelica Leo (Fabiana) e Ninni Bruschetta (Duccio).

E’ una delle serie comiche italiane più citate e più pop direi degli ultimi tempi, volevo vederla da parecchio, perché ne ho sentito parlare ovunque senza sapere bene nulla a riguardo.

La serie ha un concept interessante, ovvero segue le avventure su un set di una fiction televisiva, noi in particolare all’inizio seguiamo Alessandro, uno stagista appassionato di spettacolo al suo primo giorno sul set.

Su questo set troviamo i vari personaggi, tra cui René, il regista che sembra aver abbandonato l’idea di realizzare produzioni di qualità per lasciarsi andare a prodotti televisivi privi di qualunque tipo di qualità, si ritrova a girare la seconda stagione di una serie tv fallimentare ovvero “Gli Occhi del Cuore 2”.

Come detto da Marta Bertolini,  «Boris fu vittima, o forse è stata la sua fortuna, della pirateria: diciamocelo, Boris su Fox lo guardava pochissima gente ed è diventato un culto grazie al passaparola e alla pirateria.»

E’ una serie divertente, critica riguardo un tipo di televisione infima e ad altri aspetti del nostro paese, il favoritismo, i giovani sottopagati, la rinuncia alla qualità ecc. ecc.

E’ una serie brillante, acuta, ma anche forte in tutti i sensi, l’umorismo di René è sempre… diretto.

Merita di esser vista di certo.

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Bloodride è una serie Netflix, composta per ora da una sola stagione uscita quest’anno.

La prima stagione si compone di 6 episodi ognuno di loro è indipendente.

In ogni episodio infatti ci viene narrata la storia di un personaggio fra quelli presenti su un inquietante bus, ad inizio episodio compare sempre il filmato di questo bus dentro al quale viaggiano un manipolo di persone fino a quando l’inquadratura si sposta su una/o più persone in particolare e lì capiamo che lui/lei/loro saranno i protagonisti dell’episodio.

La serie è creata da Kjetil Indregard e Atle Knudsen, è di origine norvegese.

Questo tipo/struttura di serie mi ricorda molto una serie di cui vi avevo parlato tempo fa ovvero Creeped Out, sempre disponibile su Netflix.

Me la ricorda, ma sono comunque parecchio diverse, ad esempio Creeped Out l’ho apprezzata molto perché è sempre una serie con episodi a sé ma legati da un punto in comune e ogni episodio racconta una storia/leggenda/evento, ben costruito che ha un suo senso logico e ha degli ottimi ritmi.

Bloodride no, prima di tutto io ho ipotizzato che questo bus fosse una specie di bus infernale diciamo, un mezzo di trasporto per le anime che raggiungono l’inferno, ma è una mia ipotesi perché non è ben specificato ed è un peccato perché è la base della serie, ma è anche uno degli aspetti pi affascinanti.

A parte questo ho un serio problema con le storie narrate, mi è capitato di non sopportare la maggior parte dei personaggi, ma questo non è stato l’aspetto peggiore per me, la critica che mi sento di smuovere alla serie è che ogni episodio sembra cadere nel delirio o nella risoluzione finale senza mezze misure, non ha un buon ritmo, non c’è una tempistica piacevole, tutto decade in qualche nano secondo.

Alcune storie sembrano proprio leggende e sono interessanti, ma il modo in cui vengono trattate non lo è a mio avviso, mi aspettavo di più, peccato perché l’idea del bus infernale non era male.

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The Good Place è una serie fantasy creata da Michael Shur, ha quattro stagioni ed è terminata con appunto la quarta e ultima stagione, è stata trasmessa sulla NBC.

Fra gli attori/attrici principali troviamo: Kristen Bell (Eleanor), William Jackson Harper (Chidi), Jameela Jamil (Tahani), D’Arcy Carden (Janet) e Manny Jacinto (Jason).

La serie è disponibile su Netflix e su Infinity.

Anche qui abbiamo un concept di base degno di essere approfondito, Eleanor infatti, la nostra protagonista, muore e si ritrova nell’aldilà. Qui incontra il suo mentore Michael, che le dice di essere meritevole di stare nella “parte buona” per tutte le sue buone azioni compiute in vita. Il problema è che deve esserci stato un errore, Eleanor non è una persona buona, anzi è una ragazza egoista che non ha compiuto nessuna delle azioni elencate da Michael.

