LiberTiAmo di Aprile (2021)

Buon giovedì!

Come state? Come sta avanzando questa settimana?

Oggi siamo qui per parlare un poco assieme del libro che sarà in lettura nel mese di aprile per il gruppo di lettura “LiberTiAmo” che trovate su Goodreads e Telegram.

Come sempre potrete unirvi da oggi fino al 30/04, quindi per tutto il mese di aprile (siamo già ad aprile, non ci voglio credere), alla lettura e parlarne assieme in qualunque momento.

Scopriamo la lettura di aprile!

Nella Casa dei tuoi Sogni – Carmen Maria Machado

Casa editrice: Codice Edizioni

Link all’acquisto: QUI

Trama

Carmen Maria Machado racconta lo smarrimento e la solitudine di trovarsi in una relazione segnata dall’abuso psicologico, e allo stesso tempo ci consegna, oltre a una toccante autobiografia, una profonda riflessione sulla scrittura e sulla natura stessa del memoir. Per analizzare il suo rapporto con una donna bella e carismatica, ma anche instabile e violenta, e capire come quello che le è successo l’abbia plasmata nella persona che è ora, Machado attinge a piene mani da numerosi generi letterari e dalla cultura pop. Capitolo dopo capitolo siamo trasportati dalla casa stregata al bildungsroman, dal noir alla novella picaresca, da Cechov alle fiabe, da Star Trek ai cattivi della Disney, in un tour de force sul trauma e sulla sua elaborazione che smantella lo stereotipo dell’idilliaca relazione tra donne. Al centro di tutto la casa dei sogni, il simbolo di ciò che poteva essere e non è stato.

Nella casa dei Tuoi Sogni è stato pubblicato in Italia nel 2020, appartiene al genere memoir, autobiografia, ma viene definito un memoir non ortodosso, che si differenzia dal concetto standard di memoir.

Carmen Maria Machado è una scrittrice statunitense.

E voi? Parteciperete alla lettura? Fatemi sapere!

A presto!

Le Braci – Sàndor Màrai

Buon venerdì e buon quasi weekend!

Come state? Com’è andata la settimana?

Oggi parliamo finalmente de “Le Braci” di Sàndor Màrai, un libro che ho letto mesi fa, ci cui ho accennato qualcosa negli articoli di dicembre, ma di cui non abbiamo mai parlato precisamente e in modo approfondito, oggi è il momento di farlo.

“Le Braci” fu pubblicato per la prima volta in Ungheria nel 1942 senza successo e in italiano nel 1998 da Adelphi. Màrai stesso dischiarò di non amare questo romanzo in quanto “eccessivamente romantico”, iniziamo con la recensione!

Le Braci – Sàndor Màrai

Casa Editrice: Adelphi

Pagine: 181

Prezzo di Copertina: € 11,00

Prezzo ebook: € 6,99

Anno di p. Pubblicazione: 1942

Link all’acquisto: QUI

Trama

Dopo quarantun anni, due uomini, che da giovani sono stati inseparabili, tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei Carpazi. Uno ha passato quei decenni in Estremo Oriente, l’altro non si è mosso dalla sua proprietà. Ma entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento. Null’altro contava per loro. Perché? Perché condividono un segreto che possiede una forza singolare: “una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione”. Tutto converge verso un “duello senza spade” ma ben più crudele. Tra loro, nell’ombra il fantasma di una donna.

“Tutto ciò a cui giurammo fedeltà non esiste più” dice l’ospite gravemente, e solleva a sua volta il bicchiere. “Sono tutti morti, oppure se ne sono andati, hanno rinunciato a tutto quello che giurammo di difendere. Esisteva un mondo per il quale valeva la pena di vivere e di morire. Quel mondo è morto. Quello nuovo non fa più per me. E’ tutto ciò che posso dire.” “Per me quel mondo è sempre vivo, anche se non esiste più nella realtà. E’ vivo perché gli ho giurato fedeltà. E’ tutto ciò che posso dire.” “Sì, tu sei rimasto un vero soldato.”

Recensione

Le braci è diventato un classico decisamente letto e per la maggior parte apprezzato, che ha fatto esplodere la fama si Màrai, autore anche de “La donna Giusta” e “L’Eredità di Eszter“.

Il libro è un dialogo, per la maggior parte monologo in realtà del protagonista perché la controparte non si lascia andare a particolari battute (anche se sono presenti), fra due uomini, un tempo migliori amici, separati dal tempo e da un fatto che ha spezzato questo legame.

I due si incontrano di nuovo ormai in tarda età dopo anni e anni di lontananza per parlare, in particolare il protagonista sembra tenere molto a questo dialogo ed è chiara la sua insistenza per avere questo atteso confronto.

Stile, Ritmo, Atmosfere

Lo stile di Màrai indugia in determinati punti su vari aspetti, lo definirei uno stile descrittivo, non solo a livello di oggettistica o ambienti, ma anche di personalità e esperienze di vita, si lascia andare a descrizioni su concetti universali come l’amicizia, l’amore, la vendetta (che è una tematica fondamentale qui), il tradimento e l’essere umano in toto.

Di certo questo è anche uno degli aspetti migliori, secondo me, da queste descrizioni fuoriescono immagini potenti a tratti poetiche, ma anche terribili che puntano a mettere a nudo l’umanità e gli aspetti negativi, ma allo stesso tempo naturali di questa.

Le atmosfere create, la potenza con cui vengono espressi determinati concetti, le immagini vivide e vibranti sono fra le ragioni per cui, a mio vedere, questo libro è diventato un testo amato e osannato.

Il castello era un mondo a sé stante, come quei grandi e sfarzosi mausolei di pietra in cui languono le ossa di intere generazioni e si dissolvono le vesti funebri di seta grigia o panno nero di donne e uomini vissuti in altri tempi. Esso racchiudeva in sé il silenzio, come un recluso che vegeti esanime sulla paglia marcescente di un sotterraneo, con la barba lunga, vestito di stracci e coperto di muffe.

Il ritmo del testo infine è piuttosto lento, arriviamo alla scoperta del movente di questa separazione piano piano, ma questa scoperta (anche se importante) non è il vero punto del libro, il testo vuole concentrarsi soprattutto sul dialogo fra queste due figure, una che risulta più vogliosa di parlare e l’altra più restia ad esprimersi.

Inoltre vorrei utilizzare un poco di spazio per parlare brevemente delle immagini che raffigurano il personaggio femminile della storia, sono sempre frammenti intrisi di delicatezza, Màrai sembra voler creare apposta per lei fotogrammi morbidi, toccati fin da una punta di innocenza, anche se i fatti sono diversi.