So che a molte persone è piaciuta questa serie, appartenente al genere comedy, a me purtroppo no.

Ho guardato quasi tutta la prima stagione, tranne l’ultimo episodio perchè ad un certo punto ho perso interesse.

Gli effetti fantasy sembrano “economici” diciamo, non capisco se è un effetto voluto oppure no, sta di fatto che è una serie comedy che non fa mai ridere.

Io non credo di aver sorriso nemmeno una volta durante la visione e non ho un umorismo così schizzinoso…

Non ho dei particolari che legano lo spettatore in un qualche modo, ripeto, l’idea base è ottima il problema è tutto il resto, l’umorismo, l’interesse, gli effetti, lo svolgimento in generale.

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Infine parliamo di “On My Block“, serie tv disponibile su Netflix, ha attualmente tre stagioni.

La serie è stata creata da Lauren Lungerich, Eddie Gonzalez e Jeremy Haft.

Tra gli attori/attrici principali troviamo: Sierra Capri (Monse), Jason Genao (Ruben), Brett Gray (Jamal), Diego Tinoco (Cesar) e Jessica Marie Garcia (Jasmine).

La serie si basa sulle vicende di un gruppo di ragazzi che abita in un quartiere difficile di Los Angeles, Freeridge, in mezzo a bande di quartiere, questi sono in procinto di iniziare le superiori.

Affrontiamo vicende legate alla crescita dei personaggi, quindi mi verrebbe da chiamarla una serie tv di formazione, questi giovani come scritto sono a stretto contatto con una banda, in particolare Cesar finisce (per la sua famiglia) invischiato all’interno di una banda e i suoi amici di sempre cercano di aiutarlo ad uscirne.

Vediamo uno spaccato di società difficile, che ha a che fare con la criminalità.

I personaggi sono caratterizzati bene, anche gli attori che li interpretano sembrano ottimi per la parte.

Sono ragazzini che si ritrovano vicini ad un passo importante e devono iniziare al loro futuro, in tutto questo come se non bastasse appaiono centinaia di altri problemi e loro di tutto per cercare di risolverli assieme.

Il loro legame è un piacere da vedere specialmente in alcune situazioni delicate.

La serie non spicca per estri creativi o originali secondo me, ma rimane una visione piacevole.

Documentario degli Ultimi Mesi

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Going Clear, Scientology e la Prigione della Fede” è stato il documentario dell’ultimo periodo per me.

E’ del 2015 e da qualche settimana è disponibile su Netflix, il documentario è stato tratto da un omonimo saggio (in Italia edito da Adelphi) di Lawrence Wright, presente anche lui nella pellicola.

Il tutto è diretto da Alex Gibney, un protagonista del documentario stesso.

La pellicola è di 120 minuti circa, e tratta di Scientology e di tutto ciò che si nasconde dietro alla facciata blu di questa organizzazione, dalle sue origini, al fondatore Ron Hubbard, a storie di torture e vessazioni.

Ho già visto vari documentari sull’argomento, ma questo ha aggiunto informazioni che non conoscevo e che ritengo davvero importanti per farsi un’idea più netta su ciò che è Scientology e su quello che è accaduto nella storia di questa organizzazione.

Scientology non è riconosciuta in Italia come religione, ma negli Stati Uniti e in Australia (e anche in Inghilterra) è riconosciuta come religione.

La chiesa di Scientology si basa sui principi istituiti dal fondatore, Ron Hubbard appunto, uno scrittore che iniziò la sua carriera negli anni trenta pubblicando testi di genere fantasy, western, fantascienza e tanti altri, nel 50′ però ci fu una svolta nella sua carriera con il testo Dianetica/Dianetics, l’opera alla base della chiesa che riscosse un enorme successo.

La vita di quest’uomo è davvero intricata e lunga da descrivere, sta di fatto che dalla sua mente nascono i principi di questo credo, tutti basati sulla mente e sull’universo contenuto in essa.

Questo documentario è una descrizione (non completa perché ciò avrebbe richiesto di certo più ore) della chiesa, delle sue pratiche, della sua storia, del perché è diventata una religione e tutto questo viene spiegato da chi è stato all’interno della chiesa per anni.

All’interno di questo gruppo ci sono anche personaggi famosi, si prendono in esame anche due figure di spicco che hanno di certo offerto molta pubblicità a Scientology, ovvero Tom Cruise e John Travolta.

All’inizio chi entra nella chiesa lo fa perché si sente bene, magari è in un periodo complesso della propria vita ed è vulnerabile, Scientology utilizza uno strumento, l’E-meter, e una persona che entra a far parte dell’organizzazione deve sottoporsi spesso a sessioni di e-meter, questo strumento (ma è il caso di dirlo, chi usa lo strumento, non lo strumento stesso) sonda nella memoria dell’interrogato e cerca di “ripulire” questa memoria portando alla luce ricordi traumatici.

Una persona si sente bene perché vede in questi la risposta a tutto ciò che non va nella propria vita, il problema è che la memoria non è attendibile, quindi la maggior parte dei ricordi che fuoriescono da questo vaso di Pandora non sono veri, sono una caricatura (magari un frammento di uno spot pubblicitario visto da piccoli o altro) e vengono utilizzati come se fossero ricordi attendibili veri e propri.

Tutto il materiale che fuoriesce da questi interrogatori viene registrato e se c’è qualcosa di compromettente viene messo da parte per ricattare in un futuro l’interessato.

Il documentario mostra ogni fase che accompagna un membro di Scientology, mette in luce alcuni fatti piuttosto conosciuti accaduti negli anni, si sofferma in particolare sulle testimonianze e sull’esperienza di ogni intervistato/a.

Gli effetti utilizzati sono ottimi, la regia altrettanto ed è nel complesso un documentario davvero ben realizzato che analizza un fenomeno come quello di Scientology che ha coinvolto decisamente più persone di quelle a cui si può pensare, a molte ha rovinato la vita, ha estorto denaro, ha tolto ogni contatto con ogni fonte esterna, ha imposto torture ecc.

E’ interessante analizzare questo fenomeno per capire come può nascere tutto questo dalla mente di un uomo che viene descritto come ossessivo e paranoico, che sembra delirare molte volte sparando segreti sulla vita e sul mondo che sembrano usciti da un libro di fantascienza, e nonostante ciò è riuscito a mettere insieme ciò che è un’organizzazione milionaria come quella di Scientology.

Canzoni degli Ultimi Mesi

Ahh qui ne abbiamo un bel po’!

Ho scoperto Isak Danielson che secondo il mio modesto parere ha una voce pazzesca, l’ho sentito collegare spesso a Lewis Capaldi e in effetti…

Isak Danielson – Broken

Isak Danielson – Power

Take Control – Kodaline

Old Money – Lana del Rey

High School Sweethearts – Melanie Martinez

Count your Blessings – Mattiel

The Boy With The Moon and Star on His Head – Cat Stevens

Street Life – The Crusaders

Cosmetico/prodotto skincare degli Ultimi Mesi

Ho sopratutto prodotti skincare da citare perché sono mesi che non mi trucco, o mi trucco pochissimo, un po’ per la quarantena ovviamente, un po’ perché in generale ultimamente mi dedico ad un trucco/non trucco, sarà una fase, chissà.

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Il primo prodotto di cui voglio parlarvi è un gel detergente della linea BIO di Phytorelax (brand che apprezzo particolarmente anche per i prodotti corpo).

Questo gel lo avevo acquistato prima del lockdown su un sito online, ma credo si possa reperire anche nella profumerie, ha un costo attorno alla decina di euro.

Questo in particolare è adatto alle pelli miste e impure, dato che ho una pelle mista pensavo fosse perfetto per me e in effetti funziona bene sul mio tipo di pelle, mi piacciono i gel detergenti perché sono rinfrescanti e risvegliano il viso al mattino quando mezzi sonnolenti ci si avvia in bagno per lavarsi.

Lascia una sensazione di freschezza e purezza quindi è un ottima base per qualunque cosa succederà di lì a breve sul viso, che applichiate subito una crema idratante o facciate uno scrub ecc.

Cercavo da tempo un buon gel detergente e questo lo sto usando con piacere.

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Parlando di scrub ecco quello che utilizzo io dopo aver usato il gel, ovvero lo scrub di Naobay, il Deep Cleansing Scrub Cream scrub.

E’ uno scrub in crema, tipologia che non apprezzo sempre perché molte volte questo lascia una specie di “patina” fastidiosa e grassa sul viso, ma questo no, una volta sciacquato sparisce del tutto senza lasciare segni.