Personaggi

I personaggi creati dall’autore sono umani, il modo in cui esso riesce a rappresentarli è pieno di debolezze, sfaccettature, riflessioni, sentimenti, tutto ciò che contraddistingue personaggi davvero umani, non caricature o tentativi di umanizzazione, ma umanità pura.

Henrik, il protagonista, è il personaggio che come dicevo si perde più di tutti in lunghi dialoghi, rivelazioni, chiarimenti, ha atteso per parecchio tempo il momento giusto per sfogarsi e noi siamo gli spettatori di questo lungo sfogo.

Dalle parole di Henrik traspare un senso di delusione reso più mansueto dal peso degli anni, di infinita vendetta, non un tipo di vendetta violenta e combattiva, ma un tipo di vendetta più subdola e covata in gola e nelle profondità del personaggio per molto tempo.

Penso sia interessante parlare del fatto che Henrik risulta un personaggio intelligente, saggio (saggezza data anche dagli anni), ormai più che maturo, che analizza le situazioni accadute mostrandole al suo interlocutore con chiarezza e oggettività, ma nonostante questo in certi punti sembra perdersi, soffocato dalla morsa di una voglia ardente di vendette più violenta invece e non misurata.

Vuole prendersi delle piccole soddisfazioni spezzando a tratti quell’immagine di uomo pacato e saggio, traspare il suo lato più velenoso, più immaturo anche, che stuzzica l’interlocutore per il puro piacere di farlo, c’è una battuta molto importante che voglio prendere come esempio, ad un tratto Henrik punta a girare il coltello nella piaga dicendo a Konrad che “ha detto il mio nome prima di morire, non il tuo”.

Questa battuta è in contrapposizione con l’atteggiamento disteso e pacatamente vendicativo che si vanta di poter assumere, oltre a questa battuta si lascia andare spesso a piccole ripicche, frecciatine, battutine, come se non riuscisse a farne a meno.

Konrad, il suo interlocutore e amico di una vita che incontra dopo anni di separazione, non parla molto, lascia la palla per la maggior parte del tempo al vecchio amico, lo corregge di tanto di in tanto, ma è un caso raro, e alle domande di lui non risponde mai costruendo un quadro vero e proprio del suo comportamento, a volte non risponde nemmeno.

Di Konrad viene fuori il quadro di un personaggio più misterioso, silenzioso, che non racconta del tutto la sua verità e i suoi perché, rimane un’individuo non compreso del tutto, con molti lati oscuri.

Viene accusato dal vecchio amico nel corso del loro lungo dialogo e sembra confermare sempre le teorie di questo che gli svuota addosso tutti i suoi sospetti e dubbi sul loro passato rapporto, non chiarendo del tutto viene spontaneo pensare che dia ragione a questo anche quando lo accusa di averlo sempre odiato e di essere sempre stato invidioso di lui.

Krisztina invece è la donna di mezzo, la causa della separazione, il fantasma che tormenta entrambi, una presenza che ai tempi della narrazione non c’è, ma si avverte, viene data la vita a questa grazie ai racconti dei due.

Come dicevo lei viene ritratta con delicatezza, sembra che agli occhi dei due lei sia innocente, che non abbia una parte di colpa, ma che sia questa entità lontana dotata di grazia ed eleganza che non potrai mai andarsene del tutto.

I personaggi sono un altro aspetto decisamente importante del libro, le loro sfaccettature e le loro analisi che assieme al loro passato aprono anche il vaso di Pandora che è l’essere umano.

Finale ed Espediente del Dialogo

Il finale è nebuloso, alla fine di questo enorme discorso ci ritroviamo davanti due contenitori, due uomini svuotati dei loro ricordi e delle loro impressioni su ciò che è accaduto e torna il concetto di vendetta, Màrai sembra voler far intendere che la vendetta non se ne va mai davvero, diventa più silenziosa, si nasconde aspettando il momento giusto per colpire e una volta attaccata la preda si accascia e guarda ciò che ne rimane.

L’autore utilizza l’espediente del dialogo per sviscerare varie tematiche, come dicevo prima si toccano i temi base dell’umanità come l’amicizia e l’amore, ma anche la gelosia, il tradimento e soprattutto quei temi sottili, nascosti, quei sentimenti che sono difficili da riconoscere, le gelosie sotterranee, i brevi tic che annunciano l’inizio o la fine di qualcosa ecc. ecc.

Conclusioni

E’ difficile descrivere “Le Braci”, lo definirei un libro che ci proietta all’interno di una discussione infinita fra due personaggi, perché ad un certo punto questa termina, ma sappiamo che non terminerà mai davvero.

E’ un libro che si proietta sempre nel passato, si concentra su questo senza vedere il presente o il futuro, si lascia andare ai ricordi, alla nostalgia, a ciò che è perduto.

La consiglio vivamente come lettura per le tematiche affrontate e per il modo in cui l’autore riesce ad affrontarle, alcuni ragionamenti possono sembrare già visti (ma sono rari questi casi), per la maggior parte ci si ritrova persi in divagazioni che donano spunti importanti di riflessione.

Voto:

Di certo leggerò altro di Màrai, assegno quattro stelle perché nonostante faccia parte del quadro che l’autore vuole creare, avrei gradito qualche battuta/riscontro in più da parte del personaggio di Konrad.

E voi? Avete mai letto Màrai o “Le Braci”? Sì? Vi è piaciuto? No? Perchè? Fatemi sapere!

A presto!

LiberTiAmo di Marzo (2021)

Buon lunedì e buon inizio settimana!

Come state? Come avete trascorso ormai il passato febbraio?

Ci tengo subito a scusarmi per l’assenza di febbraio, che è stato per me un mese piuttosto pieno e impegnativo che allo stesso tempo è trascorso piuttosto velocemente, quindi perdonatemi davvero per l’assenza. Di certo marzo sarà diverso, dato che ci sono già un tot di articoli pronti per le prossime settimane/giorni, quindi buttiamoci alle spalle febbraio e focalizziamoci su marzo!

Oggi tuttavia, parliamo del libro del mese di marzo, un mese lungo che inizia nel migliore dei modi annunciando la lettura del mese, vi ricordo come sempre, che potete trovare il gruppo su Goodreads e Telegram.

Parliamo subito del libro di marzo!

Cuore di Tenebra – Joseph Conrad

Casa editrice: Feltrinelli

Link all’acquisto: QUI

Trama

Marlowe racconta di aver avuto l’incarico di sostituire un capitano fluviale ucciso dagli indigeni nell’Africa centrale. Si imbarca su una nave francese e, giunto alla stazione della compagnia, vede come gli indigeni muoiano di stenti e di sfruttamento. Dopo un lungo viaggio di duecento miglia sul fiume rintraccia Kurtz, un leggendario agente capace di procurare più avorio di ogni altro. In realtà Kurtz, uomo solo e ormai folle, è quasi morente. Viene convinto a partire, ma muore sul battello che lo trasporta, dopo aver pronunciato un discorso che non può nascondere “la tenebra del suo cuore”. 

Cuore di Tenebra è stato pubblicato per la prima volta (ed. originale) nel 1899.

Nel racconto Conrad sostiene in modo piuttosto evidente la teoria riguardante il fatto che non ci sia più di tanta differenza fra i popoli civilizzati e quelli “selvaggi”.

Dal racconto di Conrad è nata l’ispirazione per il film “Apocalypse Now”.

Il libro è in lettura da oggi (01/03) al 31/03, quindi per tutto il mese di marzo, potete unirvi alla lettura in qualunque momento.

E voi? Vi unirete alla lettura? Avete già letto questo libro? Fatemi sapere!

A presto!

LiberTiAmo di Febbraio (2021)

Buon lunedì e buona settimana!

Come state? Come è iniziata questa nuova settimana che apre anche al mese di febbraio?

Oggi, come ogni inizio mese, riveliamo e parliamo un poco del libro che sarà in lettura per tutto il mese sul gruppo di lettura, che trovate come sempre su Goodreads.

Potrete come sempre unirvi alla lettura in ogni momento del mese, ma ora buttiamoci alla scoperta del titolo.

Caffè Amaro – Simonetta Agnello Hornby

Casa Editrice: Feltrinelli

Link all’acquisto: QUI

Trama

Gli occhi grandi e profondi a forma di mandorla, il volto dai tratti regolari, i folti capelli castani: la bellezza di Maria è di quelle che gettano una malìa su chi vi posi lo sguardo, proprio come accade a Pietro Sala – che se ne innamora a prima vista e chiede la sua mano senza curarsi della dote – e, in maniera meno evidente, all’amico Giosuè, che è stato cresciuto dal padre di lei e che Maria considera una sorta di fratello maggiore. Maria ha solo quindici anni, Pietro trentaquattro; lui è un facoltoso bonvivant che ama i viaggi, il gioco d’azzardo e le donne; lei proviene da una famiglia socialista di grandi ideali ma di mezzi limitati. Eppure, il matrimonio con Pietro si rivela una scelta felice: fuori dalle mura familiari, Maria scopre un senso più ampio dell’esistenza, una libertà di vivere che coincide con una profonda percezione del diritto al piacere e a piacere. Attraverso l’eros, a cui Pietro la inizia con sapida naturalezza, arriva per lei la conoscenza di sé e dei propri desideri, nonché l’apertura al bello e a un personalissimo sentimento della giustizia. Durante una vacanza a Tripoli, complice il deserto, Maria scopre anche di cosa è fatto il rapporto che, fino ad allora oscuramente, l’ha legata a Giosuè. Comincia una rovente storia d’amore che copre più di vent’anni di incontri, di separazioni, di convegni clandestini in attesa di una nuova pace.

Il libro è stato pubblicato nel 2016.

Simonetta Agnello Hornby è un autrice italiana naturalizzata britannica, autrice di numerosi romanzi tra i quali “La Mennulara“, “Il Veleno dell’Oleandro” e “Via XX Settembre“.

E voi? Vi unirete alla lettura? Avete già letto qualcosa dell’autrice? Fatemi sapere!

A presto!

Furore – John Steinbeck

Buon giovedì!

Finalmente ci rileggiamo, sono oramai passate tre settimane dall’ultimo articolo, ma ci tengo a dire che questa assenza non era per nulla voluta.

Il 2021 è arrivato fin da subito con vari problemi e come sempre il tempo è passato e la mia assenza si è prolungata, ora è il momento di iniziare per davvero l’anno qui sul blog infatti voglio ripartire con una recensione, sì, la recensione del mio libro preferito fra le letture dell’anno scorso, ovvero “Furore” di John Steinbeck.

Come gesto di buon auspicio per tutti i prossimi articoli che verranno iniziamo in modo vero e proprio con una lettura top.

Ne abbiamo già un poco parlato a dire il vero in qualche articolo passato in cui ho citato il testo in questione, ma oggi ne parleremo nel dettaglio in una vera e propria recensione dedicata.

Iniziamo subito perché vi ho fatto attendere già abbastanza direi!

Furore – John Steinbeck

Casa Editrice: Bompiani

Pagine: 633

Prezzo di Copertina: € 14,00

Prezzo ebook: € 8,99

Anno di P. Pubblicazione: 1939

Link all’acquisto: QUI

Trama

Pietra miliare della letteratura americana, Furore è un romanzo mitico, pubblicato negli Stati Uniti nel 1939 e coraggiosamente proposto in Italia da Valentino Bompiani l’anno seguente. Il libro fu perseguitato dalla censura fascista e solo ora, dopo più di 70 anni, vede la luce la prima edizione integrale nella nuova traduzione di Sergio Claudio Perroni. Una versione basata sul testo inglese della Centennial Edition dell’opera di Steinbeck, che restituisce finalmente ai lettori la forza e la modernità della scrittura del Premio Nobel per la Letteratura 1962. Nell’odissea della famiglia Joad sfrattata dalla sua casa e dalla sua terra, in penosa marcia verso la California, lungo la Route 66 come migliaia e migliaia di americani, rivive la trasformazione di un’intera nazione. L’impatto amaro con la terra promessa dove la manodopera è sfruttata e mal pagata, dove ciascuno porta con sé la propria miseria “come un marchio d’infamia”. Al tempo stesso romanzo di viaggio e ritratto epico della lotta dell’uomo contro l’ingiustizia, Furore è forse il più americano dei classici americani, da leggere oggi per la prima volta in tutta la sua bellezza.

Terribile è il tempo in cui l’Uomo non voglia soffrire o morire per un’idea, perché quest’unica qualità è fondamento dell’Uomo, e quest’unica qualità è l’uomo in sé, peculiare nell’universo.

Recensione

Furore è un capo stipite della letteratura americana, la prima pubblicazione in lingua originale risale al 1939, vincitore appena uscito col National Book Award e nel 1940 con il Premio Pulitzer, è senza dubbio il più noto romanzo dedicato alla grande depressione americana degli anni ’30.