Non è troppo aggressivo anche per il fatto che la crema ammorbidisce il tutto.

Lo acquistai sempre mesi fa (non finisce più questo scrub) prima del lockdown in profumeria ma si trova anche online.

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Maschere! Parliamo di questa maschera di Korres, un marchio che non avevo mai provato, questa è una maschera idratante con yogurt greco.

Ho avuto modo di provarla nella travel size che ha comunque parecchio prodotto all’interno quindi la sto utilizzando da settimane, quella che vi mostro in foto è la full size di 100 ml.

La consistenza sembra quella di uno yogurt molto denso mischiato a latte condensato, applicata sul viso assomiglia ad una normale crema idratante, non si avverte quasi durante il tempo di posa.

Credo di essermi innamorata, cercavo da tempo una maschera idratante davvero idratante e non grassa o di quell’idratante che diventa secchezza dopo 2 minuti.

Questa idrata (senza ingrassare in modo fastidioso) la pelle per giorni, la lascia elastica, morbida e omogenea.

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Ultimo prodotto, abbiamo un lip balm di Dr. Lipp, anche senza inserire prodotti makeup riesco ad inserire un prodotto per e labbra.

E’ leggermente colorato, è disponibile in tre colorazioni, si trova su Lookfantastic, ma anche BeautyBay e Amazon.

So che non è apprezzato del tutto questo prodotto, per alcune persone risulta troppo appiccicoso, a me non da fastidio questa caratteristica, ma sì è un poco appiccicoso stile lip gloss.

Idrata le labbra per ore, è uno dei lip balm più idratanti che abbia mai provato.

 Questo effetto stile labbra idratate/piene/rinvigorite dura per parecchio, anche qui è scoccata la scintilla

Tè/bevanda degli Ultimi Mesi

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Ho scoperto questo infuso pazzesco della Pompadour, alla ciliegia e fragola.

So che non si trova in tutti i supermercati, ma è sempre reperibile online.

Se vi piacciono la fragola e la ciliegia di sicuro vi piacerà anche questo infuso, è saporito e gustoso.

Sarà che ogni giorno mi porto sempre dietro un tè/infuso/tisana, ma ho finito più di una confezione di questo infuso ad oggi.

Quadro/artista degli Ultimi Mesi

Negli ultimi mesi ho approfondito la mia conoscenza e la mia ricerca su Zdzislaw Beksinski (1929-2005), un pittore di origine polacca.

Come potete vedere le sue opere sono sempre cupe e tetre, dalle sfumature orrorifiche.

Iniziò la sua carriera come fotografo e fu subito un innovatore sia nella fotografia che successivamente nell’arte pittorica.

Aveva un carattere molto schivo e ciò lo portò ad estraniarsi dal mondo più sociale dell’arte, nel 75′ una giuria di critici lo definì il migliore artista dei primi trent’anni della Repubblica Popolare Polacca.

Il particolare periodo storico in cui è vissuto e cui ha sviluppato la sua arte ha influito di certo sulle sue opere, viene definito un “pittore maledetto”, “il pittore che dipingeva gli incubi”.

La sua morte avvenne nel 2005, venne trovato nel suo appartamento a Varsavia con 17 ferite da taglio sul corpo, è stato ucciso da dei conoscenti perché si è rifiutato di prestare loro dei soldi, per la precisione alcune centinaia di zloty (circa 100 dollari).

Nonostante fosse particolarmente schivo non era conosciuto per avere un brutto carattere, era definito una persona piacevole, ma di certo timida e chiusa.

La sua arte è di certo particolare, affascinante ed abbagliante in modo oscuro e tetro, può sembrare una contraddizione, ma ogni suo dipinto sembra raffigurare la decadenza umana, l’essere che perisce sempre, in ogni condizione umana c’è un fondo di fine e rassegnazione.

Lui definiva in modo diverso le sue opere, le descriveva come opere quasi ottimiste e divertenti, di certo in alcune è visibile questo aspetto, ma di primo acchito non si può non avvertire il tutto come una raffigurazione del deterioramento umano, per lo stile.

Vi consiglio questo video, non approfondisce del tutto l’artista, ma è una buona introduzione.

Scoperta degli Ultimi Mesi

Ho scoperto varie “cose”, ma la maggior parte di queste mi sono sfuggite.