E’ complesso parlare di “Furore”, come di ogni libro amato penso, più un libro piace più diventa complicato riuscire a dipingerne un quadro preciso.

Stile, Ritmo, Atmosfera

Di certo le atmosfere di “Furore” sono impregnate di amarezza e disagio, seguiamo una famiglia, quella dei Joad, che intraprende un viaggio verso la California come migliaia e migliaia di americani durante la grande depressione, li seguiamo nel corso di varie peripezie, dinamiche interne, sogni distrutti, fughe, momenti di calma apparente, assistiamo alla loro corsa verso il futuro.

Il ritmo si prende i suoi tempi, ma non risulta mai troppo lento o strascicato, ogni singolo evento che accade a questa famiglia sembra voler aggiungere un tassello alla vicenda, rendendo anche i personaggi più umani, più vividi.

Sono tanti i fatti che accadono all’interno di “Furore”, positivi e negativi, ma ognuno lascia un ricordo per una particolare frase e o emozione percepita dai personaggi e condivisa con il lettore, senza parlare del fatto che lo stile di Steinbeck riesce a dare vita ad ogni scena anche a quelle più brevi, per dettagli realistici, quali ad esempio il calore del sole, la paura provata da un personaggio che si trasforma in sudore, la rassegnazione di un altro che diventa silenziosa come le lacrime versate di nascosto.

Ma’ alzò gli occhi sul viso della ragazza. Gli occhi di Ma’ erano pazienti, ma sulla fronte c’erano rughe d’ansia. Ma’ continuava a smuovere l’aria, e il suo pezzo di cartone teneva a bada le mosche. “Quando sei giovane, Rosasharn, tutto quello che ti capita se ne sta per conto suo. Se ne sta tutto solo come un’isola. Lo so, me lo ricordo, Rosasharn.” Le sue labbra amavano il nome della figlia. “Tu avrai un figlio, Rosasharn, e ti sentirai sola come un’isola. Starai male, e sarà un male tutto solo, e credimi, Rosasharn, questa tenda qui è sola al mondo.”

Lo stile di Steinbeck dal punto di vista lessicale è scorrevole, parlando per personaggi che esprimono con un lessico piuttosto semplice e a tratti ridotto, la sua interpretazione e lo stile adottato è perfettamente in sincronia con il tutto.

La narrazione viene inframmezzata a tratti con capitoli che seguono i protagonisti, la famiglia Joad appunto, e capitoli che si concentrano su una visione più generale del periodo storico narrato, una specie di riflessione dell’autore che dipinge un quadro di varie immagini che rappresentano quegli anni. Ad esempio in un capitolo Steinbeck parla delle concessionarie di auto usate, che cercano in ogni modo di spillare soldi nello specifico alle persone disperate in piena povertà impegnate in questa transumanza.

Personaggi

I personaggi principali sono quelli della famiglia Joad, una numerosa famiglia che noi impariamo a conoscere pian piano, ci tengo molto in questo caso a focalizzarmi sui personaggi perché sono senza dubbio uno dei punti forti di “Furore”.

Il primo membro che ci viene presentato è Tom, che conosciamo nelle prime pagine, è un ragazzo appena uscito dalla prigione che tenta di ricongiungersi alla famiglia, è di certo uno dei personaggi a cui viene più spontaneo affezionarsi, anche perché lui è il primo carattere che conosciamo e che troveremo famigliare nel corso del testo, ma ogni membro della famiglia ha una caratteristica propria e alla fine nel leggere le loro vicende sembra proprio di stare in famiglia.

Tom ha un carattere di base “buono” come viene descritto dagli altri, ma di certo può diventare molto violento, è finito in carcere proprio per questo, per un omicidio, questo viene rivelato nelle prime pagine più o meno quindi non lo considero così tanto spoiler. Diventa il maschio alpha della situazione anche se non in modo sempre diretto.

Assieme a Tom facciamo la conoscenza di un personaggio che non fa parte della famiglia, ma diventerà nel corso delle pagine un membro aggiunto ovvero Casy, un ex predicatore che ha perso la fede, o meglio pensa di non essere più il tramite giusto di Dio e per il corso del romanzo si perderà in riflessioni che arriveranno a tormentarlo, sulla vita, la morte, la fede e il futuro. E’ un personaggio decisamente importante, a tratti enigmatico.

Man mano conosciamo tutti, la madre e il padre di Tom, denominati Ma‘ e Pa‘ nel corso di tutto il testo e i nonni, chiamati solo Nonno e Nonna.

Tra queste quattro figure quella diventa un vero e proprio pilastro del romanzo è senza dubbio Ma‘, la madre di questi figli che è il motore che continua a trascinare questa famiglia fino al punto di destinazione e non perde occasione per spronare tutti, ma soprattutto fa sempre il possibile per tenere assieme la famiglia, nel bene e nel male.

Sembrava sapere che sei lei avesse vacillato, l’intera famiglia avrebbe tremato, e che se un giorno si fosse trovata a cedere o a disperare davvero, l’intera famiglia sarebbe crollata, avrebbe smarrito ogni volontà di funzionare.

Il personaggio di Ma‘ e di una potenza estrema ed è l’emblema della resistenza e dell’importanza della famiglia, la sua motivazione nel corso di tutto il testo nel proteggere tutti e nel non scollare mai la famiglia è immensa.

Il rapporto che ha inoltre con Rosasharn, Rose semplificando è di certo complesso da capire in un primo momento, lei è l’unica figlia femmina dei Joad e il comportamento di Ma’ in un primo momento può sembrare freddo, rigido e distaccato, ma è motivato dal sapere che in caso dovesse essere troppo morbida o accondiscendente con lei probabilmente la figlia si disperderebbe per lasciarsi andare.

Assieme a Rose infatti conosciamo Connie, che è il fidanzato, i due aspettano un bambino e quando incontriamo Rose per la prima volta lei è in dolce attesa. Il personaggio di Connie non viene più di tanto approfondito, diciamo che può diventare un cliché nella mente del lettore, per il modo in cui si comporta.

Ci tengo a dire che da metà libro in poi le scene con Rose sono sempre piuttosto potenti ed intime, dotate di una certa femminilità e comprensione, questa soprattutto nel finale.

Abbiamo poi il fratello di Pa’, lo zio John, un uomo che si incolpa per tutto il libro per un incidente grave capitato alla precedente moglie, lui diventa un anima in pena in cerca di redenzione, che vaga come un fantasma per tutto il testo, la sua presenza a tratti è trasparente, è un uomo che si autocondanna e si perde nell’alcool, nel senso di colpa e nella dannazione.

Parlando dei fratelli di Tom e dei figli rimanenti, abbiamo Noah, un giovane “diverso” rispetto agli altri, viene definito quello più strambo di tutti per il carattere e il padre non smette di incolparsi perché pensa sia colpa sua.

Al, invece, è anche lui un personaggio che vediamo spesso, molte volte assieme a Tom, è più giovane del fratello, ma non esita mai a mettersi in mostra e a volersi proporre per qualunque attività.

Ruthie e Winfield infine sono i più piccoli della famiglia Joad, i due fratellini, sorella e fratello che non la smettono per il corso di tutto il libro di combinare marachelle, girovagare ed esplorare.

Quando un membro della famiglia o un personaggio secondario se ne vanno, e capita con varie figure, è come avvertire un pezzo di un insieme perfetto a cui viene tolto un pezzo, chiusa l’ultima pagina di “Furore” le vicende vissute dai personaggi sono diventate le nostre, la famiglia la nostra, la fatica che provano per tutto il testo la nostra, e quando si arriva alla fine il lasciarli in balia di un futuro incerto ci rende insicuri e agitati.

Critica

Oltre ai personaggi sono vari i punti di forza di “Furore”, di certo l’aspra critica a quel tempo duro e affamato per l’America salta in primo piano e come ogni critica la visione si sposta anche sul futuro, l’occhio di Steinbeck infatti sembra vedere il lettore invitandolo a riflettere sulla propria di epoca.

La critica a figure avide e senza scrupoli che hanno rappresentato anche quel clima ricollegato alla Grande Depressione è evidente, critica rivolta a chi obbligava i disperati in cerca di soldi e cibo o di un alloggio a spostamenti di chilometri e chilometri solo per pochi centesimi, a chi obbligava queste persone a lavorare tutto il giorno abbassando sempre più la paga convinti che là fuori ci fosse sempre una fila immensa di gente disposta a lavorare in queste condizioni.

Steinbeck dipinge un periodo nero, disperato per l’America in un quadro vivido e sembra spingere il lettore a guardare in faccia la realtà.

Conclusioni

Di certo “Furore” è un libro che non lascia scampo, come i suoi personaggi, diventa spontaneo affezionarsi a loro, vivere le loro peripezie come se fossero le nostre.

Non credo sia una lettura semplice, ma di certo è una lettura formativa e difficile da dimenticare, quel classico libro a cui ripenserete sempre sentendovi grati per averlo letto.

Ci tengo a dire inoltre che girare l’ultima pagine e sapere di dover dire addio a tutti loro è stato un momento triste, i Joad conserveranno sempre un angolo nei miei ricordi.

Voto:

E voi? Avete mai letto “Furore”? Sì? Vi è piaciuto? No? Fatemi sapere!

A presto!

LiberTiAmo di Gennaio (2021)

Buon primo dell’anno e buon anno nuovo!

Sbarchiamo in questo 2021 con i propositi migliori e devo ammetterlo, sono stranita nel pensare ad oggi come il primo giorno di un nuovo anno, sarà per l’intensità dell’anno precedente.

Ne approfitto ovviamente con l’articolo di oggi per rinnovare i miei auguri e brindare a questo giorno e ai mesi che ci aspettano.

Parlando tra l’altro di ciò che ci aspetta, è il primo dell’anno, ma è anche il primo del mese e come sempre è il momento di annunciare il libro che leggeremo assieme al gruppo nel mese di gennaio.

Andiamo a scoprirlo subito!

Vardo. Dopo la Tempesta – K. M. Hargrave

Casa editrice: Neri Pozza

Link all’acquisto: QUI

1617, Norvegia nordorientale. In una funesta vigilia di Natale, il mare a Vardø si è improvvisamente sollevato e una folgore livida ha sferzato il cielo. Quando la tempesta si è acquietata in uno schiocco di dita, così com’era arrivata, le donne si sono raccolte a riva per scrutare l’orizzonte. Degli uomini usciti in barca non vi era, però, nessun segno. Quaranta pescatori, dispersi nelle gelide acque del Mare di Barents. Alla ventenne Maren Magnusdatter, che ha perso il padre e il fratello nella burrasca, e a tutte le donne di Vardø non resta dunque che un solo compito: mettere a tacere il dolore e cercare di sopravvivere. Quando l’inverno allenta la presa e le provviste di cibo sono quasi esaurite nelle dispense, le donne non si perdono d’animo: rimettono le barche in mare, riprendono la pesca, tagliano la legna, coltivano i campi, conciano le pelli. Spinte dalla necessità, scoprono che la loro unità può generare ciò che serve per continuare a vivere. L’equilibrio faticosamente conquistato è destinato, però, a dissolversi il giorno in cui a Vardø mette piede il sovrintendente Absalom Cornet, un fosco e ambiguo personaggio distintosi, in passato, per aver mandato al rogo diverse donne accusate di stregoneria. Absalom è accompagnato dalla giovane moglie norvegese, Ursa, inesperta della vita e terrorizzata dai modi sbrigativi e autoritari del marito. A Vardø, però, Ursa scorge qualcosa che non ha mai visto prima: donne indipendenti. Absalom, al contrario, vede solo una terra sventurata, abitata dal Maligno. Un luogo ai margini della civiltà, dove la popolazione barbara dei lapponi si mescola liberamente con i bianchi e dove una comunità di sole donne pretende di vivere secondo regole proprie.

Vardo, Dopo la Tempesta è stato pubblicato nel 2020.

E’ stato candidato per il Prix Femina ètranger.

Il libro sarà in lettura da oggi (01/01) al 31/01, quindi per tutto il mese di gennaio, potrete unirvi alla lettura in qualunque momento, ci trovate come sempre su Goodreads.

Ancora tanti auguri, noi ci leggiamo presto!

Arrivederci Maratona Natalizia

Buona Vigilia di Natale!

Cari/e ragazzi/e eccoci qui con l’ultimo articolo di questa maratona natalizia!

Che dire, anche quest’anno siamo arrivati alla fine, mi sembra ieri il primo del mese e oggi sono qui a farvi gli auguri per la vigilia e il Natale, ogni anno mi sembra di avere davanti 24 giorni infiniti e invece volano tutti.

Quest’anno sono volati in modo decisamente diverso e la feste che stiamo vivendo le viviamo in modo diverso, ma non cambia il fatto che abbiamo passato assieme 24 giorni in cui abbiamo parlato di libri, natale, regali, insomma della gioia di queste feste che nonostante tutto rimangono il periodo più magico dell’anno.