Tranne Scrivener e Masterclass.

Scrivener è un programma perfetto per chi scrive, è a pagamento, ma si può provare per 30 giorni.

Da poco è uscita la terza versione, ha tutte le funzioni più utili per scrive come la suddivisione di pagine apposite per personaggi, ambientazioni e qualunque altra categoria di vostro gradimento.

La suddivisione in capitoli, parti varie, icone pensate per ricordare quali parti vanno revisionate, quali sono a posto, quali vanno riscritte, insomma ogni funzione pensata per uno/una scrittrice.

Conoscevo da tempo questo programma, ma l’ho sempre sottovalutato, sono sincera, pensavo non fosse un qualcosa di speciale rispetto ad un classico word, mi sbagliavo.

Questo programma non è word, è la perfezione per uno scrittore, è pensato per aiutare in ogni modo possibile e facilitare il lavoro.

Masterclass invece è un sito piuttosto famoso, grazie anche alla pubblicità su Youtube.

Si possono trovare classi/corsi di ogni tipo, io mi sono iscritta sopratutto per le classi riguardanti la scrittura, troviamo autori del calibro di Neil Gaiman, Joyce Carol Oates, Margaret Atwood, R.L. Stine e altri.

In questo momento sto seguendo ovviamente la classe di Neil Gaiman, è colpa anche sua se mi sono iscritta (anzi sopratutto sua), ma voglio iniziare a breve quella della Oates.

Ci sono comunque moli altri argomenti, dal lifestyle, alla sceneggiatura, alla regia, alla recitazione, alla cucina, alla musica, all’arte ecc. ecc.

Per ogni argomento abbiamo specialisti del campo che insegnano (ad esempio per la cucina c’è Gordon Ramsay).

Vorrei scrivere un articolo dedicato a Masterclass per dirvi se secondo me ne vale la pena oppure no, parlarvene più nel dettaglio quindi non mi dilungo oltre.

App degli Ultimi Mesi

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Nichi è un’app per stories e collage, la utilizzo da mesi ed è intuitiva e semplice.

Si possono realizzare stories davvero carine, ci sono parecchi elementi gratuiti da inserire anche se non tutti lo sono, infatti per alcuni è necessario pagare, ma si possono realizzare comunque stories soddisfacenti già con gli elementi gratuiti.

E’ l’applicazione che utilizzo sempre in Instagram, non ho scoperto grandi app in questo periodo, questa è l’unica che ho effettivamente utilizzato con piacere.

Citazione degli Ultimi Mesi

Girando sempre su se stessi, vedendo e facendo sempre le stesse cose, si perde l’abitudine e la possibilità di esercitare la propria intelligenza.
Lentamente tutto si chiude, si indurisce e si atrofizza come un muscolo.

– Albert Camus

Poesia degli Ultimi Mesi

Limite

La donna ora è perfetta
Il suo corpo
morto ha il sorriso della compiutezza,
l’illusione di una necessità greca
fluisce nei volumi della sua toga,
i suoi piedi
nudi sembrano dire:
Siamo arrivati fin qui, è finita.
I bambini morti si sono acciambellati,
ciascuno, bianco serpente,
presso la sua piccola brocca di latte, ora vuota.
Lei li ha raccolti
di nuovo nel suo corpo come i petali
di una rosa si chiudono quando il giardino
s’irrigidisce e sanguinano i profumi
dalle dolci gole profonde del fiore notturno.
La luna, spettatrice nel suo cappuccio d’osso,
non ha motivo di essere triste.
E’ abituata a queste cose.
I suoi neri crepitano e tirano.

– Sylvia Plath (scritta prima di morire)

Bene!

Siamo finalmente arrivati alla fine, ho voluto scrivere questo articolo cumulativo per metterci in pari e chiudere il capitolo dedicato agli scorsi mesi, credo sia l’articolo più lungo che abbia mai scritto e pubblicato.

Sono contenta perché dal mese prossimo possiamo iniziare un nuovo capitolo con questa rubrica, rimettiamoci in carreggiata, torniamo alle tradizioni!

E voi? Quali sono le vostre cose dei mesi passati? Sono stati mesi pesanti e difficili, hanno provato tutti noi per un mare di ragioni diverse.

Noi ci leggiamo prestissimo!

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