Una magia strana in questo 2020, certo, ma queste feste passeranno e sbarcheremo in un nuovo anno che si spera diverso da questo.

Quindi che dire, io vi ho già ammorbato per 23 giorni quindi non mi resta che farvi gli auguri di Natale, di Santo Stefano e in caso non dovessimo leggerci prima del 31, di un buon nuovo anno, e speriamo che anche solo il pensiero di un cambiamento e un nuovo anno possa portare un poco di speranza e gioia.

Spero che questi 23 giorni passati assieme vi abbiano in qualche modo portato un po’ di dolcezza e tranquillità, o anche solo qualche minuto di relax.

Noi ci leggiamo presto, grazie per essere rimasti con me anche quest’anno, a presto!

Il Panettone non Bastò – Dino Buzzati

Buon mercoledì e benvenuti/e nel penultimo giorno di maratona!

Ebbene sì, domani diremo “arrivederci” a questa maratona, ma non pensiamoci, c’è sempre tempo per rimandare le cose tristi.

Oggi concentriamoci su un libro di cui io voglio assolutamente parlarvi, l’ho già citato in un “Pillole Letterarie”, ma merita una recensione completa a sé.

Ovvero “Il Panettone non Bastò“, di Dino Buzzati, una raccolta di racconti, scritti, pensieri, dell’autore tutti riguardanti il Natale, che è stata la scoperta più piacevole fra i testi letti in preparazione alla maratona, il mio preferito.

L’ho lasciato per ultimo proprio per questo, per deliziarci di questo libro alla fine, prima della Vigilia, quindi direi di iniziare a parlarne per bene!

Il Panettone non Bastò – Dino Buzzati

Casa Editrice: Mondadori

Pagine: 240

Prezzo di Copertina: € 13,00

Prezzo ebook: € 7,99

Anno di Pubblicazione: 2019

Link all’acquisto: QUI

Trama

Trentatré racconti che, a partire dagli anni Trenta alla morte, Buzzati dedicò al Natale: c’è il ricordo del suo primo Natale adolescenziale senza il padre, una riflessione sulla tecnica dei regali, una fiaba illustrata dallo stesso scrittore bellunese. E ancora, il racconto scritto a bordo dell’incrociatore su cui Buzzati prestava servizio come inviato di guerra, una poesia su Gesù Bambino. Ne risulta un lungo viaggio nel mondo di un grande scrittore attraverso la lente di un argomento che lo ha sempre stimolato, offrendogli lo spunto per considerazioni più ampie. Una raccolta di pagine toccanti che disegnano il ritratto di un uomo e della sua vita, svelata attraverso abitudini, contraddizioni e meraviglie del Natale.

E’ inutile. Natale anche stavolta si svolgerà secondo le modalità tradizionali, tutto andrà come sempre: oggi ci sentiamo così buoni, domani sera, dopodomani al massimo, torneremo le solite carogne.

Recensione

Questa raccolta presenta articoli, racconti, poesie, fiabe e resoconti autobiografici di Buzzati sul Natale, che non festeggiava in generale questa festività, non capiva e non amava questo rito. Nonostante la sua sua repulsione per questa festività Buzzati si ritrova spesso la tematica Natale fra le mani, questo giorno diventa importante anche nella sua produzione, infatti scriverà vari testi sulla festa.

In questi scritti c’è anche un modo per entrare nell’intimità di Buzzati, nei pensieri e nei significati attribuiti al Natale dell’autore quindi.

Racconti, poesie, lezioni, tematiche

In questi racconti, scritti in generale, ci sono messaggi, lezioni, critiche, al Natale e al comportamento delle persone che ruota attorno a questa festa, Buzzati guarda quasi da lontano la festività e la analizza in modi diversi, mantenendo in molti di questi scritti un tono amaro e abbastanza critico.

Buzzati si concentra sulla facciata che le persone indossano durante il giorno di Natale, questo desiderio di provare ad essere migliori e di riuscirci, dimenticando di esserlo nel resto dell’anno.

Punta una luce sul consumismo, sulla distanza fra le persone nella celebrazione, su cosa significhi veramente il Natale come festività e su come sia stata travasato nei tempi odierni ecc. ecc.

La maggior parte di questi testi sono stati scritti dagli anni ‘40 agli anni ‘60.

Questa raccolta pubblicata nel 2019 è un collage di tutti i racconti e scritti ritrovati in giornali o nel privato di Buzzati.

Scritti

Gli argomenti come dicevo sono parecchi ma tutti legati bene o male al Natale, di solito per ogni raccolta mi perdo a parlarvi di ogni racconto in modo individuale, in questo caso non lo farò, perché gli scritti sono davvero parecchi e perché alcuni si somigliano fra loro, quindi finirei per fare una specie di listona.

Cambiano sempre anche le ambientazioni in questa raccolta, in un racconto siamo sperduti in mezzo al mare con un reggimento di soldati che malinconicamente pensa all’essere soli in mezzo al nulla e alla distanza che li separa dalla famiglia, in un altro racconto sorvoliamo una città italiana con ii fantasmi dei famosi bue ed asinello, quelli originali diciamo, che si perdono a mirare le persone che corrono in ansia da ogni parte e pensano tristemente che questo non è il Natale che conoscono.

Le poesie sono soprattutto verso la fine e sono abbastanza rare, in generale la raccolta presenta soprattutto articoli presi dai giornali su cui Buzzati scriveva.

Ritroviamo la classica poetica buzzatiana, quindi la gioventù, l’attesa, la famiglia, l’asprezza dei sentimenti sotto la loro luce più realistica.

Penso davvero che questa sia la raccolta perfetta da leggere per le feste, per la varietà dei racconti, per il fatto che ruotano tutti attorno a questa tematica, ma senza risultare mai troppo esagerati o insistenti su certi pensieri o critiche.

Senza pensarci due volte consiglierei questa raccolta a chiunque abbia voglia di leggere racconti profondi, ma non troppo impegnatici che lanciano una luce fredda sul Natale a tratti.

Conclusioni

E’ molto complesso parlare di questa raccolta perché abbiamo all’interno molti testi vari, diversi fra loro, e sarebbe troppo complesso parlare di ognuno in modo specifico, sta di fatto che ci sono le classiche dinamiche e ambientazioni alla Buzzati nel Natale.

Voto:

Di tutti i libri natalizi che ho letto a novembre, questa lettura rimane la più vivida, quella che mi portato nel clima di calore del Natale, non proprio un clima di festa, dato le riflessioni a volte cupe, ma decisamente interessanti e importati.

Vorrei leggere più raccolte di questo tipo, con questa potenza e questo vigore.

E voi? Avete mai letto “Il Panettone non Bastò”? Sì? No? Fatemi sapere!

A domani!

Le Mie Tre Graphic Novel Preferite del 2020

Buon lunedì!

Siamo definitivamente nella settimana di Natale, che dire, è arrivato in modo strano quest’anno, ma tutto è stato così in questo 2020 che si accinge a chiudersi.

Oggi, parliamo dell’ultima top three dell’anno, e di un argomento che io vorrei iniziare a trattare maggiormente qui sul blog, ovvero le graphic novels!

Nel 2020 ho cercato di buttarmi più del mio solito in questo grande mondo, e lo farò anche l’anno prossimo di sicuro, e chissà magari potrà nascere anche una nuova rubrica qui sul blog…

Durante l’anno ho letto varie graphic novels, ma solo tre di queste sono quelle che ho davvero apprezzato e che rimarranno nella mia memoria per parecchio tempo, parliamone!

Il Porto Proibito – Teresa Radice, Stefano Turconi

Anno di pubblicazione: 2015

Nell’estate del 1807, una nave della marina di Sua Maestà recupera al largo del Siam un giovane naufrago, Abel, che di sé ricorda soltanto il nome. Diventa ben presto amico del primo ufficiale, facente funzioni di capitano perché il comandante della nave è, a quanto pare, scappato dopo essersi appropriato dei valori presenti a bordo. Abel torna in Inghilterra con l’Explorer, e trova alloggio presso la locanda gestita dalle tre figlie del capitano fuggiasco. Ben prima che gli possa tornare la memoria, però, scoprirà qualcosa di profondamente inquietante su di sé, e comprenderà la vera natura di alcune delle persone che lo hanno aiutato.

Ne abbiamo parlato nei libri consigliati da regalare, questo fumetto è diventato un must ormai, se ne è parlato dal momento dell’uscita e se ne parla ancora oggi. L’ho inserito al terzo posto perché i primi due hanno avuto più risonanza su di me, anche se “Il Porto Proibito” è di certo un ottimo fumetto. E’ in bianco e nero, ora dirò una cosa che mi farà odiare da qui alla fine del mondo, ma in alcune situazioni non mi ha convinto il bianco e nero. La storia è originale per i generi in cui sfocia anche e ha di certo un twist finale interessante, che però si vede arrivare un poco. Rimane il fatto che il personaggio di Abel è il classico ragazzino che non si dimentica.

Sandman vol. 1 Preludes and Nocturnes – N. Gaiman, S. Kieth, M. Jones, M. Dringenberg

Anno di Pubblicazione: 1991

In “Preludi e notturni”, il primo ciclo di storie di Sandman, un occultista tenta di catturare la Morte per ottenere la vita eterna, ma per sbaglio ne evoca il fratello più giovane, Sogno. Dopo 70 anni di crudele prigionia e una fuga rocambolesca, il Re dei Sogni, conosciuto anche come Morfeo, inizia un viaggio per recuperare alcuni oggetti magici legati ai suoi mistici poteri. Durante questa incredibile avventura Morfeo incontrerà Lucifero, John Constantine e un pazzo decisamente pericoloso.

Ho letto il primo volume di Sandman scritto da Neil Gaiman, dato che mi sono fissata di voler leggere tutto ciò che ha scritto Gaiman, e me ne sono innamorata. L’ho letto in inglese e non so se recuperare i prossimi volumi in inglese o in italiano dato che stanno venendo ristampati dalla Panini Comics, in occasione anche del meraviglioso audiolibro che si trova su Audible. Da questo primo volume iniziamo ad entrare nella vicenda di Morfeo, ma attorno a lui ruotano molti altri personaggi, che incontreremo nel corso della saga. Il mood, la magia, i personaggi di Sandman mi hanno davvero rapita.

La Casa – Paco Roca

Anno di Pubblicazione: 2016

Nel corso degli anni un padrone di casa riempie di ricordi la propria dimora, muta testimone della sua vita. E anche lui ne diventa l’immagine fedele. Come le coppie che hanno sempre vissuto insieme. Così, quando il suo occupante sparisce per sempre, il contenuto della casa è paralizzato dalla polvere nella speranza che un giorno il suo padrone ritorni. I tre fratelli protagonisti di questa storia torneranno un anno dopo la morte del padre nella casa di famiglia dove sono cresciuti. La loro intenzione è di venderla, ma ogni oggetto buttato via fa tornare alla mente i ricordi. Temono di disfarsi del loro passato, del ricordo di loro padre, e di loro stessi.

Ho letto questa graphic novel negli ultimi giorni e non me dimenticherò facilmente, anzi penso la rileggerò varie volte in futuro. E’ un fumetto che parla del tempo, della crescita, della morte e dei legami che si vengono a creare in una famiglia nel corso degli anni. Seguiamo una famiglia che si ritrova unita nella vecchia casa dei genitori e si perde nel passato, ripensando ad aneddoti, situazioni, eventi vari. E’ una storia che punta il riflettore sul significato del tempo che scorre, sul valore di chi non c’è più e sui ricordi che abbiamo costruito con quelle persone. Sul fatto anche che tutto questo è un ciclo che si ripete, inevitabile. E’ un libro toccante, profondo che riesce nel migliore dei modi a trattare una tematica affine a tutti, quella dell’invecchiamento e dei ricordi.

E voi? Quali sono le vostre graphic novel preferite del 2020? Vi siete buttati nel mondo delle graphic novels? Sì? No? Fatemi sapere!

A domani!

Il Segreto del Canto di Natale – Vanessa Lafaye

Buona domenica!

Come state in questa domenica di dicembre in cui ci avviciniamo sempre di più alle feste?

Oggi torniamo a parlare di un libro natalizio che ho letto il mese scorso in preparazione alla maratona, ovvero “Il Segreto del Canto di Natale” di Vanessa Lafaye, un libro ripubblicato di recente.

Il Segreto del Canto di Natale – Vanessa Lafaye

Casa Editrice: Harper Collins

Pagine: 187

Prezzo di Copertina: € 9,90

Prezzo ebook: € 6,99

Anno di Pubblicazione: 2018 (rist. 2020)

Link all’acquisto: QUI

Trama

Mentre guarda una casa di bambola nella vetrina del negozio di giocattoli, Clara Marley pensa che il suo desiderio più grande è sentirsi di nuovo parte di una famiglia. Ma questo ormai non può più succedere, perché Clara e Jacob Marley sono tragicamente rimasti orfani e vivono di espedienti nella Londra di inizio Ottocento, rubacchiando un tozzo di pane tra i rifiuti e dormendo per strada. Ogni notte, prima di addormentarsi, Jacob, il fratello maggiore, promette alla sorella: “domani andrà meglio”. E proprio per mantenere lapromessa, quando gli si presenta l’occasione, la coglie, anche se il prezzo da pagare è troppo alto. E così Jacob intraprende un cammino che lo porta a diventare socio in affari di Ebenezer Scrooge. Ogni giorno che passa Jacob costruisce una fortezza fatta di denaro per tenere il resto del mondo fuori. Solo Clara può salvarlo dall’orribile destino che lo attende se non permetterà all’amore e alla gentilezza di albergare di nuovo nel suo cuore…”

Recensione

L’idea di base di questo romanzo è ottima, soprattutto se siete fan de “Il Canto di Natale” di Dickens come me, perché qui seguiamo le vicende di Jacob Marley, il socio di Ebenezer che compare per brevi istanti nel classico di Dickens e per portare notizie nefaste.

Dickens infatti non si sofferma più di tanto su di lui, non fornisce particolari informazioni, anche se Jacob svolge in realtà un ruolo importante nel libro ovvero annuncia/avvisa l’ex socio dell’arrivo dei tre fantasmi.

Questo libro nasce appunto da un idea di Vanessa Lafaye, che purtroppo è venuta a mancare nel 2018 prima di riuscire a completare la stesura dell’opera, che ha visto la luce grazie ad un amica della donna che ha terminato la scrittura del libro.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile di certo è fluido e godibile, non lo definirei troppo lento né troppo veloce, è ben equilibrato, le descrizioni sono di certo presenti e anche pezzi in cui la situazione sembra decelerare, ma anche in questi momenti accade comunque qualcosa che tiene vivo il fuoco della narrazione.

Siamo nel tempo in cui Ebenezer e Jake sono giovani e si buttano nel mondo del lavoro e nella loro passione per gli affari, quindi siamo attorno al 1800, dato che “Il Canto di Natale” è ambientato nel 1843.

Nonostante il tempo però la narrazione è piuttosto pop e fresca, di certo non vuole copiare lo stile di Dickens, perché è molto diverso per i riferimenti, per il tono, per le descrizioni.

La vicenda è narrata dal punto di vista della sorella di Jacob, Clara che è una voce di certo comprensiva e bonaria, che sembra sempre astenersi alla situazioni più negative che accadono, sembra rabbonire sempre tutto e fare finta a volte che certe cose non accadano per davvero.

Personaggi

Come dicevo Clara è la protagonista e guarda al fratello cercando sempre e in ogni modo di sminuire il suo modo di fare, solo alla fine si ribella, ma non accade poi qualcosa di così piacevole.

In alcuni punti il suo comportamento mi ha fatta imbestialire, perché sembra una forzatura a tratti e sembra evidente il fatto che il fratello si comporti in modo scostante per alcuni preconcetti e pensieri errati che si stanno formando nella sua testa, pensieri che danno sempre e comunque la priorità ai soldi, eppure lei finge di non vedere tutto questo.

All’inizio viene fatto capire il rapporto viscerale che c’è fra i due, ma è solo la scena iniziale, perché per quadi tutto il resto del libro Jacob tratta la sorella in modo freddo, distaccato, non gli dimostra il suo amore, mentre lei sembra idealizzare troppo vari comportamenti del Jake bambino.

Jacob dal canto suo sappiamo già che sarà un personaggio condannato alla dannazione eterna dato il suo ruolo nel capolavoro di Dickens, ma qui ci viene presentato come un ragazzo e un uomo che pensa alla vita secondo la propria convenienza economica, non da valore a sentimenti o valori vari, ma solo ai soldi.

Non si aggiunge molto sulla figura di Ebenezer, sappiamo che come Jacob da più valore ai soldi rispetto al resto, anche se qui la colpa di questa condotta viene attribuita a Jacob, è lui che ha corrotto Ebenezer nel pensare in un determinato modo.

Insomma il mio problema con il libro risiede principalmente in alcuni comportamenti di due personaggi, quelli principali, ovvero Clara e Jake, comportamenti troppo idealizzati e forzati, sembra che Jake debba essere per forza così quindi anche quando non c’è motivo lui sembra un uomo rude e egoista.

La motivazione per cui lui diventa così tra l’altro è piuttosto classica, ovvero per alcune vicende famigliari lui e la sorella si sono ritrovati poveri in canna a vivere per strada e lui ha promesso alla sorellina che per nulla al mondo accadrà mai più un fatto simile, ma questa trasformazione da ragazzino amorevole e dolce a brigante senza cuore attaccato solo ai soldi è piuttosto repentino.

Clara dal canto suo è l’accondiscendenza fatta a personaggio, certo era il 1800, certo era sua sorella, quindi non è un comportamento strambo, ma alla milionesima volta che perdona torti su torti e trattamenti inadatti suona anche qui come una forzatura.

Inoltre ci sono vari eventi che vogliono per forza secondo me commuovere il fatto, certo, è comunque un libro drammatico, ma questi eventi sono annunciati all’improvviso e verso il finale sono uno dietro l’altro.

Finale e Riferimenti

Il finale si attacca all’opera originaria e mette un punto alla vicenda di Clara, non lasciando dubbi. Non posso andare nei minimi dettagli per evitare spoiler, ma vi posso dire che alla fine l’autrice ha inserito un evidente massiccia citazione a Dickens, già il libro di per sé è “dedicato” a lui, ma in particolare alla fine c’è questo inserimento tipico de “Il Canto”.

L’autrice ha utilizzato ciò che già si sapeva su Jake cercando di ampliare il tutto aggiungendo nei buchi mancanti pezzi inventati, il tutto funziona abbastanza bene secondo me, i riferimenti sono fedeli e ciò che viene aggiunto cerca di essere possibile ai fini della trama con l’opera originaria.

Conclusioni

E’ una lettura tipicamente natalizia e piacevole da regalare magari a chi apprezza “Il Canto di Natale”, è una storia drammatica che va presa per quello che è senza troppe pretese.

Ma l’idea di base come dicevo è buona e ho apprezzato l’evidente cura e voglia di rimanere fedele all’opera classica dell’autrice, anche se come dicevo ho avuto dei problemi con i personaggi, con varie forzature evidenti e con alcune scene drammatiche che sembrano essere inserite specialmente alla fine per far soffrire il lettore.

Voto:

E voi? Avete mai letto “Il Segreto del Canto di Natale”? Vi è piaciuto? Sì? No? Fatemi sapere!

A domani!